oh sì scrivere
beh certo mazzetti tu dici scrivere in ogni posto fare lo scrittore prendersi tempo per la scrittura, tipo adesso sono in coda al fisco e non ho la benché minima ispirazione per scrivere qualsiasi cosa faccio un sacco di errori sono nervoso mi hanno rubato la bici la mia tastiera è alla dogana e sono nervoso non so nemmeno perché forse perché ho bisogno di stare tranquillo, non c’è niente di male a stare tranquilli e non c’è niente di male a scrivere mazzetti, il problema è che questa scrittura, questa fantastica scrittura blog non esiste, non esiste mazzetti, io mi sono rotto i coglioni a scrivere cose che non esistono, non so tu, ma io a scrivere cose che non esistono mi sono rotto, vorrei addormentarmi per un tempo lunghissimo, cercare il punto in cui la terra sprofonda in quell’ammasso morbido che arriva fino al centro della terra, tu sai di cosa sto parlando, e poi andare sotto per spazi infiniti a cercare le cose che davvero servono nella vita come ad esempio le molle, sai che non esistono le molle mazzetti, cioè non esistono negozi che vendano molle, oggi sono stato in un negozio specializzato di elettronica di consumo che si chiama echo e c’è da quando ero ragazzino echo, e gli ho chiesto una molla e lui, il tipo di echo che è sempre lo stesso da quando sono entrato per la prima volta in echo, mi ha detto, no, ha anche scosso il capo, quel negozio è sempre vuoto, forse è rimasto deluso dal fatto che non avrebbe venduto niente a questo stronzo che cercava delle molle e io gli ho chiesto, sa mica chi è che può tenere delle cose del genere, e mentre lo dicevo devi immaginarmi che tengo in mano un pezzo di molla da me ricavato mediante abbattimento di una penna, e lui ride un po’ beffardo e dice, eh non ci sono negozi che vendono molle e ridacchia ancora un po’ come se la cosa lo divertisse davvero, e quindi sono uscito da echo con la molla in mano e sono rimasto a fissarla mentre pensavo con una certa serietà di andare a comperare 86 penne per poter poi avere 86 molle da tagliare e posizionare sotto gli 86 tasti della tastiera bluetooth apple per vedere se la diversa elasticità della molla avesse un benefico impatto sulle mie dita, non è vero sto mentendo, lo facevo perché moriremo mazzetti, non dico noi due in particolare, in generale moriremo tutti e quindi se devo pensare che sia meglio morire dopo aver messo ottantasei molle sotto ottantasei tasti di una tastiera per il gusto di farlo e poi scriverlo, magari scriverci una cosa lunga sopra di uno che ragiona di mettere ottantasei molle sotto ottantasei tasti, oppure sia meglio morire dicendo una volta mi era venuta voglia di mettere ottantasei molle sotto ottantasei tasti per il gusto di farlo e poi non l’ho mai fatto pensando che era una cazzata e che non avevo tempo per le cazzate e invece ora sto morendo e quindi non saprò mai come sarebbe stato mettere ottantasei molle sotto ottantasei tasti e forse quella cazzata non avrebbe allungata la mia vita anche solo di un secondo, forse no, ma ora non sarei qua a rammaricarmi di aver perso quell’occasione che -come spesso capita- non si è mai più ripresentata nel corso della mia vita, ho perso la constructio mazzetti, non mi ricordo più come iniziava il periodo, comunque a senso si capisce, tornando a noi, don orione che è in un certo senso il mio datore di lavoro, scriveva un sacco di lettere, tantissime, un carteggio pazzesco per risolvere casini, per farsi sentire dai gruppi che aveva per il mondo per raccontare, e quindi scriveva dappertutto, in ogni momento ed era forte che alla fine delle sue lettere, non tutte, alla fine di alcune lettere c’era scritto: “scritto e non riletto” e poi la data, che voleva dire che don orione scriveva queste lettere e poi manco le rileggeva, erano piene di errori ma lui stava già scrivendo quella dopo, “scritto e non riletto” pensa che roba blog che facevano all’inizio del secolo scorso, pensa che roba una cosa tipo koch, scrittura continua solo che don orione lo hanno fatto santo, koch finirà all’inferno, ho detto inferno? volevo dire feltr
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Missing
Ieri hanno rubato la bici elettrica di cecilia, essenziale per portare simone fino all'asilo. Ci siamo rimasti male.
La bici era
questa, era legata a un palo nei pressi di via XX settembre, zona feltrinelli.
La rivoglio. Datevi da fare.
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lost e smk-88
il problema della mia tastiera koch è che è partita da los angeles il 25 alle 18.59 e che da allora si è perso il tracking e ormai è il 29 e non c’è nessuna traccia della mia tastiera e quindi ho pensato che molto molto probabilmente l’aereo che portava la mia tastiera dagli usa a genova è precipitato nel mezzo del mare andando a schiantarsi sull’isola di lost e tu immaginati che casino, tutti i personaggi di lost che arrivano, la carlinga in fiamme loro che urlano, si danno degli ordini a vicenda che nessuno segue, cercano di salvare qualcosa e alla fine di tutto rimane solo un pacchetto bruciacchiato e loro lo aprono e trovano dentro la smk-88 e loro dicono “una fottuta tastiera” e non capiscono poi si ricordano che il loro computer con cui inserivano i numerini si è fottuto allora prendono la tastiera caduta dal cielo e la portano fino sotto dove c’è il computer mezzo bruciato e ci attaccano la tastiera e il computer rinasce e loro possono reinserire i numerini e la serie può andare avanti e toccare la quarta stagione e mentre io sarò lì che guardo la terza stagione vedrò la mia tastiera smk-88 e dirò cazzo ecco dove era finita, cecilia e chiamerò ceiclia e le dirò guarda cecilia la mia fottuta tastiera ecco perché non arrivava, non si era persa alla fottuta dogana di milano, se la sono presa quelli di lost, me l’hanno fregata e cecilia guarderà senza capire e poi dirà in effetti sembra proprio la tua tastiera e io dirò cazzo puoi dirlo forte che è la mia tastiera e quei quattro stronzi dell’isola di lost me l’hanno fottuta e cecilia si gratterà la testa e dirà beh però serve più a loro che a te, loro in fondo stanno salvando il mondo e io mi metterò ad applaudire e dirò brava, ma brava, dai sempre ragione a quei quattro stronzi e ai loro menosissimi flashback, eh vuoi sentire i miei di flashback eh, quelli mi hanno fottuto la tastiera questo è un dato di fatto, adesso chiamo la serie e gli dico che immediatamente mi venga restituita la tastiera e cecilia alza le spalle e dice che se voglio chiede a suo genero che è avvocato e io le rispondo che ci può giurare che voglio, che questa volta ci facciamo i soldi, che facciamo una causa miliardaria e diventiamo ricchi così possiamo estinguere il mutuo sulla casa, magari non tutto ma un pezzo, il pezzo migliore direi.
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alla ricerca della tastiera perfetta
In pratica ero di fronte alla bluetooth apple e la guardavo e scrivevo qualche riga e poi mi fermavo tornavo a guardarla e poi scrivevo ancora un po' e poi mi sono girato verso cecilia e le ho detto, cè questa tastiera apple fa schifo, e lei mi ha chiesto perché fa schifo, perché dici che fa schifo? e io sono tornato a fissare la tastiera e ho detto 'non lo so, ma adesso mi applico e lo scopro'...


