May 2008
viaggio a milano
30/05/08 22:46 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero | Permalink
navigo verso milano, ho scoperto che ho questo gruppo
nel mio file scriptabilia chiamato 'viaggi' in cui
dovrei scrivere le mie impressioni di viaggio, ce ne
sono un po' non ricordo neppure di averle scritte, ho
comprato i biglietti via internet e viaggio in una
italia sommersa da piogge fittissime e soli tropicali
che si succedono di minuto in minuto, ho letto
tucidide fino ad ora e non ho voglia di scrivere per
questo ho aperto questo nuovo file, perché quello che
sto facendo ora non è scrivere, è una semplice
ginnastica
che fa male, oggi in classe ho letto un pezzo di aldo nove e i ragazzi hanno detto che palle, che palle questo era fuori di testa, non è un racconto e ogni tanto ridevano alla fine alcuni si sono messi a parlare, come a un concerto live in cui il musicista fa i grandi successi nello stesso modo in cui sono anche nel disco e allora parli con i vicini, come se avessi acceso solo la radio, una radio fortissima, c'è caldo
e io tutto mi aspettavo meno che mi dicessero che era palloso, e quindi niente, la prossima volta farò solo pirandello e calvino, non si meritano altro, botte di pirandello e calvino per tutto l'anno scolastico finché non mi diranno pietà, pietà di me e io dirò oh ma scherzate, adesso ci rivediamo i giganti della montagna
mi sento sporco e sudato, devo andare in questa conferenza dei programmatori di neooffice e la cosa di essere sporco e sudato mi agita e mi fa sudare ancora di più e poi penso che c'è anche una pizzata e penso che sono sporco e sudato e sarò bloccato al caldo con gente che beve birra e io sarò ancora più sudato e la cosa mi agita ancora di più e sudo in una camicia che per l'occasione ha perso due bottoni e mostra il mio ombelico e la cosa mi agita e
nel mio vagone c'è una che pensavo fosse una terrorista che a metà viaggio ci avrebbe ucciso tutti e invece si vede che ha cambiato idea. una seconda terrorista si è messa un ipod ad un volume tale che si sente nel corridoio, musica americana tipo rap, deve essere del rap, ha dormito fino ad ora e invece ora ha acceso l'ipod e si prepara per scendere, si sta caricando, po po po pompa
hard style direbbero i miei studenti che ormai mi trattano come uno di loro, segno che ho sbagliato un sacco di roba, hard style
arrivo nella sede di mac@work e ci sono già pluby e ed e qui scopro con terrore che parlano una lingua a me parzialmente sconosciuta. credo che sia in corso anche un dibattito perché ci sono persone che discutono con pluby e ed. capisco una parola su dieci e purtroppo è quella sbagliata. tipo 'anymore'.
pluby mi ricorda fisicamente un cantante dei righeira, ma meno spensierato. Ed è esattamente come me lo ero immaginato. aspetto che tiri fuori una chitarra con teschi sopra, ma non lo fa. gandolfi traffica con una telecamera e la cosa mi preoccupa terribilmente.
l'aria è satura di onde radio, ma io non ho le password.
pluby scherza, cioé credo, sta ridendo. forse sta chiedendo una birra, ma io non capisco. dice certamente la parola 'pizza'.
gandolfi si avvicina e mi tocca. sono terrorizzato. mi informa che attivissimo non è venuto. gli si è rotta l'auto. la mia idea di farmi fotografare con lui e spacciare la foto come bufala, sfuma. Ed inizia un lunghissimo discorso. Pluby ride.
Bragagnolo dice qualcosa in inglese, tutti ridono. Bragagnolo visto da dietro mi ricorda sempre Bragagnolo.
La mia cronaca inizia a languire. Decido, da ora in poi, di inventarmi i dialoghi.
Pluby sta quindi parlando di osx, usa più volte la parola 'taste'. Ad un certo punto pluby decide di parlare della sua infanzia. veniamo quindi a sapere che da piccolo pluby venne punto da un ragno e qualche settimana dopo la pelle si gonfiò e poi si ruppe mostrando migliaia di uova che pluby grattò via dalla sua pelle con un coltello e fu in quell'occasione che decise di abbandonare il prolog per java, cosa che fece la sua fortuna, economicamente parlando.
mi rendo conto che inventare le cose che dice pluby rende il mio resoconto solo parzialmente più interessante.
riesco a capire una domanda: gli chiedono quanto del codice di neooffice è in openoffice e pluby dice 'ziro' e fa anche una smorfia con la bocca. il mio futuro di giornalista informatico è in rapida salita.
pluby dice qualcosa, tutti applaudono, mi unisco al gruppo.
