Jul 2007
la scoperta del continente
31/07/07 14:25 |
libri che non ho voglia di
scrivere così ve li racconto e fate prima anche voi a
leggerli | Permalink
ho avuto questa idea di racconto che però non ho
voglia di scrivere, tutto si svolge all’inizio del
1500 dopo le invasioni arabe, la caduta dell’impero
mongolico e lo spostamento dell’asse di ricerca in
occidente. per arrivare alle indie.
c’è questo esploratore che -dopo che colombo è tornato dal suo terzo viaggio in america ed è stato portato in catene in carcere- riesce ad avere cinque caravelle dagli olandesi per rompere i coglioni a spagnoli e portoghesi per arrivare in cina prima di loro. ormai tutti hanno capito che le indie che ha scoperto colombo non sono le indie e che sicuramente la cina si trova dopo questa terra di colombo.
in pratica il racconto inizia con le navi che lasciano l’olanda, arrivano nelle americhe, e poi la circumnavigano perdendo uomini e navi, alla fine rimangono in due navi che passano quello che sarà lo stretto di magellano e si buttano nell’oceano pacifico.
l’idea del racconto è qua, che dopo settimane di navigazione avvistano terra e approdano e si trovano in una enorme terra desertica, bruciata dal sole e costellata da vulcani in eruzione, che non sembra per niente la cina. loro cercano conforto nelle stelle, non ci capiscono niente, vengono fuori nuove costellazioni mai viste né in occidente né in oriente e continuano il loro viaggio, una nave continua via mare, una mette àncora e l’equipaggio continua in quell’inferno e qui il libro si sdoppia. i personaggi che sono a piedi si ritrovano tra popolazioni bestiali, parzialmente antropomorfe dalla pelle nera che si cibano di occhi e tessuti nervosi, in pratica vengono massacrati e finiscono in questo piccolo inferno in terra. quelli su nave continuano a costeggiare e attraversano tutta questa terra, ma iniziano a patire la fame, finiscono le provviste, i pesci che pescano sono molli e mandano urli orrendi, sono immangiabili, vanno avanti finché non si trovano di fronte ad un nuovo oceano e vanno ancora avanti finché non incontrano un nuovo continente, e siccome sono alla fame sono costretti ad approdare e questo nuovo continente è tutto sterpaglie e costruzioni distrutte, e entrando in queste costruzioni distrutte i marinai ci trovano dei documenti, lingue ignote e dopo un po’ anche una mappa.
la mappa mostra il mondo conosciuto dagli abitanti di quel mondo che evidentemente sono tutti morti e le terre mostrano la parte ancora più occidentale e -per farla breve- questi pochi marinai sopravvissuti capiscono che la terra è piatta, e che dopo quel continente ci sono altri continenti e altri ancora.
perché la terra non solo è piatta, ma è anche infinita, un’infinita quantità di terre e acqua e popolazioni a diversi gradi di evoluzione e l’unico limite per la scoperta umana è la capacità di proseguire e assoggettare le infinite popolazioni che in questo momento si stanno sviluppando ognune inconsapevoli delle altre, come un impensabile crogiolo di umanità in vitro.
la cosa poi è sviluppabile, avessi un po’ di tempo libero.
c’è questo esploratore che -dopo che colombo è tornato dal suo terzo viaggio in america ed è stato portato in catene in carcere- riesce ad avere cinque caravelle dagli olandesi per rompere i coglioni a spagnoli e portoghesi per arrivare in cina prima di loro. ormai tutti hanno capito che le indie che ha scoperto colombo non sono le indie e che sicuramente la cina si trova dopo questa terra di colombo.
in pratica il racconto inizia con le navi che lasciano l’olanda, arrivano nelle americhe, e poi la circumnavigano perdendo uomini e navi, alla fine rimangono in due navi che passano quello che sarà lo stretto di magellano e si buttano nell’oceano pacifico.