(continua su tevac)
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tipo ieri sono andato in un paesino sopra biella, per un matrimonio di un vecchio amico e al matrimonio il prete stava parlando della fedeltà e in quel momento cecilia non c'era ero solo con niccolò e davanti a me c'era una coppia di ragazzi giovani e più il prete ribadiva il tema della fedeltà più questa qua davanti a me -che secondo me era cattolica- aveva questo vestitino dimesso dimesso ma che sembrava fatto per coprire adeguatamente quello che c'era da coprire per pura fortuna! se solo un millimetro fosse scivolato sarebbe stato un disastro! e invece così era perfetto, e ricordiamoci che intanto il prete sta parlando della fedeltà e io noto che questa ha dei guantini a rete bianca e che durante l'omelia li tiene dietro alla schiena e li tormenta un po', il tutto con una elasticità del corpo alla lara croft e poco dopo fanno vedere l'ostia e lei si inginocchia, e lo fa con un trasporto tale che io -che finirò sicuramente all'inferno- non posso non pensare che quel piegamento di arti tutto così studiato, ecco, ci sono alcuni (tipo io) che piegano appena il capo altri che si inginocchiano in maniera semplice, posano le ginocchia per terra, lei invece aveva una posa plastica, le caviglie scoperte, mi immaginavo anche le scarpe di vernice, insomma -andiamo avanti- nel momento del segno della pace io mi giro verso i due che ho vicino e dico 'pace' e gli stringo la mano, lo faccio con tutti, lei si gira verso di me, mi stringe la mano e mi dice 'che la pace sia con te', tutto così esteso, che la pace sia con te e lì ho capito che psicologicamente doveva essere un pozzo di peccato e redenzione, avevo l'impressione di una capace tanto di arrivare alle vertigini dell'estasi e ai tormenti del supplizio, magari inginocchiata e legata in fibracci di lanavetro alla san sebastiano, mi chiedi l'uomo? uno di quelli che tra la fine della giacca e l'inizio dei capelli mostrano il lusso di un pezzo di collo accuratamente rasato. ma la cosa più pazzesca è stata che mentre andavo al paesino, sono passato davanti a un sottopaese e sono passato davanti a un cimitero in cui ero stato in sogno una quindicina di anni fa, è stato incredibile, ho fermato la macchina e ho detto a cecilia 'ce' in quel cimitero io ci sono stato in sogno, è pazzesco' e lei non ci credeva, poi ha capito, era assolutamente lo stesso. era chiuso ma ora so che ho uno scopo nella vita ed è andare in quel cimitero, sono tre ore in macchina.
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io chicco pitfall e la felicità
Il videogioco che niccolò preferisce del mio cellulare è pitfall the lost expedition-caves, e devo dire che quando si mette lì a giocare a pitfall the lost expedition-caves e io da dietro le spalle vedo apparire il logo storico della ACTIVISION, ecco, in quel momento il mio cuoricino si apre e fa un battito in più...
(continua)
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qzertè
adesso ho scoperto questo programma che si chiama ukelele che permette di variare a proprio piacimento il layout di tastiera e quindi pensavo di creare un nuovo layout di tastiera che potrei chiamare fbrzvnrnd oppure più modestamente qzertè, visto che sarà basato su una variazione del qzerty, in pratica la mia idea è quella di allontanare alcuni tasti che sono nel mezzo della tastiera, tipo la j e la k, di avvicinare le accentate, di mettere più vicine le vocali, dandogli la dignità di un tasto, tipo la ‘è’ ha un suo tasto e se lo premi con shift viene fuori quel povero ‘È’ che da anni è bandito dalle tastiere e quindi pensavo una cosa tipo, prima fila qzertèauioé/, seconda fila psdfghlmàòùkj, terza fila wxycvbn e poi non so devo ancora pensarci bene, non è una cosa che fai in cinque minuti, tipo secondo me ci sono troppi tasti, ci sono cose che non servono tipo la § la ° il $ e anche la ç, mi avanza un sacco di roba che ci metterei per non lasciarli vuoti, devo pensarci bene perché se poi mi ci abituo mica posso tornare indietro, un layout è per sempre.
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personaggi già pronti per romanzi di successo
6: strenuo difensore delle riviste da cesso, aveva lo schermo del portatile coperto da imbarazzanti aloni biancastri; 7: era uno di quelli con cui le medicine omeopatiche avrebbero potuto funzionare; 8: scriveva aforismi fulminanti con grossi problemi di salvavita; 9: nemici dichiarati, trovavano nel proprio antagonista gli stessi difetti che l’altro trovava in loro; 10: a bocca piena assumeva un’espressione sbalordita che eccitava alcuni, irritava sensibilmente altri
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flash dal marc
il MARC è un acronimo per ‘fiera del radioamatore’ e il solo fatto che nessuna lettera dell’acronimo centri un cazzo con ‘fiera del radioamatore’ , fa capire perché dentro ci siano soprattutto cose per computer, dove per cose si intende ‘qualsiasi cosa’. Il MARC è il regno del nerd: quando sei in coda alle otto e mezza del mattino e ti rendi conto che sei circondato da un centinaio di persone dallo sguardo sfuggente, tutte di sesso assolutamente e deviatamente maschile, tutti con capi di vestiario dismessi da qualche paese dell’est e dagli abbinamenti di colore proibiti sicuramente da qualche convenzione europea, ecco in quel momento capisci di essere finito nel covo dei nerd più nerd, tutti in gruppetti di uno, i più sociali in gruppetti di due, tutti con uno zaino vuoto sulle spalle e con l’intenzione di riempirlo con hardware di qualunque tipo a qualunque costo, il più basso possibile, qualsiasi cosa ma a basso prezzo.
Dentro al MARC sembra di essere a taiwan. Mancano solo le tailandesi, ma per fortuna ci sono le standiste. Sei una donna single? Non trovi l’uomo giusto? Beh, vai a fare la standista al MARC e diventi una star, un punto di riferimento.
“Dove cazzo è che vendevano i pacchi da cinquanta dvd a tredici euro invece che quindici? Ci siamo passati prima e non lo trovo più!”
“Era dalle standiste russe. Supera la standista con il tatuaggio di thor sul seno, vai avanti fino alla standista con gli occhiali”
“La finta fica?”
“Lei. Poi prosegui fino al banchetto delle schede grafiche, passi la standista con il capezzolo a rilievo e il secondo corridoio ci sono le standiste russe”
“Fiche eh”
“Quì è tutto fico”
Il venerandi ha goduto per quattro ore, in ogni caso ha goduto a fare la caccia al topo, in questo caso una tastiera a switch meccanico senza pad numerico. Il MARC era l’ultima risorsa prima di comprarla a caro prezzo dagli states.
“Fabbry questa è quella che cerchi tu, è senza pad, è piccola, è quello che vuoi”
“Cazzo, sembra proprio... fammi provare. No cazzo è una merda, è tutto mollo non c’è un cazzo di feedback. E’ una fottuta tastiera a membrana”
“Costa solo dodici euro”
“Sì ma cazzo, senti che feedback di merda che cazzo me ne faccio”
“Io la prenderei”
“Perché?”