alla fine riesco davvero a parlare con pluby e gli dico pluby I want to talk to you about death, e lui mi dice 'io capisco un poco di italiano' e mi sorride e mi stringe la mano e poi mi spiega in italiano stentato alcune cose sulla morte che io non conoscevo
ad un certo punto mi sento toccare, mi giro e c'è un ragazzo che ha in mano una copia di l'amore è un cavolfiore e mi guarda con uno sguardo indecifrabile e io sono spaventato e dico guarda che per i rimborsi caschi male, non mi hanno manco pagato i diritti di autore, e lui scuote la testa e mi dice che vuole una dedica e io dico è favoloso, rido e dico è favoloso perché il ragazzo ha un'aria simpatica e intelligente e infatti poi gli parlo e scopro che è un tipo intelligente, sono terrorizzato dalla possibilità che i miei lettori siano degli idioti o degli antipatici, mentre questo è simpatico e prendo il libro e gli chiedo se per la dedica posso scrivere quello che voglio, e lui si riprende il libro, me lo strappa di mano quasi e dice no, ti dico io cosa scrivere, e me lo ridà e mi dice alcune parole d'amore
mi dice anche che lui aveva un ibook e dopo cinque anni lo ha messo da parte per prendersi un macbook pro ma niente, non è la stessa cosa, non sa perché ma non è la stessa cosa dice guardando nel vuoto con un certo imbarazzo. l'amore è l'amore gli rispondo io e lui alza lo sguardo e sorride
del resto della serata ricordo alcune cose: sono al tavolo e circondato da gente che non ho mai visto prima e il mio vicino di posto mi dice, cito testualmente, scusa se ti rompo i coglioni ma devo dirti alcune cose sui sigari, e inizia a farmi una complessa ma interessante tirata sui sigari, sulle tipologie di sigari e sulla loro origine, sui vermi che se li mangiano, sul tabacco marcio eccetera che dura oltre l'arrivo dell'insalata e alla fine mi dice scusa se ti ho rotto i coglioni eh, e io gli dico figurati, di solito quando mangio guardo il telegiornale, i sigari sono più interessanti
poi scopro che era nel cngei, gli parlo della mia esperienza dell'agesci e conveniamo che baden powell
alla fine esco di corsa dal locale, corro sotto una pioggia torrenziale, e penso da distante come è possibile che un gruppo di persone mangi una pizza assieme perché usa la stessa marca di computer e mi sembra una cosa anni ottanta, una cosa di quando ero ragazzo che mi aggrappavo agli altri per vedere cosa succedeva, per dire cose che non si potevano dire in altri posti e credo che sia una cosa che funziona solo se ci credi e ci credi solo se la fai, se ti metti da parte, il poc è una cosa terribilmente umana
alla fine ti accorgi che non è solo la marca di un computer, la apple è stato un caso, è un po' la scusa che usa un amante per vedere quella ragazza dai capelli rossi che
è una cosa così mortale, il treno su cui viaggio verso genova ha venti minuti di ritardo, le ferrovie italiane si scusano con me, lo dicono all'altoparlante con una voce inumana
che fa male, oggi in classe ho letto un pezzo di aldo nove e i ragazzi hanno detto che palle, che palle questo era fuori di testa, non è un racconto e ogni tanto ridevano alla fine alcuni si sono messi a parlare, come a un concerto live in cui il musicista fa i grandi successi nello stesso modo in cui sono anche nel disco e allora parli con i vicini, come se avessi acceso solo la radio, una radio fortissima, c'è caldo
e io tutto mi aspettavo meno che mi dicessero che era palloso, e quindi niente, la prossima volta farò solo pirandello e calvino, non si meritano altro, botte di pirandello e calvino per tutto l'anno scolastico finché non mi diranno pietà, pietà di me e io dirò oh ma scherzate, adesso ci rivediamo i giganti della montagna
mi sento sporco e sudato, devo andare in questa conferenza dei programmatori di neooffice e la cosa di essere sporco e sudato mi agita e mi fa sudare ancora di più e poi penso che c'è anche una pizzata e penso che sono sporco e sudato e sarò bloccato al caldo con gente che beve birra e io sarò ancora più sudato e la cosa mi agita ancora di più e sudo in una camicia che per l'occasione ha perso due bottoni e mostra il mio ombelico e la cosa mi agita e
nel mio vagone c'è una che pensavo fosse una terrorista che a metà viaggio ci avrebbe ucciso tutti e invece si vede che ha cambiato idea. una seconda terrorista si è messa un ipod ad un volume tale che si sente nel corridoio, musica americana tipo rap, deve essere del rap, ha dormito fino ad ora e invece ora ha acceso l'ipod e si prepara per scendere, si sta caricando, po po po pompa
hard style direbbero i miei studenti che ormai mi trattano come uno di loro, segno che ho sbagliato un sacco di roba, hard style
arrivo nella sede di mac@work e ci sono già pluby e ed e qui scopro con terrore che parlano una lingua a me parzialmente sconosciuta. credo che sia in corso anche un dibattito perché ci sono persone che discutono con pluby e ed. capisco una parola su dieci e purtroppo è quella sbagliata. tipo 'anymore'.
pluby mi ricorda fisicamente un cantante dei righeira, ma meno spensierato. Ed è esattamente come me lo ero immaginato. aspetto che tiri fuori una chitarra con teschi sopra, ma non lo fa. gandolfi traffica con una telecamera e la cosa mi preoccupa terribilmente.
l'aria è satura di onde radio, ma io non ho le password.
pluby scherza, cioé credo, sta ridendo. forse sta chiedendo una birra, ma io non capisco. dice certamente la parola 'pizza'.
gandolfi si avvicina e mi tocca. sono terrorizzato. mi informa che attivissimo non è venuto. gli si è rotta l'auto. la mia idea di farmi fotografare con lui e spacciare la foto come bufala, sfuma. Ed inizia un lunghissimo discorso. Pluby ride.
Bragagnolo dice qualcosa in inglese, tutti ridono. Bragagnolo visto da dietro mi ricorda sempre Bragagnolo.
La mia cronaca inizia a languire. Decido, da ora in poi, di inventarmi i dialoghi.
