oh koch, lasciamo perdere zacchegno e buttiamoci su
sue
16/05/07 06:50 |
lettere a koch
allora koch quello che
pensavo era sì certo ci sono più scrittori che
lettori certo certo ma intanto la coda all’ingresso
della fiera del libro c’era dalla parte dell’ingresso
dei lettori mica da quello degli scrittori che erano
quattro gatti, e la gente che girava era tutta da
quei dieci editori grossi a comprare i soliti libri
cercando di farsi fare lo sconto, cioè fuori da
internet il mondo gira ancora nello stesso modo, e se
vai nei forum nei newsgroup di amanti dei libri, oh
mica parlano dei libri della zacchegno editore
parlano dei grandi capolavori dei grandi come busi
come ammanniti come brizzi, parlano di einaudi di
mondadori di feltrinelli e allora mi chiedo, ma il
novanta per cento dei piccoli editori che era lì
dentro alla fiera del libro, a chi li vende quei
libri, quanto è
grosso il mercato di quelli che sfuggono da mondadori
e vanno a prendersi un noir sconosciuto della
zacchegno editore che in libreria ci arriva solo su
richiesta e lo mettono per dritto tra i noir
mondadori e grandi classici feltrinelli? esiste sta
gente, da dove viene, ne vale la pena di scrivere di
fare le maratone dai piccoli editori per essere
pubblicato per zacchegno editore koch? tu mi dirai eh
no ma scherzi venerandi non vale per un cazzo di
tempo è che non possiamo fare altro, ma la verità -mi
diresti- è che dobbiamo mollare tutta questa merda e
essere felici come galiazzo che fa programmi java,
ecco la via, ecco cosa mi diresti, mi diresti anche
che il sale della vita non è scrivere bensì giocare a
cave story, videogioco giapponese scritto da pixel
circa cinque anni fa e da poco tradotto in inglese
dove c’è tutto questo mistero che bisogna cercare
sue, tutti parlano di questa sue che nel gioco non
c’è, è un gioco peso con tutti sti animaletti
nipponici e il chitarrista dei radiohead ha detto nel
suo blog che cave story è un ‘piece of art’ o
qualcosa del genere, e il gioco io l’ho scaricato e
sono lì koch, sai quando ti accorgi che sei ancora in
tempo per smettere, sono sulla parte esterna del
baratro, mi basterebbe un solo passo per avere la
droga per pensare solo a sue, per avere la droga di
sue e passare le nottate a cercare i punti di
salvataggio e le armi e parlare con questi animaletti
che hanno un sacco di cose da dirmi in inglese su sue
e poi magari quando l’ho finito contatto il
programmatore e gli dico eh senti pixel e se te lo
traduco in italiano, sai io sono un grande scrittore
della zacchegno e volevo tradurre... come non conosci
zacchegno editore? eh si vede che da voi in giappone
siete indietro, qua zacchegno tira come una bestia...
come? voi leggete solo ammaniti, busi e nori, ah no
certo, oh gente fortissima ci mancherebbe, ma
zacchegno ha altre frecce nel suo arco tipo hai mai
letto ‘le foglie del destino’ di chiara belluso? eh
oppure il noir ‘bagliore nel buio’ di filippo
bentivoglio, ambientato nella marsiglia della piccola
malavita locale dove tu impersoni un investigatore
che si è separato da tempo dalla moglie che è alla
ricerca di una donna scomparsa che si chiama sue, e
questa sue è un po’ come il terzo uomo di welles,
eccetera, gli direi così koch, ma sento che sei
distratto stai dormendo dopo il tuo lavoro a
feltrinelli, non hai mandato i pezzi a mucchio
selvaggio lo sapevo, tu dormi e io devo fare il latte
per le iene, ecco la storia io scrivo mentre bevo il
latte di soia e il muesli e poi vado a fare
l’impiegato e tu dormi e poi vai da feltrinelli, ma
c’è zacchegno, koch non ti preoccupare c’è zacchegno
e se zacchegno non c’è, possiamo sempre buttarci su
cave story, possiamo andare avanti mesi, forse anni,
a cercare sue in mezzo a animaletti nipponici.
sempre che esista questa sue
sempre che esista questa sue
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