Nov 2007
giorni e nuvole
la cosa che mi fa incazzare di giorni e nuvole di
soldini è che la storia in pratica è di una coppia di
borghesi che -dopo che il marito ha perso il lavoro-
sono costretti a fare una vita che soldini presenta
come orrenda e che è quella che faccio io da quando
sono nato e quindi mentre guardavo il film e vedevo
albanese in giacca e cravatta che si mette a stendere
la roba o la buy lavare la vasca da bagno con la
faccia come dire che schifo sono costretto a fare un
lavoro da filippina, ecco in quel momento speravo che
la china discendente in cui erano finiti aumentasse
la sua inclinazione e li facesse finire nel minor
breve tempo possibile nel mare genovese tanto ben
ripreso da soldini.invece il film è lunghetto,
presenta una serie di attori che sembrano aver letto
la sceneggiatura pochi minuti prima di mettersi a
recitare, e fa capire che crisi significa che la
gente si mette a urlare, la cosa è abbastanza
ridicola, due personaggi si mettono a parlare e dopo
poche battute urlano perché sono in crisi, qualsiasi
cosa debbano dirsi, urlano, giuro e la terza cosa che
si capisce dal film è che anche io posso scrivere una
sceneggiatura, se il tema di soldini era importante,
la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, proprio
nelle sue premesse che minano alla base la
credibilità dei personaggi. peccato perché un film
che avesse parlato del disagio di chi si trova in
questa mobilità da poveracci dell’attuale mercato del
lavoro sarebbe stato importante, ma -appunto- la
storia non convince: il crollo nella povertà è troppo
rapido e ha dei punti oscuri: se albanese ha una
quota nella società, benché estromesso dalla guida
della stessa, questa quota è un bene economico;
sempre albanese dice che deve vendere la casa per
poter fare causa ai suoi ex soci: la casa viene
venduta, a meno di quello che lui pensava, ma viene
venduta. e la causa che fine ha fatto? non se ne
parla più nel film. e alcuni elementi, come la storia
tra la buy e il manager navale o cosa è, resta un
appendice gratuita che rischia di sfociare
addirittura nel grottesco.non ho provato nessuna
empatia verso albanese costretto a stendere i panni o
alla buy che deve lavarsi la vasca da bagno sporca,
se questo è l’orrore della borghesia, è forse perché
la borghesia fa una vita orrenda e pulita, vista dal
basso la parabola della coppia ha come sola [la
registrazione si interrompe all'improvviso]
|
L'onorevole scipioni
Il palazzo era un casermone di inizio novecento,
forse costruito prima della guerra mondiale, una
delle due. La prima. Il portone di ingresso era
rotto, la chiave si infilava a fatica, e poi
bisognava lavorarci per fare scattare la serratura.
Sul portone un foglio invitava a richiudere il prima
possibile. Tre scalini in marmo portavano alle
cassette della posta, dove una scritta su un foglio
attaccato con lo scotch avvertiva: NO PUBBLICITA'
NELLE CASSETTE, e sotto più grande e sottolineato:
NON SONO GRADITE!!!!!
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.
(potrebbe continuare)
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.
(potrebbe continuare)
ho tolto i colori koch
09/11/07 11:51 |
lettere a koch
| Permalink
tutte queste parole koch, tutte queste chiavi di
ricerca; sai cosa ho fatto koch, alcune cose koch,
cercherò di dirtele con calma di non farmi prendere
dalla fretta, la prima cosa è che ho tolto i colori
koch, da tutti i miei computer ho tolto i colori, ho
capito che i colori nei computer servono a ingannarti
a farti credere che ci sia qualcosa di nascosto e di
brillante mentre non c'è niente del genere, i colori
servono a distrarti e farti perdere tempo, sono come
i serial tv alla televisione alla sera, ti vogliono
rendere tranquillo, ho settato tutto a livelli di
grigio, con macintosh si può c'è un pulsante che dice
'vuoi vedere i colori o i livelli di grigio?' e io ho
scelto il grigio e ora è tutto più chiaro, anzi
quando vado da un computer con i colori mi sento come
se mi stessero violentando, quelle tinte accesissime
brillanti che non servono a niente, hai mai visto un
supermercato a luci spente koch, vuoi sapere come è
un supermercato a luci spente, beh koch quando
spengono le luci sembra tutto più normale, tutte
quelle offerte speciali diventano offerte normali,
tutto il super, l'iper, l'extra, diventa normale,
anche la carne diventa meno rossa, meno brillante, i
prodotti diventano roba, roba posata l'una sopra
l'altra, la stessa cosa qua, adesso, per le parole,
tutto torna a essere bianco e nero e le sue sfumature
normali, meno volgari, sto togliendo le cose koch una
a una, ho capito che non solo non posso fare tutto,
ma che devo aggrapparmi alle tre cose che so fare
come ci si aggrappa a uno scoglio koch e poi cercare
di cantare, sai cosa devi fare quando sei aggrappato
a uno scoglio e stai per andare a fondo, senti le
dita del mare che ti tirano di sotto, sai cosa devi
fare? beh koch devi cantare perché cantando non
attiri certo le navi, non sei la sirenetta koch, ma
devi cantare perché non puoi fare altro e morire per
morire è meglio morire cantando, almeno hai qualcosa
a cui pensare, e scrivere koch è l'inganno dei
livelli di grigio, spesso ci siamo detti ma no cazzo
scrivere è un fottuto palliativo del cazzo, ecco
adesso credo che scrivere non sia un fottuto
palliativo del cazzo, credo che scrivere sia una
forma, solo e semplicemente una forma e questa forma
resta visibile e invisibile, torna e viene, è una
forma a livelli di grigio è una forma che invecchia e
muore e non ha niente a che vedere con quello che ha
intorno, non ha neppure niente a che vedere con lo
scritto, io -koch- non ho più nessuna fiducia nella
scrittura ma ne ho una interessata per lo scritto,
per quello che resta e attraversa la morte, per quel
poco per quella poca fortuna che attraversa la morte
e non riesco ad immaginare cosa resterà di questo
zatterone orrendo, questo grande webbone bloggone
dell'umanità completa che traghetta tutto verso il
niente verso il prossimo sistema operativo verso una
forma di orgasmo che non ha più bisogno di venire ma
arriva come arriva un giorno che c'è stato qualche
settimana fa e non importa niente che ci sia stato o
no, ma che nessuno può togliere a sua scelta, è come
impietrito identico ad altri migliaia inamovibili
eppure già completamente rimosso
pezzi di film
Il gioco che io e niccolò facciamo adesso è quello di
dire dei pezzi di film e l’altro deve indovinare di
che film si tratta, è un giochino semplice che
risolve anche gli imbarazzanti silenzi che vengono
fuori quando tento un dialogo generazionale più
sofisticato e quindi siamo a tavola che ci facciamo
questi quiz mentre cecilia sparecchia, lei non gioca
perché odia divertirsi.
