Ho tolto il dock.
|
iliad
altra cosa è che mi sono iscritto al tour 2008 iliad, cosa è il tour 2008 iliad e soprattutto cosa è iliad? iliad è un aggeggino che costa un bordello di soldi che non dico che potrebbe in futuro cambiare la mia vita ma almeno cambiare alcune cose che faccio, altro che iphone. a proposito ho avuto modo di provare un iphone dal vivo, aspettavo un aereo ed era lì in esposizione e usabile e l'ho usato e niente, cara vecchia apple, niente state facendo prodotti che non me ne frega di meno. buona fortuna.
invece l'iliad cosa è, in pratica il succo è un aggeggio che costa un po' di più di un iphone, è un po' più grosso e dentro ci puoi mettere dei pdf dei libri e poi vai in giro e ti leggi i libri, poi fa anche altre cose, ma il succo e che vai in giro e ti leggi i libri e qua sento già delle voci che dicono, beh venerandi ma è una stronzata, ti prendi un eee, ti prendi un qualunque palmare e ti leggi i libri e spendi meno che diavolo ha l'iliad che non abbia anche un portatile eh, venerandi diccelo eh?
ecco, la cosa che veramente mi interessa dell'iliad è che lo schermo non manda luce. niente luce. nessun led o tubo catodico che ti spari in faccia per ore e ore lucette, nessuno schermo che sotto il cole cocente mostri dei vaghi contorni di uno schermo illeggibile, forzandosi di battere la luce del sole con la sua povera luce elettrica, niente di tutto questo. lo schermo dell'iliad, se ho capito bene, sono delle cose bianche e nere che vengono calamitate e quindi creano sul momento una pagina statica, assolutamente statica, come la pagina di un libro. niente refresh. se sei sotto il sole leggi bene perché lo schermo è ben illuminato dal sole, se sei al buio non leggi niente perché lo schermo dell'iliad non manda bagliori che ti aggrediscono gli occhi.
mentre leggi non consumi batteria perché lo schermo è fermo, consumi solo quando giri pagina e si ricrea una nuova pagina.
detta così sembra una cosa piccola, ma è una di quelle cose piccole che se diventano grandi ti cambiano un intero strumento. il giorno che si potrà scrivere con una tastiera su uno schermo di questo tipo, beh ragazzi, io ci sarò.
per ora mi sono iscritto a questo tour in cui un iliad gira per l'italia e la gente se lo passa da uno all'altro e lo può tenere per una settimana e provarlo e poi magari se ha voglia fa un resoconto sul suo blog e poi lo passa a quello dopo e io sono già adesso emozionato perché se scoppia l'amore è un casino, l'amore è una cosa difficile, l'amore magari non è per sempre, ma è statico, oh ragazzo se è quello giusto è dannatamente statico.
|
demon
Quindi dico a cecilia che per festeggiare il fatto che i figli sono dalla nonna in montagna ce ne andiamo al cineplex multisala a vedere un film di una specie di fantascienza apocalittica del regista indiano che ha fatto signs e il sesto senso.
"Uh, di cosa parla?" fa cecilia sospettosa.
"Gente che si suicida"
"Facciamo che ti aspetto a casa"
"Non posso. Ho bisogno di te"
"Amore, io..."
"Il lunedì fanno sconto per le coppie, nove euro per coppia"
"Ah"

Quindi partiamo, con lo scooterino e senza figli ci sembra di essere tornati ragazzini, ridiamo anche stringendoci sotto il vento caldo dell'estate, arriviamo al porto antico, posteggiamo, andiamo fino ai magazzini del cotone, entriamo nel grande cineplex multisala, facciamo la coda e quando sono allo sportello dico due biglietti per il film del regista di signs e il sesto senso e poi aggiungo con un sorriso, "con sconto coppia", e abbraccio cecilia per far vedere che faccio sul serio e la signorina del cineplex si avvicina al microfonino e dice no guardi non c'è quel film. L'abbiamo tolto.

