oh koch, lasciamo perdere zacchegno e buttiamoci su sue
allora koch quello che pensavo era sì certo ci sono più scrittori che lettori certo certo ma intanto la coda all’ingresso della fiera del libro c’era dalla parte dell’ingresso dei lettori mica da quello degli scrittori che erano quattro gatti, e la gente che girava era tutta da quei dieci editori grossi a comprare i soliti libri cercando di farsi fare lo sconto, cioè fuori da internet il mondo gira ancora nello stesso modo, e se vai nei forum nei newsgroup di amanti dei libri, oh mica parlano dei libri della zacchegno editore parlano dei grandi capolavori dei grandi come busi come ammanniti come brizzi, parlano di einaudi di mondadori di feltrinelli e allora mi chiedo, ma il novanta per cento dei piccoli editori che era lì dentro alla fiera del libro, a chi li vende quei libri, quanto è grosso il mercato di quelli che sfuggono da mondadori e vanno a prendersi un noir sconosciuto della zacchegno editore che in libreria ci arriva solo su richiesta e lo mettono per dritto tra i noir mondadori e grandi classici feltrinelli? esiste sta gente, da dove viene, ne vale la pena di scrivere di fare le maratone dai piccoli editori per essere pubblicato per zacchegno editore koch? tu mi dirai eh no ma scherzi venerandi non vale per un cazzo di tempo è che non possiamo fare altro, ma la verità -mi diresti- è che dobbiamo mollare tutta questa merda e essere felici come galiazzo che fa programmi java, ecco la via, ecco cosa mi diresti, mi diresti anche che il sale della vita non è scrivere bensì giocare a cave story, videogioco giapponese scritto da pixel circa cinque anni fa e da poco tradotto in inglese dove c’è tutto questo mistero che bisogna cercare sue, tutti parlano di questa sue che nel gioco non c’è, è un gioco peso con tutti sti animaletti nipponici e il chitarrista dei radiohead ha detto nel suo blog che cave story è un ‘piece of art’ o qualcosa del genere, e il gioco io l’ho scaricato e sono lì koch, sai quando ti accorgi che sei ancora in tempo per smettere, sono sulla parte esterna del baratro, mi basterebbe un solo passo per avere la droga per pensare solo a sue, per avere la droga di sue e passare le nottate a cercare i punti di salvataggio e le armi e parlare con questi animaletti che hanno un sacco di cose da dirmi in inglese su sue e poi magari quando l’ho finito contatto il programmatore e gli dico eh senti pixel e se te lo traduco in italiano, sai io sono un grande scrittore della zacchegno e volevo tradurre... come non conosci zacchegno editore? eh si vede che da voi in giappone siete indietro, qua zacchegno tira come una bestia... come? voi leggete solo ammaniti, busi e nori, ah no certo, oh gente fortissima ci mancherebbe, ma zacchegno ha altre frecce nel suo arco tipo hai mai letto ‘le foglie del destino’ di chiara belluso? eh oppure il noir ‘bagliore nel buio’ di filippo bentivoglio, ambientato nella marsiglia della piccola malavita locale dove tu impersoni un investigatore che si è separato da tempo dalla moglie che è alla ricerca di una donna scomparsa che si chiama sue, e questa sue è un po’ come il terzo uomo di welles, eccetera, gli direi così koch, ma sento che sei distratto stai dormendo dopo il tuo lavoro a feltrinelli, non hai mandato i pezzi a mucchio selvaggio lo sapevo, tu dormi e io devo fare il latte per le iene, ecco la storia io scrivo mentre bevo il latte di soia e il muesli e poi vado a fare l’impiegato e tu dormi e poi vai da feltrinelli, ma c’è zacchegno, koch non ti preoccupare c’è zacchegno e se zacchegno non c’è, possiamo sempre buttarci su cave story, possiamo andare avanti mesi, forse anni, a cercare sue in mezzo a animaletti nipponici.
sempre che esista questa sue
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