May 2007
oh sì scrivere
31/05/07 21:47 |
lettere a koch
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beh certo mazzetti tu
dici scrivere in ogni posto fare lo scrittore
prendersi tempo per la scrittura, tipo adesso sono in
coda al fisco e non ho la benché minima ispirazione
per scrivere qualsiasi cosa faccio un sacco di errori
sono nervoso mi hanno rubato la bici la mia tastiera
è alla dogana e sono nervoso non so nemmeno perché
forse perché ho bisogno di stare tranquillo, non c’è
niente di male a stare tranquilli e non c’è niente di
male a scrivere mazzetti, il problema è che questa
scrittura, questa fantastica scrittura blog non
esiste, non esiste mazzetti, io mi sono rotto i
coglioni a scrivere cose che non esistono, non so tu,
ma io a scrivere cose che non esistono mi sono rotto,
vorrei addormentarmi per un tempo
lunghissimo, cercare il punto in cui la terra
sprofonda in quell’ammasso morbido che arriva fino al
centro della terra, tu sai di cosa sto parlando, e
poi andare sotto per spazi infiniti a cercare le cose
che davvero servono nella vita come ad esempio le
molle, sai che non esistono le molle mazzetti, cioè
non esistono negozi che vendano molle, oggi sono
stato in un negozio specializzato di elettronica di
consumo che si chiama echo e c’è da quando ero
ragazzino echo, e gli ho chiesto una molla e lui, il
tipo di echo che è sempre lo stesso da quando sono
entrato per la prima volta in echo, mi ha detto, no,
ha anche scosso il capo, quel negozio è sempre vuoto,
forse è rimasto deluso dal fatto che non avrebbe
venduto niente a questo stronzo che cercava delle
molle e io gli ho chiesto, sa mica chi è che può
tenere delle cose del genere, e mentre lo dicevo devi
immaginarmi che tengo in mano un pezzo di molla da me
ricavato mediante abbattimento di una penna, e lui
ride un po’ beffardo e dice, eh non ci sono negozi
che vendono molle e ridacchia ancora un po’ come se
la cosa lo divertisse davvero, e quindi sono uscito
da echo con la molla in mano e sono rimasto a
fissarla mentre pensavo con una certa serietà di
andare a comperare 86 penne per poter poi avere 86
molle da tagliare e posizionare sotto gli 86 tasti
della tastiera bluetooth apple per vedere se la
diversa elasticità della molla avesse un benefico
impatto sulle mie dita, non è vero sto mentendo, lo
facevo perché moriremo mazzetti, non dico noi due in
particolare, in generale moriremo tutti e quindi se
devo pensare che sia meglio morire dopo aver messo
ottantasei molle sotto ottantasei tasti di una
tastiera per il gusto di farlo e poi scriverlo,
magari scriverci una cosa lunga sopra di uno che
ragiona di mettere ottantasei molle sotto ottantasei
tasti, oppure sia meglio morire dicendo una volta mi
era venuta voglia di mettere ottantasei molle sotto
ottantasei tasti per il gusto di farlo e poi non l’ho
mai fatto pensando che era una cazzata e che non
avevo tempo per le cazzate e invece ora sto morendo e
quindi non saprò mai come sarebbe stato mettere
ottantasei molle sotto ottantasei tasti e forse
quella cazzata non avrebbe allungata la mia vita
anche solo di un secondo, forse no, ma ora non sarei
qua a rammaricarmi di aver perso quell’occasione che
-come spesso capita- non si è mai più ripresentata
nel corso della mia vita, ho perso la constructio
mazzetti, non mi ricordo più come iniziava il
periodo, comunque a senso si capisce, tornando a noi,
don orione che è in un certo senso il mio datore di
lavoro, scriveva un sacco di lettere, tantissime, un
carteggio pazzesco per risolvere casini, per farsi
sentire dai gruppi che aveva per il mondo per
raccontare, e quindi scriveva dappertutto, in ogni
momento ed era forte che alla fine delle sue lettere,
non tutte, alla fine di alcune lettere c’era scritto:
“scritto e non riletto” e poi la data, che voleva
dire che don orione scriveva queste lettere e poi
manco le rileggeva, erano piene di errori ma lui
stava già scrivendo quella dopo, “scritto e non
riletto” pensa che roba blog che facevano all’inizio
del secolo scorso, pensa che roba una cosa tipo koch,
scrittura continua solo che don orione lo hanno fatto
santo, koch finirà all’inferno, ho detto inferno?
volevo dire feltr
|
Missing
Ieri hanno rubato la
bici elettrica di cecilia, essenziale per portare
simone fino all'asilo. Ci siamo rimasti male.
La bici era questa, era legata a un palo nei pressi di via XX settembre, zona feltrinelli.
La rivoglio. Datevi da fare.
La bici era questa, era legata a un palo nei pressi di via XX settembre, zona feltrinelli.
La rivoglio. Datevi da fare.
lost e smk-88
29/05/07 21:24 |
lettere a koch
| Permalink
il problema della mia
tastiera koch è che è partita da los angeles il 25
alle 18.59 e che da allora si è perso il tracking e
ormai è il 29 e non c’è nessuna traccia della mia
tastiera e quindi ho pensato che molto molto
probabilmente l’aereo che portava la mia tastiera
dagli usa a genova è precipitato nel mezzo del mare
andando a schiantarsi sull’isola di lost e tu
immaginati che casino, tutti i personaggi di lost che
arrivano, la carlinga in fiamme loro che urlano, si
danno degli ordini a vicenda che nessuno segue,
cercano di salvare qualcosa e alla fine di tutto
rimane solo un pacchetto bruciacchiato e loro lo
aprono e trovano dentro la smk-88 e loro dicono “una
fottuta tastiera” e non capiscono poi si ricordano
che il loro computer con cui inserivano i numerini si
è fottuto allora prendono la tastiera caduta dal
cielo e la portano fino sotto dove c’è il computer
mezzo bruciato e ci attaccano la tastiera e il
computer rinasce e loro possono reinserire i numerini
e la serie può andare avanti e toccare la quarta
stagione e mentre io sarò lì che guardo la terza
stagione vedrò la mia tastiera smk-88 e dirò cazzo
ecco dove era finita, cecilia e chiamerò ceiclia e le
dirò guarda cecilia la mia fottuta tastiera ecco
perché non arrivava, non si era persa alla fottuta
dogana di milano, se la sono presa quelli di lost, me
l’hanno fregata e cecilia guarderà senza capire e poi
dirà in effetti sembra proprio la tua tastiera e io
dirò cazzo puoi dirlo forte che è la mia tastiera e
quei quattro stronzi dell’isola di lost me l’hanno
fottuta e cecilia si gratterà la testa e dirà beh
però serve più a loro che a te, loro in fondo stanno
salvando il mondo e io mi metterò ad applaudire e
dirò brava, ma brava, dai sempre ragione a quei
quattro stronzi e ai loro menosissimi flashback, eh
vuoi sentire i miei di flashback eh, quelli mi hanno
fottuto la tastiera questo è un dato di fatto, adesso
chiamo la serie e gli dico che immediatamente mi
venga restituita la tastiera e cecilia alza le spalle
e dice che se voglio chiede a suo genero che è
avvocato e io le rispondo che ci può giurare che
voglio, che questa volta ci facciamo i soldi, che
facciamo una causa miliardaria e diventiamo ricchi
così possiamo estinguere il mutuo sulla casa, magari
non tutto ma un pezzo, il pezzo migliore
direi.
alla ricerca della tastiera perfetta
In pratica ero di fronte alla bluetooth apple e la
guardavo e scrivevo qualche riga e poi mi fermavo
tornavo a guardarla e poi scrivevo ancora un po' e
poi mi sono girato verso cecilia e le ho detto, cè
questa tastiera apple fa schifo, e lei mi ha chiesto
perché fa schifo, perché dici che fa schifo? e io
sono tornato a fissare la tastiera e ho detto 'non lo
so, ma adesso mi applico e lo scopro'...