Cecilia inizia a incazzarsi, sento il rumore. Smetto di abbracciarla.
"Come tolto? Ma sul giornale c'è scritto"
"Eh... i giornali mettono quello che vogliono"
"Ok, ma sul vostro volantino anche" e apro un coloratissimo volantino preso il giorno prima in cui svetta la foto del film, proprio a fianco dell'offerta 'lunedì in love' sconto per le coppie. Lo tengo bene steso davanti alla signorina in modo che copra quasi tutta la superficie del vetro.
"Eh, ormai li avevamo stampati" dice lei. "Mica li potevamo buttare via. Comunque il film non c'è, lo abbiamo tolto perché abbiamo avuto problemi in sala. Potete sceglierne un altro".
Faccio la faccia da incazzatissimo, ripiego il volantino in parti minuscolissime finché lo spessore diventa tale che iniziano a farmi male le nocche, socchiudo gli occhi per fare lo sguardo della morte e poi mi giro trascino via cecilia mormorando cose inintelligibili ma che riguardano poderose onde che dovrebbero sommergere la parte di porto antico destinata alla multisale cinematografiche.
Quando usciamo cecilia mi dice di tornare indietro.
"Uh? Vuoi che faccia anche qualche atto di vandalismo? Potrei ingoiare il volantino"
"No, torna dalla tipa della cassa e chiedile quali problemi"
"Non..."
"Un film su gente che si suicida, e lo tolgono perché hanno avuto problemi in sala. Che problemi?"
"Dici..."
Cecilia annuisce. Fa un gesto strano. "Che tipo di problemi? Potrebbe essere di tutto"
Io mi giro e vedo che c'è un cartello che dice che il film che volevamo vedere è sospeso, non c'è nessuna spiegazione e dietro un secondo cartello che avverte che anche hulk è sospeso.
"Amore, anche hulk è sospeso. Dici che hanno avuto problemi in sala anche per quello? Gente che mentre guardava il film si incazzava e diventava verde?"
Cecilia ride. "Probabilmente quelli che erano venuti per vedere il film dei suicidi ed erano stati dirottati su hulk".

Ridiamo, facciamo gli spiritosi e decidiamo di prendere due dvd e guardarceli in casa, torniamo sullo scooter e andiamo dal nostro negozio di dvd e affittiamo tre dvd, li sceglie cecilia e me li dà perché li paghi. Io guardo i titoli e gli attori.
"Uh, ce', ma facciamo una retrospettiva su matt damon?"
"Ah, c'è matt damon?"
"Ce', sono tre film con matt damon come attore principale"
"Prendila così fabrizio. Esiste matt damon eppure io esco con te"

"Ah" faccio io e capisco che è meglio che stia zitto e mentre sono in coda leggo le trame. "Ceci c'è un altro problema"
"Adesso cosa..."
"Nel primo film matt damon è un ex agente di una cosa tipo cia che cerca di fuggire dai suoi capi perché alcuni sono talpe infiltrate, mentre nel secondo matt damon è un agente della cia che deve trovare una talpa infiltrata che fa la spia per i nemici russi, mentre nel terzo matt damon è una talpa infiltrata nella polizia che deve scoprire chi è la talpa della polizia infiltrata nella mafia irlandese"
"Eh. E dove è il problema?"
"Ceci, se li guardiamo uno di seguito all'altro non ci capiamo più un cazzo, arrivati al terzo iniziamo a mescolare le tre trame e non ci capiamo un cazzo" e scuoto la testa perplesso, mi chiedo come abbia fatto matt damon.
Cecilia mi guarda aggrottando la fronte e sorridendo beata. "Fabri, io passerò tre ore a guardare matt damon"
"Ah, non ci pensavo"
"La trama poi me la racconti"
"Ok, ok, non infierire"

E presi i tre film torniamo a casa, ci sdraiamo sul divano e facciamo partire il primo dvd sul powerbook attaccato al monitor esterno e quando entra in scena matt damon dico beh, matt damon me lo ricordavo diverso e cecilia mi fulmina con lo sguardo e mi dice ci credo, quello è di caprio.
"Ah. C'è anche di caprio?"
"Matt damon e di caprio, esatto"
"Allora non è un film, è una trappola" faccio io osservando la mia pancetta da impiegato e cecilia non dice niente inizia a guardarmi male, e io dico che comunque anche di caprio me lo ricordavo diverso.
"Eh ci credo. E' invecchiato un po'. Sono esseri umani anche loro"
"Sicura?"
Cecilia chiude gli occhi. "Ieri ho visto luke skywalker da vecchio" dice a voce bassa.
"Uh? Un sogno?"
"No, uno speciale su Star Wars"
"E' invecchiato male?"
"Sembrava un sith"
"Il buon vecchio lato oscuro" dico io e penso che il lato oscuro è in effetti la morte.