l’idea del racconto è qua, che dopo settimane di navigazione avvistano terra e approdano e si trovano in una enorme terra desertica, bruciata dal sole e costellata da vulcani in eruzione, che non sembra per niente la cina. loro cercano conforto nelle stelle, non ci capiscono niente, vengono fuori nuove costellazioni mai viste né in occidente né in oriente e continuano il loro viaggio, una nave continua via mare, una mette àncora e l’equipaggio continua in quell’inferno e qui il libro si sdoppia. i personaggi che sono a piedi si ritrovano tra popolazioni bestiali, parzialmente antropomorfe dalla pelle nera che si cibano di occhi e tessuti nervosi, in pratica vengono massacrati e finiscono in questo piccolo inferno in terra. quelli su nave continuano a costeggiare e attraversano tutta questa terra, ma iniziano a patire la fame, finiscono le provviste, i pesci che pescano sono molli e mandano urli orrendi, sono immangiabili, vanno avanti finché non si trovano di fronte ad un nuovo oceano e vanno ancora avanti finché non incontrano un nuovo continente, e siccome sono alla fame sono costretti ad approdare e questo nuovo continente è tutto sterpaglie e costruzioni distrutte, e entrando in queste costruzioni distrutte i marinai ci trovano dei documenti, lingue ignote e dopo un po’ anche una mappa.
la mappa mostra il mondo conosciuto dagli abitanti di quel mondo che evidentemente sono tutti morti e le terre mostrano la parte ancora più occidentale e -per farla breve- questi pochi marinai sopravvissuti capiscono che la terra è piatta, e che dopo quel continente ci sono altri continenti e altri ancora.
perché la terra non solo è piatta, ma è anche infinita, un’infinita quantità di terre e acqua e popolazioni a diversi gradi di evoluzione e l’unico limite per la scoperta umana è la capacità di proseguire e assoggettare le infinite popolazioni che in questo momento si stanno sviluppando ognune inconsapevoli delle altre, come un impensabile crogiolo di umanità in vitro.
la cosa poi è sviluppabile, avessi un po’ di tempo libero.
|
immaginatevi la voce di titti che dice ehi ma chi ha
spento la luce, oppure, qualcuno ha spento la luce,
oppure mi sembra di aver visto un brutto gattaccio,
ecco in soldoni.
parlando con il francese scopro che in francia l’idea che esista un’ora scolastica di religione fa ridere, è una cosa divertentissima, ilaria lo racconta ai suoi studenti e quelli chiedono se poi ci sono le interrogazioni su dio, ridono, i francesi pensano che siamo assurdi.
il mercoledì gli studenti si riposano e a febbraio fanno due settimane di vacanze; il francese mi racconta che è stato licenziato ma è tranquillo perché in francia per due anni ha l’ottanta per cento dello stipendio, come disoccupato. “adesso mi cerco un lavoro” dice arrotando le erre. “ho ancora tempo” dice. fuma.
in francia iscriversi all’università costa duecentocinquanta euro, dice ilaria e io le dico che per dare due esami ne ho speso ottocento, in italia. il francese ride e stringe ilaria, io tengo loro figlia in braccio che mi guarda con gli occhi stupiti, grossi.
poi ci mettiamo a parlare di gugliemo il bastardo.
parlando con il francese scopro che in francia l’idea che esista un’ora scolastica di religione fa ridere, è una cosa divertentissima, ilaria lo racconta ai suoi studenti e quelli chiedono se poi ci sono le interrogazioni su dio, ridono, i francesi pensano che siamo assurdi.
il mercoledì gli studenti si riposano e a febbraio fanno due settimane di vacanze; il francese mi racconta che è stato licenziato ma è tranquillo perché in francia per due anni ha l’ottanta per cento dello stipendio, come disoccupato. “adesso mi cerco un lavoro” dice arrotando le erre. “ho ancora tempo” dice. fuma.
in francia iscriversi all’università costa duecentocinquanta euro, dice ilaria e io le dico che per dare due esami ne ho speso ottocento, in italia. il francese ride e stringe ilaria, io tengo loro figlia in braccio che mi guarda con gli occhi stupiti, grossi.
poi ci mettiamo a parlare di gugliemo il bastardo.