(continua su tevac)
(continua su tevac)
tipo ieri sono andato in
un paesino sopra biella, per un matrimonio di un
vecchio amico e al matrimonio il prete stava parlando
della fedeltà e in quel momento cecilia non c'era ero
solo con niccolò e davanti a me c'era una coppia di
ragazzi giovani e più il prete ribadiva il tema della
fedeltà più questa qua davanti a me
-che secondo me era
cattolica- aveva questo vestitino dimesso dimesso ma
che sembrava fatto per coprire adeguatamente quello
che c'era da coprire per pura fortuna! se solo un
millimetro fosse scivolato sarebbe stato un disastro!
e invece così era perfetto, e ricordiamoci che
intanto il prete sta parlando della fedeltà e io noto
che questa ha dei guantini a rete bianca e che
durante l'omelia li tiene dietro alla schiena e li
tormenta un po', il tutto con una elasticità del
corpo alla lara croft e poco dopo fanno vedere
l'ostia e lei si inginocchia, e lo fa con un
trasporto tale che io -che finirò sicuramente
all'inferno- non posso non pensare che quel
piegamento di arti tutto così studiato, ecco, ci sono
alcuni (tipo io) che piegano appena il capo altri che
si inginocchiano in maniera semplice, posano le
ginocchia per terra, lei invece aveva una posa
plastica, le caviglie scoperte, mi immaginavo anche
le scarpe di vernice, insomma -andiamo avanti- nel
momento del segno della pace io mi giro verso i due
che ho vicino e dico 'pace' e gli stringo la mano, lo
faccio con tutti, lei si gira verso di me, mi stringe
la mano e mi dice 'che la pace sia con te', tutto
così esteso, che la pace sia con te e lì ho capito
che psicologicamente doveva essere un pozzo di
peccato e redenzione, avevo l'impressione di una
capace tanto di arrivare alle vertigini dell'estasi e
ai tormenti del supplizio, magari inginocchiata e
legata in fibracci di lanavetro alla san sebastiano,
mi chiedi l'uomo? uno di quelli che tra la fine della
giacca e l'inizio dei capelli mostrano il lusso di un
pezzo di collo accuratamente rasato. ma la cosa più
pazzesca è stata che mentre andavo al paesino, sono
passato davanti a un sottopaese e sono passato
davanti a un cimitero in cui ero stato in sogno una
quindicina di anni fa, è stato incredibile, ho
fermato la macchina e ho detto a cecilia 'ce' in quel
cimitero io ci sono stato in sogno, è pazzesco' e lei
non ci credeva, poi ha capito, era assolutamente lo
stesso. era chiuso ma ora so che ho uno scopo nella
vita ed è andare in quel cimitero, sono tre ore in
macchina.
io chicco pitfall e la felicità
24/05/07 06:44 |
Permalink
Il videogioco che niccolò preferisce del mio
cellulare è pitfall the lost expedition-caves, e devo
dire che quando si mette lì a giocare a pitfall the
lost expedition-caves e io da dietro le spalle vedo
apparire il logo storico della ACTIVISION, ecco, in
quel momento il mio cuoricino si apre e fa un battito
in più...
(continua)
(continua)
qzertè
adesso ho scoperto questo programma che si chiama
ukelele che permette di variare a proprio piacimento
il layout di tastiera e quindi pensavo di creare un
nuovo layout di tastiera che potrei chiamare
fbrzvnrnd oppure più modestamente qzertè, visto che
sarà basato su una variazione del qzerty, in pratica
la mia idea è quella di allontanare alcuni tasti che
sono nel mezzo della tastiera, tipo la j e la k, di
avvicinare le accentate, di mettere più vicine le
vocali, dandogli la dignità di un tasto, tipo la ‘è’
ha un suo tasto e se lo premi con shift viene fuori
quel povero ‘È’ che da anni è bandito dalle tastiere
e quindi pensavo una cosa tipo, prima fila
qzertèauioé/, seconda fila psdfghlmàòùkj, terza fila
wxycvbn e poi non so devo ancora pensarci bene, non è
una cosa che fai in cinque minuti, tipo secondo me ci
sono troppi tasti, ci sono cose che non servono tipo
la § la ° il $ e anche la ç, mi avanza un sacco di
roba che ci metterei per non lasciarli vuoti, devo
pensarci bene perché se poi mi ci abituo mica posso
tornare indietro, un layout è per sempre.
personaggi già pronti per romanzi di successo
21/05/07 06:38 |
personaggi già pronti per
romanzi di successo | Permalink
6: strenuo difensore delle riviste da cesso, aveva lo
schermo del portatile coperto da imbarazzanti aloni
biancastri; 7: era uno di quelli con cui le medicine
omeopatiche avrebbero potuto funzionare; 8: scriveva
aforismi fulminanti con grossi problemi di salvavita;
9: nemici dichiarati, trovavano nel proprio
antagonista gli stessi difetti che l’altro trovava in
loro; 10: a bocca piena assumeva un’espressione
sbalordita che eccitava alcuni, irritava
sensibilmente altri
flash dal marc
19/05/07 21:54 |
Permalink
il MARC è un acronimo
per ‘fiera del radioamatore’ e il solo fatto che
nessuna lettera dell’acronimo centri un cazzo con
‘fiera del radioamatore’ , fa capire perché dentro ci
siano soprattutto cose per computer, dove per cose si
intende ‘qualsiasi cosa’. Il MARC è il
regno del nerd: quando
sei in coda alle otto e mezza del mattino e ti rendi
conto che sei circondato da un centinaio di persone
dallo sguardo sfuggente, tutte di sesso assolutamente
e deviatamente maschile, tutti con capi di vestiario
dismessi da qualche paese dell’est e dagli
abbinamenti di colore proibiti sicuramente da qualche
convenzione europea, ecco in quel momento capisci di
essere finito nel covo dei nerd più nerd, tutti in
gruppetti di uno, i più sociali in gruppetti di due,
tutti con uno zaino vuoto sulle spalle e con
l’intenzione di riempirlo con hardware di qualunque
tipo a qualunque costo, il più basso possibile,
qualsiasi cosa ma a basso prezzo.
Dentro al MARC sembra di essere a taiwan. Mancano solo le tailandesi, ma per fortuna ci sono le standiste. Sei una donna single? Non trovi l’uomo giusto? Beh, vai a fare la standista al MARC e diventi una star, un punto di riferimento.
“Dove cazzo è che vendevano i pacchi da cinquanta dvd a tredici euro invece che quindici? Ci siamo passati prima e non lo trovo più!”
“Era dalle standiste russe. Supera la standista con il tatuaggio di thor sul seno, vai avanti fino alla standista con gli occhiali”
“La finta fica?”
“Lei. Poi prosegui fino al banchetto delle schede grafiche, passi la standista con il capezzolo a rilievo e il secondo corridoio ci sono le standiste russe”
“Fiche eh”
“Quì è tutto fico”
Il venerandi ha goduto per quattro ore, in ogni caso ha goduto a fare la caccia al topo, in questo caso una tastiera a switch meccanico senza pad numerico. Il MARC era l’ultima risorsa prima di comprarla a caro prezzo dagli states.
“Fabbry questa è quella che cerchi tu, è senza pad, è piccola, è quello che vuoi”
“Cazzo, sembra proprio... fammi provare. No cazzo è una merda, è tutto mollo non c’è un cazzo di feedback. E’ una fottuta tastiera a membrana”
“Costa solo dodici euro”
“Sì ma cazzo, senti che feedback di merda che cazzo me ne faccio”
“Io la prenderei”
“Perché?”
“Costa solo dodici euro, cazzo. Abbi rispetto! Pensa ai bambini che non hanno di che mangiare”
“Francesco vaffanculo eh”
Alla fine la trovo. Usata, piccola, bel feedback, senza pad numerico e penso già di poter diventare un grande romanziere e annessi e connessi. La prendo in mano, guardo il prezzo, venti euro, lacrimo di gioia, la riprovo, scrivo, ha la corsa bassa e dura, come i capezzoli delle dodicenni, è perfetta. Guardo se ha la usb. Solo allora vedo che non ha niente. Nessun cavo.
“Che cazzo” dico e vedo che ha uno strano infrarossi e vedo che il prezzo specifica che venti euro comprendono anche uno scatolotto che si deve collegare a tv e internet per girare su internet con il tv!
"Ma come la collego a un computer?” chiedo al tipo che vende ‘sti rabatti e lui mi guarda e dice eh mica puoi. Se vuoi questa devi usare lo scatolotto. Serve per girare su internet con il tv.
La poso. Penso anche di comprarla anche se non potrò mai usarla. Poi crollo nelle spalle e me ne vado mesto; i rumori smettono attorno a me come in copland quando sparano nell’orecchio a sylvester stallone, e poco dopo sono fuori, sono di fronte al mare genovese che si schianta sulle onde come dei pezzi di roccia.
Sette euro e mezzo il biglietto di ingresso, sono valsi anche solo per aver accarezzato un vic venti. E poi: che standiste, eh?
Dentro al MARC sembra di essere a taiwan. Mancano solo le tailandesi, ma per fortuna ci sono le standiste. Sei una donna single? Non trovi l’uomo giusto? Beh, vai a fare la standista al MARC e diventi una star, un punto di riferimento.
“Dove cazzo è che vendevano i pacchi da cinquanta dvd a tredici euro invece che quindici? Ci siamo passati prima e non lo trovo più!”
“Era dalle standiste russe. Supera la standista con il tatuaggio di thor sul seno, vai avanti fino alla standista con gli occhiali”
“La finta fica?”
“Lei. Poi prosegui fino al banchetto delle schede grafiche, passi la standista con il capezzolo a rilievo e il secondo corridoio ci sono le standiste russe”
“Fiche eh”
“Quì è tutto fico”
Il venerandi ha goduto per quattro ore, in ogni caso ha goduto a fare la caccia al topo, in questo caso una tastiera a switch meccanico senza pad numerico. Il MARC era l’ultima risorsa prima di comprarla a caro prezzo dagli states.
“Fabbry questa è quella che cerchi tu, è senza pad, è piccola, è quello che vuoi”
“Cazzo, sembra proprio... fammi provare. No cazzo è una merda, è tutto mollo non c’è un cazzo di feedback. E’ una fottuta tastiera a membrana”
“Costa solo dodici euro”
“Sì ma cazzo, senti che feedback di merda che cazzo me ne faccio”
“Io la prenderei”
“Perché?”