Che luke skywalker è nello stesso tempo un ragazzino fico e il suo lato oscuro e vecchio. E mentre penso queste cose guardo matt damon che ride e penso che adesso matt damon è invecchiato di quattro anni rispetto al film e mi chiedo come sarebbero i film se gli attori invecchiassero anche nel film, man mano che passano gli anni anche dentro al film gli attori invecchiano, magari si potranno scaricare dall'itunes store gli aggiornamenti dei film man mano che passano gli anni con gli aggiornamenti degli attori invecchiati, e un programma modificherà i corpi in modo che i film siano aggiornati con lo stato di invecchiamento degli attori e così guardare un film sarà una specie di documentario sulla putrefazione delle icone, tutto passa, tutto muore, anche matt damon, anche il mio powerbook, anche io.
Lo dico a cecilia e lei dice che è vero, tutto invecchia e muore. "Tranne harrison ford" aggiunge poi dopo averci pensato un attimo e io penso che, ok, tutto marcisce e muore tranne harrison ford, va benissimo anche così. Funziona lo stesso.
Fuori di casa, intanto, zanzare bruciavano nel cielo.

(Questo pezzo è stato scritto grazie alle donazioni di matteo c. matteo g. marina m. e nicola d.)
|
se per amare ho bisogno di una cosa, un odo
se per amare ho bisogno di una cosa, un odo
re secco da saporare, vedo, amore, cosa siamo
oggi e cosa non saremo domani, cara, una
gazzella e una morte nel cuore, una ferita
che lacrima semi e spore, muccilacinosi
sensi e parole che -ieri- mi hai detto che
non vogliono dire niente: hai paura di ogni
anno che passa e vorresti essere muta eppure;
ogni tuo sorriso è un trionfo di bacco e arianna
in genova centro e alucce di esserini potenti
e misericordiosi; quando ti dico che ti amo
con la bocca terrorizzata, lo dico senza
voce, guardo satelliti nel cielo e tutto questo
peso del mondo, della volta stellare, del mare
notturno non valgono niente di fronte al tuo
mistero di oggi, di quella cosa che non sai dire
di quella parola che è rimasta morta dentro al
cannocchiale rovesciato da cui -vedi- guardi
un futuro microscopico e vuoto come un frigo
rifero abbandonato nel letto, su cui scrollano
i tuoi temporali di bottiglie sbucciandomi piedi
e lingue poliforcute con cui in distanza riprovo
questo canto stronzo, questa tenera danza.
|
Un libro da impresa
Alitalia ha fatto uscire per i suoi dipendenti un originale libro di racconti che raccoglie "storie e leggende di Alitalia" raccontate da dieci scrittori italiani, tra cui il sottoscritto. Un affaticatissimo omino SDA di chiaro accento sudamericano me lo ha portato ieri, vincendo il mio personale premio affettivo, perché è il primo corriere espresso che si spinge fino a casa mia (c'è quasi mezzo chilometro da fare a piedi).
Il libro è molto elegante, la grafica curatissima e un po' retro-avant-gard è di ikon advertising. Il mio racconto porta il sobrio titolo di "Quello che Tud racconta essere successo nella cabina di pilotaggio, ma che non è stato mai confermato da nessuno dei copiloti, anzi" e parla di un atterraggio in una Chicago colpita da una tremenda grandinata. Gli altri nove autori sono Michele Governatori, Alessandra Buschi, Gabriele Dadati, Francesca Romana Capone, Roberto Carvelli, Francesco Pacifico, Francesca Bonafini, Luca Giachi e Federico Platania, che cura anche il progetto.
Se vi capitasse di innamorarvi di una affascinante hostess o di un poderoso capitano di linea, beh sapete cosa troverete nella sua valigetta da viaggio. Stay tuned!
|
videogames
anche io gioco
|
iphone e lo stress
Tra i vari motivi per i quali non sento il bisogno di iphone e di ipod ce ne sono due estremamente significativi, per quanto poco poco nobili, e il primo è che si tratta di due prodotti che spendi dei soldi per averli e poi appena li hai, devi spendere continuamente soldi per mantenerli, concetto che detesto anche se non mi ha impedito di fare due figli, e il secondo è che soffro di iperacusia, la iperacusia significa che una parte del mio cervello, o zona limitrofa, ad un certo punto decide che sono in pericolo, anzi, che le mie orecchie sono in pericolo, e quindi inizia a mandarmi dei fischi, me le tappa, mi contrae parti muscolari interne che neppure sapevo di avere e io soffro come un cane, nel senso 'non molto' perché secondo me i cani godono abbastanza, ma soffro e questa cosa mi succede se sento musica o rumori, tipo se ho delle cuffiette, ma anche all'improvviso quando il mio cervello decide che io sono teso.