27/07/07 07:29 |
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la di salvo mi scrive per ricordarmi che ha venduto
dal 2001 a oggi 7 copie di pantagrognomicon, il mio
formidabile romanzo d'esordio. queste sette copie mi
darebbero un introito di ben 6,25 euro che io dal
2001 sto capitalizzando con cura. oggi la di salvo mi
offre però un metodo per fare una chiusura contabile:
comprare le nove copie rimaste in magazzino al prezzo
forfettario di 23,36 a cui si potrebbero scalare i
6,25 di credito delle copie vendute. in pratica non
solo non avrei i sei euro e rotti di diritto di
autore, ma mi troverei anche in casa nove copie
invendute del pantagrognomicon, spendendo di tasca
mia diciassette euro e rotti. come dire, oltre al
danno la beffa.
ma la cosa interessante è che -secondo un precedente rendiconto di salvo- a fine 2005 io di copie ne avevo vendute 23, quindi dal 2005 ad oggi le vendite sono andate così male da andare in negativo ed erodere le 23 copie faticosamente vendute dal simpatico di salvo.
come diceva ariosto? fa a mio senno maron...
ma la cosa interessante è che -secondo un precedente rendiconto di salvo- a fine 2005 io di copie ne avevo vendute 23, quindi dal 2005 ad oggi le vendite sono andate così male da andare in negativo ed erodere le 23 copie faticosamente vendute dal simpatico di salvo.
come diceva ariosto? fa a mio senno maron...
pincode koch pincode
26/07/07 14:43 |
lettere a koch
| Permalink
è caldo koch, è caldo e io sono seduto sulla tazza
del cesso, non ci sperare koch il cesso è chiuso lo
uso come sedia, tutti gli altri dormono, io sono in
bagno che mastico un biscotto del mulino bianco e
penso koch, a cosa penso, penso al mio futuro, al
fatto che sto vivendo dentro un bread and breakfast
koch, che sono senza internet e che internet a ben
vedere è una merda che ti toglie energia, abbiamo già
parlato di questa cosa, comunque ieri sono andato
all’agenzia delle entrate perché mi serviva il
pincode, il pincode mi serviva per fare l’invio
telematico del modello unico della dichiarazione dei
redditi, sai che sono un cittadino modello e quindi
nella mia breve pausa pranzo vado all’agenzia delle
entrate e dico vorrei il mio pincode e quello di mia
moglie e la tipa che è all’ingresso è come se gli
avessi detto vorrei pestare una merda, dice ehhhh il
pincodeeeee ehhh a cosa le serveeee, e io dico devo
inviare l’unico mio e di mia moglie e la tipa prende
un modulo, anzi, cerca a lungo un modulo, se ne va,
si consulta, torna, cerca ancora e alla fine mi dà un
modulo per la richiesta del pincode, e poi mi dice,
eh ma questo è per lei ehhh, per sua moglie ci vuole
una delegaaaa e poi la carta di identità del
deleganteeeee e poi quella del delegatooo, e lo dice
con il tono come dire ma lascia stare ma chi te lo fa
fare prenditi il tuo pincode e non rompere il cazzo e
invece io siccome sono sposato e amo mia moglie gli
dico okkei, allora per mia moglie torno domani, mi
dia comunque un modulo per mia moglie così tanto lo
compilo e la tipa mi guarda malissimo e si riprende
il mio modulo, me lo toglie dalle mani, io mi
spavento anche un po' e poi quella se ne va alla
macchina fotocopiatrice, resta un po’ lì alla
macchina fotocopiatrice a fissare un display e
premere un bottone, non succede niente, lei preme il
bottone un po' di volte e non succede niente finché
alla fine non si sposta a una seconda macchina
fotocopiatrice in cui fa finalmente la copia del mio
modulo e torna e me ne dà due, l’originale e una
copia, io mi chiedo cosa succederà al prossimo che
verrà a chiedere un pincode ora che ho io l’originale
e la copia ma me ne sto zitto, lei se ne va e io mi
siedo a compilare il modulo, e il modulo dice che io
fabrizio venerandi, codice fiscale fbrvnrnd concedo a
fabrizio venerandi codice fiscale fbrzvnrnd di
ritirare in vece mia il mio pincode, e mentre compilo