“Costa solo dodici euro, cazzo. Abbi rispetto! Pensa ai bambini che non hanno di che mangiare”
“Francesco vaffanculo eh”
Alla fine la trovo. Usata, piccola, bel feedback, senza pad numerico e penso già di poter diventare un grande romanziere e annessi e connessi. La prendo in mano, guardo il prezzo, venti euro, lacrimo di gioia, la riprovo, scrivo, ha la corsa bassa e dura, come i capezzoli delle dodicenni, è perfetta. Guardo se ha la usb. Solo allora vedo che non ha niente. Nessun cavo.
“Che cazzo” dico e vedo che ha uno strano infrarossi e vedo che il prezzo specifica che venti euro comprendono anche uno scatolotto che si deve collegare a tv e internet per girare su internet con il tv!
"Ma come la collego a un computer?” chiedo al tipo che vende ‘sti rabatti e lui mi guarda e dice eh mica puoi. Se vuoi questa devi usare lo scatolotto. Serve per girare su internet con il tv.
La poso. Penso anche di comprarla anche se non potrò mai usarla. Poi crollo nelle spalle e me ne vado mesto; i rumori smettono attorno a me come in copland quando sparano nell’orecchio a sylvester stallone, e poco dopo sono fuori, sono di fronte al mare genovese che si schianta sulle onde come dei pezzi di roccia.
Sette euro e mezzo il biglietto di ingresso, sono valsi anche solo per aver accarezzato un vic venti. E poi: che standiste, eh?
cave story e l'intestino
17/05/07 20:10 |
lettere a koch
| Permalink
il problema koch è che
io non so chi sono e non sto parlando della mia vita,
discorsi tipo esistenziale, il mio futuro eccetera,
io proprio non so chi sono nel gioco di cave story,
il gioco inizia che c’è un uomo dai capelli verdi che
sta scrivendo a un terminale e cerca sue, sta
cercando sue e le racconta che è in questa stanza con
solo un terminale e che la sta cercando e può solo
scrivere a questo terminale e nessuno gli risponde,
sue non c’è e tu questo tipo lo vedi di spalle, non
vedi neppure che faccia ha, leggi solo quello che
scrive e subito dopo ci sei tu, cioè io, in questa
caverna piena di pipistrelli e strani mostri a forma
tondica, e io all’inizio pensavo di essere sue, cioè che la mia
missione fosse di riunirmi a quel tipo che stavo
cercando e allora giocavo tranquillo e poi trovavo
una pistola spaziale e iniziavo a fare una
carneficina e poi cambia tutto, la scena si apre in
un villaggio di coniglietti antropomorfi, non sono
proprio coniglietti koch, sono cose tipo coniglietti,
roba nippo koch, e tra due coniglietti c’è una storia
pesa perché king, che è il coniglietto capo, vuole
una chiave che ha un coniglietto tenero tenero che si
chiama totoko, o tonoro una cosa di questo tipo, roba
nippo, e tonoko o totono o come si chiama non vuole
dargliela questa chiave che permetterebbe a king di
andare nella casa dove c’è sue, perché king non ama
sue, dice che non è come loro, sue è diversa, e in
quel momento io, cioè tu, cadi dal cielo e finisci
nel mezzo di questi due che fuggono perché credono
che tu sia uno mandato dal ‘dottore’, hanno tutti
questa para del ‘dottore’ che ogni tanto viene e se
ne prende uno e lo ammazza, e koch io ti sto
scrivendo tutte queste cose perché cecilia ha
lasciato le luci della macchina accese e se ne è
andata e quindi sono bloccato con l’auto con la
batteria scarica di fronte al d’oria, non posso fare
un cazzo, simone sta sfogliando dei cd probabilmente
li sta distruggendo, tanto sono copie e io non posso
fare nulla, non posso neppure collegarmi a internet e
vedere se quelli di devonthink mi hanno risposto, o
se qualcuno ha commentato da qualche parte le cose
che ho scritto, sono fuori dalla rete globale koch, e
sono troppo solo per stare nella rete locale, dove
per locale intendo il mio stomaco koch, il pancreas,
sai cosa mi ha detto ieri gregorio, eh mi ha detto
che sta aspettando il turno per l’operazione e io gli
ho detto che operazione vetz, e lui mi ha detto che
in pratica gli aprono la pancia e gli tolgono un
pezzo di intestino o stomaco non ricordo, una parte
del corpo lunga che serve a prendere vitamine e
energie dagli zuccheri composti e loro gliela
tagliano e in pratica gli collegano la bocca più
vicina al culo, in modo che quello che mangia, la
roba unta e piena di grassi e di zuccheri del cazzo
che gregorio si mangia, questa roba non venga
assimilata e finisca veloce nella parte di corpo
destinata a creare merda, e io l’ho guardato e gli ho
detto ma grega che cazzo stai facendo e lui ha detto,
ma scherzi, dopo potrò mangiare quello che cazzo
voglio che non ingrasso, e io gli dico sì ma cazzo il
corpo non ti assimila più un cazzo e infatti lui si è
fatto serio e ha detto eh lo so devo stare attento
perché poi rischio di avere danni anche gravi al
fisico e io gli ho detto e ci credo cazzo ti fai
tagliare via un pezzo di pancia e lui ha riposto, oh,
ma guarda che io mica lo faccio per la linea, e io ho
detto eh, e lui mi ha detto, eh io lo faccio per il
diabete, e io ho detto ma grega ne vale la pena e lui
ha alzato le spalle e non ha detto niente e io ho
pensato vabbé sono un po’ cazzi suoi, però in quel
momento mi è sembrato anche un po’ più
simpatico
oh koch, lasciamo perdere zacchegno e buttiamoci su
sue
16/05/07 06:50 |
lettere a koch
| Permalink
allora koch quello che
pensavo era sì certo ci sono più scrittori che
lettori certo certo ma intanto la coda all’ingresso
della fiera del libro c’era dalla parte dell’ingresso
dei lettori mica da quello degli scrittori che erano
quattro gatti, e la gente che girava era tutta da
quei dieci editori grossi a comprare i soliti libri
cercando di farsi fare lo sconto, cioè fuori da
internet il mondo gira ancora nello stesso modo, e se
vai nei forum nei newsgroup di amanti dei libri, oh
mica parlano dei libri della zacchegno editore
parlano dei grandi capolavori dei grandi come busi
come ammanniti come brizzi, parlano di einaudi di
mondadori di feltrinelli e allora mi chiedo, ma il
novanta per cento dei piccoli editori che era lì
dentro alla fiera del libro, a chi li vende quei
libri, quanto è
grosso il mercato di quelli che sfuggono da mondadori
e vanno a prendersi un noir sconosciuto della
zacchegno editore che in libreria ci arriva solo su
richiesta e lo mettono per dritto tra i noir
mondadori e grandi classici feltrinelli? esiste sta
gente, da dove viene, ne vale la pena di scrivere di
fare le maratone dai piccoli editori per essere
pubblicato per zacchegno editore koch? tu mi dirai eh
no ma scherzi venerandi non vale per un cazzo di
tempo è che non possiamo fare altro, ma la verità -mi
diresti- è che dobbiamo mollare tutta questa merda e
essere felici come galiazzo che fa programmi java,
ecco la via, ecco cosa mi diresti, mi diresti anche
che il sale della vita non è scrivere bensì giocare a
cave story, videogioco giapponese scritto da pixel
circa cinque anni fa e da poco tradotto in inglese
dove c’è tutto questo mistero che bisogna cercare
sue, tutti parlano di questa sue che nel gioco non
c’è, è un gioco peso con tutti sti animaletti
nipponici e il chitarrista dei radiohead ha detto nel
suo blog che cave story è un ‘piece of art’ o
qualcosa del genere, e il gioco io l’ho scaricato e
sono lì koch, sai quando ti accorgi che sei ancora in
tempo per smettere, sono sulla parte esterna del
baratro, mi basterebbe un solo passo per avere la
droga per pensare solo a sue, per avere la droga di
sue e passare le nottate a cercare i punti di
salvataggio e le armi e parlare con questi animaletti
che hanno un sacco di cose da dirmi in inglese su sue
e poi magari quando l’ho finito contatto il
programmatore e gli dico eh senti pixel e se te lo
traduco in italiano, sai io sono un grande scrittore
della zacchegno e volevo tradurre... come non conosci
zacchegno editore? eh si vede che da voi in giappone
siete indietro, qua zacchegno tira come una bestia...
come? voi leggete solo ammaniti, busi e nori, ah no
certo, oh gente fortissima ci mancherebbe, ma
zacchegno ha altre frecce nel suo arco tipo hai mai
letto ‘le foglie del destino’ di chiara belluso? eh
oppure il noir ‘bagliore nel buio’ di filippo
bentivoglio, ambientato nella marsiglia della piccola
malavita locale dove tu impersoni un investigatore
che si è separato da tempo dalla moglie che è alla
ricerca di una donna scomparsa che si chiama sue, e
questa sue è un po’ come il terzo uomo di welles,
eccetera, gli direi così koch, ma sento che sei
distratto stai dormendo dopo il tuo lavoro a
feltrinelli, non hai mandato i pezzi a mucchio
selvaggio lo sapevo, tu dormi e io devo fare il latte
per le iene, ecco la storia io scrivo mentre bevo il
latte di soia e il muesli e poi vado a fare
l’impiegato e tu dormi e poi vai da feltrinelli, ma
c’è zacchegno, koch non ti preoccupare c’è zacchegno
e se zacchegno non c’è, possiamo sempre buttarci su
cave story, possiamo andare avanti mesi, forse anni,
a cercare sue in mezzo a animaletti nipponici.
sempre che esista questa sue
sempre che esista questa sue
15/05/07 06:41 |
Permalink
Riuscirà il venerandi a fuggire dalle spire
tentacolari 8-bit di 'Cave Story'? Riuscirà a finire
'female male' di Johanna Russ senza ripetere ad ogni
pagina sfogliata 'cazzo cazzo'? Riuscirà a trovare i
duecentoquaranta euro di retta asilo arretrata del
primogenito, senza dover sacrificare al mercato nero
il primo rene del secondogenito? Queste e molte molte
altre risposte nelle prossime appassionate puntate di
salvoesaurimentoscorte! Stay tuned!
