la scoperta del continente
ho avuto questa idea di racconto che però non ho voglia di scrivere, tutto si svolge all’inizio del 1500 dopo le invasioni arabe, la caduta dell’impero mongolico e lo spostamento dell’asse di ricerca in occidente. per arrivare alle indie.
c’è questo esploratore che -dopo che colombo è tornato dal suo terzo viaggio in america ed è stato portato in catene in carcere- riesce ad avere cinque caravelle dagli olandesi per rompere i coglioni a spagnoli e portoghesi per arrivare in cina prima di loro. ormai tutti hanno capito che le indie che ha scoperto colombo non sono le indie e che sicuramente la cina si trova dopo questa terra di colombo.
in pratica il racconto inizia con le navi che lasciano l’olanda, arrivano nelle americhe, e poi la circumnavigano perdendo uomini e navi, alla fine rimangono in due navi che passano quello che sarà lo stretto di magellano e si buttano nell’oceano pacifico.
l’idea del racconto è qua, che dopo settimane di navigazione avvistano terra e approdano e si trovano in una enorme terra desertica, bruciata dal sole e costellata da vulcani in eruzione, che non sembra per niente la cina. loro cercano conforto nelle stelle, non ci capiscono niente, vengono fuori nuove costellazioni mai viste né in occidente né in oriente e continuano il loro viaggio, una nave continua via mare, una mette àncora e l’equipaggio continua in quell’inferno e qui il libro si sdoppia. i personaggi che sono a piedi si ritrovano tra popolazioni bestiali, parzialmente antropomorfe dalla pelle nera che si cibano di occhi e tessuti nervosi, in pratica vengono massacrati e finiscono in questo piccolo inferno in terra. quelli su nave continuano a costeggiare e attraversano tutta questa terra, ma iniziano a patire la fame, finiscono le provviste, i pesci che pescano sono molli e mandano urli orrendi, sono immangiabili, vanno avanti finché non si trovano di fronte ad un nuovo oceano e vanno ancora avanti finché non incontrano un nuovo continente, e siccome sono alla fame sono costretti ad approdare e questo nuovo continente è tutto sterpaglie e costruzioni distrutte, e entrando in queste costruzioni distrutte i marinai ci trovano dei documenti, lingue ignote e dopo un po’ anche una mappa.
la mappa mostra il mondo conosciuto dagli abitanti di quel mondo che evidentemente sono tutti morti e le terre mostrano la parte ancora più occidentale e -per farla breve- questi pochi marinai sopravvissuti capiscono che la terra è piatta, e che dopo quel continente ci sono altri continenti e altri ancora.
perché la terra non solo è piatta, ma è anche infinita, un’infinita quantità di terre e acqua e popolazioni a diversi gradi di evoluzione e l’unico limite per la scoperta umana è la capacità di proseguire e assoggettare le infinite popolazioni che in questo momento si stanno sviluppando ognune inconsapevoli delle altre, come un impensabile crogiolo di umanità in vitro.
la cosa poi è sviluppabile, avessi un po’ di tempo libero.
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immaginatevi la voce di titti che dice ehi ma chi ha spento la luce, oppure, qualcuno ha spento la luce, oppure mi sembra di aver visto un brutto gattaccio, ecco in soldoni.
parlando con il francese scopro che in francia l’idea che esista un’ora scolastica di religione fa ridere, è una cosa divertentissima, ilaria lo racconta ai suoi studenti e quelli chiedono se poi ci sono le interrogazioni su dio, ridono, i francesi pensano che siamo assurdi.
il mercoledì gli studenti si riposano e a febbraio fanno due settimane di vacanze; il francese mi racconta che è stato licenziato ma è tranquillo perché in francia per due anni ha l’ottanta per cento dello stipendio, come disoccupato. “adesso mi cerco un lavoro” dice arrotando le erre. “ho ancora tempo” dice. fuma.
in francia iscriversi all’università costa duecentocinquanta euro, dice ilaria e io le dico che per dare due esami ne ho speso ottocento, in italia. il francese ride e stringe ilaria, io tengo loro figlia in braccio che mi guarda con gli occhi stupiti, grossi.
poi ci mettiamo a parlare di gugliemo il bastardo.