il modulo mi rendo conto che quello non è il modulo
giusto, che è il modulo per le deleghe, che è irreale
che io deleghi me stesso a ritirare per me un pincode
ma siccome non voglio tornare indietro lo compilo e
mi metto ad aspettare finché non tocca a me, viene
fuori il mio numero e io vado allo sportello e dico
buongiorno e c’è una tipa che mi dice buongiorno e io
dico vorrei il mio pincode e la tipa dice ah no, io i
pincode non so farli, guardi mi scusi io l’ho
chiamata perché non sapevo, ho chiamato il numero, ma
io i pincode non so farli guardi vada dalla mia
collega allo sportello nove che li fa e io vado allo
sportello nove e dico salve dovrei fare un pincode e
la tipa allo sportello che sembra una professoressa
in pausa pranzo dice ma certo ma certo, mi fa sedere
e prende il mio modulo e lo legge, poi lo rilegge e
poi dice eh ma questo è il modulo sbagliato, e io
dico eh l’avevo capito ma è quello che mi hanno dato
e lei dice ce ne era un altro... e da come lo dice
capisco che sta ironizzando sulla sua collega e io
sorrido perché in effetti la prima collega non mi ha
dato l’idea di essere questa gran cima, comunque la
tipa inizia a immettere i dati nel computer e poi
dice il mio nome e il mio indirizzo e io dico sì sì
sono proprio io e poi mi dice, eh ma lei ha chiesto
la disabilitazione l’aprile scorso, e io resto a
fissarla un po’ e poi le dico guardi le assicuro che
l’ultimo dei miei pensieri in aprile era quello di
disabilitare il mio pincode, e lei dice eh è scritto
qua e indica il monitor e io dico guardi secondo me
in quella data c’è stata la disabilitazione
automatica perché era scaduto, se uno non lo usa per
un po’ quello scade e lei dice ah può essere e va
avanti a battere dati e alla fine mi dice eh il
computer mi dice che adesso non può farlo, di
riprovare più tardi, e io dico in che senso adesso
non può farlo e lei dice no non so non mi è mai
successo dice l’operazione non può essere completata,
riprovare più tardi, e io dico ma a me serve il
pincode e lei dice eh certo e ci riprova due o tre
volte e tutte le volte il server dice che adesso non
mi può dare il pincode allora la tipa dice
il giorno dopo ci ritorno in pausa pranzo prendo il mio numero e finisco in uno sportello nuovo dove c'è questa donna un po' in carne che ogni cosa che fa la commenta a voce alta, come se ci fosse un pubblico desideroso di sapere quello che sta facendo passo a passo, adesso apro il cassetto fiscale annuncia, adesso metto il suo codice fiscale, adesso chiedo l'abilitazione e va avanti così in un tripudio sensazionalistico non propriamente emozionante, lei comunque va avanti e poi vedo che si rabbuia e sta zitta e io mi schiarisco la voce e lei sta zitta e dice evvabbé e stampa un foglio e mi dice ecco, questo è il suo pincode e io prendo il foglio e dico grazie e mi alzo, e lei si vede che vorrebbe dirmi qualcosa e infatti poi aggiunge, ecco, se non funzionasse torni qua che lo mettiamo a posto e allora io mi risiedo e dico, cioè, perché non dovrebbe funzionare, e lei dice no no non si preoccupi è solo che... e poi fa un gesto con le mani nell'aria e io non mi alzo e ripeto 'è solo che...' e lei sospira e dice che di solito mi viene fuori un messaggio che... e poi di nuovo sta zitta e fa un gesto senza senso con le mani e io le dico guardi che mi sto spaventando, e lei ride e dice no no non si preoccupi, probabilmente il pincode funziona, quello che le voglio dire, che essendo successa questa cosa strana se non dovesse funzionare torni qua... e poi non è nemmeno una cosa strana, forse è una cosa normale, solo che... e di nuovo fa un gesto con le mani e io annuisco e prendo il foglio del pincode mi alzo, la saluto, esco fuori dall'ufficio tenendo in mano il foglio del pincode e poi lo butto nel primo cestino dei rifiuti che incontro.
