volevo dirti una cosa, una rosa, che
15/05/08 21:20 |
poesie per cecilia (aka
feritoie)
volevo dirti una cosa, una rosa, che
questa cosa che ti volevo dire te l'ho
detta una volta stregati, abbraccia
ti, dal mare, dal porto antico, dai fi
gli, questa cosa l'ho detta di bocca alla
tua che rideva per non piangere, pi
grecava un vento caldo e freddo a sé
conda del negroni, questa cosa era
una cosa semplice e noiosa era una
cosa che, ti dicevo, il mondo non ha
non mi serve senza di te e te lo dice
vo ridendo guardandolo senza di te
che mi dicevi niente facevi la faccia
da stronza e da cosa ancora innamora
ta delle mie stronzate, se ho un senti
mento è piccolo come una fiamma
avrei detto e smettevo di scriverti in
versi sul portatile, per terra, sul cel-
lulare, sul moleskine versi come
"t scrivo una cosa da nove in t9"
ho smesso di farti versi d'amore qua
ndo quella mia voce innamorata di te
mi usciva dalle mani come una para
frasi qualunque, voglio dire, ho smesso
di farti poesie d'amore quando hanno
smesso di essere poesie e sono questo.
una rosa, un fiore, una cosa avevo detto
che ti volevo dire, che ti ho detto mia
correzione gamma, mia omocromatica
donna dello schermo, mia feritoia d'amo
re da cui sbocca amore verde, amore
vegetale, con ampio scempio di passi-
flora, passion fruit, milk shake, every
day, dico, a tavola con te e i nostri figli
cadde la stella e tu hai detto di fare un
desiderio, e allora io ci ho fatto la figura
retorica dell'iperbole ed era noi quattro
al tavolo sotto la stella, ancora: ancora
silenziosi ci sentiamo in macchina vecchi-
oni, dietro loro dormono e noi davanti
abbiamo una strada personale e nera
di stelle e ci abbassiamo lentamente
la musica e ci diciamo la nostra vita
in cose minuscole e poi alziamo e
facciamo un finale da due mani sul
volante e due strette ardentemente.
questa cosa che ti volevo dire te l'ho
detta una volta stregati, abbraccia
ti, dal mare, dal porto antico, dai fi
gli, questa cosa l'ho detta di bocca alla
tua che rideva per non piangere, pi
grecava un vento caldo e freddo a sé
conda del negroni, questa cosa era
una cosa semplice e noiosa era una
cosa che, ti dicevo, il mondo non ha
non mi serve senza di te e te lo dice
vo ridendo guardandolo senza di te
che mi dicevi niente facevi la faccia
da stronza e da cosa ancora innamora
ta delle mie stronzate, se ho un senti
mento è piccolo come una fiamma
avrei detto e smettevo di scriverti in
versi sul portatile, per terra, sul cel-
lulare, sul moleskine versi come
"t scrivo una cosa da nove in t9"
ho smesso di farti versi d'amore qua
ndo quella mia voce innamorata di te
mi usciva dalle mani come una para
frasi qualunque, voglio dire, ho smesso
di farti poesie d'amore quando hanno
smesso di essere poesie e sono questo.
una rosa, un fiore, una cosa avevo detto
che ti volevo dire, che ti ho detto mia
correzione gamma, mia omocromatica
donna dello schermo, mia feritoia d'amo
re da cui sbocca amore verde, amore
vegetale, con ampio scempio di passi-
flora, passion fruit, milk shake, every
day, dico, a tavola con te e i nostri figli
cadde la stella e tu hai detto di fare un
desiderio, e allora io ci ho fatto la figura
retorica dell'iperbole ed era noi quattro
al tavolo sotto la stella, ancora: ancora
silenziosi ci sentiamo in macchina vecchi-
oni, dietro loro dormono e noi davanti
abbiamo una strada personale e nera
di stelle e ci abbassiamo lentamente
la musica e ci diciamo la nostra vita
in cose minuscole e poi alziamo e
facciamo un finale da due mani sul
volante e due strette ardentemente.
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