ho finito di leggere la guerra del Peloponneso
27/06/08 17:56 |
lettere a koch
ho finito di leggere la guerra del Peloponneso, due
tomi per un totale di quasi cinquecento pagine e
pensavo ogni tanto che stavo leggendo un libro
scritto circa duemilaquattrocento anni fa, la cosa mi
sembrava pazzesca, cioè mi sembra pazzesca anche
adesso, pensare che duemilaquattrocento anni fa
tucidide si siede e si mette a scrivere e le cose che
scrive arrivano fino a me, attraversando tutto quello
che hanno attraversato, e sono ancora lì fresche, con
tutta la loro violenza e tutta la loro umanità,
quando un post su internet dopo tre giorni è vecchio
e dopo un anno non è mai esistito, mi sono chiesto
quanto dura internet, quanto effettivamente funziona
internet e quanto è solo un rumore di fondo per
comunicare per parlare per non restare soli, quanto
c'è di terapeutico in questa parlata di internet dove
tutti possono dire tutto a nessuno, quanto resta di
questa scrittura immediata, semplice, breve, inutile
e necessaria.
personalmente devo difenderla con i denti, devo difendere la sua piccola qualità con i denti e cercare di farla sopravvivere e di sopprimerla quando è il caso, perché questo web due punto zero in cui tutti fanno i contenuti, non mi piace, non mi piace perché scrivere non è una cosa normale, e questa alfabetizzazione domestica fa perdere il valore della scrittura, la fa sembrare un prodotto, sentivo alla radio uno scrittore non ricordo chi fosse che si lamentava che le case editrici dovrebbero trattare i libri come se fossero un prodotto qualunque e io e cecilia ci siamo guardati e abbiamo detto è questo il problema, lo stanno facendo, lo stanno facendo tutti, mettono su riviste in cui scrivi senza essere pagato perché intanto se non scrivi qualcun altro che ci scrive al tuo posto si trova, riviste tecniche con la redazione composta da due persone che impaginano le traduzioni di articoli senza firma di una/due pagine scritti in america dalla consorella e venduti a due lire, case editrici che stampano solo i libri che possono vendere, e i libri che possono vendere non sono necessariamente libri che andrebbero stampati, che andrebbero venduti.
se la parola diventa un prodotto, la nostra parola diventerà un prodotto di nicchia, faremo i vinili, staremo zitti smetteremo di scrivere o scriveremo di nascosto sotto banco, come a scuola, giorno dopo giorno faremo come tucidide e racconteremo quello che sta succedendo sotto i nostri occhi, senza capirlo, come al solito.
personalmente devo difenderla con i denti, devo difendere la sua piccola qualità con i denti e cercare di farla sopravvivere e di sopprimerla quando è il caso, perché questo web due punto zero in cui tutti fanno i contenuti, non mi piace, non mi piace perché scrivere non è una cosa normale, e questa alfabetizzazione domestica fa perdere il valore della scrittura, la fa sembrare un prodotto, sentivo alla radio uno scrittore non ricordo chi fosse che si lamentava che le case editrici dovrebbero trattare i libri come se fossero un prodotto qualunque e io e cecilia ci siamo guardati e abbiamo detto è questo il problema, lo stanno facendo, lo stanno facendo tutti, mettono su riviste in cui scrivi senza essere pagato perché intanto se non scrivi qualcun altro che ci scrive al tuo posto si trova, riviste tecniche con la redazione composta da due persone che impaginano le traduzioni di articoli senza firma di una/due pagine scritti in america dalla consorella e venduti a due lire, case editrici che stampano solo i libri che possono vendere, e i libri che possono vendere non sono necessariamente libri che andrebbero stampati, che andrebbero venduti.
se la parola diventa un prodotto, la nostra parola diventerà un prodotto di nicchia, faremo i vinili, staremo zitti smetteremo di scrivere o scriveremo di nascosto sotto banco, come a scuola, giorno dopo giorno faremo come tucidide e racconteremo quello che sta succedendo sotto i nostri occhi, senza capirlo, come al solito.
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