L'onorevole scipioni
26/11/07 23:31 |
scrittura
Il palazzo era un casermone di inizio novecento,
forse costruito prima della guerra mondiale, una
delle due. La prima. Il portone di ingresso era
rotto, la chiave si infilava a fatica, e poi
bisognava lavorarci per fare scattare la serratura.
Sul portone un foglio invitava a richiudere il prima
possibile. Tre scalini in marmo portavano alle
cassette della posta, dove una scritta su un foglio
attaccato con lo scotch avvertiva: NO PUBBLICITA'
NELLE CASSETTE, e sotto più grande e sottolineato:
NON SONO GRADITE!!!!!
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.
(potrebbe continuare)
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.
(potrebbe continuare)
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