Che magari io non sono teso, o almeno non credo di essere teso, sono tranquillo che cammino e inizia l'iperacusia perché il mio cervello ha captato il fatto che io sono teso e quindi anche se magari teso non credevo di esserlo, lo divento di sicuro per questa cazzo di iperacusia e c'è stato un periodo in cui ho anche tentato di fare delle cure, bevevo tisane rilassanti, non prendevo caffé, facevo le insufflazioni, un sacco di esami medici, ho anche provato delle cose ampliphon che mandavano frequenze nelle orecchie, cd con rumori della natura, e alla fine ho capito che l'unica maniera di vincere l'iperacusia era di prenderla come un dono, come una benedizione e quindi adesso uso l'iperacusia un po' come peter parker usava il suo senso di ragno, quando sento che il mio cervello mi sta contraendo le orecchie io capisco che c'è un pericolo in agguato e che il mio cervello sta aiutandomi per segnalarmelo, e questo pericolo è di solito lo stress.
E quindi quando uno dei miei figli mi dice una cosa e io sento le orecchie che si contraggono capisco che è un campanello di allarme, che dentro di me c'è una parte che sta iniziando a stressarsi e che devo correre ai ripari, dove per 'correre ai ripari' secondo me vorrebbe dire tipo farsi un negroni, ma anche qua il senso di ragno mi aiuta perché per motivi a me sconosciuti, se bevo alcolici il senso di ragno diventa ancora più forte e fastidioso e quindi niente, il senso di ragno mi dice che devo stare attento, che anche quando sembro tranquillo in realtà il mio corpo sta immagazzinando stress, e alla fine io venerandi starò male ma non potrò lamentarmi perché in fondo il mio corpo attraverso l'iperacusia cercava di avvertirmi e di farmi capire che nella mia vita c'è un foro nero in cui lentamente sto precipitando e questo foro nero è lo stress, l'enorme stress quotidiano, che è il mio stress aggiunto a tutto lo stress delle persone che ho attorno che a loro volta si sentono sopraffatte dal loro stress e dallo stress delle persone che hanno attorno, e quindi anche dal mio stress e quando per caso incontro uno che non è stressato per niente, anzi mi fa capire che la sua vita è rilassata e tranquilla, io mi stresso ancora di più e mi fa incazzare che ci sia questo stronzo che vive tutto con il suo sorriso buddista sulle labbra invece di incrementare il grande stress del mondo che -credo- funziona da motore della vita, perché se io non fossi stressato e nessuno fosse stressato, la vita sarebbe una merda terribile, io l'ho vissuta quando ero single che ero tranquillo e non avevo nessuna iperacusia facevo quello che cazzo volevo e passavo la notte a litigare con una gatta che voleva dormire sul mio cuscino, ma non ero stressato, ero tranquillo, e alla fine di sette giorni non avevo fatto un cazzo mi ero solo rilassato, me la ero goduta, allora mi venivano i sensi di colpa, dicevo cazzo sette giorni ho ventidue anni e non ho fatto un cazzo, non ho manco dormito la notte per colpa di chagall (la gatta) e allora uscivo di casa, andavo per strada e alla fine cercavo di comperare qualcosa per scaricare la tensione perché ero stressato del fatto che non ero stressato, ecco alla fine ci siamo, sono sempre stato stressato anche nei momenti in cui ero tranquillo, che cazzo ci devo fare, ci devo convivere, alla fine l'iperacusia mi aiuta, mi tiene la testa sotto l'acqua, quel mezzo millimetro sotto l'acqua che posso sempre pensare che mi basta poco e torno a respirare.
E l'iphone mi fa incazzare perché tutti ne parlano e ne parlano perché c'è chi spende soldi (e tanti soldi) perché la gente ne parli, e la gente parlandone non fa altro che lavorare a gratis per questi che hanno speso i soldi perché la gente ne parlasse e alla fine io penso all'iphone anche se a me del'iphone non me ne frega niente, e la gente sente il desiderio dell'iphone anche se in realtà se tutti non ne parlassero e se si sedesse ad un tavolo e considerasse le spese e i benefici, la gente non lo vorrebbe l'iphone, direbbe sì carino ma chi se ne frega, e invece avere l'iphone diventa una forma di partecipazione, poi magari lo usi anche se lo compri, ma potevi farne a meno e invece sei spinto a partecipare e il modo di partecipare è quello di parlarne e poi di desiderarlo e poi di prenderlo e cambiare.
Perché se tu hai un iphone non sei più lo stesso di prima, per un po' di tempo fai parte di un gruppo, di una comunità invisibile, e anche questa è una cosa studiata da quelli che lo vendono, il fatto di farti sentire parte di un gruppo che devi difendere da coloro che non fanno parte del gruppo, magari convincendo altre persone ad entrare nel gruppo, quindi comprando l'iphone, e ci sono già siti che stanno difendendo l'iphone e esaltandone le caratteristiche rispetto ai nemici, che sono gli altri prodotti antagonisti dell'iphone.
Ecco che allora sorge come amico il mio senso di ragno che vibra, mi stringe le orecchie, me le tappa, mi manda i fischi e sembra volermi dire, amico, amico mio stai attento, c'è un pericolo intorno a te, e mi dice anche giovane venerandi attento che lo stress non è il nemico, lo stress è la difesa, lo stress è la forza.
Usa la forza giovane venerandi.