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la di salvo mi scrive per ricordarmi che ha venduto dal 2001 a oggi 7 copie di pantagrognomicon, il mio formidabile romanzo d'esordio. queste sette copie mi darebbero un introito di ben 6,25 euro che io dal 2001 sto capitalizzando con cura. oggi la di salvo mi offre però un metodo per fare una chiusura contabile: comprare le nove copie rimaste in magazzino al prezzo forfettario di 23,36 a cui si potrebbero scalare i 6,25 di credito delle copie vendute. in pratica non solo non avrei i sei euro e rotti di diritto di autore, ma mi troverei anche in casa nove copie invendute del pantagrognomicon, spendendo di tasca mia diciassette euro e rotti. come dire, oltre al danno la beffa.
ma la cosa interessante è che -secondo un precedente rendiconto di salvo- a fine 2005 io di copie ne avevo vendute 23, quindi dal 2005 ad oggi le vendite sono andate così male da andare in negativo ed erodere le 23 copie faticosamente vendute dal simpatico di salvo.
come diceva ariosto? fa a mio senno maron...
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pincode koch pincode
è caldo koch, è caldo e io sono seduto sulla tazza del cesso, non ci sperare koch il cesso è chiuso lo uso come sedia, tutti gli altri dormono, io sono in bagno che mastico un biscotto del mulino bianco e penso koch, a cosa penso, penso al mio futuro, al fatto che sto vivendo dentro un bread and breakfast koch, che sono senza internet e che internet a ben vedere è una merda che ti toglie energia, abbiamo già parlato di questa cosa, comunque ieri sono andato all’agenzia delle entrate perché mi serviva il pincode, il pincode mi serviva per fare l’invio telematico del modello unico della dichiarazione dei redditi, sai che sono un cittadino modello e quindi nella mia breve pausa pranzo vado all’agenzia delle entrate e dico vorrei il mio pincode e quello di mia moglie e la tipa che è all’ingresso è come se gli avessi detto vorrei pestare una merda, dice ehhhh il pincodeeeee ehhh a cosa le serveeee, e io dico devo inviare l’unico mio e di mia moglie e la tipa prende un modulo, anzi, cerca a lungo un modulo, se ne va, si consulta, torna, cerca ancora e alla fine mi dà un modulo per la richiesta del pincode, e poi mi dice, eh ma questo è per lei ehhh, per sua moglie ci vuole una delegaaaa e poi la carta di identità del deleganteeeee e poi quella del delegatooo, e lo dice con il tono come dire ma lascia stare ma chi te lo fa fare prenditi il tuo pincode e non rompere il cazzo e invece io siccome sono sposato e amo mia moglie gli dico okkei, allora per mia moglie torno domani, mi dia comunque un modulo per mia moglie così tanto lo compilo e la tipa mi guarda malissimo e si riprende il mio modulo, me lo toglie dalle mani, io mi spavento anche un po' e poi quella se ne va alla macchina fotocopiatrice, resta un po’ lì alla macchina fotocopiatrice a fissare un display e premere un bottone, non succede niente, lei preme il bottone un po' di volte e non succede niente finché alla fine non si sposta a una seconda macchina fotocopiatrice in cui fa finalmente la copia del mio modulo e torna e me ne dà due, l’originale e una copia, io mi chiedo cosa succederà al prossimo che verrà a chiedere un pincode ora che ho io l’originale e la copia ma me ne sto zitto, lei se ne va e io mi siedo a compilare il modulo, e il modulo dice che io fabrizio venerandi, codice fiscale fbrvnrnd concedo a fabrizio venerandi codice fiscale fbrzvnrnd di ritirare in vece mia il mio pincode, e mentre compilo il modulo mi rendo conto che quello non è il modulo giusto, che è il modulo per le deleghe, che è irreale che io deleghi me stesso a ritirare per me un pincode ma siccome non voglio tornare indietro lo compilo e mi metto ad aspettare finché non tocca a me, viene fuori il mio numero e io vado allo sportello e dico buongiorno e c’è una tipa che mi dice buongiorno e io dico vorrei il mio pincode e la tipa dice ah no, io i pincode non so farli, guardi mi scusi io l’ho chiamata perché non sapevo, ho chiamato il numero, ma io i pincode non so farli guardi vada dalla mia collega allo sportello nove che li fa e io vado allo sportello nove e dico salve dovrei fare un pincode e la tipa allo sportello che sembra una professoressa in pausa pranzo dice ma certo ma certo, mi fa sedere e prende il mio modulo e lo legge, poi lo rilegge e poi dice eh ma questo è il modulo sbagliato, e io dico eh l’avevo capito ma è quello che mi hanno dato e lei dice ce ne era un altro... e da come lo dice capisco che sta ironizzando sulla sua collega e io sorrido perché in effetti la prima