Ecco cappuccetto rosso!
Cappuccetto rosso persa in un percorso a bivi per
arrivare fino alla nonna, tra maniaci, lupi bastonati
e nonne infuocate. Ecco finalmente la storia a bivi
del laboratorio Storie che cambiano 2007!
fiera del libro di torino II
il controllo del titolo
di viaggio ticketless crea sempre un silenzio
imbarazzante tra gli altri viaggiatori che si
chiedono -senza avere il coraggio di chiederlo- che
cazzo stia facendo.
- mi dia la penultima lettera del suo codice
- g
- legga qua, questo è il suo nome?
- sì
- buon viaggio
qualcuno delle ferrovie mi spieghi per quale oscura ragione gli intercity con i vagoni in via di rifacimento, si chiamano intercity plus invece che intercity minus. il biglietto costa meno, i vagoni sono i sopravvissuti di dieci anni fa, ma si chiamano plus.
i miei compagni di scompartimento hanno una dialettica che mi impedisce di continuare a leggere female male della russ. parlano di materie fiscali. potrei facilmente scrivere tutto quello che dicono. io non mi farei consigliare dalla laura. amici amici però. io nei momento delicati sul lavoro, con fabrizio che eravamo amici amici, che mi dava anche più affidabilità di laura... però...
il top è quando lei dice a lui, ho portato una mela anche per te, e lui dice una cosa? e lei una mela, e lui ma io non mangio le mele, e lei ma per il dopo pranzo, dopo il toast ci mangiamo una mela, e lui ma io non mangio mele mi sono portato le daygum protex, e lei le daycosa? e lui le daygum protex sono le stesse gomme che uso in ufficio, e lei ride è anche caruccia, e lui non ride e dice guarda che è prodotto professionale.
in treno le persone che parlano degli assenti ne parlano: o educatamente male, o male. i miei compagni di viaggio hanno mancato la pentola dell’acqua bollente da piccoli, scendo. scendono anche loro vanno alla fiera del libro.
ogni anno c’è qualche scrittore che dopo essere stato alla fiera del libro fa il pezzo in cui spara a zero sulla fiera del libro, fa caustici commenti su questo e quello eccetera, la verità è che parlare male della fiera del libro è un po’ come sparare sulla croce rossa, ok una croce rossa piena zeppa di persone, ma pur sempre una croce rossa. quello che invece pensavo mentre camminavo tra le case editrici, tra quelle fichissime che pubblicano solo gente-dea e quelle in cui è scritto a grosse lettere che siamo TUTTIAUTORI (tutto attaccato), è che i libri sono tantissimi. migliaia e migliaia di volumi che io, anche se ci fosse un mio libro, vuol dire che in quel magazzino di roba edita , il mio libro rappresenterebbe uno zero virgola zero zero zero zero uno di tutta la produzione presentata lì dentro. anche se ci fosse un mio libro, voglio dire, sarebbe percentualmente talmente irrilevante da non esistere, un po’ come pisciare in mare e pensare di essere oceano. la fiera del libro ti dà l’esatta misura di internet: tutti possono pubblicare, tutti sono autori, tutti sono editori, c’è spazio per ogni cosa.
tutti hanno diritto al loro 17x10x2 cm.
la verità è che girare per la fiera del libro mi deprime, arrivo anche di buon umore, poi dopo tre corridoi vorrei fuggire fuori, lontanissimo, andare a fare delle cose.
ascoltare renato zero. dovrei fare come la tipa seduta di fronte in questa fornace di localaccio. ascolta renato zero e guarda fuori. il problema di non-scrivere è che poi finisci così, in un locale torino-genova a ascoltare renato zero guardando fuori dal finestrino.
uscendo dalla fiera del libro passo sotto un cartello con scritto ATTENZIONE BARRIERA SIAE e sotto, una scritta, mi avverte che sto uscendo dalla barriera siae della fiera del libro che se supero quel cartello il mio biglietto non vale più.
appena fuori dalla barriera siae vengo colpito dai raggi di kryptonite e torno ad essere un povero stronzo.
fuori dalla fiera di torino, verso la stazione, le palazzine sembrano fatte con i lego di simone: arancione brillante e grigio, blu cobalto e bianco, giallo e rosso. alle finestre e ai balconi non si vede nessuno. si vergognano.
ho comprato solo un libro per cecilia, è tutto bianco non c’è scritto niente.
- mi dia la penultima lettera del suo codice
- g
- legga qua, questo è il suo nome?
- sì
- buon viaggio
qualcuno delle ferrovie mi spieghi per quale oscura ragione gli intercity con i vagoni in via di rifacimento, si chiamano intercity plus invece che intercity minus. il biglietto costa meno, i vagoni sono i sopravvissuti di dieci anni fa, ma si chiamano plus.
i miei compagni di scompartimento hanno una dialettica che mi impedisce di continuare a leggere female male della russ. parlano di materie fiscali. potrei facilmente scrivere tutto quello che dicono. io non mi farei consigliare dalla laura. amici amici però. io nei momento delicati sul lavoro, con fabrizio che eravamo amici amici, che mi dava anche più affidabilità di laura... però...
il top è quando lei dice a lui, ho portato una mela anche per te, e lui dice una cosa? e lei una mela, e lui ma io non mangio le mele, e lei ma per il dopo pranzo, dopo il toast ci mangiamo una mela, e lui ma io non mangio mele mi sono portato le daygum protex, e lei le daycosa? e lui le daygum protex sono le stesse gomme che uso in ufficio, e lei ride è anche caruccia, e lui non ride e dice guarda che è prodotto professionale.
in treno le persone che parlano degli assenti ne parlano: o educatamente male, o male. i miei compagni di viaggio hanno mancato la pentola dell’acqua bollente da piccoli, scendo. scendono anche loro vanno alla fiera del libro.
ogni anno c’è qualche scrittore che dopo essere stato alla fiera del libro fa il pezzo in cui spara a zero sulla fiera del libro, fa caustici commenti su questo e quello eccetera, la verità è che parlare male della fiera del libro è un po’ come sparare sulla croce rossa, ok una croce rossa piena zeppa di persone, ma pur sempre una croce rossa. quello che invece pensavo mentre camminavo tra le case editrici, tra quelle fichissime che pubblicano solo gente-dea e quelle in cui è scritto a grosse lettere che siamo TUTTIAUTORI (tutto attaccato), è che i libri sono tantissimi. migliaia e migliaia di volumi che io, anche se ci fosse un mio libro, vuol dire che in quel magazzino di roba edita , il mio libro rappresenterebbe uno zero virgola zero zero zero zero uno di tutta la produzione presentata lì dentro. anche se ci fosse un mio libro, voglio dire, sarebbe percentualmente talmente irrilevante da non esistere, un po’ come pisciare in mare e pensare di essere oceano. la fiera del libro ti dà l’esatta misura di internet: tutti possono pubblicare, tutti sono autori, tutti sono editori, c’è spazio per ogni cosa.
tutti hanno diritto al loro 17x10x2 cm.
la verità è che girare per la fiera del libro mi deprime, arrivo anche di buon umore, poi dopo tre corridoi vorrei fuggire fuori, lontanissimo, andare a fare delle cose.
ascoltare renato zero. dovrei fare come la tipa seduta di fronte in questa fornace di localaccio. ascolta renato zero e guarda fuori. il problema di non-scrivere è che poi finisci così, in un locale torino-genova a ascoltare renato zero guardando fuori dal finestrino.
uscendo dalla fiera del libro passo sotto un cartello con scritto ATTENZIONE BARRIERA SIAE e sotto, una scritta, mi avverte che sto uscendo dalla barriera siae della fiera del libro che se supero quel cartello il mio biglietto non vale più.
appena fuori dalla barriera siae vengo colpito dai raggi di kryptonite e torno ad essere un povero stronzo.
fuori dalla fiera di torino, verso la stazione, le palazzine sembrano fatte con i lego di simone: arancione brillante e grigio, blu cobalto e bianco, giallo e rosso. alle finestre e ai balconi non si vede nessuno. si vergognano.
ho comprato solo un libro per cecilia, è tutto bianco non c’è scritto niente.