Pluby sta quindi parlando di osx, usa più volte la parola 'taste'. Ad un certo punto pluby decide di parlare della sua infanzia. veniamo quindi a sapere che da piccolo pluby venne punto da un ragno e qualche settimana dopo la pelle si gonfiò e poi si ruppe mostrando migliaia di uova che pluby grattò via dalla sua pelle con un coltello e fu in quell'occasione che decise di abbandonare il prolog per java, cosa che fece la sua fortuna, economicamente parlando.
mi rendo conto che inventare le cose che dice pluby rende il mio resoconto solo parzialmente più interessante.
riesco a capire una domanda: gli chiedono quanto del codice di neooffice è in openoffice e pluby dice 'ziro' e fa anche una smorfia con la bocca. il mio futuro di giornalista informatico è in rapida salita.
pluby dice qualcosa, tutti applaudono, mi unisco al gruppo.
alla fine riesco davvero a parlare con pluby e gli dico pluby I want to talk to you about death, e lui mi dice 'io capisco un poco di italiano' e mi sorride e mi stringe la mano e poi mi spiega in italiano stentato alcune cose sulla morte che io non conoscevo
ad un certo punto mi sento toccare, mi giro e c'è un ragazzo che ha in mano una copia di l'amore è un cavolfiore e mi guarda con uno sguardo indecifrabile e io sono spaventato e dico guarda che per i rimborsi caschi male, non mi hanno manco pagato i diritti di autore, e lui scuote la testa e mi dice che vuole una dedica e io dico è favoloso, rido e dico è favoloso perché il ragazzo ha un'aria simpatica e intelligente e infatti poi gli parlo e scopro che è un tipo intelligente, sono terrorizzato dalla possibilità che i miei lettori siano degli idioti o degli antipatici, mentre questo è simpatico e prendo il libro e gli chiedo se per la dedica posso scrivere quello che voglio, e lui si riprende il libro, me lo strappa di mano quasi e dice no, ti dico io cosa scrivere, e me lo ridà e mi dice alcune parole d'amore
mi dice anche che lui aveva un ibook e dopo cinque anni lo ha messo da parte per prendersi un macbook pro ma niente, non è la stessa cosa, non sa perché ma non è la stessa cosa dice guardando nel vuoto con un certo imbarazzo. l'amore è l'amore gli rispondo io e lui alza lo sguardo e sorride
del resto della serata ricordo alcune cose: sono al tavolo e circondato da gente che non ho mai visto prima e il mio vicino di posto mi dice, cito testualmente, scusa se ti rompo i coglioni ma devo dirti alcune cose sui sigari, e inizia a farmi una complessa ma interessante tirata sui sigari, sulle tipologie di sigari e sulla loro origine, sui vermi che se li mangiano, sul tabacco marcio eccetera che dura oltre l'arrivo dell'insalata e alla fine mi dice scusa se ti ho rotto i coglioni eh, e io gli dico figurati, di solito quando mangio guardo il telegiornale, i sigari sono più interessanti
poi scopro che era nel cngei, gli parlo della mia esperienza dell'agesci e conveniamo che baden powell
alla fine esco di corsa dal locale, corro sotto una pioggia torrenziale, e penso da distante come è possibile che un gruppo di persone mangi una pizza assieme perché usa la stessa marca di computer e mi sembra una cosa anni ottanta, una cosa di quando ero ragazzo che mi aggrappavo agli altri per vedere cosa succedeva, per dire cose che non si potevano dire in altri posti e credo che sia una cosa che funziona solo se ci credi e ci credi solo se la fai, se ti metti da parte, il poc è una cosa terribilmente umana
alla fine ti accorgi che non è solo la marca di un computer, la apple è stato un caso, è un po' la scusa che usa un amante per vedere quella ragazza dai capelli rossi che
è una cosa così mortale, il treno su cui viaggio verso genova ha venti minuti di ritardo, le ferrovie italiane si scusano con me, lo dicono all'altoparlante con una voce inumana
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neooffice live in italy
Allora, domani vado a Milano in treno portando con me
il fido powerbook e un libro di tucidide. Scopo del
viaggio è quello di partecipare a uno dei party più
cool and fashion di questo nuovo, lungo, umido
millennio, ovvero lo sbarco in italia di Pluby ed Ed,
i programmatori di neooffice, il mai troppo lodato
porting per osx del pacchetto per ufficio openoffice,
e avrete capito anche voi che se si parla di pluby,
di gandolfi, di mac@work si parla anche di donne
sessuate, alcool che scorre a fiumi, wireless
cancerogena e soprattutto amore amore amore, e
infatti ci sarà anche gente tipo paolo attivissimo, e
ci sarò anche io e il mio scopo è farmi fare una foto
con paolo attivissimo e poi spacciarla in rete come
bufala dicendo che è un fotomontaggio fatto da
attivissimo con photoshop, mi immagino già le grasse
risate della rete, e non credo in realtà di fare
nulla se non stare seduto e sorridere a Pluby ed Ed e
appunto farmi fare la famigerata foto con
attivissimo, ma se mai dovessi dire qualcosa parlerei
della morte, ho in mente questa immagine di me che mi
alzo e indico lo schermo luminoso alle mie spalle con
le icone colorate e mi schiarisco la voce e inizio a
parlare della morte, dei tumori, di come siamo
fragili in questo mondo aggrappati a cose ancora più
fragili, di come andiamo avanti con una volontà
ammirevole e una furia rabbiosa, fino alla fine siamo
lì con le interiora in mano, a camminare se ce la
facciamo, a correre se siamo fortunati, oppure a
gattoni, a terra come dei vermi, comunque sempre
avanti e facendo finta che la striscia di bava che ci
lasciamo alle spalle sia una linea sostanzialmente
retta e non un assurdo ghirigoro concentrico di
bestie aggrappate a un seno a suggere latte, saliva,
succhi, eccetera.