il giorno dopo ci ritorno in pausa pranzo prendo il mio numero e finisco in uno sportello nuovo dove c'è questa donna un po' in carne che ogni cosa che fa la commenta a voce alta, come se ci fosse un pubblico desideroso di sapere quello che sta facendo passo a passo, adesso apro il cassetto fiscale annuncia, adesso metto il suo codice fiscale, adesso chiedo l'abilitazione e va avanti così in un tripudio sensazionalistico non propriamente emozionante, lei comunque va avanti e poi vedo che si rabbuia e sta zitta e io mi schiarisco la voce e lei sta zitta e dice evvabbé e stampa un foglio e mi dice ecco, questo è il suo pincode e io prendo il foglio e dico grazie e mi alzo, e lei si vede che vorrebbe dirmi qualcosa e infatti poi aggiunge, ecco, se non funzionasse torni qua che lo mettiamo a posto e allora io mi risiedo e dico, cioè, perché non dovrebbe funzionare, e lei dice no no non si preoccupi è solo che... e poi fa un gesto con le mani nell'aria e io non mi alzo e ripeto 'è solo che...' e lei sospira e dice che di solito mi viene fuori un messaggio che... e poi di nuovo sta zitta e fa un gesto senza senso con le mani e io le dico guardi che mi sto spaventando, e lei ride e dice no no non si preoccupi, probabilmente il pincode funziona, quello che le voglio dire, che essendo successa questa cosa strana se non dovesse funzionare torni qua... e poi non è nemmeno una cosa strana, forse è una cosa normale, solo che... e di nuovo fa un gesto con le mani e io annuisco e prendo il foglio del pincode mi alzo, la saluto, esco fuori dall'ufficio tenendo in mano il foglio del pincode e poi lo butto nel primo cestino dei rifiuti che incontro.
26/07/07 10:50 |
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storia d'italia
23/07/07 10:28 |
lettere a koch
| Permalink
tu ti lamenti koch che lamerotanti non funziona che
il server si è fottuto e che tu dovresti scrivere, ti
lamenti koch invece è una benedizione, una cosa che
dovremmo ringraziare ogni mattina che il server non
funziona e che non possiamo scrivere le cose che
vogliamo perché io non ho voglia di scrivere, non ho
voglia di scrivere niente, non ho niente da dire e
non ho voglia di mettermi lì a mettere in fila
migliaia di parole per cosa poi, eh per cosa siamo al
solito discorso, oggi sono stato in libreria non so
perché ero lì e c’era il reparto narrativa
best-seller e mi sono detto lì non ci entro, c’era
tipo moccia con tre metri sopra al cielo la vera
edizione con 100 pagine in più e c’era anche un libro
di morozzi che parlava di rock o dell’emilia,
qualcosa del genere, e allora ho lasciato il reparto
best seller e dietro c’era il reparto thriller, era
il reparto più grosso, il reparto thriller e io ho
detto che manco lì ci entro, era un locale più scuro
perché tutte le copertine dei libri tendevano al nero
e quindi rabbuiavano anche l’ambiente e sono andato
oltre e c’era il reparto fantascienza e io sono anche
rimasto un po’ stupito che esistesse addirittura un
reparto fantascienza comunque la fantascienza mi
mette tristezza perché ho perso il premio urania e
quindi ho guardato un po' i titoli e poi sono andato
a quello dopo che era il reparto architettura con
tutti i libri di architettura e mi sono detto ecco,
potrei fare qualcosa di architettura, buttare già un
libro di narrativa post-qualcosa che parla di
architettura dei concetti dell’architettura, e poi ho
visto che dopo c’erano i libri della frilli, tu sai
chi sono i frilli, i frilli sono un editore del
genovese che rifà in locale quello che le case
editrici fanno in nazionale quindi abbiamo i frilli
noir che sono dei noir però che si svolgono tutti a
genova, e poi ci sono i chick-lit tipo shopping in
london, solo che invece che essere in london sono
ambientati a genova e poi ci sono anche i libri di
saggistica che parlano del g8 genovese o di
cristoforo colombo, insomma tutta una casa editrice
con tendenze implosive e io sono rimasto lì e mi sono