“Costa solo dodici euro, cazzo. Abbi rispetto! Pensa ai bambini che non hanno di che mangiare”
“Francesco vaffanculo eh”
Alla fine la trovo. Usata, piccola, bel feedback, senza pad numerico e penso già di poter diventare un grande romanziere e annessi e connessi. La prendo in mano, guardo il prezzo, venti euro, lacrimo di gioia, la riprovo, scrivo, ha la corsa bassa e dura, come i capezzoli delle dodicenni, è perfetta. Guardo se ha la usb. Solo allora vedo che non ha niente. Nessun cavo.
“Che cazzo” dico e vedo che ha uno strano infrarossi e vedo che il prezzo specifica che venti euro comprendono anche uno scatolotto che si deve collegare a tv e internet per girare su internet con il tv!
"Ma come la collego a un computer?” chiedo al tipo che vende ‘sti rabatti e lui mi guarda e dice eh mica puoi. Se vuoi questa devi usare lo scatolotto. Serve per girare su internet con il tv.
La poso. Penso anche di comprarla anche se non potrò mai usarla. Poi crollo nelle spalle e me ne vado mesto; i rumori smettono attorno a me come in copland quando sparano nell’orecchio a sylvester stallone, e poco dopo sono fuori, sono di fronte al mare genovese che si schianta sulle onde come dei pezzi di roccia.
Sette euro e mezzo il biglietto di ingresso, sono valsi anche solo per aver accarezzato un vic venti. E poi: che standiste, eh?
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cave story e l'intestino
il problema koch è che io non so chi sono e non sto parlando della mia vita, discorsi tipo esistenziale, il mio futuro eccetera, io proprio non so chi sono nel gioco di cave story, il gioco inizia che c’è un uomo dai capelli verdi che sta scrivendo a un terminale e cerca sue, sta cercando sue e le racconta che è in questa stanza con solo un terminale e che la sta cercando e può solo scrivere a questo terminale e nessuno gli risponde, sue non c’è e tu questo tipo lo vedi di spalle, non vedi neppure che faccia ha, leggi solo quello che scrive e subito dopo ci sei tu, cioè io, in questa caverna piena di pipistrelli e strani mostri a forma tondica, e io all’inizio pensavo di essere sue, cioè che la mia missione fosse di riunirmi a quel tipo che stavo cercando e allora giocavo tranquillo e poi trovavo una pistola spaziale e iniziavo a fare una carneficina e poi cambia tutto, la scena si apre in un villaggio di coniglietti antropomorfi, non sono proprio coniglietti koch, sono cose tipo coniglietti, roba nippo koch, e tra due coniglietti c’è una storia pesa perché king, che è il coniglietto capo, vuole una chiave che ha un coniglietto tenero tenero che si chiama totoko, o tonoro una cosa di questo tipo, roba nippo, e tonoko o totono o come si chiama non vuole dargliela questa chiave che permetterebbe a king di andare nella casa dove c’è sue, perché king non ama sue, dice che non è come loro, sue è diversa, e in quel momento io, cioè tu, cadi dal cielo e finisci nel mezzo di questi due che fuggono perché credono che tu sia uno mandato dal ‘dottore’, hanno tutti questa para del ‘dottore’ che ogni tanto viene e se ne prende uno e lo ammazza, e koch io ti sto scrivendo tutte queste cose perché cecilia ha lasciato le luci della macchina accese e se ne è andata e quindi sono bloccato con l’auto con la batteria scarica di fronte al d’oria, non posso fare un cazzo, simone sta sfogliando dei cd probabilmente li sta distruggendo, tanto sono copie e io non posso fare nulla, non posso neppure collegarmi a internet e vedere se quelli di devonthink mi hanno risposto, o se qualcuno ha commentato da qualche parte le cose che ho scritto, sono fuori dalla rete globale koch, e sono troppo solo per stare nella rete locale, dove per locale intendo il mio stomaco koch, il pancreas, sai cosa mi ha detto ieri gregorio, eh mi ha detto che sta aspettando il turno per l’operazione e io gli ho detto che operazione vetz, e lui mi ha detto che in pratica gli aprono la pancia e gli tolgono un pezzo di intestino o stomaco non ricordo, una parte del corpo lunga che serve a prendere vitamine e energie dagli zuccheri composti e loro gliela tagliano e in pratica gli collegano la bocca più vicina al culo, in modo che quello che mangia, la roba unta e piena di grassi e di zuccheri del cazzo che gregorio si mangia, questa roba non venga assimilata e finisca veloce nella parte di corpo destinata a creare merda, e io l’ho guardato e gli ho detto ma grega che cazzo stai facendo e lui ha detto, ma scherzi, dopo potrò mangiare quello che cazzo voglio che non ingrasso, e io gli dico sì ma cazzo il corpo non ti assimila più un cazzo e infatti lui si è fatto serio e ha detto eh lo so devo stare attento perché poi rischio di avere danni anche gravi al fisico e io gli ho detto e ci credo cazzo ti fai tagliare via un pezzo di pancia e lui ha riposto, oh, ma guarda che io mica lo faccio per la linea, e io ho detto eh, e lui mi ha detto, eh io lo faccio per il diabete, e io ho detto ma grega ne vale la pena e lui ha alzato le spalle e non ha detto niente e io ho pensato vabbé sono un po’ cazzi suoi, però in quel momento mi è sembrato anche un po’ più simpatico
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oh koch, lasciamo perdere zacchegno e buttiamoci su sue
allora koch quello che pensavo era sì certo ci sono più scrittori che lettori certo certo ma intanto la coda all’ingresso della fiera del libro c’era dalla parte dell’ingresso dei lettori mica da quello degli scrittori che erano quattro gatti, e la gente che girava era tutta da quei dieci editori grossi a comprare i soliti libri cercando di farsi fare lo sconto, cioè fuori da internet il mondo gira ancora nello stesso modo, e se vai nei forum nei newsgroup di amanti dei libri, oh mica parlano dei libri della zacchegno editore parlano dei grandi capolavori dei grandi come busi come ammanniti come brizzi, parlano di einaudi di mondadori di feltrinelli e allora mi chiedo, ma il novanta per cento dei piccoli editori che era lì dentro alla fiera del libro, a chi li vende quei libri, quanto è grosso il mercato di quelli che sfuggono da mondadori e vanno a prendersi un noir sconosciuto della zacchegno editore che in libreria ci arriva solo su richiesta e lo mettono per dritto tra i noir mondadori e grandi classici feltrinelli? esiste sta gente, da dove viene, ne vale la pena di scrivere di fare le maratone dai piccoli editori per essere pubblicato per zacchegno editore koch? tu mi dirai eh no ma scherzi venerandi non vale per un cazzo di tempo è che non possiamo fare altro, ma la verità -mi diresti- è che dobbiamo mollare tutta questa merda e essere felici come galiazzo che fa programmi java, ecco la via, ecco cosa mi diresti, mi diresti anche che il sale della vita non è scrivere bensì giocare a cave story, videogioco giapponese scritto da pixel circa cinque anni fa e da poco tradotto in inglese dove c’è tutto questo mistero che bisogna cercare sue, tutti parlano di questa sue che nel gioco non c’è, è un gioco peso con tutti sti animaletti nipponici e il chitarrista dei radiohead ha detto nel suo blog che cave story è un ‘piece of art’ o qualcosa del genere, e il gioco io l’ho scaricato e sono lì koch, sai quando ti accorgi che sei ancora in tempo per smettere, sono sulla parte esterna del baratro, mi basterebbe un solo passo per avere la droga per pensare solo a sue, per avere la droga di sue e passare le nottate a cercare i punti di salvataggio e le armi e parlare con questi animaletti che hanno un sacco di cose da dirmi in inglese su sue e poi magari quando l’ho finito contatto il programmatore e gli dico eh senti pixel e se te lo traduco in italiano, sai io sono un grande scrittore della zacchegno e volevo tradurre... come non conosci zacchegno editore? eh si vede che da voi in giappone siete indietro, qua zacchegno tira come una bestia... come? voi leggete solo ammaniti, busi e nori, ah no certo, oh gente fortissima ci mancherebbe, ma zacchegno ha altre frecce nel suo arco tipo hai mai letto ‘le foglie del destino’ di chiara belluso? eh oppure il noir ‘bagliore nel buio’ di filippo bentivoglio, ambientato nella marsiglia della piccola malavita locale dove tu impersoni un investigatore che si è separato da tempo dalla moglie che è alla ricerca di una donna scomparsa che si chiama sue, e questa sue è un po’ come il terzo uomo di welles, eccetera, gli direi così koch, ma sento che sei distratto stai dormendo dopo il tuo lavoro a feltrinelli, non hai mandato i pezzi a mucchio selvaggio lo sapevo, tu dormi e io devo fare il latte per le iene, ecco la storia io scrivo mentre bevo il latte di soia e il muesli e poi vado a fare l’impiegato e tu dormi e poi vai da feltrinelli, ma c’è zacchegno, koch non ti preoccupare c’è zacchegno e se zacchegno non c’è, possiamo sempre buttarci su cave story, possiamo andare avanti mesi, forse anni, a cercare sue in mezzo a animaletti nipponici.