Comunque chi volesse parlare con me di neooffice o della morte di trova da mac@work dalle diciotto e trenta circa in poi, oppure se non ci sono vuol dire che mi sono perso nella metropolitana, afaik.
Comunque chi volesse parlare con me di neooffice o della morte di trova da mac@work dalle diciotto e trenta circa in poi, oppure se non ci sono vuol dire che mi sono perso nella metropolitana, afaik.
liquidi
28/05/08 13:35 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero | Permalink
Sono lì che sto sbucciando le patate quando squilla
il telefono, è la findomestic con voce femminile che
mi dice che ha delle cose da dirmi, ma innanzitutto
mi ringrazia per aver acceso un prestito da loro e
per aver sempre pagato con regolarità le rate
mensili.
"Uh? potevo scegliere?" faccio io continuando a sbucciare le patate. "Avessi saputo..." inizio ma la signorina findomestic dice che certo, potevo scegliere, hanno un ufficio legale proprio per quello.
"Ah. Avvocati"
"Loro. Si nutrono di anime, per il resto gente corretta"
"Capisco"
"Io la chiamo perché essendo lei un cliente scelto, le offriamo qualcosa di particolare" inizia lei e mi spiega che la cosa particolare si chiama carta aura e capisco che la carta aura è una specie di carta di credito la cui finalità è quella di incrementare progressivamente il mio debito verso la findomestic fino all'inevitabile tracollo familiare, pignoramento della casa, perdita della patria potestà eccetera.
"Siete troppo generosi" dico io e cerco di farle capire che l'unico prestito di cui avrei bisogno è un prestito a fondo perduto per saldare quello che ho presso di loro, ma che è improbabile che proprio loro possano concedermelo, ma prima che io possa entrare nel dettaglio di questa spiegazione la signorina abbassa la voce e mi dice che per me ha una cosa in più.
"Una cosa in più"
"Sì, noi le spediamo un assegno da mille euro, ma solo perché lei è un cliente selezionato" mi sussurra quasi, e io smetto di sbucciare le patate perché questo dalla findomestic non me lo aspettavo, mi sento quasi commosso come se invece di patate sbucciassi cipolle, ma purtroppo la signorina continua e dice che per la restituzione ci sono dei metodi fantastici, e inizia a snocciolarmi una teoria di facilitazioni per restituire il prestito da mille euro che io non gli ho mai chiesto ma che loro generosamente mi concedono, un prestito preventivo diciamo, alla bush.
"Capisco" mormoro io e torno a sbucciare le patate.
Dopo un po' la lista di facilitazioni termina e io dico mestamente guardi, non credo di aver bisogno del suo prestito, davvero, e lei ci rimane male, mi avverte che dovrei pensarci bene, che in un periodo come questo c'è bisogno di liquidi e io sospiro e guardo l'acqua della pentola a bollire che diventa vapore.
"Uh? potevo scegliere?" faccio io continuando a sbucciare le patate. "Avessi saputo..." inizio ma la signorina findomestic dice che certo, potevo scegliere, hanno un ufficio legale proprio per quello.
"Ah. Avvocati"
"Loro. Si nutrono di anime, per il resto gente corretta"
"Capisco"
"Io la chiamo perché essendo lei un cliente scelto, le offriamo qualcosa di particolare" inizia lei e mi spiega che la cosa particolare si chiama carta aura e capisco che la carta aura è una specie di carta di credito la cui finalità è quella di incrementare progressivamente il mio debito verso la findomestic fino all'inevitabile tracollo familiare, pignoramento della casa, perdita della patria potestà eccetera.
"Siete troppo generosi" dico io e cerco di farle capire che l'unico prestito di cui avrei bisogno è un prestito a fondo perduto per saldare quello che ho presso di loro, ma che è improbabile che proprio loro possano concedermelo, ma prima che io possa entrare nel dettaglio di questa spiegazione la signorina abbassa la voce e mi dice che per me ha una cosa in più.
"Una cosa in più"
"Sì, noi le spediamo un assegno da mille euro, ma solo perché lei è un cliente selezionato" mi sussurra quasi, e io smetto di sbucciare le patate perché questo dalla findomestic non me lo aspettavo, mi sento quasi commosso come se invece di patate sbucciassi cipolle, ma purtroppo la signorina continua e dice che per la restituzione ci sono dei metodi fantastici, e inizia a snocciolarmi una teoria di facilitazioni per restituire il prestito da mille euro che io non gli ho mai chiesto ma che loro generosamente mi concedono, un prestito preventivo diciamo, alla bush.
"Capisco" mormoro io e torno a sbucciare le patate.
Dopo un po' la lista di facilitazioni termina e io dico mestamente guardi, non credo di aver bisogno del suo prestito, davvero, e lei ci rimane male, mi avverte che dovrei pensarci bene, che in un periodo come questo c'è bisogno di liquidi e io sospiro e guardo l'acqua della pentola a bollire che diventa vapore.
io ce e il sale della vita
26/05/08 09:42 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero | Permalink
Niccolò la rocca ha appena messo su cabaret bisanzio, il buon
vecchio racconto sul sale della vita. Tutto il
meraviglioso nuovo millennio riassunto in poche
righe.
