lettera a koch da sodoma (3 di 3)
e il terzo problema, ti avevo detto koch che i problemi sono tre, il terzo problema è che anche se decidessi di fare il bodisattva, mi mettessi al servizio dell’umanità, anche se destinassi la mia vita a rendere gli altri felici, anche se raggiungessi l’illuminazione totale e capissi che la mia vita è una merda se penso solo a me stesso a scopare o a fare in modo che la gente parli di me, anche se capissi tutte queste cose e decidessi finalmente di comprare una di quelle vaschette con la sabbia e il rastrellino per essere zen anche nella mia vita quotidiana, ecco, anche in questo caso avrei dei problemi perché è difficile essere zen se hai dei figli perché tu ti alzi con la migliore atmosfera zen del mondo ti avvicini alla vaschetta con la sabbia e il rastrello e lì trovi che metà della sabbia zen è stata sparsa per il tappetino zen e più oltre per terra infilandosi sotto ai mobili, tra le pagine dei libri e che nella sabbia zen sono affondate alcune automobiline senza ruote e pezzi di polvere annegano impuri tra i denti spezzati di quel che resta del rastrello zen, e questo è solo un semplice esempio koch, il fatto è che ogni cosa è zen se sei solo o con una persona zen, ma ogni altra cosa fatta con due figli under cinque perde di ogni zennità, anche andare a mangiare una pizza diventa un qualcosa che rassomiglia molto molto a certe descrizioni dell’inferno fatte da swedemborg a strindberg in alcuni bettole berlinesi, e non posso neppure rimuovere il problema perché io queste due canagliette adesso le amo, sono innamorato delle due canagliette e una delle due oggi, sopra un ponte di sodoma, ha poggiato il capo sulla mia spalla con una tenerezza e un abbandono fantastico e io gli stavo per carezzare amorevolmente i capelli pidocchiosi quando quello mi ha tirato un morso profondissimo e lunghissimo in una zona sensibilissima dell’ascella e io gli urlavo basta simone sto soffrendo mi fai male simone basta cazzo simone mi fai malissimo e lui più urlavo più stringeva i denti e poi alla fine mi ha mollato stupito delle mie urla e poi cecilia mi ha spiegato che è un gesto di affetto e io ho un livido scurissimo di affetto poco poco zen di circa due centimetri quadri, oppure poco fa nella stazione di sodoma il grande è sparito e io e cecilia correvamo binario per binario come due lare croft velocissime e tese e poi sono entrato nel centro gran ristoro di sodoma e il grande era lì circondato da addetti delle ferrovie dello stato e niccolò li ammaestrava sulle cose invisibili della rotabilità ferroviaria e quando lo abbiamo preso con rabbia profondissima lui ci ha guardato sereno e sbalordito, come se ci volesse dire, perché siete preoccupati, non sapete che questa è la mia casa? e anche gli omini delle ferrovie dello stato ci hanno detto non vi preoccupate perché lui è il bambino sapiente e ha saputo come ben comportarsi quando lo avete perduto, così niente, tutto questo per dire che anche fare lo zen è una cosa del cazzo una illusione come la musica ambient, una cosa che funziona finché hai il lusso di poterti fare i cazzi tuoi, ma poi appena smetti c’è la gente, i figli, i casini, le relazioni sociali, i soldi sprecati in merda, tutte queste cose che ti ricordano che la vita normale non ha niente a che fare con lo zen lo zen come noi lo conosciamo è una parentesi come andare a sodoma e pensare che sodoma è il più bel posto del mondo e che tutto il mondo è come sodoma.
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