fiera del libro di torino I
si parte per la fiera del libro di torino, lo
zainetto di viaggio contiene: powerbook (quindi
*tutto*), male female di johanna russ, e la rivista
retrogamer: zaino leggero per arrivare rapidi rapidi
alla stazione, giusto per vedere il treno che se ne
va (di solito è così: anzi le volte che arrivo in
orario in stazione, mi fermo a fare una veloce
colazione in modo da veder partire il treno a stomaco
pieno. sempre dopo una affannosa e inutile corsa,
anyway).
le cose vere
quando esco dall’ufficio
ho gli occhi stanchi e ho la testa ovattata, non
riesco a formulare bene i concetti, sono stordito e
ho solo voglia di andare in un letto e dormire o fare
cose meccaniche che non richiedano la mia
intelligenza e quindi mi metto a scrivere perché
anche scrivere può diventare un esercizio del tutto
meccanico e privo di intelligenza, chi legge baricco
lo sa, e ora sono seduto su un coso di cemento
a forma di supposta che delimita il parcheggio, su un
coso di cemento ci sono io che scrivo e sull’altro
niccolò che cerca di venirmi addosso e fare cadere il
mio portatile per terra così che io possa rivolgere
tutta la mia attenzione a chi più se la merita,
ovvero a lui che pare desiderosissimo di raccontarmi
di un treno che vuole costruire che andrà a una
velocità enorme e che passerà tra fiamme e poi tra
grandi montagne di ghiaccio che potranno essere poi
utilizzate dai bambini del treno per costruire spade
di ghiaccio, tutto questo perché stiamo aspettando la
macchina della mamma contenente una mamma (cecilia) e
un bambino (simone edoardo), e niccolò mi chiede cosa
sto facendo e io gli dico che sto scrivendo e gli
leggo quello che ho scritto fino a qua, e lui mi
ascolta ridendo e dice di continuare a scrivere e poi
mi chiede per chi scrivo queste cose e io gli
rispondo per internet, sono cose che poi metto su
internet e lui mi chiede ma cosa gli interessa alla
gente che metti queste cose su internet e io dico oh
beh ti ci metti anche tu? c’è tutta una schiera di
persone che mi chiede perché cavolo scrivo, ti ci
metti anche tu? e lui allora sta zitto e io allora
aggiungo, magari c’è qualcuno che gli interessano
queste cose, e torno a scrivere e sto zitto e poi nel
silenzio creato da me che sto cercando di scrivere
lui si avvicina a me e mi sussurra, eh ti ho fatto
una bella domanda eh? e ridacchia. Allora io mi fermo
e sbuffo e decido di smettere di scrivere, con lui
che parla non ci riesco e vedo la vite del powerbook
che naviga molla e per fare il padre che confida al
figlio i proprio problemi quotidiani, gli dico hai
visto qua chicco, vedi che questa vite è molla? e gli
racconto che c’è una vite del powerbook che si sta
svitando, gliela faccio vedere e lui osserva
distrattamente, poi mi guarda e mi dice, allora
continui? e io resto con l’unghia a solleticare la
vite e gli chiedo cosa? e lui dice a scrivere, devi
continuare a scrivere, così poi me lo leggi, e io lo
guardo un po’ perplesso e ritorno a scrivere e lui
inizia a muoversi a saltare e poi si ferma e mi
chiede, allora stai scrivendo che sto saltando? e io
gli dico cosa? e lui mi dice, devi scrivere che sto
saltando, e io gli rispondo, perché dovrei scriverlo?
e lui mi dice, ma come, perché tu scrivi le cose che
succedono, le cose vere.
#####################################
# Ordine degli Scout del Mondo
# Scuola Nazionale Formazione Scout
# Server Scout
#####################################
#
# Si avvisa che per cambio macchina con una piu' moderna,
#nei prossimi tempi potranno esserci disservizi sui demoni
#web, mail e ircd.
#
#Ivano Venerandi WB
# Ordine degli Scout del Mondo
# Scuola Nazionale Formazione Scout
# Server Scout
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#
# Si avvisa che per cambio macchina con una piu' moderna,
#nei prossimi tempi potranno esserci disservizi sui demoni
#web, mail e ircd.
#
#Ivano Venerandi WB
la seconda cosa
vorrei esserci dentro: questo è un problema, voi non
lo sentite ma io l’ho sempre sentito questo rumore,
perché ho le orecchie adatte a sentire questo tipo di
rumori, io sento il rumore del silicio, sento il
frinire dei gigahertz che scaldano la pietra, avete
presente i primitivi con le pietre sul fuoco che
scaldano la carne grugnendo? ecco io sento quello che
sta dentro ai chip che arroventano i loro cori
multipli li sento giovani e duri e li sento anche
invecchiare, vedo gli hard disk frizionare, sento che
tutto questo non vuole dire niente, è un cosa che se
volessi potrei smettere subito, è facile smettere di
precipitare nel vuoto se sai come farlo, ci vogliono
i reni ragazzi, dei grossi reni e un cuore-quad che
pompa come un bastardo, è tutti sono lì da anni da
secoli, sono lì che aspettano che la cosa dopo la
quale sarà tutto diverso, quello che voi chiamate
tecnologia è roba da ridere, è un folklore
premedioevale, icone cicli stack linguaggi è tutto un
folklore che sta dietro alla cosa dopo la quale sarà
tutto diverso, sapete quale è il grande passo, il
grande passo è la parola, brevettate tutto ma non la
parola, la parola viene prima di ogni altra cosa,
puoi stare zitto solo se c’è la parola e sapete cosa
viene dopo la parola, non viene niente dopo la
parola, dopo la parola c’è un tempo finito e
limitato, dopo la parola c’è la morte, dopo la parola
c’è solo chi la userà fino alla disperazione, fino a
urlare che non serve a un cazzo la parola, che la
parola è niente (mio figlio.2 mi chiama e mi informa
di un ragno: io non lo vedo) (mio figlio.1 mi chiama
e dice che sa usare i rollerblade: controllo: è vero:
lo adoro) se sapessi di morire mi metterei alla
tastiera in quella stanza di koch e andrei avanti,
cercherei un ritmo, lo troverei, farei cosa già fatte
da altri, forse, a furia di sbattere la testa
troverei una strada nuova, scoprirei che la strada
nuova è la più antica del mondo, ne cercherei
un’altra, continuerei a scrivere cercando di non
fermarmi mai, di dire le cose che hanno un senso, di
dire le parole essenziali e poi di prendere fiato con
quelle inutili e poi di continuare con quelle che non
esistono, avete presente quando si scrive e appaiono
solo spazi bianchi, a me è successo, credete che
abbia smesso di scrivere? ehi dico a voi ragazzini,
credete che se adesso venissero fuori solo spazi
bianchi io smetterei di scrivere? andrei avanti, oh
ci potete scommettere, andrei avanti alla cieca
perché non potrei fare altro, perché la prima cosa è
stata la scrittura e vedrete la seconda, quando
arriverà, oh ve ne accorgerete tutti, qua siamo
ancora nella preistoria, questi sono solo i bagliori
del mondo peggiore che sta arrivando, ma a nettuno,
statemi a sentire coglioni, a nettuno i motori sono
già caldi caldi
foto ricordo da bazzano
personaggi già pronti per romanzi di successo
09/05/07 11:15 |
personaggi già pronti per
romanzi di successo | Permalink
1: era uno che portava i peli pubici, duri e neri,
direttamente sul petto, un po’ come demo; 2: era una
ragazza con lo sguardo apollineo, i fianchi di
giunone, il seno di demetra e le braccia della venere
di milo, per via di quell’incidente alla pressa
meccanica; 3: credeva in dio, negli ufo e in
wikipedia con lo stesso infantile entusiasmo; 4: era
stato un fervente cattolico finché non aveva
installato una distro linux sul suo portatile; 5: non
riuscendo ad essere un tipo originale, cercava almeno
di essere a tiratura limitata; (...)
aggiornamenti al sito
ho messo in linea un po' di materiali: io e cecilia raccoglie
parte dei racconti usciti dal 2003 al 2006 su
macworld italia; in video kills ho messo il
video fatto da eilart di matteo galiazzo per
icity, assieme ad un breve live bootleg del
doctoribus cadde fatto alle giubbe
rosse nel 2005; in l'invasione di
marte trovate le foto di matteo cavalleri e
in scriptabilia i canti
finora scritti del rekiem assieme
all'inizio di altea.
