flash dal marc
il MARC è un acronimo per ‘fiera del radioamatore’ e il solo fatto che nessuna lettera dell’acronimo centri un cazzo con ‘fiera del radioamatore’ , fa capire perché dentro ci siano soprattutto cose per computer, dove per cose si intende ‘qualsiasi cosa’. Il MARC è il regno del nerd: quando sei in coda alle otto e mezza del mattino e ti rendi conto che sei circondato da un centinaio di persone dallo sguardo sfuggente, tutte di sesso assolutamente e deviatamente maschile, tutti con capi di vestiario dismessi da qualche paese dell’est e dagli abbinamenti di colore proibiti sicuramente da qualche convenzione europea, ecco in quel momento capisci di essere finito nel covo dei nerd più nerd, tutti in gruppetti di uno, i più sociali in gruppetti di due, tutti con uno zaino vuoto sulle spalle e con l’intenzione di riempirlo con hardware di qualunque tipo a qualunque costo, il più basso possibile, qualsiasi cosa ma a basso prezzo.
Dentro al MARC sembra di essere a taiwan. Mancano solo le tailandesi, ma per fortuna ci sono le standiste. Sei una donna single? Non trovi l’uomo giusto? Beh, vai a fare la standista al MARC e diventi una star, un punto di riferimento.
“Dove cazzo è che vendevano i pacchi da cinquanta dvd a tredici euro invece che quindici? Ci siamo passati prima e non lo trovo più!”
“Era dalle standiste russe. Supera la standista con il tatuaggio di thor sul seno, vai avanti fino alla standista con gli occhiali”
“La finta fica?”
“Lei. Poi prosegui fino al banchetto delle schede grafiche, passi la standista con il capezzolo a rilievo e il secondo corridoio ci sono le standiste russe”
“Fiche eh”
“Quì è tutto fico”
Il venerandi ha goduto per quattro ore, in ogni caso ha goduto a fare la caccia al topo, in questo caso una tastiera a switch meccanico senza pad numerico. Il MARC era l’ultima risorsa prima di comprarla a caro prezzo dagli states.
“Fabbry questa è quella che cerchi tu, è senza pad, è piccola, è quello che vuoi”
“Cazzo, sembra proprio... fammi provare. No cazzo è una merda, è tutto mollo non c’è un cazzo di feedback. E’ una fottuta tastiera a membrana”
“Costa solo dodici euro”
“Sì ma cazzo, senti che feedback di merda che cazzo me ne faccio”
“Io la prenderei”
“Perché?”
“Costa solo dodici euro, cazzo. Abbi rispetto! Pensa ai bambini che non hanno di che mangiare”
“Francesco vaffanculo eh”
Alla fine la trovo. Usata, piccola, bel feedback, senza pad numerico e penso già di poter diventare un grande romanziere e annessi e connessi. La prendo in mano, guardo il prezzo, venti euro, lacrimo di gioia, la riprovo, scrivo, ha la corsa bassa e dura, come i capezzoli delle dodicenni, è perfetta. Guardo se ha la usb. Solo allora vedo che non ha niente. Nessun cavo.
“Che cazzo” dico e vedo che ha uno strano infrarossi e vedo che il prezzo specifica che venti euro comprendono anche uno scatolotto che si deve collegare a tv e internet per girare su internet con il tv!
"Ma come la collego a un computer?” chiedo al tipo che vende ‘sti rabatti e lui mi guarda e dice eh mica puoi. Se vuoi questa devi usare lo scatolotto. Serve per girare su internet con il tv.
La poso. Penso anche di comprarla anche se non potrò mai usarla. Poi crollo nelle spalle e me ne vado mesto; i rumori smettono attorno a me come in copland quando sparano nell’orecchio a sylvester stallone, e poco dopo sono fuori, sono di fronte al mare genovese che si schianta sulle onde come dei pezzi di roccia.
Sette euro e mezzo il biglietto di ingresso, sono valsi anche solo per aver accarezzato un vic venti. E poi: che standiste, eh?
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