sempre che esista questa sue
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Riuscirà il venerandi a fuggire dalle spire tentacolari 8-bit di 'Cave Story'? Riuscirà a finire 'female male' di Johanna Russ senza ripetere ad ogni pagina sfogliata 'cazzo cazzo'? Riuscirà a trovare i duecentoquaranta euro di retta asilo arretrata del primogenito, senza dover sacrificare al mercato nero il primo rene del secondogenito? Queste e molte molte altre risposte nelle prossime appassionate puntate di salvoesaurimentoscorte! Stay tuned!
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Ecco cappuccetto rosso!
Cappuccetto rosso persa in un percorso a bivi per arrivare fino alla nonna, tra maniaci, lupi bastonati e nonne infuocate. Ecco finalmente la storia a bivi del laboratorio Storie che cambiano 2007!
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fiera del libro di torino II
il controllo del titolo di viaggio ticketless crea sempre un silenzio imbarazzante tra gli altri viaggiatori che si chiedono -senza avere il coraggio di chiederlo- che cazzo stia facendo.

- mi dia la penultima lettera del suo codice
- g
- legga qua, questo è il suo nome?
- sì
- buon viaggio

qualcuno delle ferrovie mi spieghi per quale oscura ragione gli intercity con i vagoni in via di rifacimento, si chiamano intercity plus invece che intercity minus. il biglietto costa meno, i vagoni sono i sopravvissuti di dieci anni fa, ma si chiamano plus.


i miei compagni di scompartimento hanno una dialettica che mi impedisce di continuare a leggere female male della russ. parlano di materie fiscali. potrei facilmente scrivere tutto quello che dicono. io non mi farei consigliare dalla laura. amici amici però. io nei momento delicati sul lavoro, con fabrizio che eravamo amici amici, che mi dava anche più affidabilità di laura... però...
il top è quando lei dice a lui, ho portato una mela anche per te, e lui dice una cosa? e lei una mela, e lui ma io non mangio le mele, e lei ma per il dopo pranzo, dopo il toast ci mangiamo una mela, e lui ma io non mangio mele mi sono portato le daygum protex, e lei le daycosa? e lui le daygum protex sono le stesse gomme che uso in ufficio, e lei ride è anche caruccia, e lui non ride e dice guarda che è prodotto professionale.
in treno le persone che parlano degli assenti ne parlano: o educatamente male, o male. i miei compagni di viaggio hanno mancato la pentola dell’acqua bollente da piccoli, scendo. scendono anche loro vanno alla fiera del libro.

ogni anno c’è qualche scrittore che dopo essere stato alla fiera del libro fa il pezzo in cui spara a zero sulla fiera del libro, fa caustici commenti su questo e quello eccetera, la verità è che parlare male della fiera del libro è un po’ come sparare sulla croce rossa, ok una croce rossa piena zeppa di persone, ma pur sempre una croce rossa. quello che invece pensavo mentre camminavo tra le case editrici, tra quelle fichissime che pubblicano solo gente-dea e quelle in cui è scritto a grosse lettere che siamo TUTTIAUTORI (tutto attaccato), è che i libri sono tantissimi. migliaia e migliaia di volumi che io, anche se ci fosse un mio libro, vuol dire che in quel magazzino di roba edita , il mio libro rappresenterebbe uno zero virgola zero zero zero zero uno di tutta la produzione presentata lì dentro. anche se ci fosse un mio libro, voglio dire, sarebbe percentualmente talmente irrilevante da non esistere, un po’ come pisciare in mare e pensare di essere oceano. la fiera del libro ti dà l’esatta misura di internet: tutti possono pubblicare, tutti sono autori, tutti sono editori, c’è spazio per ogni cosa.
tutti hanno diritto al loro 17x10x2 cm.
la verità è che girare per la fiera del libro mi deprime, arrivo anche di buon umore, poi dopo tre corridoi vorrei fuggire fuori, lontanissimo, andare a fare delle cose.
ascoltare renato zero. dovrei fare come la tipa seduta di fronte in questa fornace di localaccio. ascolta renato zero e guarda fuori. il problema di non-scrivere è che poi finisci così, in un locale torino-genova a ascoltare renato zero guardando fuori dal finestrino.

uscendo dalla fiera del libro passo sotto un cartello con scritto ATTENZIONE BARRIERA SIAE e sotto, una scritta, mi avverte che sto uscendo dalla barriera siae della fiera del libro che se supero quel cartello il mio biglietto non vale più.
appena fuori dalla barriera siae vengo colpito dai raggi di kryptonite e torno ad essere un povero stronzo.

fuori dalla fiera di torino, verso la stazione, le palazzine sembrano fatte con i lego di simone: arancione brillante e grigio, blu cobalto e bianco, giallo e rosso. alle finestre e ai balconi non si vede nessuno. si vergognano.

ho comprato solo un libro per cecilia, è tutto bianco non c’è scritto niente.
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fiera del libro di torino I
si parte per la fiera del libro di torino, lo zainetto di viaggio contiene: powerbook (quindi *tutto*), male female di johanna russ, e la rivista retrogamer: zaino leggero per arrivare rapidi rapidi alla stazione, giusto per vedere il treno che se ne va (di solito è così: anzi le volte che arrivo in orario in stazione, mi fermo a fare una veloce colazione in modo da veder partire il treno a stomaco pieno. sempre dopo una affannosa e inutile corsa, anyway).
