Spigolando qua e là
Anche il buon vecchio Armati ha il suo blog, come se non avesse avuto già abbastanza cose da fare eh; Marco Spiccio mi avverte che il tre luglio a Pietrasanta in provincia di Lucca c'è un concerto gratis di Max Manfredi, purtroppo causa guasto al teletrasporto non ci sarò ma se siete in zona ne vale assolutamente la pena (il concerto è al Teatro della Fontanella); è nato fabio venerandi (yeee) e si sta già prendendo spazio, ieri sono andato a trovarlo con simone e niccolò in neonatologia e non c'era più nessuno, il reparto deserto, le stanzette dei bambini vuote e su un muro una scritta in vernice rossa "DOPO DI ME IL DILUVIO" e sotto la firma fabio venerandi, piccolo ma già con le idee chiare. See you later!
|
SMK88, la recensione
Insomma mi è arrivata la SMK-88, dopo mesi di ricerche e di dubbi alla fine ho deciso di prendere questa piccola tastiera compatta a switch meccanico, e la mia carta di credito era incredula di essere usata per comperare una tastiera rivenduta in america, fabbricata in cina, con tasti di origine tedesca. Quando si dice la globalizzazione.
A conti fatti la tastiera mi è costata ottantacinque euro, circa quaranta per la tastiera il tutto il resto per le spese di viaggio e per i diritti doganali.
La scatola ha un potente look minimalista: è tutta bianca con la scritta a pennarello di cosa c'è dentro. All'apertura ero terrorizzato, ma...

(Continua su Tevac)
|
Female male
Female Male di Joanna Russ, Editrice Nord 1989, 297 pagine, fuori catalogo
traduzione di oriana palusci
trovato nelle bancarelle, letto nel giugno 2007

Di Joanna Russ ho letto uno dei più bei racconti di fantascienza nel momento giusto per leggerlo, ci sono cose che sono ‘le cose più belle’ per un periodo di tempo abbastanza limitato e quindi è bene cogliere l’occasione al volo per goderserle. Il racconto ("C’è nessuno in casa?”) era nella mitica ‘enciclopedia della fantascienza’ dell’editoriale del Drago e mi era sempre rimasto il rammarico di
non aver letto nient’altro dell’autrice, anche perché l’unico suo libro tradotto in italiano di cui avessi notizia, ‘female male’ era fuori catalogo da parecchio tempo (in realtà ho scoperto che in un urania si trova anche un suo lavoro più vecchio ‘picnic in paradiso’. anche questo, comunque, fuori catalogo).
Pescato dalle bancarelle di galleria Mazzini ecco qua female male di questa Strindberg al contrario che imbastisce un romanzo femminista di fantascienza in un reticolo di scritture dove qualunque lettore di fantascienza si perderebbe dopo poche pagine (specie se maschio). Di trama in senso stretto non si può parlare, una donna -Janet- proveniente da un universo parallelo in cui non esistono più maschi viene a visitare il nostro mondo e introduce al suo altre due donne del pianeta terra, Joanna (l’autrice del libro) e Jeannine, donna contrario di Janet: se la prima è la figurazione di una emancipazione compiuta, la seconda soffre il ruolo di femmina che le viene imposto quotidianamente dalla società. Nella parte finale del libro le tre J verranno raggiunte da una nuova J, Jael, assassina proveniente da un pianeta in cui il mondo è diviso in due parti, la terra abitata dai maschi e la terra abitata dalle femmine, dove ognuna delle due ‘razze’ vive indipendentemente dall’altra. Jael progetta un invasione di donne soldato negli universi paralleli e cerca nelle tre J alleati per questa invasione ai danni dei maschi.
