Female male
21/06/07 11:21 |
libri
Female Male di Joanna
Russ, Editrice Nord 1989, 297 pagine, fuori catalogo
traduzione di oriana palusci
trovato nelle bancarelle, letto nel giugno 2007
Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono ‘le cose più belle’ per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto ("C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic in paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.
traduzione di oriana palusci
trovato nelle bancarelle, letto nel giugno 2007
Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono ‘le cose più belle’ per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto ("C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic in paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.
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