lettera a koch da sodoma (3 di 3)
08/05/07 06:04 |
lettere a koch
e il terzo problema, ti avevo detto koch che i
problemi sono tre, il terzo problema è che anche se
decidessi di fare il bodisattva, mi mettessi al
servizio dell’umanità, anche se destinassi la mia
vita a rendere gli altri felici, anche se
raggiungessi l’illuminazione totale e capissi che la
mia vita è una merda se penso solo a me stesso a
scopare o a fare in modo che la gente parli di me,
anche se capissi tutte queste cose e decidessi
finalmente di comprare una di quelle vaschette con la
sabbia e il rastrellino per essere zen anche nella
mia vita quotidiana, ecco, anche in questo caso avrei
dei problemi perché è difficile essere zen se hai dei
figli perché tu ti alzi con la migliore atmosfera zen
del mondo ti avvicini alla vaschetta con la sabbia e
il rastrello e lì trovi che metà della sabbia zen è
stata sparsa per il tappetino zen e più oltre per
terra infilandosi sotto ai mobili, tra le pagine dei
libri e che nella sabbia zen sono affondate alcune
automobiline senza ruote e pezzi di polvere annegano
impuri tra i denti spezzati di quel che resta del
rastrello zen, e questo è solo un semplice esempio
koch, il fatto è che ogni cosa è zen se sei solo o
con una persona zen, ma ogni altra cosa fatta con due
figli under cinque perde di ogni zennità, anche
andare a mangiare una pizza diventa un qualcosa che
rassomiglia molto molto a certe descrizioni
dell’inferno fatte da swedemborg a strindberg in
alcuni bettole berlinesi, e non posso neppure
rimuovere il problema perché io queste due
canagliette adesso le amo, sono innamorato delle due
canagliette e una delle due oggi, sopra un ponte di
sodoma, ha poggiato il capo sulla mia spalla con una
tenerezza e un abbandono fantastico e io gli stavo
per carezzare amorevolmente i capelli pidocchiosi
quando quello mi ha tirato un morso profondissimo e
lunghissimo in una zona sensibilissima dell’ascella e
io gli urlavo basta simone sto soffrendo mi fai male
simone basta cazzo simone mi fai malissimo e lui più
urlavo più stringeva i denti e poi alla fine mi ha
mollato stupito delle mie urla e poi cecilia mi ha
spiegato che è un gesto di affetto e io ho un livido
scurissimo di affetto poco poco zen di circa due
centimetri quadri, oppure poco fa nella stazione di
sodoma il grande è sparito e io e cecilia correvamo
binario per binario come due lare croft velocissime e
tese e poi sono entrato nel centro gran ristoro di
sodoma e il grande era lì circondato da addetti delle
ferrovie dello stato e niccolò li ammaestrava sulle
cose invisibili della rotabilità ferroviaria e quando
lo abbiamo preso con rabbia profondissima lui ci ha
guardato sereno e sbalordito, come se ci volesse
dire, perché siete preoccupati, non sapete che questa
è la mia casa? e anche gli omini delle ferrovie dello
stato ci hanno detto non vi preoccupate perché lui è
il bambino sapiente e ha saputo come ben comportarsi
quando lo avete perduto, così niente, tutto questo
per dire che anche fare lo zen è una cosa del cazzo
una illusione come la musica ambient, una cosa che
funziona finché hai il lusso di poterti fare i cazzi
tuoi, ma poi appena smetti c’è la gente, i figli, i
casini, le relazioni sociali, i soldi sprecati in
merda, tutte queste cose che ti ricordano che la vita
normale non ha niente a che fare con lo zen lo zen
come noi lo conosciamo è una parentesi come andare a
sodoma e pensare che sodoma è il più bel posto del
mondo e che tutto il mondo è come sodoma.
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