Jun 2007
Spigolando qua e là
29/06/07 06:45 |
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Anche il buon vecchio Armati ha il suo blog, come se non avesse avuto
già abbastanza cose da fare eh; Marco Spiccio mi
avverte che il tre luglio a Pietrasanta in
provincia di Lucca c'è un concerto gratis di Max
Manfredi, purtroppo causa guasto al
teletrasporto non ci sarò ma se siete in zona ne
vale assolutamente la pena (il concerto è al
Teatro della Fontanella); è nato fabio venerandi
(yeee) e si sta già prendendo spazio, ieri sono
andato a trovarlo con simone e niccolò in
neonatologia e non c'era più nessuno, il reparto
deserto, le stanzette dei bambini vuote e su un
muro una scritta in vernice rossa "DOPO DI ME IL
DILUVIO" e sotto la firma fabio venerandi,
piccolo ma già con le idee chiare. See you
later!
|
SMK88, la recensione
26/06/07 07:16 |
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Insomma mi è arrivata la SMK-88, dopo mesi di
ricerche e di dubbi alla fine ho deciso di prendere
questa piccola tastiera compatta a switch meccanico,
e la mia carta di credito era incredula di essere
usata per comperare una tastiera rivenduta in
america, fabbricata in cina, con tasti di origine
tedesca. Quando si dice la globalizzazione.
A conti fatti la tastiera mi è costata ottantacinque euro, circa quaranta per la tastiera il tutto il resto per le spese di viaggio e per i diritti doganali.
La scatola ha un potente look minimalista: è tutta bianca con la scritta a pennarello di cosa c'è dentro. All'apertura ero terrorizzato, ma...
(Continua su Tevac)
A conti fatti la tastiera mi è costata ottantacinque euro, circa quaranta per la tastiera il tutto il resto per le spese di viaggio e per i diritti doganali.
La scatola ha un potente look minimalista: è tutta bianca con la scritta a pennarello di cosa c'è dentro. All'apertura ero terrorizzato, ma...
(Continua su Tevac)
Female male
Female Male di Joanna
Russ, Editrice Nord 1989, 297 pagine, fuori catalogo
traduzione di oriana palusci
trovato nelle bancarelle, letto nel giugno 2007
Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono ‘le cose più belle’ per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto ("C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic in paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.
traduzione di oriana palusci
trovato nelle bancarelle, letto nel giugno 2007
Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono ‘le cose più belle’ per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto ("C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic in paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.
oh sono in viaggio di nozze
20/06/07 18:24 |
lettere a koch
| Permalink
La cosa interessante
koch è che sono in viaggio di nozze e mi sono portato
in viaggio di nozze la mia tastiera meccanica smk-88
per continuare a scriverti anche mentre sono in
viaggio di nozze, ah cazzo koch ci puoi giurare che
continuo a informarti di ogni cosa anche durante il
viaggio di nozze, non sono mica uno che taglia tutti
i ponti con il mondo solo perché è in viaggio di
nozze, e tu mi chiederai dove cazzo sei andato in
viaggio di nozze e la riposta è beh koch sono un po’ cazzi miei dove
sono andato in viaggio di nozze, cazzo koch sono cose
personali ma quello che ti voglio dire è che mi ha
fatto un gran piacere vederti al mio matrimonio koch,
davvero, pensare che sei partito da bologna per
venire al mio matrimonio beh sono cose che non si
dimenticano anche se essendo il mio matrimonio
l’evento mondano dell’anno capisco che tu l’abbia
fatto anche per bieco interesse perché sapevi che ci
sarebbero stati gli scrittori e gli editori più
importanti della liguria, buona questa, comunque ero
tesissimo koch non so se si è visto avevo tutte le
ansie che si possono avere per il matrimonio che vada
tutto a puttane, che la gente si metta litigare di
brutto, che vengano persone care e che magari perché
si sbagliano ti dicano le cose sbagliate nel momento
sbagliate, che dicano quelle cose mediocri che