(Questo pezzo è stato scritto grazie alle donazioni di matteo c. matteo g. marina m. e nicola d.)
|
saintedit e cecilia
smfig44

io ho conosciuto cecilia quando ero un grande scrittore e scrivevo ogni cosa che mi capitasse per le mani, passavo ogni cosa sotto scrittura, la parola scritta non era una cosa fuori di me ma era semplicemente un pezzo di fabrizio, in alcuni casi un pezzo tra i più belli di fabrizio e me li portavo tutti attorno questi pezzi, un po' come scudo, un po' come specchietti, non sapevo bene cosa farne era una vera dannazione in molti casi, scrivevo e nel momento che finivo stavo male e maledicevo quello che avevo scritto e poi le cose cambiavano e le cose che avevo scritto non cambiavano abbastanza velocemente, sapevo solo che scrivere era una cosa senza la quale non potevo stare e quindi scrivevo a vanvera, mi innamoravo di altre cose scritte e non sapevo bene dove finisse quello che facevo e quello che scrivevo, se ero più io quello che faceva delle cose o quello che le scriveva, e cecilia era una storia bellissima, aveva un macintosh color caffellatte con dei grossi tasti color cioccolato e io scrivevo come un pazzo su quel dischetto blu cose che speravo che il macintosh le facesse frizzare davanti con tutta la loro storia, erano parole di amore e parole che non volevano dire niente, c'erano un sacco di parole che non volevano dire niente ma che viste controluce prendevano un significato pieno e chiaro ed era che -tra tutte le centinaia di libri che cecilia aveva nella sua testa e nella sua libreria- volevo che entrasse un libro strambo che si chiamava fabrizio e che aveva un sacco di storie (e un sacco di balle) con protagonisti unici questi due ragazzi che si affascinavano così bene quando stavano assieme. eravamo noi romanzati tanto forte che un po' di quel romanzo ci prendeva alla mattina e ci lasciava alla notte e poi ce lo ritrovavamo di nuovo per il giorno dopo, e galeotto fu un word processor con l'icona di un santo stilizzato e io le mandavo queste mie parole e lei mi rispondeva con pezzi romanticissimi secondo noi, e poi mi dava le sue storie e io le facevo editing e le riscrivevo le storie mettendoci del mio e venivano fuori racconti di posti in cui non ero mai stato ma in cui viaggiavo all'incontrario, un po' come ricordare cecilia bambina senza averla mai conosciuta o finire sul fondo di una foto ricordo di un posto mai visto prima.
la scrittura ha questo dono di poter entrare dove non si può.
adesso ho smesso di essere un grande scrittore e scrivo cose poche, da anni, lentamente e con paura di sbagliare, torno indietro e le riscrivo, le correggo e le riscrivo come se stessi scrivendo sempre e solo una cosa e ogni volta mi scappasse via dal libro, e cecilia entra dentro alle mie storie, ma le sue parole scritte non le riesco a leggere perché mi arrivano da troppo vicino. sono così vicino alle mie che per molto tempo non le ho viste, troppo preso con le mie e adesso vorrei sentirle di nuovo, quel respiro breve e emozionato che hanno le parole quando sono state appena scritte e ti cercano con gli occhi, magari dicendo serenamente ai figli che -no- adesso fabrizio e cecilia hanno bisogno di stare un po' a scriversi tra di loro e -no- non possono mettersi a leggere l'ennesima storia di winnie-the-pooh.