Lo stile è beffardo, vivido e complesso: piani paralleli si intersecano, l’io narrante passa da una all’altra delle donne senza soluzione di continuità, non c’è un continuum temporale in senso stretto. Alcune pagine sono fulminanti, molte tematiche sollevate sulla figura femminile sono ancora oggi attuali per chi cerchi una propria identità professionale senza perdere quella di madre dei propri figli. Le parti più strettamente fantascientifiche contribuiscono al disegno generale e riescono a ricostruire ambienti possibili in cui il femminino sia ripensato come identità autonoma di una sua dignità (anzi, di una propria supremazia) rispetto al maschio mostrato nei suoi aspetti più patetici e alienanti. In fondo le quattro protagoniste sono quattro copie della stessa donna nata e sviluppata in tempi e ambienti differenti. Le pagine che descrivono i primi approcci lesbici delle protagoniste sono fresche e originali, in alcuni momenti (specie sul finale) anche commuoventi.
Un libro difficile, non appassionante, che richiede uno sforzo e un amore per lo stile della Russ per essere portato fino in fondo, ma che ricompensa la lettura. Un libro sconsigliato sicuramente a qualunque amante della fantascienza di genere, è incredibile che la Nord abbia avuto il coraggio di stamparlo e ora che è fuori catalogo non credo proprio che qualche editore lo ristamperà.
Fa parte dei libri in cui la fantascienza è un mezzo narrativo e non una scusante, può stare bene accanto a qualche classico anni settanta come il più lineare ‘Campo archimede’ di Disch, o al solito ‘Infinite jest’ di D.F. Wallace.
Una nota: la traduttrice è Oriana Palusci. Se è vero che la traduzione è funzionale (non ho le capacità per dire se sia una buona traduzione, ma le pagine -anche difficili- sono stilisticamente colorite e non piatte), bisogna anche dire che mai mai mai nella mia carriera di lettore ho trovato un disastro di errori di battitura come in questo libro. Sbagli su sbagli, parole messe al posto di altre, lettere mancanti all’interno delle parole, doppie mancate. Davvero terribile.
Se mai questo libro è passato sotto gli occhi di un revisore di bozze, non era una donna.
|
oh sono in viaggio di nozze
La cosa interessante koch è che sono in viaggio di nozze e mi sono portato in viaggio di nozze la mia tastiera meccanica smk-88 per continuare a scriverti anche mentre sono in viaggio di nozze, ah cazzo koch ci puoi giurare che continuo a informarti di ogni cosa anche durante il viaggio di nozze, non sono mica uno che taglia tutti i ponti con il mondo solo perché è in viaggio di nozze, e tu mi chiederai dove cazzo sei andato in viaggio di nozze e la riposta è beh koch sono un po’ cazzi miei dove sono andato in viaggio di nozze, cazzo koch sono cose personali ma quello che ti voglio dire è che mi ha fatto un gran piacere vederti al mio matrimonio koch, davvero, pensare che sei partito da bologna per venire al mio matrimonio beh sono cose che non si dimenticano anche se essendo il mio matrimonio l’evento mondano dell’anno capisco che tu l’abbia fatto anche per bieco interesse perché sapevi che ci sarebbero stati gli scrittori e gli editori più importanti della liguria, buona questa, comunque ero tesissimo koch non so se si è visto avevo tutte le ansie che si possono avere per il matrimonio che vada tutto a puttane, che la gente si metta litigare di brutto, che vengano persone care e che magari perché si sbagliano ti dicano le cose sbagliate nel momento sbagliate, che dicano quelle cose mediocri che rendono tutto mediocre, hai peresente quelle cose che tolgono la brillantezza alle stelline e le rendono dei semplici ammassi geometrici a cinque o sei punte, tu sai di cosa sto parlando koch, comunque la cosa di cui ti volevo parlare è che sono arrivato a un pezzo pesissimo di cave story, cioè che il dottore pazzo è riuscito a prendere i fiori rossi per darli in pasto ai mimiga o minika o come si chiamano, per trasformali in rozzi mostri e farli andare sulla superficie a distruggere il mondo come noi lo