enjoy
enjoy
lettera a koch da sodoma (3 di 3)
08/05/07 06:04 |
lettere a koch
| Permalink
e il terzo problema, ti avevo detto koch che i
problemi sono tre, il terzo problema è che anche se
decidessi di fare il bodisattva, mi mettessi al
servizio dell’umanità, anche se destinassi la mia
vita a rendere gli altri felici, anche se
raggiungessi l’illuminazione totale e capissi che la
mia vita è una merda se penso solo a me stesso a
scopare o a fare in modo che la gente parli di me,
anche se capissi tutte queste cose e decidessi
finalmente di comprare una di quelle vaschette con la
sabbia e il rastrellino per essere zen anche nella
mia vita quotidiana, ecco, anche in questo caso avrei
dei problemi perché è difficile essere zen se hai dei
figli perché tu ti alzi con la migliore atmosfera zen
del mondo ti avvicini alla vaschetta con la sabbia e
il rastrello e lì trovi che metà della sabbia zen è
stata sparsa per il tappetino zen e più oltre per
terra infilandosi sotto ai mobili, tra le pagine dei
libri e che nella sabbia zen sono affondate alcune
automobiline senza ruote e pezzi di polvere annegano
impuri tra i denti spezzati di quel che resta del
rastrello zen, e questo è solo un semplice esempio
koch, il fatto è che ogni cosa è zen se sei solo o
con una persona zen, ma ogni altra cosa fatta con due
figli under cinque perde di ogni zennità, anche
andare a mangiare una pizza diventa un qualcosa che
rassomiglia molto molto a certe descrizioni
dell’inferno fatte da swedemborg a strindberg in
alcuni bettole berlinesi, e non posso neppure
rimuovere il problema perché io queste due
canagliette adesso le amo, sono innamorato delle due
canagliette e una delle due oggi, sopra un ponte di
sodoma, ha poggiato il capo sulla mia spalla con una
tenerezza e un abbandono fantastico e io gli stavo
per carezzare amorevolmente i capelli pidocchiosi
quando quello mi ha tirato un morso profondissimo e
lunghissimo in una zona sensibilissima dell’ascella e
io gli urlavo basta simone sto soffrendo mi fai male
simone basta cazzo simone mi fai malissimo e lui più
urlavo più stringeva i denti e poi alla fine mi ha
mollato stupito delle mie urla e poi cecilia mi ha
spiegato che è un gesto di affetto e io ho un livido
scurissimo di affetto poco poco zen di circa due
centimetri quadri, oppure poco fa nella stazione di
sodoma il grande è sparito e io e cecilia correvamo
binario per binario come due lare croft velocissime e
tese e poi sono entrato nel centro gran ristoro di
sodoma e il grande era lì circondato da addetti delle
ferrovie dello stato e niccolò li ammaestrava sulle
cose invisibili della rotabilità ferroviaria e quando
lo abbiamo preso con rabbia profondissima lui ci ha
guardato sereno e sbalordito, come se ci volesse
dire, perché siete preoccupati, non sapete che questa
è la mia casa? e anche gli omini delle ferrovie dello
stato ci hanno detto non vi preoccupate perché lui è
il bambino sapiente e ha saputo come ben comportarsi
quando lo avete perduto, così niente, tutto questo
per dire che anche fare lo zen è una cosa del cazzo
una illusione come la musica ambient, una cosa che
funziona finché hai il lusso di poterti fare i cazzi
tuoi, ma poi appena smetti c’è la gente, i figli, i
casini, le relazioni sociali, i soldi sprecati in
merda, tutte queste cose che ti ricordano che la vita
normale non ha niente a che fare con lo zen lo zen
come noi lo conosciamo è una parentesi come andare a
sodoma e pensare che sodoma è il più bel posto del
mondo e che tutto il mondo è come sodoma.
07/05/07 12:25 |
libri che non ho voglia di
scrivere così ve li racconto e fate prima anche voi a
leggerli | Permalink
tipo lei donna sui quarantacinque una teoria di
uomini sbagliati alle spalle e adesso basta ha deciso
di trovare l’uomo giusto e lei come lavoro fa
compravendita di uffici nel centro della town
milanese e quindi entra in contatto con questi maschi
in giacca e cravatta che sono quasi tutti più giovani
di lei e che hanno negli occhi quella piccola follia
umana di volere guadagnare soldi nella maniera più
rapida e dolorosa possibile e lei ci muore dietro a
due soprattutto, il primo si chiama Andrea e lavora
per un famoso studio di architetti d’interno
dell’interland milanese e il secondo è Sananda
Maitreya, un musicista pop che aveva avuto grande
successo negli anni ‘80 con il nome di terence trent
d’arby e poi si è convertito a qualche religione
orientale, si è bevuto cervello e adesso pubblica
dischi in mp3 usando strumenti chiesti in prestito ai
beatles, e quindi è la vecchia vecchia storia di
scegliere l’amore o i soldi perché andrea -che per
inciso scopa da dio- è un pragmatico stronzo
arrivista che pensa solo a se stesso e ai soldi e la
vorrebbe come donna serva in casa mantenuta e amata
come un buon elettrodomestico, mentre Sananda
Maitreya è fuori di testa e la tiene per ore a
sussurrarle cose su budda e sui bodisattva e si
capisce che si fotte le ragazzine giovani e non ha
interesse per lei ma la vuole affascinare lo stesso
con le storie sulla spiritualità perché è abituato a
farlo e quindi lo fa con tutte e verso la fine lei è
indecisissima e finisce che manda a fanculo Andrea
che aveva intenzioni serissime su di lei ma
soggiogandola e facendola sentire sempre in colpa per
qualche cazzo di motivo psicologico e poi va da
Sananda Maitreya decisa a scoparselo in ogni caso ma
quando arriva c’è un ambulanza lo stanno portando via
d’urgenza e lei pensa che sia perché si è fatto
qualche cosa di droga e invece si viene a sapere che
è una colica renale e il film termina con lei che è
in aereo e parte per farsi una nuova vita in nuova
zelanda e nel posto vicino a lei si siede un uomo
bellissimo e fantastico con cui inizia a flirtare e
qui finisce il libro pieno di speranze e di
allusioni, me lo vedo già tipo bompiani, colori
pastello, una donna in copertina con dietro due
uomini fichi di cui uno mulatto, titolo ‘Quello
giusto’ sottotitolo ‘mi ama o mi mantiene?’,
pseudonimo Veronica Lars, 14 euro, 140 pg, sconto 20%
alla cassa se ne comperi un altro della stessa
collana idea regalo bompiani 2008
lettera a koch da sodoma (2 di 3)
06/05/07 23:12 |
lettere a koch
| Permalink
oppure koch farei un sacco di sport, se non penso a
scrivere e al mio ego magari penso al mio corpo,
torno da cangelosi a fare kung fu, sai che me lo
sogno ancora adesso, mi sogno certe notti che torno
nella palestra di cangelosi a fare kung fu dopo anni
che non ci vado più e mi sento una merda mi sento in
colpa perché in fondo la palestra di cangelosi ti
faceva sempre sentire un po’ in colpa, era una delle
cose che non sopportavo del kung fu, un’altra era che
quelli che fanno kung fu erano davvero convinti del
kung fu e ci credevano completamente e compravano
riviste tipo BUDA INTERNATIONAL dove sopra c’erano
foto di persone vestite da tigri antropomorfe che,
niente, non avevano niente a che vedere con me, con i
motivi per cui facevo kung fu, e quindi mi piaceva
fare kung fu, mi piacevano un sacco di cose del kung
fu, ma non mi piacevano i motivi per cui tutti gli
altri facevano kung fu e non mi piaceva che mi
sentissi sempre in colpa, come se stessi sbagliando,
doveva essere un qualche tipo di tecnica orientale
koch, però se non scrivessi magari potrei tornare a
farlo così anche se non sarei più felice sarei
comunque più tonico, mi tapperei il naso come
montanelli e farei le mie forme, fare le forme era la
cosa più bella koch, ti mettevi lì concentrato e
facevi una serie di gesti consecutivi in maniera
pesissima e quella era la forma, la forma era la
ficata koch, sto scrivendo nel letto da sodoma e ho
mal di schiena, domani torno a genova koch e mi
aspettano due mesi di inferno koch, lo ha anche detto
cecilia “fino al cinque agosto sarà un problema
dietro all’altro” e io ci credo koch, ma so che andrò
avanti perché anche se andasse tutto a puttane, anche
se mi levassero ogni cosa che ho, anche se mi
trovassi a urlare da solo al porto antico tra gli
immigrati che si bruciano la bocca, beh io resterei
comunque con la scrittura, anche da nudo con uno che
mi brucia i peli con il tappo arroventato, comunque
nel mio corpo nudo ci sarebbe la scrittura, suderei
la scrittura anche se non scrivessi un cazzo, perché
la scrittura è un fottuto problema, koch.
