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05/04/08 08:47 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero
Insomma mi metto questo completo intimo boxer
attillati e maglietta alla pelle nera, con una
striscia grigia che parte dalla maglietta e scende
idealmente fino ai boxer, molto sexy e ogni volta che
me lo metto tutto così attillato e con la striscia
grigia mi guardo allo specchio e mi sento un po' un
supereroe marvel.
"Che fai?" chiede cecilia osservandomi dal letto con un certo sospetto.
"Niente ce', è che quando mi metto questo completo intimo mi sento un po' un supereroe"
"Un supereroe"
"Marvel" preciso io e le spiego il fatto dell'aderenza e della righina grigia, sembra davvero una tuta di un supereroe.
"Ah" fa lei, pensandoci un attimo. "Allora quella cosa che usi ogni tanto non è fatta di lattice, è di kryptonite"
"Cosa..." inizio, ma lei ha già cominciato a ridacchiare ed è tornata a leggere il dottor zivago.
Io la fisso socchiudendo gli occhi e provo a usare lo sguardo che incendia le cose, ma non funziona sulle cose non nate sulla terra e cecilia è -sappiate- una specie di supernova. Una stella.
Il giorno dopo scendo alle sei del mattino provando a non svegliare nessuno, cammino a stento come un vecchio che cerchi di scendere per un marciapiede genovese senza calpestare una merda, e quando finalmente arrivo in cucina c'è figlio numero uno seduto a tavola, immerso nel buio del mattino.
"Uh, figlio numero uno, che ci fai..."
"Papà che succederebbe se nello spazio ci fosse l'ossigeno e il mondo cascasse?"
"Non... forse sto ancora sognando, forse..."
"Voglio dire, se il mondo galleggia perché nello spazio non c'è ossigeno, se ci fosse ossigeno il mondo cadrebbe. E allora cosa succederebbe se il mondo cascasse?"
Pausa.
"È già successo una volta ed è nata la mamma" dico io con voce grave.
Figlio numero uno mugula qualcosa, io metto su il caffè e penso che adesso è tutta in discesa.
La terza cosa è che figlio numero due, che a stento parla e -per inciso- è bello come la mamma ma inizia a balbettare come papà, il che significa che quando cecilia mi dice 'guarda lascia stare lascia fare a me che se fai qualcosa tu la rovini' ha sostanzialmente ragione, soprattutto per quel che riguarda il DNA, dicevo il figlio numero due che a stento balbetta frasi di una lunghezza spropositata e senza nessun significato di certa comprensione, ecco lui usa i condizionali. I condizionali, aiuto alcuni di voi lettori, sono dei modi del verbo che tutti sanno capire ma nessuno sa usare, un po' come l'inglese per chi gira su internet, e quindi figlio numero due, quando il Padre Autoritario gli intima un per nulla convinto "è ora di andare a letto!", ecco, figlio numero due non piange urlando 'non voglio!', ma piange urlando 'non vorrei!' il che rende comicissima la sua protesta eventuale e condizionale.
"Non vorresti, ma..." gli dico io cercando di aiutarlo. "Finisci la frase, se usi un condizionale devi metterci una principale o una subordinata, non puoi lasciarlo lì solo" faccio io e lui continua a piangere e poi ripete che non vorrebbe e va avanti così e poi inizia a balbettare, nonvo nonvo nonvo e io gli accarezzo la testa, sta venendo su benissimo.
"Che fai?" chiede cecilia osservandomi dal letto con un certo sospetto.
"Niente ce', è che quando mi metto questo completo intimo mi sento un po' un supereroe"
"Un supereroe"
"Marvel" preciso io e le spiego il fatto dell'aderenza e della righina grigia, sembra davvero una tuta di un supereroe.
"Ah" fa lei, pensandoci un attimo. "Allora quella cosa che usi ogni tanto non è fatta di lattice, è di kryptonite"
"Cosa..." inizio, ma lei ha già cominciato a ridacchiare ed è tornata a leggere il dottor zivago.
Io la fisso socchiudendo gli occhi e provo a usare lo sguardo che incendia le cose, ma non funziona sulle cose non nate sulla terra e cecilia è -sappiate- una specie di supernova. Una stella.
Il giorno dopo scendo alle sei del mattino provando a non svegliare nessuno, cammino a stento come un vecchio che cerchi di scendere per un marciapiede genovese senza calpestare una merda, e quando finalmente arrivo in cucina c'è figlio numero uno seduto a tavola, immerso nel buio del mattino.
"Uh, figlio numero uno, che ci fai..."
"Papà che succederebbe se nello spazio ci fosse l'ossigeno e il mondo cascasse?"
"Non... forse sto ancora sognando, forse..."
"Voglio dire, se il mondo galleggia perché nello spazio non c'è ossigeno, se ci fosse ossigeno il mondo cadrebbe. E allora cosa succederebbe se il mondo cascasse?"
Pausa.
"È già successo una volta ed è nata la mamma" dico io con voce grave.
Figlio numero uno mugula qualcosa, io metto su il caffè e penso che adesso è tutta in discesa.
La terza cosa è che figlio numero due, che a stento parla e -per inciso- è bello come la mamma ma inizia a balbettare come papà, il che significa che quando cecilia mi dice 'guarda lascia stare lascia fare a me che se fai qualcosa tu la rovini' ha sostanzialmente ragione, soprattutto per quel che riguarda il DNA, dicevo il figlio numero due che a stento balbetta frasi di una lunghezza spropositata e senza nessun significato di certa comprensione, ecco lui usa i condizionali. I condizionali, aiuto alcuni di voi lettori, sono dei modi del verbo che tutti sanno capire ma nessuno sa usare, un po' come l'inglese per chi gira su internet, e quindi figlio numero due, quando il Padre Autoritario gli intima un per nulla convinto "è ora di andare a letto!", ecco, figlio numero due non piange urlando 'non voglio!', ma piange urlando 'non vorrei!' il che rende comicissima la sua protesta eventuale e condizionale.
"Non vorresti, ma..." gli dico io cercando di aiutarlo. "Finisci la frase, se usi un condizionale devi metterci una principale o una subordinata, non puoi lasciarlo lì solo" faccio io e lui continua a piangere e poi ripete che non vorrebbe e va avanti così e poi inizia a balbettare, nonvo nonvo nonvo e io gli accarezzo la testa, sta venendo su benissimo.
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