rendono tutto mediocre, hai peresente quelle cose che
tolgono la brillantezza alle stelline e le rendono
dei semplici ammassi geometrici a cinque o sei punte,
tu sai di cosa sto parlando koch, comunque la cosa di
cui ti volevo parlare è che sono arrivato a un pezzo
pesissimo di cave story, cioè che il dottore pazzo è
riuscito a prendere i fiori rossi per darli in pasto
ai mimiga o minika o come si chiamano, per
trasformali in rozzi mostri e farli andare sulla
superficie a distruggere il mondo come noi lo
conosciamo e io ho anche dovuto uccidere una mimiga
che era stata trasformata in mostro e mi è
dispiaciuto koch perché era una brava ragazza,
comunque il problema è che mi hanno rinchiuso in un
labirinto, ci s risiamo koch la vecchia storia dei
labirinti e l’unico modo di uscire da questo fottuto
labirinto è distruggere una specie di enorme robo
scavatore che si muove su circa otto ruote rullanti e
tra ieri e oggi sono stato circa quattro ore a
cercare di distruggere quel fottuto robo scavatore e
alla fine ho rinunciato infatti sono qua koch, perché
non ce la facevo più, ero nervosissimo, mi incazzavo
ogni volta che quel fottuto robo mi ammazzava e
questo è un po’ il problema dei mostri di fine
livello è che te la meni, non c’è più ragionamento, è
tutto un lavoro meccanico di muscoli e quindi ho
detto ma vaffanculo torno a scrivere a koch che
magari è ancora a genova e magari è a bologna, ma
cecilia
iene
15/06/07 21:33 |
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sarà che dopo domani mi sposo ma questa sera ero nel
letto di simone con niccolò sulle gambe che faceva le
fusa ed è arrivato di corsa simone con il suo sguardo
da iena killer in allenamento e ci ha guardati e poi
ha mandato uno dei suoi urli subumani e si è lanciato
contro di noi e io mi sono trovato sommerso da queste
due bestioline che un po’ somigliano a me e un po’
somigliano a cecilia, e che ridono e che mi cercano e
che sono capaci di stare a piangere per ore urlando
il mio nome e mi sono visto in questa dimensione
dell’infanzia, in questo mondo parallelo di cui mi
rimangono impressioni improvvise che non so neppure
da che parte sopravvissuta del cervello mi arrivino,
un mondo in cui ogni cosa appariva contemporaneamente
semplice e complicatissima, una ragnatela di corridoi
e di entrate e di passaggi, e io bambino ero in
quella stanza a sant’olcese assieme a niccolò bambino
e simone bambino e fuori c’erano mostri che
combattevano dentro ai muri, scene di combattimento
infinito, finestre che non mostravano mondi ma
reticoli luminosi che si intersecavano e parole che
arrivavano dall’alto e che non avevano nessun
significato particolare, è esistito un mondo in cui
una casetta dal nastro rallentato mandava dal
registratore suoni di voci del pianeta nettuno, e io
stavo ore ad ascoltarla e simone non esisteva non era
nulla di nulla come niccolò, eppure erano lì vicino a
me e io bambino diventavo un adolescente sudato e poi
con cambiamenti di capelli e di unghie e cadute di
denti e un circolo continuo di questo sangue che tra
cuore, arterie, vene e di nuovo cuore e arterie e
vene, non vede mai la luce del sole se non per
feritoie improvvise e liberatorie, arrivavo a essere
questo fabrizio che sono adesso, un integrato con gli
occhi strani e i denti rotti e i miei figli uscivano
fuori da quella meraviglia di cecilia e urlavano
ciechi e si attaccavano ai capezzoli bevevano come
dei matti e poi si giravano verso di me e mi
riabbracciavano di nuovo dopo tanto tempo.
il vocione di mazzetti
13/06/07 23:13 |
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mazzetti tira fuori il suo vocione e rifà venerandi che
legge koch che parla a venerandi
12/06/07 06:48 |
Permalink
audio+video:venerandi+koch
10/06/07 22:50 |
Permalink
koch interpreta venerandi che dice a mazzetti che la
scrittura continua non esiste, che siamo partigiani del sentito dire e
del sentito fare, e che gli è arrivata la
tastiera nuova, mentre venerandi legge koch che
dice a venerandi che non è tutta farina del suo
sacco.