detto ‘eh’, non riuscivo a dire altro che ‘eh’, e ho
pensato alla letteratura, alla parola semplice, al
neorealismo, ai lessici familiari, al popolo al pop e
a prince, in ultima analisi a prince perché ieri è
uscito il suo nuovo disco che si chiama planet earth
e la copertina è un ologramma che se lo guardi da un
lato vedi il simbolo di prince e la scritta 3121 se
lo guardi dall’altro lato vedi prince con un tutino
che regge il pianeta terra e tu compri il cd e dentro
non ci sono manco i titoli c’è solo una foto di
prince con il tutino che ti guarda con lo sguardo
fico e il cd che ha la forma di un pianeta terra e il
cd è bello cazzo una cosa pop leggera ci sono dentro
anche wendy e lisa e insomma questo cd non è male e
ogni volta che lo sento mi prende tristezza, lo sento
distantissimo anni luce da me, sento questo quasi
cinquantenne che fa un giretto di blues da
diciasettenne e dice cose tipo ‘i love u baby’ con
tutti questi ritornelli pop e io penso che è
distantissimo, che prince fa parte di un processo che
mi vuole un po’ più stupido di quello che mi meriti,
che se ascolto prince che dice ‘i love u baby’ o che
dice ‘don’t be afraid baby, everything is gonna be
allright’, ecco se accetto che tutto questo sia
normale poi tutto finirà per essere anestetizzato, mi
troverò a leggere la fantascienza della frilli
ambientata a genova tipo una pianta carnivora aliena
che scende a genova e ruttando inizia a mandare spore
per il genovese e queste piante poi si trasformano in
donne vegetali come quelle di capitan harlock,
eccetera, ma la cosa che ti volevo dire è che davvero
in questo periodo non voglio scrivere perché voglio
studiare e leggere perché ho capito che studiare è
meglio di leggere ed è meglio di scrivere, perché
studiare è un processo simile allo leggere, solo che
dopo sei più intelligente, relazioni delle cose,
impari cose che ti vengono utili che se invece leggi
soltanto poi te le dimentichi, io ho letto saggi che
poi mi sono completamente dimenticato, mi viene una
tristezza enorme quando prendo questi saggi di
trecento pagine che hanno ancora le mie
sottolineature e io non mi ricordo un cazzo, la
chiave è studiare, tornare sulle cose già lette, non
abbandonarle mai, vedere nuove interpretazioni, altri
modi di vedere le cose e infatti il libro che ho
deciso che inizierò a leggere si chiama ‘la storia di
italia’ e sono circa venti tomi dell’einaudi che sono
usciti rilegati finto fico per qualche giornale e
cecilia li ha presi tutti e io le avevo detto cosa
cazzo li prendi a fare che tanto sono quei tipici
tomi che non legge mai nessuno e infatti erano finiti
in uno scaffale in alto, nel senso che ce li avevo
messi io perché pensavo che nessuno li avrebbe mai
letti e invece ora li ho iniziati a leggere e sono
una figata, voglio leggerli tutti, ho chiesto a
cecilia di poter sottolineare e lei non subito ma
dopo un po' me lo ha concesso e ora li vorrei
iniziare ma c'è questo problema che sto leggendo già
un saggio che si intitola LA POESIA COMICO REALISTA
dalle origini al 500, che è un libro meno peso di
quanto potrebbe sembrare e che mi piace anche
studiare perché si scopre che
il problema con la storia italiana dell'einaudi è che sembrano libri fichissimi indistruttibili e invece per risparmiare questa edizione che esce nelle edicole ha la rilegatura a colla, non c'è il filo e quindi ho il terrore cieco che quando sono a metà tomo e lo apro un po' per leggere e sottolineare meglio si senta il fatidico -stak!