collega non mi ha dato l’idea di essere questa gran cima, comunque la tipa inizia a immettere i dati nel computer e poi dice il mio nome e il mio indirizzo e io dico sì sì sono proprio io e poi mi dice, eh ma lei ha chiesto la disabilitazione l’aprile scorso, e io resto a fissarla un po’ e poi le dico guardi le assicuro che l’ultimo dei miei pensieri in aprile era quello di disabilitare il mio pincode, e lei dice eh è scritto qua e indica il monitor e io dico guardi secondo me in quella data c’è stata la disabilitazione automatica perché era scaduto, se uno non lo usa per un po’ quello scade e lei dice ah può essere e va avanti a battere dati e alla fine mi dice eh il computer mi dice che adesso non può farlo, di riprovare più tardi, e io dico in che senso adesso non può farlo e lei dice no non so non mi è mai successo dice l’operazione non può essere completata, riprovare più tardi, e io dico ma a me serve il pincode e lei dice eh certo e ci riprova due o tre volte e tutte le volte il server dice che adesso non mi può dare il pincode allora la tipa dice
il giorno dopo ci ritorno in pausa pranzo prendo il mio numero e finisco in uno sportello nuovo dove c'è questa donna un po' in carne che ogni cosa che fa la commenta a voce alta, come se ci fosse un pubblico desideroso di sapere quello che sta facendo passo a passo, adesso apro il cassetto fiscale annuncia, adesso metto il suo codice fiscale, adesso chiedo l'abilitazione e va avanti così in un tripudio sensazionalistico non propriamente emozionante, lei comunque va avanti e poi vedo che si rabbuia e sta zitta e io mi schiarisco la voce e lei sta zitta e dice evvabbé e stampa un foglio e mi dice ecco, questo è il suo pincode e io prendo il foglio e dico grazie e mi alzo, e lei si vede che vorrebbe dirmi qualcosa e infatti poi aggiunge, ecco, se non funzionasse torni qua che lo mettiamo a posto e allora io mi risiedo e dico, cioè, perché non dovrebbe funzionare, e lei dice no no non si preoccupi è solo che... e poi fa un gesto con le mani nell'aria e io non mi alzo e ripeto 'è solo che...' e lei sospira e dice che di solito mi viene fuori un messaggio che... e poi di nuovo sta zitta e fa un gesto senza senso con le mani e io le dico guardi che mi sto spaventando, e lei ride e dice no no non si preoccupi, probabilmente il pincode funziona, quello che le voglio dire, che essendo successa questa cosa strana se non dovesse funzionare torni qua... e poi non è nemmeno una cosa strana, forse è una cosa normale, solo che... e di nuovo fa un gesto con le mani e io annuisco e prendo il foglio del pincode mi alzo, la saluto, esco fuori dall'ufficio tenendo in mano il foglio del pincode e poi lo butto nel primo cestino dei rifiuti che incontro.
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Ho mica prestato a qualcuno di voi Verba manent di Contini e Martini?
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storia d'italia
tu ti lamenti koch che lamerotanti non funziona che il server si è fottuto e che tu dovresti scrivere, ti lamenti koch invece è una benedizione, una cosa che dovremmo ringraziare ogni mattina che il server non funziona e che non possiamo scrivere le cose che vogliamo perché io non ho voglia di scrivere, non ho voglia di scrivere niente, non ho niente da dire e non ho voglia di mettermi lì a mettere in fila migliaia di parole per cosa poi, eh per cosa siamo al solito discorso, oggi sono stato in libreria non so perché ero lì e c’era il reparto narrativa best-seller e mi sono detto lì non ci entro, c’era tipo moccia con tre metri sopra al cielo la vera edizione con 100 pagine in più e c’era anche un libro di morozzi che parlava di rock o dell’emilia, qualcosa del genere, e allora ho lasciato il reparto best seller e dietro c’era il reparto thriller, era il reparto più grosso, il reparto thriller e io ho detto che manco lì ci entro, era un locale più scuro perché tutte le copertine dei libri tendevano al nero e quindi rabbuiavano anche l’ambiente e sono andato oltre e c’era il reparto fantascienza e io sono anche rimasto un po’ stupito che esistesse addirittura un reparto fantascienza comunque la fantascienza mi mette tristezza perché ho perso il premio urania e quindi ho guardato un po' i titoli e poi sono andato a quello dopo che era il reparto architettura con tutti i libri di architettura e mi sono detto ecco, potrei fare qualcosa di architettura, buttare già un libro di narrativa post-qualcosa che parla di architettura dei concetti dell’architettura, e poi ho visto che dopo c’erano i libri della frilli, tu sai chi sono i frilli, i frilli sono un editore