conosciamo e io ho anche dovuto uccidere una mimiga che era stata trasformata in mostro e mi è dispiaciuto koch perché era una brava ragazza, comunque il problema è che mi hanno rinchiuso in un labirinto, ci s risiamo koch la vecchia storia dei labirinti e l’unico modo di uscire da questo fottuto labirinto è distruggere una specie di enorme robo scavatore che si muove su circa otto ruote rullanti e tra ieri e oggi sono stato circa quattro ore a cercare di distruggere quel fottuto robo scavatore e alla fine ho rinunciato infatti sono qua koch, perché non ce la facevo più, ero nervosissimo, mi incazzavo ogni volta che quel fottuto robo mi ammazzava e questo è un po’ il problema dei mostri di fine livello è che te la meni, non c’è più ragionamento, è tutto un lavoro meccanico di muscoli e quindi ho detto ma vaffanculo torno a scrivere a koch che magari è ancora a genova e magari è a bologna, ma cecilia
|
iene
sarà che dopo domani mi sposo ma questa sera ero nel letto di simone con niccolò sulle gambe che faceva le fusa ed è arrivato di corsa simone con il suo sguardo da iena killer in allenamento e ci ha guardati e poi ha mandato uno dei suoi urli subumani e si è lanciato contro di noi e io mi sono trovato sommerso da queste due bestioline che un po’ somigliano a me e un po’ somigliano a cecilia, e che ridono e che mi cercano e che sono capaci di stare a piangere per ore urlando il mio nome e mi sono visto in questa dimensione dell’infanzia, in questo mondo parallelo di cui mi rimangono impressioni improvvise che non so neppure da che parte sopravvissuta del cervello mi arrivino, un mondo in cui ogni cosa appariva contemporaneamente semplice e complicatissima, una ragnatela di corridoi e di entrate e di passaggi, e io bambino ero in quella stanza a sant’olcese assieme a niccolò bambino e simone bambino e fuori c’erano mostri che combattevano dentro ai muri, scene di combattimento infinito, finestre che non mostravano mondi ma reticoli luminosi che si intersecavano e parole che arrivavano dall’alto e che non avevano nessun significato particolare, è esistito un mondo in cui una casetta dal nastro rallentato mandava dal registratore suoni di voci del pianeta nettuno, e io stavo ore ad ascoltarla e simone non esisteva non era nulla di nulla come niccolò, eppure erano lì vicino a me e io bambino diventavo un adolescente sudato e poi con cambiamenti di capelli e di unghie e cadute di denti e un circolo continuo di questo sangue che tra cuore, arterie, vene e di nuovo cuore e arterie e vene, non vede mai la luce del sole se non per feritoie improvvise e liberatorie, arrivavo a essere questo fabrizio che sono adesso, un integrato con gli occhi strani e i denti rotti e i miei figli uscivano fuori da quella meraviglia di cecilia e urlavano ciechi e si attaccavano ai capezzoli bevevano come dei matti e poi si giravano verso di me e mi riabbracciavano di nuovo dopo tanto tempo.
|
il vocione di mazzetti
mazzetti tira fuori il suo vocione e rifà venerandi che legge koch che parla a venerandi
|
la prima persona che mi ha fatto gli auguri di buon compleanno è stato uno che non ho mai visto che ha letto la data nel mio profilo di skype, la seconda il costumer care di un sito di giochi multimediali che mi ha offerto uno sconto. a parte questo navigo con il vento in poppa.
|
audio+video:venerandi+koch
koch interpreta venerandi che dice a mazzetti che la scrittura continua non esiste, che siamo partigiani del sentito dire e del sentito fare, e che gli è arrivata la tastiera nuova, mentre venerandi legge koch che dice a venerandi che non è tutta farina del suo sacco.
|
koch legge smk-88
In questo video di datazione incerta antonio koch legge un pezzo che parla dell'smk 88. La locazione della lettura è la residenza estiva di koch a rovigo. Il viso di koch mostra i chiari segni del male. La parte relativa ad asterisco è stata aggiunta da antonio koch durante l'incontro di 'programmazione e versificazione: un connubio possibile?' tenuta a bazzano da ansuini e blò, mi pare fosse il 1998.