lettera a koch da sodoma (1 di 3)
06/05/07 11:09 |
lettere a koch
| Permalink
tu ti fai dei grossi problemi koch, ma ogni tanto
penso come sarebbe la mia vita se non scrivessi se
decidessi di non scrivere e non provassi neppure cose
tipo rancore o malinconia o cose del genere, se
decidessi di farla finita e basta ecco penso che
avrei molto tempo per applicarmi a cose della vita di
tutti i giorni, curerei la casa rimetterei a posto le
fasce, taglierei i rovi sarei sempre a fare qualcosa,
sarei una persona molto attiva, non perderei tempo a
leggere dei fottuti libri di narrativa o se li
leggessi sarebbero di persone che non rischierei di
poter conoscere, scrittori morti, leggerei manuali
zen, libri di giardinaggio, libri semplici di
programmazione tipo per le macro del pacchetto
openoffice che -notizia di oggi- pare proprio che il
team SUN sia entrato ufficialmente a lavorare al
porting del pacchetto openoffice per macintosh e
questa cosa mi riempie di eccitazione perché
openoffice è il male, ma uno di quei mali di cui ho
bisogno, io sono openoffice dipendente e solo il
fatto che openoffice per mac sia una chiavica fa sì
che io non sia caduto nel baratro di openoffice e non
tutti hanno questa fortuna, c’è gente che è uscita di
testa per openoffice e io invece sto cercando di
smettere perché openoffice non è molto zen, mentre le
applicazioni mac che uso sono molto zen e quindi se
torno a openoffice in realtà mi faccio del male, è
come tornare a fumare koch, ma d’altronde quante vite
abbiamo koch, ne abbiamo solo una, e io tipo se non
scrivessi potrei smettere di usare i pacchetti
software zen e comprarmi quella vaschette di sabbia
con il rastrello, non so se le hai mai viste, sono
delle vaschette di sabbia con un piccolo rastrello e
tu quando sei teso, stai male, stai soffrendo per
cose che non sai neppure quali siano, allora tu
prendi il rastrello e ti metti lì e gratti la sabbia
e questo dovrebbe farti stare meglio, dovrebbe farti
entrare in una dimensione più zen e io mi sento
abbastanza zen tipo ascolto le radio ambient via
internet con itunes, e sento questa roba elettronica,
musica rarefatta, e la sento e mi sento astrarre,
davvero, è musica che mi fa stare bene, mi fa venire
pensieri senza senso, penso a radiazioni o a cose che
non sono stato e il problema, caro koch, il fottuto
problema è che quando spengo la radio, e prima o poi
devo spegnerla, mi sento ricatapultato nel mondo
reale e quindi mi incazzo perché penso che quella
radio zen è stato solo un fottuto inganno, mentre io
pensavo a quel periodo passato sulla base aeronautica
di nettuno invece la mia vita di merda andava sempre
più di merda i miei problemi erano tutti lì che
stagnavano e muffavano, però se non scrivessi sarei
più pratico e penserei alle cose della mia vita ai
miei problemi, starei a sentire quelli che mi stanno
attorno e magari mi sacrificherei completamente per
renderli felici, è così difficile vedere persone
felici che essere uno che spende la sua vita per
rendere felice quella degli altri, credo che sia
l’unica cosa decente che possa fare una persona tutto
il resto è niente koch, sono cose che non esistono,
magari non resta niente di quello che ha reso felici
gli altri, oggi ero a sodoma in un parco e c’era
questo busto di un vecchio, un busto in bronzo, di
questo vecchio che pensava e io guardo il nome ed era
uno che non avevo mai sentito prima e ho pensato,
guarda te, tutta la vita a inseguire il proprio ego e
dopo un secolo sei un busto arruginito che non si sa
manco chi cazzo sei, bella fine di merda, magari
c’era uno che ha speso la vita a renderti felice e
quello resta senza busto, beato.
viaggio a sodoma (ii)
la cosa interessante di sodoma è che ogni volta che
ci vado non riconosco dove sono, mi trovo a camminare
tra palazzi abbastanza simili a quelli che avevo già
visto, ma non gli stessi. è come se sodoma ogni volta
demolisse le sue case e le ricostruisse poi basandosi
su una sodomizzazione architettonica che la rende
così impalpabile ed eterna.
piove.
a sodoma tutti usano l’ipod, lo tengono in mano come se non pesasse nulla, visti in prospettiva sembrano padroni che portino al guinzaglio se stessi.
piove.
a sodoma tutti usano l’ipod, lo tengono in mano come se non pesasse nulla, visti in prospettiva sembrano padroni che portino al guinzaglio se stessi.
viaggio a sodoma (i)
sono in viaggio verso sodoma, siamo in treno, i miei
figli sono davanti a un powerbook quindici pollici
che guardano un dvd, cecilia legge un libro di storia
medioevale e la generalessa legge un articolo
dell’autore di gomorra, quale migliore compagnia di
viaggio per sodoma? saviano nel suo articolo dice che
la vera letteratura è la letteratura che mette le
mani nel sangue del proprio tempo, la letteratura non
come evasione ma come invasione, e bravo saviano.
sono gli atti di un convegno e io penso che per me la
letteratura è sopravvivenza, vedi tu saviano.
l’inferno di questo mondo è nelle cose quotidiane, l’inferno è dentro al powerbook caro kappe, l’inferno è sodoma, l’inferno è wikipedia. ci sono anche uomini infernali, per questo uso le saponette allo zolfo, per lavare qualunque cosa, in modo da rendermi simile a loro, ma cecilia è convinta che gli uomini infernali in realtà profumano di carne.
Mia suocera dice che mi vuole portare in un isola vicino a sodoma dove c’è ancora la cultura contadina, è tutta un isola dove c’è solo erba.
“Uh. E perché mi ci vuoi portare?”
“Perché sei vegetariano”
“Ma mica bruco”
“Vabbé, pensavo che voi vegetariani steste bene in posti con erba”
“Ci sono anche sterpaglie?”
“Penso di sì”
“Allora è fatta, si parte!” ho un debole per le sterpaglie.
Cecilia torna dal bagno e nota che mi sono staccato dal portatile e fa la faccia stupita e chiede “oh, fai conversazione?”
“No, non ho copertura” le rispondo indicando le ondine morte dell’airport, e lei digrigna i denti.
A fianco a me c’è un ragazzo con un macbook, lui ha tirato fuori il macbook per fare il fico e io allora ho tirato fuori il powerbook, non ci siamo mai guardati negli occhi ma tra di noi c’è tutta una tensione elettrica, sembriamo uno spot apple maligno, lui si è messo lì cercare di configurare qualcosa di bluetooth poi dopo un po’ ha rinunciato e ha aperto word e si è messo a scrivere. Io ho fatto finta di niente dopo un po’ ho sbirciato e ho visto che sta cercando con difficoltà di scrivere una poesia d’amore. Con word. Come si possa scrivere una poesia d’amore usando un pacchetto software per l’ufficio è per me un mistero. Tanto vale usare excel. Lo vedo anche sofferente, continua a martoriare un verso, vorrei dirgli che il problema non è la lirica ma l’informatica,
Quando arriviamo a sodoma i figli si scatenano, corrono come dei pazzi e sbattono tutte le porte. il luogo della nostra permanenza è strindberghiano, un appartamento gestito dai gesuiti, simone arriva a culo nudo e ride e scappa via e la generalessa lo vede e esclama “ma no, non vedete che è a culo nudo! il culo è come i polmoni! il culo è importante!”
‘In effetti” penso osservando il mio secondogenito schiappettare via.
(continua)
l’inferno di questo mondo è nelle cose quotidiane, l’inferno è dentro al powerbook caro kappe, l’inferno è sodoma, l’inferno è wikipedia. ci sono anche uomini infernali, per questo uso le saponette allo zolfo, per lavare qualunque cosa, in modo da rendermi simile a loro, ma cecilia è convinta che gli uomini infernali in realtà profumano di carne.
Mia suocera dice che mi vuole portare in un isola vicino a sodoma dove c’è ancora la cultura contadina, è tutta un isola dove c’è solo erba.
“Uh. E perché mi ci vuoi portare?”
“Perché sei vegetariano”
“Ma mica bruco”
“Vabbé, pensavo che voi vegetariani steste bene in posti con erba”
“Ci sono anche sterpaglie?”
“Penso di sì”
“Allora è fatta, si parte!” ho un debole per le sterpaglie.
Cecilia torna dal bagno e nota che mi sono staccato dal portatile e fa la faccia stupita e chiede “oh, fai conversazione?”
“No, non ho copertura” le rispondo indicando le ondine morte dell’airport, e lei digrigna i denti.
A fianco a me c’è un ragazzo con un macbook, lui ha tirato fuori il macbook per fare il fico e io allora ho tirato fuori il powerbook, non ci siamo mai guardati negli occhi ma tra di noi c’è tutta una tensione elettrica, sembriamo uno spot apple maligno, lui si è messo lì cercare di configurare qualcosa di bluetooth poi dopo un po’ ha rinunciato e ha aperto word e si è messo a scrivere. Io ho fatto finta di niente dopo un po’ ho sbirciato e ho visto che sta cercando con difficoltà di scrivere una poesia d’amore. Con word. Come si possa scrivere una poesia d’amore usando un pacchetto software per l’ufficio è per me un mistero. Tanto vale usare excel. Lo vedo anche sofferente, continua a martoriare un verso, vorrei dirgli che il problema non è la lirica ma l’informatica,
Quando arriviamo a sodoma i figli si scatenano, corrono come dei pazzi e sbattono tutte le porte. il luogo della nostra permanenza è strindberghiano, un appartamento gestito dai gesuiti, simone arriva a culo nudo e ride e scappa via e la generalessa lo vede e esclama “ma no, non vedete che è a culo nudo! il culo è come i polmoni! il culo è importante!”
‘In effetti” penso osservando il mio secondogenito schiappettare via.
(continua)
Il tennis Strindberg e l'elefante
Il tennis strindberg e l’elefante di lars
gustafsson è un libro che mi perseguitava da tempo,
un fuori catalogo di guida editore, e adesso sono
riuscito a trovarlo grazie al remainder on line di
libribook. Il libro ha un centinaio di pagine, è un
racconto lungo non particolarmente significativo, ma
ovviamente immancabile sulla scrivania di ogni
strindbeghiano che si rispetti.