del genovese che rifà in locale quello che le case editrici fanno in nazionale quindi abbiamo i frilli noir che sono dei noir però che si svolgono tutti a genova, e poi ci sono i chick-lit tipo shopping in london, solo che invece che essere in london sono ambientati a genova e poi ci sono anche i libri di saggistica che parlano del g8 genovese o di cristoforo colombo, insomma tutta una casa editrice con tendenze implosive e io sono rimasto lì e mi sono detto ‘eh’, non riuscivo a dire altro che ‘eh’, e ho pensato alla letteratura, alla parola semplice, al neorealismo, ai lessici familiari, al popolo al pop e a prince, in ultima analisi a prince perché ieri è uscito il suo nuovo disco che si chiama planet earth e la copertina è un ologramma che se lo guardi da un lato vedi il simbolo di prince e la scritta 3121 se lo guardi dall’altro lato vedi prince con un tutino che regge il pianeta terra e tu compri il cd e dentro non ci sono manco i titoli c’è solo una foto di prince con il tutino che ti guarda con lo sguardo fico e il cd che ha la forma di un pianeta terra e il cd è bello cazzo una cosa pop leggera ci sono dentro anche wendy e lisa e insomma questo cd non è male e ogni volta che lo sento mi prende tristezza, lo sento distantissimo anni luce da me, sento questo quasi cinquantenne che fa un giretto di blues da diciasettenne e dice cose tipo ‘i love u baby’ con tutti questi ritornelli pop e io penso che è distantissimo, che prince fa parte di un processo che mi vuole un po’ più stupido di quello che mi meriti, che se ascolto prince che dice ‘i love u baby’ o che dice ‘don’t be afraid baby, everything is gonna be allright’, ecco se accetto che tutto questo sia normale poi tutto finirà per essere anestetizzato, mi troverò a leggere la fantascienza della frilli ambientata a genova tipo una pianta carnivora aliena che scende a genova e ruttando inizia a mandare spore per il genovese e queste piante poi si trasformano in donne vegetali come quelle di capitan harlock, eccetera, ma la cosa che ti volevo dire è che davvero in questo periodo non voglio scrivere perché voglio studiare e leggere perché ho capito che studiare è meglio di leggere ed è meglio di scrivere, perché studiare è un processo simile allo leggere, solo che dopo sei più intelligente, relazioni delle cose, impari cose che ti vengono utili che se invece leggi soltanto poi te le dimentichi, io ho letto saggi che poi mi sono completamente dimenticato, mi viene una tristezza enorme quando prendo questi saggi di trecento pagine che hanno ancora le mie sottolineature e io non mi ricordo un cazzo, la chiave è studiare, tornare sulle cose già lette, non abbandonarle mai, vedere nuove interpretazioni, altri modi di vedere le cose e infatti il libro che ho deciso che inizierò a leggere si chiama ‘la storia di italia’ e sono circa venti tomi dell’einaudi che sono usciti rilegati finto fico per qualche giornale e cecilia li ha presi tutti e io le avevo detto cosa cazzo li prendi a fare che tanto sono quei tipici tomi che non legge mai nessuno e infatti erano finiti in uno scaffale in alto, nel senso che ce li avevo messi io perché pensavo che nessuno li avrebbe mai letti e invece ora li ho iniziati a leggere e sono una figata, voglio leggerli tutti, ho chiesto a cecilia di poter sottolineare e lei non subito ma dopo un po' me lo ha concesso e ora li vorrei iniziare ma c'è questo problema che sto leggendo già un saggio che si intitola LA POESIA COMICO REALISTA dalle origini al 500, che è un libro meno peso di quanto potrebbe sembrare e che mi piace anche studiare perché si scopre che

il problema con la storia italiana dell'einaudi è che sembrano libri fichissimi indistruttibili e invece per risparmiare questa edizione che esce nelle edicole ha la rilegatura a colla, non c'è il filo e quindi ho il terrore cieco che quando sono a metà tomo e lo apro un po' per leggere e sottolineare meglio si senta il fatidico -stak!