le cose vere
11/05/07 21:49 |
cose
quando esco dall’ufficio
ho gli occhi stanchi e ho la testa ovattata, non
riesco a formulare bene i concetti, sono stordito e
ho solo voglia di andare in un letto e dormire o fare
cose meccaniche che non richiedano la mia
intelligenza e quindi mi metto a scrivere perché
anche scrivere può diventare un esercizio del tutto
meccanico e privo di intelligenza, chi legge baricco
lo sa, e ora sono seduto su un coso di cemento
a forma di supposta che delimita il parcheggio, su un
coso di cemento ci sono io che scrivo e sull’altro
niccolò che cerca di venirmi addosso e fare cadere il
mio portatile per terra così che io possa rivolgere
tutta la mia attenzione a chi più se la merita,
ovvero a lui che pare desiderosissimo di raccontarmi
di un treno che vuole costruire che andrà a una
velocità enorme e che passerà tra fiamme e poi tra
grandi montagne di ghiaccio che potranno essere poi
utilizzate dai bambini del treno per costruire spade
di ghiaccio, tutto questo perché stiamo aspettando la
macchina della mamma contenente una mamma (cecilia) e
un bambino (simone edoardo), e niccolò mi chiede cosa
sto facendo e io gli dico che sto scrivendo e gli
leggo quello che ho scritto fino a qua, e lui mi
ascolta ridendo e dice di continuare a scrivere e poi
mi chiede per chi scrivo queste cose e io gli
rispondo per internet, sono cose che poi metto su
internet e lui mi chiede ma cosa gli interessa alla
gente che metti queste cose su internet e io dico oh
beh ti ci metti anche tu? c’è tutta una schiera di
persone che mi chiede perché cavolo scrivo, ti ci
metti anche tu? e lui allora sta zitto e io allora
aggiungo, magari c’è qualcuno che gli interessano
queste cose, e torno a scrivere e sto zitto e poi nel
silenzio creato da me che sto cercando di scrivere
lui si avvicina a me e mi sussurra, eh ti ho fatto
una bella domanda eh? e ridacchia. Allora io mi fermo
e sbuffo e decido di smettere di scrivere, con lui
che parla non ci riesco e vedo la vite del powerbook
che naviga molla e per fare il padre che confida al
figlio i proprio problemi quotidiani, gli dico hai
visto qua chicco, vedi che questa vite è molla? e gli
racconto che c’è una vite del powerbook che si sta
svitando, gliela faccio vedere e lui osserva
distrattamente, poi mi guarda e mi dice, allora
continui? e io resto con l’unghia a solleticare la
vite e gli chiedo cosa? e lui dice a scrivere, devi
continuare a scrivere, così poi me lo leggi, e io lo
guardo un po’ perplesso e ritorno a scrivere e lui
inizia a muoversi a saltare e poi si ferma e mi
chiede, allora stai scrivendo che sto saltando? e io
gli dico cosa? e lui mi dice, devi scrivere che sto
saltando, e io gli rispondo, perché dovrei scriverlo?
e lui mi dice, ma come, perché tu scrivi le cose che
succedono, le cose vere.
|