quando ti scrivevo i versi di matematica
24/05/08 11:38 |
poesie per cecilia (aka
feritoie) | Permalink
quando ti scrivevo i versi di matematica
contavo le sillabe, mettevo le rime cari-
ne, facevo la posa degli accenti, chiudevo
le tonde, sospendevo le quadre con chiodi
ni d'orati, t'ingraffavo tutta, mia giraffetta
manducatrice ke le hai mangiate le mie carte
lle, te le sei ruminate e le hai rivoltate, stra-
vomitati gli aratri e i neri semini e kelle terre
belle e le hai asciugate le labbra tue arsute,
le voci vuote -ora- tue, astute
contavo le sillabe, mettevo le rime cari-
ne, facevo la posa degli accenti, chiudevo
le tonde, sospendevo le quadre con chiodi
ni d'orati, t'ingraffavo tutta, mia giraffetta
manducatrice ke le hai mangiate le mie carte
lle, te le sei ruminate e le hai rivoltate, stra-
vomitati gli aratri e i neri semini e kelle terre
belle e le hai asciugate le labbra tue arsute,
le voci vuote -ora- tue, astute
la cosa peggiore
24/05/08 11:37 |
poesie per cecilia (aka
feritoie) | Permalink
la cosa peggiore è vedere una cosa
una cosa tanto amata vederla soffri
re e non avere altro che un crollo inte
rno del sangue una caduta, una cosa
tipo stare a piedi nel centro della sala
immobile come un cameriere e tu
brunita ti fai crescere i capelli all'inter
no della testa, con tanto di scatti di squ
ame e veleni tu, che potresti fare tempe
sta senza muovere o senza sbattere, come
puoi soffrire te stessa, la tua suprema
zia feroce? io ho solo parole di gelati
na che non arrivano manco al divano,
le braccia conserte, ho una scopa in mano
una cosa tanto amata vederla soffri
re e non avere altro che un crollo inte
rno del sangue una caduta, una cosa
tipo stare a piedi nel centro della sala
immobile come un cameriere e tu
brunita ti fai crescere i capelli all'inter
no della testa, con tanto di scatti di squ
ame e veleni tu, che potresti fare tempe
sta senza muovere o senza sbattere, come
puoi soffrire te stessa, la tua suprema
zia feroce? io ho solo parole di gelati
na che non arrivano manco al divano,
le braccia conserte, ho una scopa in mano
celebrazione
22/05/08 10:01 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero | Permalink
alle 00.40 di notte mi arriva un sms di marco che
recita, cito testualmente: "Sto ascoltando l'ultimo
disco di Zamboni. Di gran bellezza. E va ascoltato a
quest'ora". Questi messaggi di marco in sms mi fanno
rimpiangere i tempi in cui non avevo figli, sono sms
che puoi scrivere giusto se non hai figli. Comunque
ho preso nota, so cosa farmi regalare da marco per il
mio prossimo compleanno, nel 2020. Ho deciso di
abolire alcuni dei compleanni intermedi per tenermi
un po' più in forma, ho anche scaricato il nuovo
singolo di de gregori che si chiama celebrazione e
che sembra un copia e incolla di alcune canzoni di de
gregori, qualsiasi, ma ormai non mi permetto più di
giudicare, basta, ho giudicato tutti per vent'anni e
poi sono andato al cesso e ho scoperto che boh, anche
io faccio cose orrende e se qualcuno usasse lo stesso
metro per me sarebbe sgradevole e inutile,
soprattutto inutile. Anzi celebrazione mi piace
anche, lo sto ascoltando ora bevendo il limoncino
fatto da cecilia, e mi va benissimo, in questa serata
globale, in questo blog finto, va tutto bene, sto
cercando di capire il senso della vita e il senso
della vita è che il bene e il male si sono confusi
mica male e che per lottare contro il male devi usare
il male e che il male è bello e dolce, che la massa
usa il male, che il male è quello che resterà di
questi anni e che fra qualche secolo appariremo dei
barbari bastardi, i nostri figli andranno a scavare
nel sottosuolo per cercare la spazzatura che abbiamo
sepolto per strappare via il rame, troveranno loro il
modo di essere puri come degli angeli e poi si
scanneranno per una donna, per un viaggio andato a
finire fuori rotta, completamente fuori rotta, si
crepa ancora per gli stessi motivi di
duemilacinquecento anni fa, si crepa per eccesso di
zelo, per fragilità dell'interfaccia, per problemi
strutturali.