- e la storia di italia mi si spezzi in due, vanificando peraltro svariati secoli di sforzo per l'unità della stessa, e quindi lo leggerò con una attenzione sconsiderata trattandola come una specie di ostia delicatissima o come un powerbook alluminium, e questa cosa della rilegatura a colla mi mette anche una certa rabbia, collego la cosa alle tastiere meccaniche e mediaword, ne parlavo qualche giorno fa con galiazzo, te lo ricordi il buon vecchio galiazzo, ecco in realtà non ne parlavo con lui perché non c'era, era una chat di gruppo ma lui stava codando e si era staccato, e c'era rimasto il buon vecchio franco, te lo ricordi franco, il buon vecchio franco e io gli ho detto che i prodotti di mediaworld sono solo la punta dell'iceberg e franco mi ha chiesto punta dell'iceberg in che senso e io dico che tu sei lì, hai davanti migliaia di prodotti e prendi in mano una scatolina e non sai che afferrando quella scatolina stai soltanto toccando la punta dell'iceberg che ramifica invisibile nei sotterranei di mediaworld, fino in america e in taiwan, un motore inarrestabile fatto di soldi e di scambi favorevoli e poteri odorosi, e quando tu alzi la scatolina, l'iceberg si muove enorme, ti segue fino a casa, è un rotore continuo, un enorme mostro sorridente e spietato nella sua generosità low-cost, te lo ritrovi in casa, traborda fuori dalle finestre, fa parte di casa tua è quasi di famiglia ormai, e io questo l'ho capito quando cercavo la tastiera meccanica, entravo in mediaworld, vedevo le migliaia di prodotti pronti per essere presi, tutti messi in ghingheri per essere fottuti e io guardavo questa massa di roba e pensavo 'quello che più desidero non c'è', ecco cosa pensavo koch, 'la felicità non è in questo posto', perché io volevo la tastiera meccanica e lì non la vendevano, e la stessa cosa per i libri einaudi rilegati a colla, mi hanno dato la felicità, ma è una felicità fragile, una felicità di seconda scelta, certo koch ti capisco, abbiamo il low-cost koch, ma a che prezzo?
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Contro ogni mia aspettativa pare che io non abbia vinto il premio urania. Incredibile.
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mi avvertono che usando microsoft explorer non si vede il menù a sinistra. vi pregherei quindi di passare a firefox o camino al più presto.
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cartae volant
dopo maltese narrazioni anche fernandel chiude, cioè, passa dal cartaceo alla versione on line. ci sarebbero certo delle riflessioni da fare su questa moria cartacea delle riviste anni novanta: che senso abbia oggi nella rete globale mettersi a fare una rivista di carta (e di letteratura!) che -fuori dalle logiche di mercato- comunque avrà una visibilità discreta se non marginale; ma anche che senso abbia oggi comprarne una, quali valori di appetibilità ci possano essere dentro fernandel, maltese, addiction, e quanto questi possano essere fraintesi e esauriti nel circolo degli eterni aspiranti scrittori. sarebbe una riflessione da fare; ma devo farla io alle sette meno dieci del mattino in pigiama mentre bevo il latte di soia con il muesli? eh? questa è roba per nazione indiana, su.
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Spigolando qua e là
Maltese narrazioni ha chiuso; lamerotanti ha il server in viaggio da cherasco a torino alta; mazzetti -bontà sua- ha scritto i testi della title track dell'ultimo cd di questo tipo; oh la settimana prossima esce il nuovo disco di prince; casa mia è invasa dalle formiche; sto leggendo gli anni impossibili di romano bilenchi; ho finito di leggere in una lontana città di jiro taniguchi (è un fumetto); domanda finale: ma che fine ha fatto viola simoncioni dopo aver recitato in musica per vecchi animali assieme a dario fo e paolo rossi?
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Avessi visto prima questo video, il mio matrimonio con cecilia sarebbe stato in serio pericolo.
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I maggiori critici letterari del web parlano di l'amore è un cavolfiore!
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sto. med.
ho dato questo esame di storia medioevale è ho scoperto che la storia medioevale è una ficata incredibile, non mi sono ancora pentito abbastanza di non averla messa ai tempi dell'università avrebbe cambiato la mia vita radicalmente e la seconda cosa è che studiare e tramandare la storia o la letteratura o altra scienza a vostra scelta è una cosa che assorbe ogni pensiero, è un po' come programmare solo che invece di un codice compilato alla fine hai una rete più o meno visibile di relazioni di conoscenze e ti senti bene, è una cosa zen , ti senti meglio, ti senti soddisfatto, fai parte di un flusso da cui resti comunque fuori, sei un servitore di un trapasso di nozioni che ti vede solo come un curioso sacerdote, ecco, una cosa completamente diversa dallo scrivere dove anche se scrivi pagine di capolavoro assoluto alla fine resti con un vuoto, dato dal fatto che scrivere è un atto imperfetto, è una parte molto relativa di un processo più ampio dove alla fine della scrittura resti solo con la tua roba ad aspettare che succeda qualcosa di eccezionale.
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