Pensieri
Tornato da bazzano sono parecchi i pensieri che mi frullano in testa. Tipo sono andato, ho assistito al dibattito, ho anche detto le mie cose e alla sera ho letto assieme a un'altra quindicina di poeti. Ho letto un canto del rekiem, un poemetto che sto scrivendo, e l'ho letto con un certo trasporto, parla di un tipo che si trova nel mezzo di una scala e non riesce né a salire né a scendere perché la scala è infinita e fatta dello stesso scalino. E gli altri poeti del pubblico hanno battuto le mani, poi alla fine di tutto sono andato da due o tre poeti che mi erano piaciuti e che sapevo più o meno chi erano e cosa facevano e gli ho detto bel pezzo, e loro anche tu bel pezzo, e io gli ho detto beh grazie, ma sai che io ti conosco perché so che hai fatto questo e questo e lui mi ha detto eh sì sì è vero e poi ha aggiunto, ma scusa, come hai detto che ti chiami?
E io sono rimasto un po' così, la cosa si è ripetuta per tre volte, più o meno identica, ora: o il nome venerandi è di quelli che senti una volta e poi te lo dimentichi, o il prodotto che avevo presentato pochi minuti prima non era così importante, non abbastanza da far ricordare il mio nome.
La cosa alla distanza mi ha fatto pensare: io faccio trecento chilometri in auto per leggere cinque minuti, leggo la mia cosa e mi dicono che sono anche bravino che il pezzo non è male, e dopo altri dieci minuti la gente non si ricorda come mi chiamo.
Io non credo che gli altri poeti avessero scarsa memoria, non credo manco fossero degli spocchiosi, era gente simpatica e intelligente, secondo me più semplicemente io non esisto.
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