non usare più il mouse
21/05/08 22:17 |
lettere a koch
| Permalink
altra cosa che ho deciso di non usare più il mouse ho
scoperto che esistono modi per non usare il mouse e
tu potresti dirmi koch ma venerandi sei impazzito
perché non usare più il mouse e io potrei dirti
qualche motivo filosofico ma la verità è che credo
che il mouse faccia male, mi fa male il concetto di
mouse, anche il polso a dire la verità ma è più il
concetto che mi preoccupa, il concetto di mouse è un
concetto vecchio e debole, è un tipico esempio di una
cosa moderna che doveva essere la migliore del mondo
e infatti lo è diventata, ma in realtà lo è diventata
per una pigrizia immonda di questi produttori di
roba, di tecnologia anni novanta con tutti i cazzi
del nuovo millennio, è tutta roba vecchia koch,
vogliono farci credere che ci sarà la grande novità e
la novità è tornare ai pulsanti koch, ai tasti, ai
buoni e vecchi tasti, lenti, precisi, rumorosi tasti
e non dico che ci vergogneremo, ma saremo
perplessissimi di fronte al fatto che ce la siamo
bevuta koch, ci siamo bevuti il mouse, ci siamo
bevuti il sei e quaranta per quattroottanta, ci siamo
bevuti il cinque e un quarto, il tre e mezzo, ci
siamo bevuti tutte queste cose e poi ci insegneranno
a disimpararle, koch, ci diranno che se uno impara il
basic si fotte il cervello e non potrà mai più fare
della seria programmazione, ecco cosa ci diranno, ci
faranno sentire in colpa, ci faranno sentire anche
vecchi e troveranno qualcosa di nuovo da venderci per
farci sentire di nuovo in gamba, di nuovo dentro al
sentiero, ci daranno cose piccole e calde che non si
erano mai viste così e che possono anche stare in una
tasca, ci possono entrare dentro dalla parte più
oscura e fatalmente odorosa, koch,
la cosa che abbiamo e che ci rode
20/05/08 15:53 |
poesie per cecilia (aka
feritoie) | Permalink
la cosa che abbiamo e che ci rode
in salotto, dico, la cosa che ci torme
nta è quest'aria, quest'affetto sulla casa
è il mutuo, amore, questa avventura stra
ordinaria, la cosa che ci rode, dico
la cosa che ci rode amore, è [che
è difficile essere felici
ci lasceremo per una cazzata, amore
una vasca non lavata, un appunta-
mento sbagliato e ci diremo come
morgan, la verità è che così com'è
non va
ma quando ci lasceremo è una cosa
che non c'è ancora stata, è dimostrata
una notte più lunga delle altre [ho go
duto tra di te, e fuori c'erano le luci
di notte le auto rade in autostrada
godendo le guardavamo come stelle
tristi
è finita, dicevi, ti vuoi mettere, chiedevi
venendo, ti addormentavi e rinvenivi
cadenti imboccavano il buio dello svincolo,
in un ora cento chilometri da noi, dieci
ore mille chilometri, qua da dodici anni siamo
attaccati come due carte moschicide [che
non ti farei male a una cosa, amore,
a una rosa
in salotto, dico, la cosa che ci torme
nta è quest'aria, quest'affetto sulla casa
è il mutuo, amore, questa avventura stra
ordinaria, la cosa che ci rode, dico
la cosa che ci rode amore, è [che
è difficile essere felici
ci lasceremo per una cazzata, amore
una vasca non lavata, un appunta-
mento sbagliato e ci diremo come
morgan, la verità è che così com'è
non va
ma quando ci lasceremo è una cosa
che non c'è ancora stata, è dimostrata
una notte più lunga delle altre [ho go
duto tra di te, e fuori c'erano le luci
di notte le auto rade in autostrada
godendo le guardavamo come stelle
tristi
è finita, dicevi, ti vuoi mettere, chiedevi
venendo, ti addormentavi e rinvenivi
cadenti imboccavano il buio dello svincolo,
in un ora cento chilometri da noi, dieci
ore mille chilometri, qua da dodici anni siamo
attaccati come due carte moschicide [che
non ti farei male a una cosa, amore,
a una rosa
tucidide a nettuno
18/05/08 15:47 |
Permalink
sono mesi che non scrivo, se scrivo inizio a stare
male, non ho tempo di scrivere sono arrivato al punto
che scrivere mi fa male, anche alla schiena, ma non
solo, sto continuando questa frase che non mi ricordo
neppure quando ho scritto, ma in realtà non volevo
parlare di questo, volevo parlare dei videogiochi, in
classe ho dato da fare un tema su gta iv, e ragazzi
quello che è venuto fuori è che la cosa più
importante non sono i videogiochi ma la natura, lo
sport e soprattutto le ragazze, ho solo classi
maschili, e io pensavo ehi io ho passato la mia
infanzia a pane e piftall vuoi dire che è quello?
altra cosa è che non riesco più a giocare ai
videogiochi, appena inizio sento che sto perdendo
tempo, che non sto raggiungendo niente, che nel tempo
in cui gioco potrei fare cose ugualmente piacevoli ma
più utili, ad esempio leggere tucidide, ho scoperto
che leggere tucidide è una figata, non solo leggi le
parole di uno che è morto circa duemilacinquecento
anni fa, che già mi fa una certa impressione che per
tanto tempo le sue parole si siano conservate
attraverso anni, imperatori, dei, guerre, cantautori,
formattazioni, incendi eccetera, non solo leggi
questo qua ma nello stesso tempo ti fai un po' di
cultura umanistica che -ricordo- non serve a niente.
hanno ragione i miei studenti, la cultura umanistica
non è migliore delle altre, non ha nessuna nobiltà
che la renda superiore alle altre: ha solo il
vantaggio di avere una buona salute e di essere
misericordiosa, cosa che altri non hanno affatto.
imprecisa, puttana, falsa, tronfia, ingenerosa,
mentitrice, ma misericordiosa, immensamente piena di
misericordia. non è un caso che i cuscini siano fatti
a forma e colore di pagine di libro. finché i sensi
andranno avanti potrò leggere o ascoltare, finché il
dolore o i sensi me lo permetteranno, potrò andare
avanti con tucidide, a provare a scrivere i libri
degli altri dentro di me a grandi linee almeno, e poi
farmi fornitore di informazioni per quella volta in
cui, presso nettuno, perderemo il contatto con la
terra e ci accorgeremo che stiamo figliando e che
nessuno ha un pdf con la storia della nostra perduta
per sempre madre terra e io mi metterò lì a scrivere
cercando di ricordare cosa mi era successo a corinto
quella volta.