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le cose vere
quando esco dall’ufficio ho gli occhi stanchi e ho la testa ovattata, non riesco a formulare bene i concetti, sono stordito e ho solo voglia di andare in un letto e dormire o fare cose meccaniche che non richiedano la mia intelligenza e quindi mi metto a scrivere perché anche scrivere può diventare un esercizio del tutto meccanico e privo di intelligenza, chi legge baricco lo sa, e ora sono seduto su un coso di cemento a forma di supposta che delimita il parcheggio, su un coso di cemento ci sono io che scrivo e sull’altro niccolò che cerca di venirmi addosso e fare cadere il mio portatile per terra così che io possa rivolgere tutta la mia attenzione a chi più se la merita, ovvero a lui che pare desiderosissimo di raccontarmi di un treno che vuole costruire che andrà a una velocità enorme e che passerà tra fiamme e poi tra grandi montagne di ghiaccio che potranno essere poi utilizzate dai bambini del treno per costruire spade di ghiaccio, tutto questo perché stiamo aspettando la macchina della mamma contenente una mamma (cecilia) e un bambino (simone edoardo), e niccolò mi chiede cosa sto facendo e io gli dico che sto scrivendo e gli leggo quello che ho scritto fino a qua, e lui mi ascolta ridendo e dice di continuare a scrivere e poi mi chiede per chi scrivo queste cose e io gli rispondo per internet, sono cose che poi metto su internet e lui mi chiede ma cosa gli interessa alla gente che metti queste cose su internet e io dico oh beh ti ci metti anche tu? c’è tutta una schiera di persone che mi chiede perché cavolo scrivo, ti ci metti anche tu? e lui allora sta zitto e io allora aggiungo, magari c’è qualcuno che gli interessano queste cose, e torno a scrivere e sto zitto e poi nel silenzio creato da me che sto cercando di scrivere lui si avvicina a me e mi sussurra, eh ti ho fatto una bella domanda eh? e ridacchia. Allora io mi fermo e sbuffo e decido di smettere di scrivere, con lui che parla non ci riesco e vedo la vite del powerbook che naviga molla e per fare il padre che confida al figlio i proprio problemi quotidiani, gli dico hai visto qua chicco, vedi che questa vite è molla? e gli racconto che c’è una vite del powerbook che si sta svitando, gliela faccio vedere e lui osserva distrattamente, poi mi guarda e mi dice, allora continui? e io resto con l’unghia a solleticare la vite e gli chiedo cosa? e lui dice a scrivere, devi continuare a scrivere, così poi me lo leggi, e io lo guardo un po’ perplesso e ritorno a scrivere e lui inizia a muoversi a saltare e poi si ferma e mi chiede, allora stai scrivendo che sto saltando? e io gli dico cosa? e lui mi dice, devi scrivere che sto saltando, e io gli rispondo, perché dovrei scriverlo? e lui mi dice, ma come, perché tu scrivi le cose che succedono, le cose vere.
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# Ordine degli Scout del Mondo
# Scuola Nazionale Formazione Scout
# Server Scout
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# Si avvisa che per cambio macchina con una piu' moderna,
#nei prossimi tempi potranno esserci disservizi sui demoni
#web, mail e ircd.
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#Ivano Venerandi WB
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la seconda cosa
vorrei esserci dentro: questo è un problema, voi non lo sentite ma io l’ho sempre sentito questo rumore, perché ho le orecchie adatte a sentire questo tipo di rumori, io sento il rumore del silicio, sento il frinire dei gigahertz che scaldano la pietra, avete presente i primitivi con le pietre sul fuoco che scaldano la carne grugnendo? ecco io sento quello che sta dentro ai chip che arroventano i loro cori multipli li sento giovani e duri e li sento anche invecchiare, vedo gli hard disk frizionare, sento che tutto questo non vuole dire niente, è un cosa che se volessi potrei smettere subito, è facile smettere di precipitare nel vuoto se sai come farlo, ci vogliono i reni ragazzi, dei grossi reni e un cuore-quad che pompa come un bastardo, è tutti sono lì da anni da secoli, sono lì che aspettano che la cosa dopo la quale sarà tutto diverso, quello che voi chiamate tecnologia è roba da ridere, è un folklore premedioevale, icone cicli stack linguaggi è tutto un folklore che sta dietro alla cosa dopo la quale sarà tutto diverso, sapete quale è il grande passo, il grande passo è la parola, brevettate tutto ma non la parola, la parola viene prima di ogni altra cosa, puoi stare zitto solo se c’è la parola e sapete cosa viene dopo la parola, non viene niente dopo la parola, dopo la parola c’è un tempo finito e limitato, dopo la parola c’è la morte, dopo la parola c’è solo chi la userà fino alla disperazione, fino a urlare che non serve a un cazzo la parola, che la parola è niente (mio figlio.2 mi chiama e mi informa di un ragno: io non lo vedo) (mio figlio.1 mi chiama e dice che sa usare i rollerblade: controllo: è vero: lo adoro) se sapessi di morire mi metterei alla tastiera in quella stanza di koch e andrei avanti, cercherei un ritmo, lo troverei, farei cosa già fatte da altri, forse, a furia di sbattere la testa troverei una strada nuova, scoprirei che la strada nuova è la più antica del mondo, ne cercherei un’altra, continuerei a scrivere cercando di non fermarmi mai, di dire le cose che hanno un senso, di dire le parole essenziali e poi di prendere fiato con quelle inutili e poi di continuare con quelle che non esistono, avete presente quando si scrive e appaiono solo spazi bianchi, a me è successo, credete che abbia smesso di scrivere? ehi dico a voi ragazzini, credete che se adesso venissero fuori solo spazi bianchi io smetterei di scrivere? andrei avanti, oh ci potete scommettere, andrei avanti alla cieca perché non potrei fare altro, perché la prima cosa è stata la scrittura e vedrete la seconda, quando arriverà, oh ve ne accorgerete tutti, qua siamo ancora nella preistoria, questi sono solo i bagliori del mondo peggiore che sta arrivando, ma a nettuno, statemi a sentire coglioni, a nettuno i motori sono già caldi caldi
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foto ricordo da bazzano
in questa meravigliosa foto, ecco il venerandi che legge a bazzano. tutti i materiali dell'incontro si trovano qua.
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personaggi già pronti per romanzi di successo
1: era uno che portava i peli pubici, duri e neri, direttamente sul petto, un po’ come demo; 2: era una ragazza con lo sguardo apollineo, i fianchi di giunone, il seno di demetra e le braccia della venere di milo, per via di quell’incidente alla pressa meccanica; 3: credeva in dio, negli ufo e in wikipedia con lo stesso infantile entusiasmo; 4: era stato un fervente cattolico finché non aveva installato una distro linux sul suo portatile; 5: non riuscendo ad essere un tipo originale, cercava almeno di essere a tiratura limitata; (...)