Leggi qui cosa ne pensa lei...

(Questo pezzo è stato scritto grazie all'amoretto strano per cecilia a.)
|
io pa simo e l'abbandono
Questo eccezionale documento è il primo racconto familiare scritto da niccolò venerandi l'altro ieri che testimonia che anche dalla sua parte la vita è una brutta bestiaccia

Eravamo lì in macchina dovevamo andare in un negozio poi papà ci ha detto "facciamo una cosa veloce veloce" poi io o detto "possiamo restare in macchina?" Pensieroso papà a detto "si". Simone stava dormendo. Poi papà sempre pensieroso a detto "no, non potete restare in macchina lo promesso alla mamma". Io o detto "per favore". "No, lo promesso alla mamma". La mamma non era in casa e nemmeno con noi naturalmente. Abbiamo girato l'angolo e come per magia c'era un sacco di gente. Papà era poco più avanti poi è passato un gruppo di persone e anno nascosto papà. Papà a girato l'angolo e a aperto la porta per farmi entrare non vedendomi si è spaventato. Io non avendolo visto che girava per aprirmi la porta o seguito il gruppo di persone fino alle strisce. Il femaforo era verde il gruppo di persone a attraversato. Pensando che papà fose con loro mi stavo per attraversare che mi è venuto il dubbio, se fosse con loro qualche volta si farà vedere quindi non o attraversato. dall'altra parte c'era un vigile. accorgendomi che papà non c'era più mi sono messo a piangere. Accanto a me c'era il negozio dopo di quello che è andato papà. Mi sono messo a piangere finché due donne mi anno chiesto "perché piangi?" io li ho risposto "o perso mio papà". Mi sentivo un po' imbarassato e o smeso di piangere.
"Sai il suo numero?" "No so quello di casa ma in casa non ce nessuno". O guardato dentro al negozio e non c'era papà. Le ragazze hanno detto "vai da quel vigile là". Ci sono andato le ragazze mi hanno accompagnato. Stava parlando con una ragazza. Anno detto "ce una cosa più importante". Abbiamo detto tutto poi stava telefonando che o visto papà con Simone.


(Questo pezzo è stato ricopiato grazie alle donazioni di matteo c. matteo g. e marina m.)
|
"Tak ah wan! Tak ah lah! Mi him, en tow! En tow"
"Tak ah zan! Tak ah lah! Mi him, en tow! En tow"
Dall'oscurità del vano delle scale, dalle crepe nello zoccolo, dagli angoli più bui delle celle vuote corsero verso di lei ragni a frotte. Si disposero in cerchio. Lentamente, la creatura posò il ragno di sasso sulla scrivania.
"Tak!" esclamò sottovoce. "Mi him, en tow!"
Un tremito mosse la cerchia attenta dei ragni.