volevo dirti una cosa, una rosa, che
15/05/08 21:20 |
poesie per cecilia (aka
feritoie) | Permalink
volevo dirti una cosa, una rosa, che
questa cosa che ti volevo dire te l'ho
detta una volta stregati, abbraccia
ti, dal mare, dal porto antico, dai fi
gli, questa cosa l'ho detta di bocca alla
tua che rideva per non piangere, pi
grecava un vento caldo e freddo a sé
conda del negroni, questa cosa era
una cosa semplice e noiosa era una
cosa che, ti dicevo, il mondo non ha
non mi serve senza di te e te lo dice
vo ridendo guardandolo senza di te
che mi dicevi niente facevi la faccia
da stronza e da cosa ancora innamora
ta delle mie stronzate, se ho un senti
mento è piccolo come una fiamma
avrei detto e smettevo di scriverti in
versi sul portatile, per terra, sul cel-
lulare, sul moleskine versi come
"t scrivo una cosa da nove in t9"
ho smesso di farti versi d'amore qua
ndo quella mia voce innamorata di te
mi usciva dalle mani come una para
frasi qualunque, voglio dire, ho smesso
di farti poesie d'amore quando hanno
smesso di essere poesie e sono questo.
una rosa, un fiore, una cosa avevo detto
che ti volevo dire, che ti ho detto mia
correzione gamma, mia omocromatica
donna dello schermo, mia feritoia d'amo
re da cui sbocca amore verde, amore
vegetale, con ampio scempio di passi-
flora, passion fruit, milk shake, every
day, dico, a tavola con te e i nostri figli
cadde la stella e tu hai detto di fare un
desiderio, e allora io ci ho fatto la figura
retorica dell'iperbole ed era noi quattro
al tavolo sotto la stella, ancora: ancora
silenziosi ci sentiamo in macchina vecchi-
oni, dietro loro dormono e noi davanti
abbiamo una strada personale e nera
di stelle e ci abbassiamo lentamente
la musica e ci diciamo la nostra vita
in cose minuscole e poi alziamo e
facciamo un finale da due mani sul
volante e due strette ardentemente.
questa cosa che ti volevo dire te l'ho
detta una volta stregati, abbraccia
ti, dal mare, dal porto antico, dai fi
gli, questa cosa l'ho detta di bocca alla
tua che rideva per non piangere, pi
grecava un vento caldo e freddo a sé
conda del negroni, questa cosa era
una cosa semplice e noiosa era una
cosa che, ti dicevo, il mondo non ha
non mi serve senza di te e te lo dice
vo ridendo guardandolo senza di te
che mi dicevi niente facevi la faccia
da stronza e da cosa ancora innamora
ta delle mie stronzate, se ho un senti
mento è piccolo come una fiamma
avrei detto e smettevo di scriverti in
versi sul portatile, per terra, sul cel-
lulare, sul moleskine versi come
"t scrivo una cosa da nove in t9"
ho smesso di farti versi d'amore qua
ndo quella mia voce innamorata di te
mi usciva dalle mani come una para
frasi qualunque, voglio dire, ho smesso
di farti poesie d'amore quando hanno
smesso di essere poesie e sono questo.
una rosa, un fiore, una cosa avevo detto
che ti volevo dire, che ti ho detto mia
correzione gamma, mia omocromatica
donna dello schermo, mia feritoia d'amo
re da cui sbocca amore verde, amore
vegetale, con ampio scempio di passi-
flora, passion fruit, milk shake, every
day, dico, a tavola con te e i nostri figli
cadde la stella e tu hai detto di fare un
desiderio, e allora io ci ho fatto la figura
retorica dell'iperbole ed era noi quattro
al tavolo sotto la stella, ancora: ancora
silenziosi ci sentiamo in macchina vecchi-
oni, dietro loro dormono e noi davanti
abbiamo una strada personale e nera
di stelle e ci abbassiamo lentamente
la musica e ci diciamo la nostra vita
in cose minuscole e poi alziamo e
facciamo un finale da due mani sul
volante e due strette ardentemente.
e ink
13/05/08 08:17 |
Permalink
oggi ho rassicurato il mio powerbook: a quasi quattro
anni di vita è ancora il mio inimitabile gioiellino
di tecnologia e sporcizia, e non prenderò in alcuna
considerazione l'idea di passare a nessun'altra
macchina, almeno finché non usciranno i primi
portatili basati su 'e-ink'. l'idea di un monitor a
livelli di grigio che invece di buttarmi luce in
faccia, viene illuminato dalla luce d'ambiente come
fa un libro, beh ragazzi, queste sono le cose che
cambiano l'uso del computer, altro che 2x faster. per
adesso si possono usare solo per leggere o
scarabocchiarci con una matita, ma appena ne esce uno
con una tastiera decente attaccata sarà l'inizio di
una grande serie di capolavori. i miei occhi stanno
già iniziando a ringraziare.
venerandi, uno dei pochi scrittori ad usare un word
processor prodotto a Tel Aviv, porta un dono di pace
allo stand israeliano della fiera del libro come
gesto di amicizia fraterna tra produttori e
consumatori
Cose che succedono ovviamente quando ho i figli con
la varicella
Sabato 10 alle 18, presso la libreria Book in the
Casba, via di Pré 137r (Genova),
Tommaso Ottonieri presenta "Dalle
Memorie di un Piccolo Ipertrofico" e "Le Strade che
portano al Fùcino". Invece il 13 maggio 2008, alle
ore 21, presso la Casa della Poesia di
Milano (Palazzina Liberty, Largo
Marinai d’Italia 1) si terrà una serata di
performance poetica e cinema. L’incontro è curato da
Andrea Inglese e presenta il Pubblico dormitorio
Massuero. Si tratta di "un’involuzione gerontica del
Collettivo di Pronto Intervento Poetico Altri
Luoghi" formato da Marco Berisso, Guido
Caserza, Marcello Frixione, Paolo Gentiluomo.
venerandi in Mp3
Aggiunta una nuova sezione 'venerandi in mp3'
con tanti simpatici MP3 che potete scaricare ed
ascoltare. Raccoglie sia gli mp3 già presenti
nella sezione 'lo-fi', sia una nuova raccolta
degli mp3 fatti negli ultimi due anni. Buon
download.
gta iv vs sanguineti
GTA IV supera in una settimana sei milioni di copie
vendute, sanguineti credo che viaggi sulle mille
copie di tiratura, occhio e croce. Niente contro GTA
IV, non ci ho mai giocato, ma questo enorme parco
giochi mi spaventa, il fatto che sei milioni di
persone stiano giocando tutte allo stesso gioco, che
si stiano appagando con questo prodotto di
intrattenimento, ecco mi porta a chiedere: non ci
vorrei essere anche io? Oppure: non voglio stare
dalla parte opposta? Oppure: quanto durerà, se fosse
un amore, questo amore?