|
alla ricerca della tastiera perfetta (seconda parte)
Eravamo arrivati che venerandi entra nel negozio di informatica e chiede una tastiera meccanica senza pad numerico e il venditore sghignazza e dice che non esistono tastiere meccaniche e ride più forte e venerandi dentro di sé sorride, anzi meglio: il demone che sta dentro al cuore di venerandi al sentire le parole 'non esiste' sorride, perché il demone di venerandi sa che con un po' di buona volonta, un buon motore di ricerca e una carta di credito parzialmente funzionante, *tutto* esiste.

(continua su Tevac)
|
partigiani del sentito dire
la verità mazzetti è che mi ero dimenticato di dirti il succo del discorso e il succo del discorso è che questa scrittura continua non esiste, è facile scrivere se non hai niente da dire è facile scrivere se scrivi come respiri, ma quanto dura un tuo respiro ? eh ? a chi gliene frega di un tuo respiro specie se a lungo termine, a questo non avevi pensato, ad eccezione dei polmoni e del sangue che gliene frega diciamo così per interesse, perché hanno bisogno di fare la loro benedetta ossigenazione, a tutti gli altri non importa tanto del tuo respiro, della scrittura che entra e che esce dagli occhi e dalle dita in questo caso dalle dita, la cosa un po’ beffarda è che la scrittura respira con questi pezzi del corpo che sembrerebbero così inadatti a portare quelle cose piegate che stanno dentro, tu sai di cosa sto parlando, quelle cose così deliziose e piegate a ‘elle’ a ‘qu’ dentro la nostra anima, dove per anima intendo qualcosa di inspiegabilmente carnoso e puzzolente, qualcosa di masticabile e sanguinante, quante volte volevo dire queste cose e tu non mi stavi a sentire mazzetti, c’era un casino memorabile, lo hai anche detto tu, parlavi di questo casino memorabile e forse lo era, era roma ma era anche firenze e era anche genova e bologna erano tutte queste città attaccate assieme come una metropoli inesistente e incollata assieme dai figli che parlano e che chiedono cose talmente semplici che verrebbe da non rispondere da dire, figli miei queste cose sono prive di qualsiasi importanza noi lo sappiamo che lo state chiedendo per sentito dire, lo chiedete per far fare esercizio ai vostri muscoli facciali, per contrarre la gola e poi lasciarla andare, una semplice ginnastica, questo potremmo dire ai nostri figli e non voglio escludere che in qualche modo non l’abbiamo fatto, non escluderei che presi dall’entusiasmo lo abbiamo davvero detto ai nostri figli, abbiamo fatto tante di quelle cose, perché dovremmo stupirci di aver detto le cose che andavano dette, scritto e non riletto mazzetti, ecco cosa volevo dire, scritto e non riletto, ma quanta soddisfazione ci viene da questo grande brodo primordiale degli atleti e le atletesse della parola? oh non molto mazzetti, tutti sono bravi a farsi venire l’erezione ma questo significa mica che siamo tutti grandi scopatori mazzetti, perché allora dobbiamo avere una felice versatilità di parola dobbiamo essere felici anche noi, oppure al contrario inconsolabilmente tristi, partigiani del sentito dire, ecco la rete globale, la rivolta dei partigiani del sentito dire o del sentito fare, comunque baciare eccetera, scritto e non riletto ecco il segreto mazzetti, scritto e non riletto, questa nostra parola è un lungo verbale a perdere di uno stato di periferia del tutto patologico, mi è arrivata l’acqua alla gola, mi è arrivata la testa nella tagliola (e mi è arrivata anche -yes man- la tastiera nuova)
|
oh omino della sda ti prego domani consegnami la mia tastiera nuova sdoganata da giovedì, non farmi soffrire per un giorno intero come venerdì scorso, ti prego omino della sda pensa a me che ti aspetto in ufficio a mani conserte, grazie
|