(Stephen King, Desperation, 1996)
|
lamerotanti rotte
il sito di lamerotanti è rotto. tornerà quanto prima.
|
io, ce, figlio numero due e tucidide
su TEVAC una nuova, emozionante avventura della saga di io e cecilia!
La gioia dell'estate in tutto il suo odoroso splendore!
Tecnologia e salsedine da atene a genova quinto!

Stay tuned!


---
"Io, ce, figlio numero due e tucidide" è stato scritto grazie alle donazioni di Matteo c. e Matteo g.
|
non leggere questa riga perché è stata scritta solo per motivi tecnici e non esiste nel vero senso della parola
|
della scrittura non si butta via
Scrivere oggi pensando ai grandi lettori di anobii, a quelli che stanno in piedi da feltrinelli a fare la coda, a quelli che in giro prendono libri e letteralmente li divorano, a quelli che leggono in spiaggia, che prendono tutti i grandi classici in edicola con i quotidiani, significa scrivere per un target nuovo. Un target che ha poco a che fare con la letteratura e che sostanzialmente lo stesso scrittore spesso tende a disprezzare, se non fosse che quel target paga. Paga le migliaia di copie, paga un linguaggio abbordabile, paga la riconoscibilità. Paga il proprio privilegio di essere lettore, e ricambia lo scrittore concedendo il privilegio di essere considerato uno scrittore, vero.
Un tempo i grandi editori vendevano libri, oggi i grandi editori vendono prodotti, e i loro prodotti sono libri, incidentalmente. Lo scopo è il lucro, mandare avanti l'azienda, pagare chi lavora nella redazione, i grafici, ma è quello lo scopo dell'editoria. Io non so se esista oggi nella letteratura qualcosa di differente. Se esiste, ha un pubblico che non è quello dei grandi acquirenti.
Scrivere per una grossa casa editrice significa accettare di far parte di un mercato in trasformazione, in cui la letteratura ha assunto certe caratteristiche di consumo. Qualcosa che non è nuovo, ma che oggi investe una grande massa di persone che sono state alfabetizzate: alfabetizzate per poter essere lettori e alfabetizzate per poter essere scrittori. Non si parla di mestiere di scrittore, ma di produttori di libri di consumo, dove lo scrittore è un anello debole della produzione, facilmente sostituibile da migliaia di suoi simili alfabetizzati e pronti a produrre testi a costo zero. Migliaia di persone che fanno la stessa cosa, e tutti per parlare alle stesse persone. Per dire cose molto simili.
Oggi uno scrittore che inizia a scrivere deve prendere in considerazione il fatto che il suo mestiere lo porterà a scrivere per tutta la vita per piccoli editori che lo tireranno se va bene in mille copie, e di cui i critici non si occuperanno. Senza guadagnarci una lira. Non avrà altro che questo, finché non smetterà. Il suo pubblico sarà una specie di ombra. Lo scrittore inizierà un nuovo libro perché ne avrà bisogno.
Oppure, diversamente, riuscirà a scrivere romanzi di genere, per migliaia di persone, noir, chick-lit, magari usando sempre lo stesso personaggio per tutti i libri perché i lettori si sono affezionati al personaggio e per anni e anni lo scrittore dovrà fare questi libri. E anche se non sarà il suo lavoro, guadagnerà dei soldi scrivendo alcune cose che il mercato gli chiede. E considererà questa una fortuna. Perché un suo bisogno sarà remunerato.

E' una tecnologia semplice la scrittura. Tanto semplice che muta forma, diventa suono o elettricità. Non muore quasi mai, perché è comoda e morbida. La scrittura funziona perché nello stesso tempo è immediata e antica. Sopravvive a chi l'ha scritta, porta lo scrittore nella morte e poi, quando lo scrittore è morto, lo tiene in vita, artificialmente.
Se c'è un motivo vero per scrivere oggi, è che morire è ancora così semplice ed essere felici è un incubo, un tormentone.

Questo pezzo è stato scritto grazie alle donazioni di minestro-net e di matteo c.
|