Ecco, qualche tempo fa mi chiedevo che senso ha scrivere, che senso ha leggere balestrini in classe e vedere gli alunni che fanno gli areoplanini con le fotocopie dei testi: non sarebbe meglio per tutti portare GTA IV sulla play e darci dentro per due ore?
Si formerebbero persone più adatte. Andremmo veloci verso i sette. Ogni areoplano dovrei gridare di dolore o dire chiaramente che sono stato colpito e che -bonus compreso- sono centomila punti score.
Ecco, qualche tempo fa mi chiedevo che senso ha scrivere, che senso ha leggere balestrini in classe e vedere gli alunni che fanno gli areoplanini con le fotocopie dei testi: non sarebbe meglio per tutti portare GTA IV sulla play e darci dentro per due ore?
Si formerebbero persone più adatte. Andremmo veloci verso i sette. Ogni areoplano dovrei gridare di dolore o dire chiaramente che sono stato colpito e che -bonus compreso- sono centomila punti score.
thinkfree office
07/05/08 10:15 |
computerabilia
| Permalink
Non ne ho letto molto in giro, ma l'ultima
trasformazione del pacchetto thinkfree office ha
visto la luce qualche settimana fa. Si tratta di un
software alternativo a quello microsoft e a quello di
openoffice e derivati. E' basato su java e l'ultima
sua release si pone l'obiettivo di essere un punto di
contatto tra i pacchetti residenti su computer e
quelli che stanno su internet. L'idea è che l'utente
si scarica gratuitamente (o quasi visto che ci sono
delle reclame sulla destra della pagina di lavoro) il
pacchetto che ha un word processor, uno spreadsheet e
un programma di presentazioni, e poi i documenti da
lui creati vengono sincronizzati con uno spazio
gratuito presente sul sito della thinkfree, in modo
che possano essere lavorati anche da terzi e
soprattutto anche on line, senza bisogno di nessun
pacchetto preinstallato. Il tutto sia per macintosh
che per windows.
Ho provato tutto l'ambaradan e devo dire che alcune cose funzionano (il pacchetto java, pur non velocissimo, sembra offrire dei buoni strumenti di lavoro), alcune cose sono fatte male (l'interfaccia per salvataggio file, non standard, punta in un posto sbagliato dove non è possibile salvare i file, e i file cliccati da dentro thinkfree vengono aperti dalle applicazioni standard di osx e non da thinkfree), alcune non vanno proprio (non sono mai riuscito ad accedere ai miei file da un comune browser). In un mondo dove tutti usano word, magari crakkato, ogni software che offra qualcosa di alternativo, intelligente e legale è da tenere in considerazione, anche se qui nessuno mi schioda da mellel e devonthink.
Ho provato tutto l'ambaradan e devo dire che alcune cose funzionano (il pacchetto java, pur non velocissimo, sembra offrire dei buoni strumenti di lavoro), alcune cose sono fatte male (l'interfaccia per salvataggio file, non standard, punta in un posto sbagliato dove non è possibile salvare i file, e i file cliccati da dentro thinkfree vengono aperti dalle applicazioni standard di osx e non da thinkfree), alcune non vanno proprio (non sono mai riuscito ad accedere ai miei file da un comune browser). In un mondo dove tutti usano word, magari crakkato, ogni software che offra qualcosa di alternativo, intelligente e legale è da tenere in considerazione, anche se qui nessuno mi schioda da mellel e devonthink.
pezzi in cui si vede quanto bene scrive certa gente
anche in raccordi secondari
Si fermò alla postazione delle infermiere. Una di
loro era sedu-
ta dietro al bancone e si spazzolava i capelli, sbadigliando.
"C'era un ragazzo nero in sala operatoria stanotte" , disse Ann.
"Si chiamava Franklin. La famiglia era di là in sala d'attesa. Vor-
rei qualche informazione sulle sue condizioni".
Un'altra infermiera, seduta a una scrivania dietro al bancone,
alzò lo sguardo da una tabella che stava consultando. Il telefono
ronzò e lei rispose, ma tenne gli occhi fissi su Ann.
"Non ce l'ha fatta", disse l'infermiera al bancone. Tenne alza-
ta la spazzola e guardò fissa Ann. "Lei è un'amica di famiglia?"
ta dietro al bancone e si spazzolava i capelli, sbadigliando.
"C'era un ragazzo nero in sala operatoria stanotte" , disse Ann.
"Si chiamava Franklin. La famiglia era di là in sala d'attesa. Vor-
rei qualche informazione sulle sue condizioni".
Un'altra infermiera, seduta a una scrivania dietro al bancone,
alzò lo sguardo da una tabella che stava consultando. Il telefono
ronzò e lei rispose, ma tenne gli occhi fissi su Ann.
"Non ce l'ha fatta", disse l'infermiera al bancone. Tenne alza-
ta la spazzola e guardò fissa Ann. "Lei è un'amica di famiglia?"