giorni e nuvole
la cosa che mi fa incazzare di giorni e nuvole di soldini è che la storia in pratica è di una coppia di borghesi che -dopo che il marito ha perso il lavoro- sono costretti a fare una vita che soldini presenta come orrenda e che è quella che faccio io da quando sono nato e quindi mentre guardavo il film e vedevo albanese in giacca e cravatta che si mette a stendere la roba o la buy lavare la vasca da bagno con la faccia come dire che schifo sono costretto a fare un lavoro da filippina, ecco in quel momento speravo che la china discendente in cui erano finiti aumentasse la sua inclinazione e li facesse finire nel minor breve tempo possibile nel mare genovese tanto ben ripreso da soldini.invece il film è lunghetto, presenta una serie di attori che sembrano aver letto la sceneggiatura pochi minuti prima di mettersi a recitare, e fa capire che crisi significa che la gente si mette a urlare, la cosa è abbastanza ridicola, due personaggi si mettono a parlare e dopo poche battute urlano perché sono in crisi, qualsiasi cosa debbano dirsi, urlano, giuro e la terza cosa che si capisce dal film è che anche io posso scrivere una sceneggiatura, se il tema di soldini era importante, la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, proprio nelle sue premesse che minano alla base la credibilità dei personaggi. peccato perché un film che avesse parlato del disagio di chi si trova in questa mobilità da poveracci dell’attuale mercato del lavoro sarebbe stato importante, ma -appunto- la storia non convince: il crollo nella povertà è troppo rapido e ha dei punti oscuri: se albanese ha una quota nella società, benché estromesso dalla guida della stessa, questa quota è un bene economico; sempre albanese dice che deve vendere la casa per poter fare causa ai suoi ex soci: la casa viene venduta, a meno di quello che lui pensava, ma viene venduta. e la causa che fine ha fatto? non se ne parla più nel film. e alcuni elementi, come la storia tra la buy e il manager navale o cosa è, resta un appendice gratuita che rischia di sfociare addirittura nel grottesco.non ho provato nessuna empatia verso albanese costretto a stendere i panni o alla buy che deve lavarsi la vasca da bagno sporca, se questo è l’orrore della borghesia, è forse perché la borghesia fa una vita orrenda e pulita, vista dal basso la parabola della coppia ha come sola [la registrazione si interrompe all'improvviso]
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L'onorevole scipioni
Il palazzo era un casermone di inizio novecento, forse costruito prima della guerra mondiale, una delle due. La prima. Il portone di ingresso era rotto, la chiave si infilava a fatica, e poi bisognava lavorarci per fare scattare la serratura. Sul portone un foglio invitava a richiudere il prima possibile. Tre scalini in marmo portavano alle cassette della posta, dove una scritta su un foglio attaccato con lo scotch avvertiva: NO PUBBLICITA' NELLE CASSETTE, e sotto più grande e sottolineato: NON SONO GRADITE!!!!!
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.