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aggiornamenti al sito
ho messo in linea un po' di materiali: io e cecilia raccoglie parte dei racconti usciti dal 2003 al 2006 su macworld italia; in video kills ho messo il video fatto da eilart di matteo galiazzo per icity, assieme ad un breve live bootleg del doctoribus cadde fatto alle giubbe rosse nel 2005; in l'invasione di marte trovate le foto di matteo cavalleri e in scriptabilia i canti finora scritti del rekiem assieme all'inizio di altea.
enjoy
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lettera a koch da sodoma (3 di 3)
e il terzo problema, ti avevo detto koch che i problemi sono tre, il terzo problema è che anche se decidessi di fare il bodisattva, mi mettessi al servizio dell’umanità, anche se destinassi la mia vita a rendere gli altri felici, anche se raggiungessi l’illuminazione totale e capissi che la mia vita è una merda se penso solo a me stesso a scopare o a fare in modo che la gente parli di me, anche se capissi tutte queste cose e decidessi finalmente di comprare una di quelle vaschette con la sabbia e il rastrellino per essere zen anche nella mia vita quotidiana, ecco, anche in questo caso avrei dei problemi perché è difficile essere zen se hai dei figli perché tu ti alzi con la migliore atmosfera zen del mondo ti avvicini alla vaschetta con la sabbia e il rastrello e lì trovi che metà della sabbia zen è stata sparsa per il tappetino zen e più oltre per terra infilandosi sotto ai mobili, tra le pagine dei libri e che nella sabbia zen sono affondate alcune automobiline senza ruote e pezzi di polvere annegano impuri tra i denti spezzati di quel che resta del rastrello zen, e questo è solo un semplice esempio koch, il fatto è che ogni cosa è zen se sei solo o con una persona zen, ma ogni altra cosa fatta con due figli under cinque perde di ogni zennità, anche andare a mangiare una pizza diventa un qualcosa che rassomiglia molto molto a certe descrizioni dell’inferno fatte da swedemborg a strindberg in alcuni bettole berlinesi, e non posso neppure rimuovere il problema perché io queste due canagliette adesso le amo, sono innamorato delle due canagliette e una delle due oggi, sopra un ponte di sodoma, ha poggiato il capo sulla mia spalla con una tenerezza e un abbandono fantastico e io gli stavo per carezzare amorevolmente i capelli pidocchiosi quando quello mi ha tirato un morso profondissimo e lunghissimo in una zona sensibilissima dell’ascella e io gli urlavo basta simone sto soffrendo mi fai male simone basta cazzo simone mi fai malissimo e lui più urlavo più stringeva i denti e poi alla fine mi ha mollato stupito delle mie urla e poi cecilia mi ha spiegato che è un gesto di affetto e io ho un livido scurissimo di affetto poco poco zen di circa due centimetri quadri, oppure poco fa nella stazione di sodoma il grande è sparito e io e cecilia correvamo binario per binario come due lare croft velocissime e tese e poi sono entrato nel centro gran ristoro di sodoma e il grande era lì circondato da addetti delle ferrovie dello stato e niccolò li ammaestrava sulle cose invisibili della rotabilità ferroviaria e quando lo abbiamo preso con rabbia profondissima lui ci ha guardato sereno e sbalordito, come se ci volesse dire, perché siete preoccupati, non sapete che questa è la mia casa? e anche gli omini delle ferrovie dello stato ci hanno detto non vi preoccupate perché lui è il bambino sapiente e ha saputo come ben comportarsi quando lo avete perduto, così niente, tutto questo per dire che anche fare lo zen è una cosa del cazzo una illusione come la musica ambient, una cosa che funziona finché hai il lusso di poterti fare i cazzi tuoi, ma poi appena smetti c’è la gente, i figli, i casini, le relazioni sociali, i soldi sprecati in merda, tutte queste cose che ti ricordano che la vita normale non ha niente a che fare con lo zen lo zen come noi lo conosciamo è una parentesi come andare a sodoma e pensare che sodoma è il più bel posto del mondo e che tutto il mondo è come sodoma.
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tipo lei donna sui quarantacinque una teoria di uomini sbagliati alle spalle e adesso basta ha deciso di trovare l’uomo giusto e lei come lavoro fa compravendita di uffici nel centro della town milanese e quindi entra in contatto con questi maschi in giacca e cravatta che sono quasi tutti più giovani di lei e che hanno negli occhi quella piccola follia umana di volere guadagnare soldi nella maniera più rapida e dolorosa possibile e lei ci muore dietro a due soprattutto, il primo si chiama Andrea e lavora per un famoso studio di architetti d’interno dell’interland milanese e il secondo è Sananda Maitreya, un musicista pop che aveva avuto grande successo negli anni ‘80 con il nome di terence trent d’arby e poi si è convertito a qualche religione orientale, si è bevuto cervello e adesso pubblica dischi in mp3 usando strumenti chiesti in prestito ai beatles, e quindi è la vecchia vecchia storia di scegliere l’amore o i soldi perché andrea -che per inciso scopa da dio- è un pragmatico stronzo arrivista che pensa solo a se stesso e ai soldi e la vorrebbe come donna serva in casa mantenuta e amata come un buon elettrodomestico, mentre Sananda Maitreya è fuori di testa e la tiene per ore a sussurrarle cose su budda e sui bodisattva e si capisce che si fotte le ragazzine giovani e non ha interesse per lei ma la vuole affascinare lo stesso con le storie sulla spiritualità perché è abituato a farlo e quindi lo fa con tutte e verso la fine lei è indecisissima e finisce che manda a fanculo Andrea che aveva intenzioni serissime su di lei ma soggiogandola e facendola sentire sempre in colpa per qualche cazzo di motivo psicologico e poi va da Sananda Maitreya decisa a scoparselo in ogni caso ma quando arriva c’è un ambulanza lo stanno portando via d’urgenza e lei pensa che sia perché si è fatto qualche cosa di droga e invece si viene a sapere che è una colica renale e il film termina con lei che è in aereo e parte per farsi una nuova vita in nuova zelanda e nel posto vicino a lei si siede un uomo bellissimo e fantastico con cui inizia a flirtare e qui finisce il libro pieno di speranze e di allusioni, me lo vedo già tipo bompiani, colori pastello, una donna in copertina con dietro due uomini fichi di cui uno mulatto, titolo ‘Quello giusto’ sottotitolo ‘mi ama o mi mantiene?’, pseudonimo Veronica Lars, 14 euro, 140 pg, sconto 20% alla cassa se ne comperi un altro della stessa collana idea regalo bompiani 2008
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lettera a koch da sodoma (2 di 3)
oppure koch farei un sacco di sport, se non penso a scrivere e al mio ego magari penso al mio corpo, torno da cangelosi a fare kung fu, sai che me lo sogno ancora adesso, mi sogno certe notti che torno nella palestra di cangelosi a fare kung fu dopo anni che non ci vado più e mi sento una merda mi sento in colpa perché in fondo la palestra di cangelosi ti faceva sempre sentire un po’ in colpa, era una delle cose che non sopportavo del kung fu, un’altra era che quelli che fanno kung fu erano davvero convinti del kung fu e ci credevano completamente e compravano riviste tipo BUDA INTERNATIONAL dove sopra c’erano foto di persone vestite da tigri antropomorfe che, niente, non avevano niente a che vedere con me, con i motivi per cui facevo kung fu, e quindi mi piaceva fare kung fu, mi piacevano un sacco di cose del kung fu, ma non mi piacevano i motivi per cui tutti gli altri facevano kung fu e non mi piaceva che mi sentissi sempre in colpa, come se stessi sbagliando, doveva essere un qualche tipo di tecnica orientale koch, però se non scrivessi magari potrei tornare a farlo così anche se non sarei più felice sarei comunque più tonico, mi tapperei il naso come montanelli e farei le mie forme, fare le forme era la cosa più bella koch, ti mettevi lì concentrato e facevi una serie di gesti consecutivi in maniera pesissima e quella era la forma, la forma era la ficata koch, sto scrivendo nel letto da sodoma e ho mal di schiena, domani torno a genova koch e mi aspettano due mesi di inferno koch, lo ha anche detto cecilia “fino al cinque agosto sarà un problema dietro all’altro” e io ci credo koch, ma so che andrò avanti perché anche se andasse tutto a puttane, anche se mi levassero ogni cosa che ho, anche se mi trovassi a urlare da solo al porto antico tra gli immigrati che si bruciano la bocca, beh io resterei comunque con la scrittura, anche da nudo con uno che mi brucia i peli con il tappo arroventato, comunque nel mio corpo nudo ci sarebbe la scrittura, suderei la scrittura anche se non scrivessi un cazzo, perché la scrittura è un fottuto problema, koch.