Il pretesto della narrazione è il ricordo di un periodo felice, l’ultima giovinezza dell’io narrante, quando era insegnante di letteratura nordeuropea in un college texano, ma il ricordo diventa un veloce e brillante affresco storico sempre sul punto di diventare un romanzo vero e proprio, ma che poi sceglie un'uscita dimessa, smontando i meccanismi narrativi che erano stati attivati con grazia. Si parla di tennis, dell’arte della battuta, della nascita del frisbee, dello scout paramilitare che sul tetto del collage spara con un fucile di precisione uccidendo studenti a caso, di computer della difesa militare usati in tempo di pace da geniali studenti rivoluzionari in terapia psicanalitica, di giovani studentesse texane che sanno tutto di nietzche e che si battono contro ricchi possidenti locali per poter cantare l’oro del reno di wagner, e soprattutto della scomoda scoperta di un oscuro libro di chimica del polacco pietziewzskoczsky in cui si rivela che le mistiche potenze che complottavano contro strindberg descritte in Inferno, erano in realtà gli effetti di un complotto reale attuato da un gruppo di chimici polacchi per ottenere oro tramite la pietra filosofale ricercata dal folle drammaturgo svedese.
Un foster wallace del nord europa? No, piuttosto un libro scanzonato e 'colto’ che gioca con la scrittura e che ha lo scopo di divertire il lettore con una narrazione di intrattenimento piacevole e leggera. Si sente l’amore nostalgico per un’epoca solare della propria vita, passata in un’America che mostra i suoi muscoli tecnologici e contemporaneamente scopre di essere primitiva e rozza.
Peccato che dopo i tre quarti del libro, l’autore sgonfi le trame costruite e scelga di concludere il libro senza sviluppare una serie di temi che avrebbero da soli retto una narrazione sofisticata di più ampio respiro.
Per chi ha letto strindberg, un must have semplice e leggero, un vinello bianco dopo il nero fermo di inferno.
Il pretesto della narrazione è il ricordo di un periodo felice, l’ultima giovinezza dell’io narrante, quando era insegnante di letteratura nordeuropea in un college texano, ma il ricordo diventa un veloce e brillante affresco storico sempre sul punto di diventare un romanzo vero e proprio, ma che poi sceglie un'uscita dimessa, smontando i meccanismi narrativi che erano stati attivati con grazia. Si parla di tennis, dell’arte della battuta, della nascita del frisbee, dello scout paramilitare che sul tetto del collage spara con un fucile di precisione uccidendo studenti a caso, di computer della difesa militare usati in tempo di pace da geniali studenti rivoluzionari in terapia psicanalitica, di giovani studentesse texane che sanno tutto di nietzche e che si battono contro ricchi possidenti locali per poter cantare l’oro del reno di wagner, e soprattutto della scomoda scoperta di un oscuro libro di chimica del polacco pietziewzskoczsky in cui si rivela che le mistiche potenze che complottavano contro strindberg descritte in Inferno, erano in realtà gli effetti di un complotto reale attuato da un gruppo di chimici polacchi per ottenere oro tramite la pietra filosofale ricercata dal folle drammaturgo svedese.
Un foster wallace del nord europa? No, piuttosto un libro scanzonato e 'colto’ che gioca con la scrittura e che ha lo scopo di divertire il lettore con una narrazione di intrattenimento piacevole e leggera. Si sente l’amore nostalgico per un’epoca solare della propria vita, passata in un’America che mostra i suoi muscoli tecnologici e contemporaneamente scopre di essere primitiva e rozza.
Peccato che dopo i tre quarti del libro, l’autore sgonfi le trame costruite e scelga di concludere il libro senza sviluppare una serie di temi che avrebbero da soli retto una narrazione sofisticata di più ampio respiro.
Per chi ha letto strindberg, un must have semplice e leggero, un vinello bianco dopo il nero fermo di inferno.
rapidwever
quindi davano questo seriale di rapidwever a tutti
coloro che avevano comprato macuser ma non c'era
nessun controllo e quindi tutti si sono presi e
scaricati rapidwever che è un programma per fare siti
in maniera facile e senza sapere nulla di css o html,
infatti usi tutti dei moduli e dei temi, devi un po'
adattarti a rapidwever ma anche lui si adatta un po'
a te, è come una laica alleanza tra uomo e macintosh,
perché rapidwever gira solo su macintosh e quindi mi
sono messo a vedere come funzionava e all'inizio
pensavo che era una stronzata inutile per fessi, poi
ho capito che è vero ma che anche io sono un fesso e
che ho bisogno di rapidwever che non posso fare altro
che fare siti con rapidwever, sono due giorni che non
faccio altro e ieri mi è anche successa questa cosa
che per un attimo sono stato felice, mi sono anche
spaventato, per un attimo ho avuto la felicità di
avere il seriale legale di rapidwever e di avere
sotto alle mie dita rapidwever e di poter distribuire
le mie idee con rapidwever e questa cosa della
felicità, unita al fatto che all'inizio dicevo eh sì
bello ma non ha questo e non ha questo e poi scoprivo
che invece c'erano, che i programmatori di rapidwever
avevano preventivamente pensato a tutti i miei
desideri, ecco queste due cose insieme mi hanno fatto
capire che rapidwever è il demonio e che i
programmatori di rapidwever sono anni che lo
programmano per questo giorno, il giorno in cui
avrebbero lasciato scoperto il loro seriale, come una
trappola perché io ci cadessi e fossi tentato e
finissi nel baratro di rapidwever.
Comunque ora vado quattro giorni a sodoma, spero che non ci sia copertura wireless.
Comunque ora vado quattro giorni a sodoma, spero che non ci sia copertura wireless.
lamerotanti
lamerotanti, il blog fichetto di narrativa giovane,
chiude e mi dispiace.
non si tratta di una scelta voluta, ma i presupposti con cui era nato il blog, oggi non ci sono più. le persone che hanno dato vita a lame se ne sono andate, per diversi motivi, e non aveva senso continuare facendo finta che ci fossero.
al momento il blog è 'congelato' e presto toglierò tutti i materiali ancora rimasti.
ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a lame, in ogni modo: paul demeriano, federico blo, antonio koch, simone bedetti, donald datti, mauro mazzetti, kitterlegnosky, matteo galiazzo, minestro.net, ivano venerandi, federico platania e tutti gli altri che con post e commenti hanno dato vita a questo blog.
non si tratta di una scelta voluta, ma i presupposti con cui era nato il blog, oggi non ci sono più. le persone che hanno dato vita a lame se ne sono andate, per diversi motivi, e non aveva senso continuare facendo finta che ci fossero.
al momento il blog è 'congelato' e presto toglierò tutti i materiali ancora rimasti.
ringrazio tutti coloro che hanno collaborato a lame, in ogni modo: paul demeriano, federico blo, antonio koch, simone bedetti, donald datti, mauro mazzetti, kitterlegnosky, matteo galiazzo, minestro.net, ivano venerandi, federico platania e tutti gli altri che con post e commenti hanno dato vita a questo blog.
Pensieri
Tornato da bazzano sono parecchi i pensieri che mi
frullano in testa. Tipo sono andato, ho assistito al
dibattito, ho anche detto le mie cose e alla sera ho
letto assieme a un'altra quindicina di poeti. Ho
letto un canto del rekiem, un poemetto che sto
scrivendo, e l'ho letto con un certo trasporto, parla
di un tipo che si trova nel mezzo di una scala e non
riesce né a salire né a scendere perché la scala è
infinita e fatta dello stesso scalino. E gli altri
poeti del pubblico hanno battuto le mani, poi alla
fine di tutto sono andato da due o tre poeti che mi
erano piaciuti e che sapevo più o meno chi erano e
cosa facevano e gli ho detto bel pezzo, e loro anche
tu bel pezzo, e io gli ho detto beh grazie, ma sai
che io ti conosco perché so che hai fatto questo e
questo e lui mi ha detto eh sì sì è vero e poi ha
aggiunto, ma scusa, come hai detto che ti chiami?
E io sono rimasto un po' così, la cosa si è ripetuta per tre volte, più o meno identica, ora: o il nome venerandi è di quelli che senti una volta e poi te lo dimentichi, o il prodotto che avevo presentato pochi minuti prima non era così importante, non abbastanza da far ricordare il mio nome.
La cosa alla distanza mi ha fatto pensare: io faccio trecento chilometri in auto per leggere cinque minuti, leggo la mia cosa e mi dicono che sono anche bravino che il pezzo non è male, e dopo altri dieci minuti la gente non si ricorda come mi chiamo.
Io non credo che gli altri poeti avessero scarsa memoria, non credo manco fossero degli spocchiosi, era gente simpatica e intelligente, secondo me più semplicemente io non esisto.
E io sono rimasto un po' così, la cosa si è ripetuta per tre volte, più o meno identica, ora: o il nome venerandi è di quelli che senti una volta e poi te lo dimentichi, o il prodotto che avevo presentato pochi minuti prima non era così importante, non abbastanza da far ricordare il mio nome.
La cosa alla distanza mi ha fatto pensare: io faccio trecento chilometri in auto per leggere cinque minuti, leggo la mia cosa e mi dicono che sono anche bravino che il pezzo non è male, e dopo altri dieci minuti la gente non si ricorda come mi chiamo.
Io non credo che gli altri poeti avessero scarsa memoria, non credo manco fossero degli spocchiosi, era gente simpatica e intelligente, secondo me più semplicemente io non esisto.