(potrebbe continuare)
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oggi ho fatto polpettine di tofu, aglio, carote, cipolle e spinaci; il mio portatile ha ancora l'hard disk rotto; ho finito di leggere i malavoglia.
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ho fatto il bagno per la prima volta nella mia nuova vasca da bagno, ho finito di leggere tirature 2007 e ho distrutto definitivamente l'hard disk del mio powerbook, contestualmente. siate forti anche per me.
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ho tolto i colori koch
tutte queste parole koch, tutte queste chiavi di ricerca; sai cosa ho fatto koch, alcune cose koch, cercherò di dirtele con calma di non farmi prendere dalla fretta, la prima cosa è che ho tolto i colori koch, da tutti i miei computer ho tolto i colori, ho capito che i colori nei computer servono a ingannarti a farti credere che ci sia qualcosa di nascosto e di brillante mentre non c'è niente del genere, i colori servono a distrarti e farti perdere tempo, sono come i serial tv alla televisione alla sera, ti vogliono rendere tranquillo, ho settato tutto a livelli di grigio, con macintosh si può c'è un pulsante che dice 'vuoi vedere i colori o i livelli di grigio?' e io ho scelto il grigio e ora è tutto più chiaro, anzi quando vado da un computer con i colori mi sento come se mi stessero violentando, quelle tinte accesissime brillanti che non servono a niente, hai mai visto un supermercato a luci spente koch, vuoi sapere come è un supermercato a luci spente, beh koch quando spengono le luci sembra tutto più normale, tutte quelle offerte speciali diventano offerte normali, tutto il super, l'iper, l'extra, diventa normale, anche la carne diventa meno rossa, meno brillante, i prodotti diventano roba, roba posata l'una sopra l'altra, la stessa cosa qua, adesso, per le parole, tutto torna a essere bianco e nero e le sue sfumature normali, meno volgari, sto togliendo le cose koch una a una, ho capito che non solo non posso fare tutto, ma che devo aggrapparmi alle tre cose che so fare come ci si aggrappa a uno scoglio koch e poi cercare di cantare, sai cosa devi fare quando sei aggrappato a uno scoglio e stai per andare a fondo, senti le dita del mare che ti tirano di sotto, sai cosa devi fare? beh koch devi cantare perché cantando non attiri certo le navi, non sei la sirenetta koch, ma devi cantare perché non puoi fare altro e morire per morire è meglio morire cantando, almeno hai qualcosa a cui pensare, e scrivere koch è l'inganno dei livelli di grigio, spesso ci siamo detti ma no cazzo scrivere è un fottuto palliativo del cazzo, ecco adesso credo che scrivere non sia un fottuto palliativo del cazzo, credo che scrivere sia una forma, solo e semplicemente una forma e questa forma resta visibile e invisibile, torna e viene, è una forma a livelli di grigio è una forma che invecchia e muore e non ha niente a che vedere con quello che ha intorno, non ha neppure niente a che vedere con lo scritto, io -koch- non ho più nessuna fiducia nella scrittura ma ne ho una interessata per lo scritto, per quello che resta e attraversa la morte, per quel poco per quella poca fortuna che attraversa la morte e non riesco ad immaginare cosa resterà di questo zatterone orrendo, questo grande webbone bloggone dell'umanità completa che traghetta tutto verso il niente verso il prossimo sistema operativo verso una forma di orgasmo che non ha più bisogno di venire ma arriva come arriva un giorno che c'è stato qualche settimana fa e non importa niente che ci sia stato o no, ma che nessuno può togliere a sua scelta, è come impietrito identico ad altri migliaia inamovibili eppure già completamente rimosso
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pezzi di film
Il gioco che io e niccolò facciamo adesso è quello di dire dei pezzi di film e l’altro deve indovinare di che film si tratta, è un giochino semplice che risolve anche gli imbarazzanti silenzi che vengono fuori quando tento un dialogo generazionale più sofisticato e quindi siamo a tavola che ci facciamo questi quiz mentre cecilia sparecchia, lei non gioca perché odia divertirsi.

A un certo punto squilla il telefono e la mia del tutto consorte esce dalla stanza per andare a rispondere e io mi avvicino con la testa a niccolò e gli dico sottovoce, appena torna la mamma io ti domando ‘chi ha incoronato pipino il breve?’ e tu devi rispondere ‘stefano secondo’, hai capito?
“Stefano secondo”
“Bravo, ci devi pensare un attimo e poi dire tranquillo stefano secondo”
“Ok”
E mi ributto sulla sedia e sorrido a niccolò che mi sorride, siamo due complici stronzetti, ci freghiamo le mani e poi quando sentiamo che cecilia ha finito la telefonata facciamo finta che stiamo ancora giocando e quando cecilia torna a tavola e si siede io mi schiarisco la voce e dico, ora te ne faccio una difficile niccolò, ora che vai in prima elementare dovresti saper rispondere anche a questa, chi ha incoronato pipino il breve?
E niccolò ci pensa un attimo e dice stefano secondo, lo fa con una naturalezza un po’ rigida ma comunque se la cava bene tanto che cecilia fa gli occhi grossi e dice ma, ma, ma come, e io la anticipo e le dico eh sai, cultura generale.
“Ma che cultura generale, stefano secondo non è cultura generale”
“Beh alla sua età io lo sapevo”

E lei resta con la faccia perplessissima a fissare niccolò, poi scuote la testa e dice, boh, magari può essere che in prima elementare il programma sia più avanzato, non so, e lo guarda mentre niccolò se la ride e mi fissa di sottecchi e poi cecilia si butta contro lo schienale della sedia e resta zitta come se stesse fumando e poi alla fine dice, ma senti niccolò, e invece chi è che ha incoronato carlo magno?
E niccolò ci pensa un attimo, ha uno sguardo panico e poi dice leone terzo.
“Beh giusto” dice cecilia e si alza per andare a lavare i piatti e io le afferro la mano, ho gli occhi sbarrati, guardo adesso cecilia, adesso niccolò che come se niente fosse sta addentando una mela e io dico ma come fa a saperlo? leone terzo, capisci come fa a saperlo?
“Cultura generale, l’hai appena detto no?” fa cecilia un po’ rassegnata.
“Sì, ma un conto è stefano secondo, un conto è leone terzo!”
“Uh? Sai qualcosa sul papato che io non so?”
Io non rispondo, guardo con occhi cattivi tutti quelli che sono presenti nella stanza e mi sento come tom cruise in uno qualsiasi dei suoi film in cui scopre che c’è un grande complotto alle sue spalle, che lui pensava di essere un fico più furbo degli altri e invece viene fuori che è solo una pedina, anche un po’ una merda.

(continua)
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