le cose vere
quando esco dall’ufficio ho gli occhi stanchi e ho la testa ovattata, non riesco a formulare bene i concetti, sono stordito e ho solo voglia di andare in un letto e dormire o fare cose meccaniche che non richiedano la mia intelligenza e quindi mi metto a scrivere perché anche scrivere può diventare un esercizio del tutto meccanico e privo di intelligenza, chi legge baricco lo sa, e ora sono seduto su un coso di cemento a forma di supposta che delimita il parcheggio, su un coso di cemento ci sono io che scrivo e sull’altro niccolò che cerca di venirmi addosso e fare cadere il mio portatile per terra così che io possa rivolgere tutta la mia attenzione a chi più se la merita, ovvero a lui che pare desiderosissimo di raccontarmi di un treno che vuole costruire che andrà a una velocità enorme e che passerà tra fiamme e poi tra grandi montagne di ghiaccio che potranno essere poi utilizzate dai bambini del treno per costruire spade di ghiaccio, tutto questo perché stiamo aspettando la macchina della mamma contenente una mamma (cecilia) e un bambino (simone edoardo), e niccolò mi chiede cosa sto facendo e io gli dico che sto scrivendo e gli leggo quello che ho scritto fino a qua, e lui mi ascolta ridendo e dice di continuare a scrivere e poi mi chiede per chi scrivo queste cose e io gli rispondo per internet, sono cose che poi metto su internet e lui mi chiede ma cosa gli interessa alla gente che metti queste cose su internet e io dico oh beh ti ci metti anche tu? c’è tutta una schiera di persone che mi chiede perché cavolo scrivo, ti ci metti anche tu? e lui allora sta zitto e io allora aggiungo, magari c’è qualcuno che gli interessano queste cose, e torno a scrivere e sto zitto e poi nel silenzio creato da me che sto cercando di scrivere lui si avvicina a me e mi sussurra, eh ti ho fatto una bella domanda eh? e ridacchia. Allora io mi fermo e sbuffo e decido di smettere di scrivere, con lui che parla non ci riesco e vedo la vite del powerbook che naviga molla e per fare il padre che confida al figlio i proprio problemi quotidiani, gli dico hai visto qua chicco, vedi che questa vite è molla? e gli racconto che c’è una vite del powerbook che si sta svitando, gliela faccio vedere e lui osserva distrattamente, poi mi guarda e mi dice, allora continui? e io resto con l’unghia a solleticare la vite e gli chiedo cosa? e lui dice a scrivere, devi continuare a scrivere, così poi me lo leggi, e io lo guardo un po’ perplesso e ritorno a scrivere e lui inizia a muoversi a saltare e poi si ferma e mi chiede, allora stai scrivendo che sto saltando? e io gli dico cosa? e lui mi dice, devi scrivere che sto saltando, e io gli rispondo, perché dovrei scriverlo? e lui mi dice, ma come, perché tu scrivi le cose che succedono, le cose vere.
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