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lettera a koch da sodoma (1 di 3)
tu ti fai dei grossi problemi koch, ma ogni tanto penso come sarebbe la mia vita se non scrivessi se decidessi di non scrivere e non provassi neppure cose tipo rancore o malinconia o cose del genere, se decidessi di farla finita e basta ecco penso che avrei molto tempo per applicarmi a cose della vita di tutti i giorni, curerei la casa rimetterei a posto le fasce, taglierei i rovi sarei sempre a fare qualcosa, sarei una persona molto attiva, non perderei tempo a leggere dei fottuti libri di narrativa o se li leggessi sarebbero di persone che non rischierei di poter conoscere, scrittori morti, leggerei manuali zen, libri di giardinaggio, libri semplici di programmazione tipo per le macro del pacchetto openoffice che -notizia di oggi- pare proprio che il team SUN sia entrato ufficialmente a lavorare al porting del pacchetto openoffice per macintosh e questa cosa mi riempie di eccitazione perché openoffice è il male, ma uno di quei mali di cui ho bisogno, io sono openoffice dipendente e solo il fatto che openoffice per mac sia una chiavica fa sì che io non sia caduto nel baratro di openoffice e non tutti hanno questa fortuna, c’è gente che è uscita di testa per openoffice e io invece sto cercando di smettere perché openoffice non è molto zen, mentre le applicazioni mac che uso sono molto zen e quindi se torno a openoffice in realtà mi faccio del male, è come tornare a fumare koch, ma d’altronde quante vite abbiamo koch, ne abbiamo solo una, e io tipo se non scrivessi potrei smettere di usare i pacchetti software zen e comprarmi quella vaschette di sabbia con il rastrello, non so se le hai mai viste, sono delle vaschette di sabbia con un piccolo rastrello e tu quando sei teso, stai male, stai soffrendo per cose che non sai neppure quali siano, allora tu prendi il rastrello e ti metti lì e gratti la sabbia e questo dovrebbe farti stare meglio, dovrebbe farti entrare in una dimensione più zen e io mi sento abbastanza zen tipo ascolto le radio ambient via internet con itunes, e sento questa roba elettronica, musica rarefatta, e la sento e mi sento astrarre, davvero, è musica che mi fa stare bene, mi fa venire pensieri senza senso, penso a radiazioni o a cose che non sono stato e il problema, caro koch, il fottuto problema è che quando spengo la radio, e prima o poi devo spegnerla, mi sento ricatapultato nel mondo reale e quindi mi incazzo perché penso che quella radio zen è stato solo un fottuto inganno, mentre io pensavo a quel periodo passato sulla base aeronautica di nettuno invece la mia vita di merda andava sempre più di merda i miei problemi erano tutti lì che stagnavano e muffavano, però se non scrivessi sarei più pratico e penserei alle cose della mia vita ai miei problemi, starei a sentire quelli che mi stanno attorno e magari mi sacrificherei completamente per renderli felici, è così difficile vedere persone felici che essere uno che spende la sua vita per rendere felice quella degli altri, credo che sia l’unica cosa decente che possa fare una persona tutto il resto è niente koch, sono cose che non esistono, magari non resta niente di quello che ha reso felici gli altri, oggi ero a sodoma in un parco e c’era questo busto di un vecchio, un busto in bronzo, di questo vecchio che pensava e io guardo il nome ed era uno che non avevo mai sentito prima e ho pensato, guarda te, tutta la vita a inseguire il proprio ego e dopo un secolo sei un busto arruginito che non si sa manco chi cazzo sei, bella fine di merda, magari c’era uno che ha speso la vita a renderti felice e quello resta senza busto, beato.
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viaggio a sodoma (ii)
la cosa interessante di sodoma è che ogni volta che ci vado non riconosco dove sono, mi trovo a camminare tra palazzi abbastanza simili a quelli che avevo già visto, ma non gli stessi. è come se sodoma ogni volta demolisse le sue case e le ricostruisse poi basandosi su una sodomizzazione architettonica che la rende così impalpabile ed eterna.
piove.
a sodoma tutti usano l’ipod, lo tengono in mano come se non pesasse nulla, visti in prospettiva sembrano padroni che portino al guinzaglio se stessi.
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viaggio a sodoma (i)
sono in viaggio verso sodoma, siamo in treno, i miei figli sono davanti a un powerbook quindici pollici che guardano un dvd, cecilia legge un libro di storia medioevale e la generalessa legge un articolo dell’autore di gomorra, quale migliore compagnia di viaggio per sodoma? saviano nel suo articolo dice che la vera letteratura è la letteratura che mette le mani nel sangue del proprio tempo, la letteratura non come evasione ma come invasione, e bravo saviano. sono gli atti di un convegno e io penso che per me la letteratura è sopravvivenza, vedi tu saviano.
l’inferno di questo mondo è nelle cose quotidiane, l’inferno è dentro al powerbook caro kappe, l’inferno è sodoma, l’inferno è wikipedia. ci sono anche uomini infernali, per questo uso le saponette allo zolfo, per lavare qualunque cosa, in modo da rendermi simile a loro, ma cecilia è convinta che gli uomini infernali in realtà profumano di carne.
Mia suocera dice che mi vuole portare in un isola vicino a sodoma dove c’è ancora la cultura contadina, è tutta un isola dove c’è solo erba.
“Uh. E perché mi ci vuoi portare?”
“Perché sei vegetariano”
“Ma mica bruco”
“Vabbé, pensavo che voi vegetariani steste bene in posti con erba”
“Ci sono anche sterpaglie?”
“Penso di sì”
“Allora è fatta, si parte!” ho un debole per le sterpaglie.
Cecilia torna dal bagno e nota che mi sono staccato dal portatile e fa la faccia stupita e chiede “oh, fai conversazione?”
“No, non ho copertura” le rispondo indicando le ondine morte dell’airport, e lei digrigna i denti.