- e la storia di italia mi si spezzi in due, vanificando peraltro svariati secoli di sforzo per l'unità della stessa, e quindi lo leggerò con una attenzione sconsiderata trattandola come una specie di ostia delicatissima o come un powerbook alluminium, e questa cosa della rilegatura a colla mi mette anche una certa rabbia, collego la cosa alle tastiere meccaniche e mediaword, ne parlavo qualche giorno fa con galiazzo, te lo ricordi il buon vecchio galiazzo, ecco in realtà non ne parlavo con lui perché non c'era, era una chat di gruppo ma lui stava codando e si era staccato, e c'era rimasto il buon vecchio franco, te lo ricordi franco, il buon vecchio franco e io gli ho detto che i prodotti di mediaworld sono solo la punta dell'iceberg e franco mi ha chiesto punta dell'iceberg in che senso e io dico che tu sei lì, hai davanti migliaia di prodotti e prendi in mano una scatolina e non sai che afferrando quella scatolina stai soltanto toccando la punta dell'iceberg che ramifica invisibile nei sotterranei di mediaworld, fino in america e in taiwan, un motore inarrestabile fatto di soldi e di scambi favorevoli e poteri odorosi, e quando tu alzi la scatolina, l'iceberg si muove enorme, ti segue fino a casa, è un rotore continuo, un enorme mostro sorridente e spietato nella sua generosità low-cost, te lo ritrovi in casa, traborda fuori dalle finestre, fa parte di casa tua è quasi di famiglia ormai, e io questo l'ho capito quando cercavo la tastiera meccanica, entravo in mediaworld, vedevo le migliaia di prodotti pronti per essere presi, tutti messi in ghingheri per essere fottuti e io guardavo questa massa di roba e pensavo 'quello che più desidero non c'è', ecco cosa pensavo koch, 'la felicità non è in questo posto', perché io volevo la tastiera meccanica e lì non la vendevano, e la stessa cosa per i libri einaudi rilegati a colla, mi hanno dato la felicità, ma è una felicità fragile, una felicità di seconda scelta, certo koch ti capisco, abbiamo il low-cost koch, ma a che prezzo?
il problema con la storia italiana dell'einaudi è che sembrano libri fichissimi indistruttibili e invece per risparmiare questa edizione che esce nelle edicole ha la rilegatura a colla, non c'è il filo e quindi ho il terrore cieco che quando sono a metà tomo e lo apro un po' per leggere e sottolineare meglio si senta il fatidico -stak!- e la storia di italia mi si spezzi in due, vanificando peraltro svariati secoli di sforzo per l'unità della stessa, e quindi lo leggerò con una attenzione sconsiderata trattandola come una specie di ostia delicatissima o come un powerbook alluminium, e questa cosa della rilegatura a colla mi mette anche una certa rabbia, collego la cosa alle tastiere meccaniche e mediaword, ne parlavo qualche giorno fa con galiazzo, te lo ricordi il buon vecchio galiazzo, ecco in realtà non ne parlavo con lui perché non c'era, era una chat di gruppo ma lui stava codando e si era staccato, e c'era rimasto il buon vecchio franco, te lo ricordi franco, il buon vecchio franco e io gli ho detto che i prodotti di mediaworld sono solo la punta dell'iceberg e franco mi ha chiesto punta dell'iceberg in che senso e io dico che tu sei lì, hai davanti migliaia di prodotti e prendi in mano una scatolina e non sai che afferrando quella scatolina stai soltanto toccando la punta dell'iceberg che ramifica invisibile nei sotterranei di mediaworld, fino in america e in taiwan, un motore inarrestabile fatto di soldi e di scambi favorevoli e poteri odorosi, e quando tu alzi la scatolina, l'iceberg si muove enorme, ti segue fino a casa, è un rotore continuo, un enorme mostro sorridente e spietato nella sua generosità low-cost, te lo ritrovi in casa, traborda fuori dalle finestre, fa parte di casa tua è quasi di famiglia ormai, e io questo l'ho capito quando cercavo la tastiera meccanica, entravo in mediaworld, vedevo le migliaia di prodotti pronti per essere presi, tutti messi in ghingheri per essere fottuti e io guardavo questa massa di roba e pensavo 'quello che più desidero non c'è', ecco cosa pensavo koch, 'la felicità non è in questo posto', perché io volevo la tastiera meccanica e lì non la vendevano, e la stessa cosa per i libri einaudi rilegati a colla, mi hanno dato la felicità, ma è una felicità fragile, una felicità di seconda scelta, certo koch ti capisco, abbiamo il low-cost koch, ma a che prezzo?