koch legge smk-88
In questo video di datazione incerta
antonio koch legge un pezzo che parla dell'smk
88. La locazione della lettura è la residenza
estiva di koch a rovigo. Il viso di koch mostra
i chiari segni del male. La parte relativa ad
asterisco è stata aggiunta da antonio koch
durante l'incontro di 'programmazione e
versificazione: un connubio possibile?' tenuta a
bazzano da ansuini e blò, mi pare fosse il 1998.
alla ricerca della tastiera perfetta (seconda parte)
06/06/07 06:28 |
Permalink
Eravamo arrivati che venerandi entra nel negozio di
informatica e chiede una tastiera meccanica senza pad
numerico e il venditore sghignazza e dice che non
esistono tastiere meccaniche e ride più forte e
venerandi dentro di sé sorride, anzi meglio: il
demone che sta dentro al cuore di venerandi al
sentire le parole 'non esiste' sorride, perché il
demone di venerandi sa che con un po' di buona
volonta, un buon motore di ricerca e una carta di
credito parzialmente funzionante, *tutto* esiste.
(continua su Tevac)
(continua su Tevac)
partigiani del sentito dire
04/06/07 18:48 |
lettere a koch
| Permalink
la verità mazzetti è che
mi ero dimenticato di dirti il succo del discorso e
il succo del discorso è che questa scrittura continua
non esiste, è facile scrivere se non hai niente da
dire è facile scrivere se scrivi come respiri, ma
quanto dura un tuo respiro ? eh ? a chi gliene frega
di un tuo respiro specie se a lungo termine, a questo
non avevi pensato, ad eccezione dei polmoni e del
sangue che gliene frega diciamo così per interesse,
perché hanno bisogno di fare la loro benedetta
ossigenazione, a tutti gli altri non importa tanto
del tuo respiro, della scrittura che entra e che esce
dagli occhi e dalle dita in questo caso dalle dita,
la cosa un po’ beffarda è che la scrittura respira
con questi pezzi del corpo che sembrerebbero così
inadatti a portare quelle cose piegate che stanno
dentro, tu sai di cosa sto parlando, quelle cose così
deliziose e piegate a ‘elle’ a ‘qu’ dentro la nostra
anima, dove per anima intendo qualcosa di
inspiegabilmente carnoso e puzzolente, qualcosa di
masticabile e sanguinante, quante volte volevo dire
queste cose e tu non mi stavi a sentire mazzetti,
c’era un casino memorabile, lo hai anche detto tu,
parlavi di questo casino memorabile e forse lo era,
era roma ma era anche firenze e era anche genova e
bologna erano tutte queste città attaccate assieme
come una metropoli inesistente e incollata assieme
dai figli che parlano e che chiedono cose talmente
semplici che verrebbe da non rispondere da dire,
figli miei queste cose sono prive di qualsiasi
importanza noi lo sappiamo che lo state chiedendo per
sentito dire, lo chiedete per far fare esercizio ai
vostri muscoli facciali, per contrarre la gola e poi
lasciarla andare, una semplice ginnastica, questo
potremmo dire ai nostri figli e non voglio escludere
che in qualche modo non l’abbiamo fatto, non
escluderei che presi dall’entusiasmo lo abbiamo
davvero detto ai nostri figli, abbiamo fatto tante di
quelle cose, perché dovremmo stupirci di aver detto
le cose che andavano dette, scritto e non riletto
mazzetti, ecco cosa volevo dire, scritto e non
riletto, ma quanta soddisfazione ci viene da questo
grande brodo primordiale degli atleti e le atletesse
della parola? oh non molto mazzetti, tutti sono bravi
a farsi venire l’erezione ma questo significa mica
che siamo tutti grandi scopatori mazzetti, perché
allora dobbiamo avere una felice versatilità di
parola dobbiamo essere felici anche noi, oppure al
contrario inconsolabilmente tristi, partigiani del
sentito dire, ecco la rete globale, la rivolta dei
partigiani del sentito dire o del sentito fare,
comunque baciare eccetera, scritto e non riletto ecco
il segreto mazzetti, scritto e non riletto, questa
nostra parola è un lungo verbale a perdere di uno
stato di periferia del tutto patologico, mi è
arrivata l’acqua alla gola, mi è arrivata la testa
nella tagliola (e mi è arrivata anche -yes man- la
tastiera nuova)
03/06/07 23:13 |
Permalink