A fianco a me c’è un ragazzo con un macbook, lui ha tirato fuori il macbook per fare il fico e io allora ho tirato fuori il powerbook, non ci siamo mai guardati negli occhi ma tra di noi c’è tutta una tensione elettrica, sembriamo uno spot apple maligno, lui si è messo lì cercare di configurare qualcosa di bluetooth poi dopo un po’ ha rinunciato e ha aperto word e si è messo a scrivere. Io ho fatto finta di niente dopo un po’ ho sbirciato e ho visto che sta cercando con difficoltà di scrivere una poesia d’amore. Con word. Come si possa scrivere una poesia d’amore usando un pacchetto software per l’ufficio è per me un mistero. Tanto vale usare excel. Lo vedo anche sofferente, continua a martoriare un verso, vorrei dirgli che il problema non è la lirica ma l’informatica,
Quando arriviamo a sodoma i figli si scatenano, corrono come dei pazzi e sbattono tutte le porte. il luogo della nostra permanenza è strindberghiano, un appartamento gestito dai gesuiti, simone arriva a culo nudo e ride e scappa via e la generalessa lo vede e esclama “ma no, non vedete che è a culo nudo! il culo è come i polmoni! il culo è importante!”
‘In effetti” penso osservando il mio secondogenito schiappettare via.
(continua)
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Il tennis Strindberg e l'elefante
Il tennis strindberg e l’elefante di lars gustafsson è un libro che mi perseguitava da tempo, un fuori catalogo di guida editore, e adesso sono riuscito a trovarlo grazie al remainder on line di libribook. Il libro ha un centinaio di pagine, è un racconto lungo non particolarmente significativo, ma ovviamente immancabile sulla scrivania di ogni strindbeghiano che si rispetti.
Il pretesto della narrazione è il ricordo di un periodo felice, l’ultima giovinezza dell’io narrante, quando era insegnante di letteratura nordeuropea in un college texano, ma il ricordo diventa un veloce e brillante affresco storico sempre sul punto di diventare un romanzo vero e proprio, ma che poi sceglie un'uscita dimessa, smontando i meccanismi narrativi che erano stati attivati con grazia. Si parla di tennis, dell’arte della battuta, della nascita del frisbee, dello scout paramilitare che sul tetto del collage spara con un fucile di precisione uccidendo studenti a caso, di computer della difesa militare usati in tempo di pace da geniali studenti rivoluzionari in terapia psicanalitica, di giovani studentesse texane che sanno tutto di nietzche e che si battono contro ricchi possidenti locali per poter cantare l’oro del reno di wagner, e soprattutto della scomoda scoperta di un oscuro libro di chimica del polacco pietziewzskoczsky in cui si rivela che le mistiche potenze che complottavano contro strindberg descritte in Inferno, erano in realtà gli effetti di un complotto reale attuato da un gruppo di chimici polacchi per ottenere oro tramite la pietra filosofale ricercata dal folle drammaturgo svedese.
Un foster wallace del nord europa? No, piuttosto un libro scanzonato e 'colto’ che gioca con la scrittura e che ha lo scopo di divertire il lettore con una narrazione di intrattenimento piacevole e leggera. Si sente l’amore nostalgico per un’epoca solare della propria vita, passata in un’America che mostra i suoi muscoli tecnologici e contemporaneamente scopre di essere primitiva e rozza.
Peccato che dopo i tre quarti del libro, l’autore sgonfi le trame costruite e scelga di concludere il libro senza sviluppare una serie di temi che avrebbero da soli retto una narrazione sofisticata di più ampio respiro.
Per chi ha letto strindberg, un must have semplice e leggero, un vinello bianco dopo il nero fermo di inferno.
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rapidwever
quindi davano questo seriale di rapidwever a tutti coloro che avevano comprato macuser ma non c'era nessun controllo e quindi tutti si sono presi e scaricati rapidwever che è un programma per fare siti in maniera facile e senza sapere nulla di css o html, infatti usi tutti dei moduli e dei temi, devi un po' adattarti a rapidwever ma anche lui si adatta un po' a te, è come una laica alleanza tra uomo e macintosh, perché rapidwever gira solo su macintosh e quindi mi sono messo a vedere come funzionava e all'inizio pensavo che era una stronzata inutile per fessi, poi ho capito che è vero ma che anche io sono un fesso e che ho bisogno di rapidwever che non posso fare altro che fare siti con rapidwever, sono due giorni che non faccio altro e ieri mi è anche successa questa cosa che per un attimo sono stato felice, mi sono anche spaventato, per un attimo ho avuto la felicità di avere il seriale legale di rapidwever e di avere sotto alle mie dita rapidwever e di poter distribuire le mie idee con rapidwever e questa cosa della felicità, unita al fatto che all'inizio dicevo eh sì bello ma non ha questo e non ha questo e poi scoprivo che invece c'erano, che i programmatori di rapidwever avevano preventivamente pensato a tutti i miei desideri, ecco queste due cose insieme mi hanno fatto capire che rapidwever è il demonio e che i programmatori di rapidwever sono anni che lo programmano per questo giorno, il giorno in cui avrebbero lasciato scoperto il loro seriale, come una trappola perché io ci cadessi e fossi tentato e finissi nel baratro di rapidwever.
Comunque ora vado quattro giorni a sodoma, spero che non ci sia copertura wireless.
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lamerotanti
lamerotanti, il blog fichetto di narrativa giovane, chiude e mi dispiace.
non si tratta di una scelta voluta, ma i presupposti con cui era nato il blog, oggi non ci sono più. le persone che hanno dato vita a lame se ne sono andate, per diversi motivi, e non aveva senso continuare facendo finta che ci fossero.
al momento il blog è 'congelato' e presto toglierò tutti i materiali ancora rimasti.
ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a lame, in ogni modo: paul demeriano, federico blo, antonio koch, simone bedetti, donald datti, mauro mazzetti, kitterlegnosky, matteo galiazzo, minestro.net, ivano venerandi, federico platania e tutti gli altri che con post e commenti hanno dato vita a questo blog.
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Pensieri
Tornato da bazzano sono parecchi i pensieri che mi frullano in testa. Tipo sono andato, ho assistito al dibattito, ho anche detto le mie cose e alla sera ho letto assieme a un'altra quindicina di poeti. Ho letto un canto del rekiem, un poemetto che sto scrivendo, e l'ho letto con un certo trasporto, parla di un tipo che si trova nel mezzo di una scala e non riesce né a salire né a scendere perché la scala è infinita e fatta dello stesso scalino. E gli altri poeti del pubblico hanno battuto le mani, poi alla fine di tutto sono andato da due o tre poeti che mi erano piaciuti e che sapevo più o meno chi erano e cosa facevano e gli ho detto bel pezzo, e loro anche tu bel pezzo, e io gli ho detto beh grazie, ma sai che io ti conosco perché so che hai fatto questo e questo e lui mi ha detto eh sì sì è vero e poi ha aggiunto, ma scusa, come hai detto che ti chiami?
E io sono rimasto un po' così, la cosa si è ripetuta per tre volte, più o meno identica, ora: o il nome venerandi è di quelli che senti una volta e poi te lo dimentichi, o il prodotto che avevo presentato pochi minuti prima non era così importante, non abbastanza da far ricordare il mio nome.
La cosa alla distanza mi ha fatto pensare: io faccio trecento chilometri in auto per leggere cinque minuti, leggo la mia cosa e mi dicono che sono anche bravino che il pezzo non è male, e dopo altri dieci minuti la gente non si ricorda come mi chiamo.
Io non credo che gli altri poeti avessero scarsa memoria, non credo manco fossero degli spocchiosi, era gente simpatica e intelligente, secondo me più semplicemente io non esisto.
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