20/07/07 11:09 |
Permalink
19/07/07 06:30 |
Permalink
cartae volant
18/07/07 06:42 |
Permalink
dopo maltese narrazioni anche fernandel chiude, cioè, passa
dal cartaceo alla versione on line. ci
sarebbero certo delle riflessioni da fare su
questa moria cartacea delle riviste anni
novanta: che senso abbia oggi nella rete globale
mettersi a fare una rivista di carta (e di
letteratura!) che -fuori dalle logiche di
mercato- comunque avrà una visibilità discreta
se non marginale; ma anche che senso abbia oggi
comprarne una, quali valori di appetibilità ci
possano essere dentro fernandel, maltese,
addiction, e quanto questi possano essere
fraintesi e esauriti nel circolo degli eterni
aspiranti scrittori. sarebbe una riflessione da
fare; ma devo farla io alle sette meno dieci del
mattino in pigiama mentre bevo il latte di soia
con il muesli? eh? questa è roba per nazione
indiana, su.
Spigolando qua e là
14/07/07 21:09 |
Permalink
Maltese narrazioni ha chiuso; lamerotanti ha il server in
viaggio da cherasco a torino alta; mazzetti -bontà sua- ha scritto i
testi della title track dell'ultimo cd di questo
tipo; oh la settimana prossima
esce il nuovo disco di prince; casa mia è invasa dalle
formiche; sto leggendo gli
anni impossibili di romano bilenchi; ho finito di
leggere in una lontana città di jiro taniguchi (è un fumetto);
domanda finale: ma che fine ha fatto viola simoncioni dopo aver
recitato in musica per vecchi animali
assieme a dario fo e paolo rossi?
10/07/07 06:23 |
Permalink
Avessi visto prima questo video, il mio matrimonio con
cecilia sarebbe stato in serio pericolo.
sto. med.
05/07/07 12:27 |
Permalink
ho dato questo esame di storia medioevale è ho
scoperto che la storia medioevale è una ficata
incredibile, non mi sono ancora pentito abbastanza di
non averla messa ai tempi dell'università avrebbe
cambiato la mia vita radicalmente e la seconda cosa è
che studiare e tramandare la storia o la letteratura
o altra scienza a vostra scelta è una cosa che
assorbe ogni pensiero, è un po' come programmare solo
che invece di un codice compilato alla fine hai una
rete più o meno visibile di relazioni di conoscenze e
ti senti bene, è una cosa zen , ti senti meglio, ti
senti soddisfatto, fai parte di un flusso da cui
resti comunque fuori, sei un servitore di un trapasso
di nozioni che ti vede solo come un curioso
sacerdote, ecco, una cosa completamente diversa dallo
scrivere dove anche se scrivi pagine di capolavoro
assoluto alla fine resti con un vuoto, dato dal fatto
che scrivere è un atto imperfetto, è una parte molto
relativa di un processo più ampio dove alla fine
della scrittura resti solo con la tua roba ad
aspettare che succeda qualcosa di eccezionale.