A un certo punto squilla il telefono e la mia del tutto consorte esce dalla stanza per andare a rispondere e io mi avvicino con la testa a niccolò e gli dico sottovoce, appena torna la mamma io ti domando ‘chi ha incoronato pipino il breve?’ e tu devi rispondere ‘stefano secondo’, hai capito?
“Stefano secondo”
“Bravo, ci devi pensare un attimo e poi dire tranquillo stefano secondo”
“Ok”
E mi ributto sulla sedia e sorrido a niccolò che mi sorride, siamo due complici stronzetti, ci freghiamo le mani e poi quando sentiamo che cecilia ha finito la telefonata facciamo finta che stiamo ancora giocando e quando cecilia torna a tavola e si siede io mi schiarisco la voce e dico, ora te ne faccio una difficile niccolò, ora che vai in prima elementare dovresti saper rispondere anche a questa, chi ha incoronato pipino il breve?
E niccolò ci pensa un attimo e dice stefano secondo, lo fa con una naturalezza un po’ rigida ma comunque se la cava bene tanto che cecilia fa gli occhi grossi e dice ma, ma, ma come, e io la anticipo e le dico eh sai, cultura generale.
“Ma che cultura generale, stefano secondo non è cultura generale”
“Beh alla sua età io lo sapevo”
E lei resta con la faccia perplessissima a fissare niccolò, poi scuote la testa e dice, boh, magari può essere che in prima elementare il programma sia più avanzato, non so, e lo guarda mentre niccolò se la ride e mi fissa di sottecchi e poi cecilia si butta contro lo schienale della sedia e resta zitta come se stesse fumando e poi alla fine dice, ma senti niccolò, e invece chi è che ha incoronato carlo magno?
E niccolò ci pensa un attimo, ha uno sguardo panico e poi dice leone terzo.
“Beh giusto” dice cecilia e si alza per andare a lavare i piatti e io le afferro la mano, ho gli occhi sbarrati, guardo adesso cecilia, adesso niccolò che come se niente fosse sta addentando una mela e io dico ma come fa a saperlo? leone terzo, capisci come fa a saperlo?
“Cultura generale, l’hai appena detto no?” fa cecilia un po’ rassegnata.
“Sì, ma un conto è stefano secondo, un conto è leone terzo!”
“Uh? Sai qualcosa sul papato che io non so?”
Io non rispondo, guardo con occhi cattivi tutti quelli che sono presenti nella stanza e mi sento come tom cruise in uno qualsiasi dei suoi film in cui scopre che c’è un grande complotto alle sue spalle, che lui pensava di essere un fico più furbo degli altri e invece viene fuori che è solo una pedina, anche un po’ una merda.
(continua)
A un certo punto squilla il telefono e la mia del tutto consorte esce dalla stanza per andare a rispondere e io mi avvicino con la testa a niccolò e gli dico sottovoce, appena torna la mamma io ti domando ‘chi ha incoronato pipino il breve?’ e tu devi rispondere ‘stefano secondo’, hai capito?
“Stefano secondo”
“Bravo, ci devi pensare un attimo e poi dire tranquillo stefano secondo”
“Ok”
E mi ributto sulla sedia e sorrido a niccolò che mi sorride, siamo due complici stronzetti, ci freghiamo le mani e poi quando sentiamo che cecilia ha finito la telefonata facciamo finta che stiamo ancora giocando e quando cecilia torna a tavola e si siede io mi schiarisco la voce e dico, ora te ne faccio una difficile niccolò, ora che vai in prima elementare dovresti saper rispondere anche a questa, chi ha incoronato pipino il breve?
E niccolò ci pensa un attimo e dice stefano secondo, lo fa con una naturalezza un po’ rigida ma comunque se la cava bene tanto che cecilia fa gli occhi grossi e dice ma, ma, ma come, e io la anticipo e le dico eh sai, cultura generale.
“Ma che cultura generale, stefano secondo non è cultura generale”
“Beh alla sua età io lo sapevo”
E lei resta con la faccia perplessissima a fissare niccolò, poi scuote la testa e dice, boh, magari può essere che in prima elementare il programma sia più avanzato, non so, e lo guarda mentre niccolò se la ride e mi fissa di sottecchi e poi cecilia si butta contro lo schienale della sedia e resta zitta come se stesse fumando e poi alla fine dice, ma senti niccolò, e invece chi è che ha incoronato carlo magno?
E niccolò ci pensa un attimo, ha uno sguardo panico e poi dice leone terzo.
“Beh giusto” dice cecilia e si alza per andare a lavare i piatti e io le afferro la mano, ho gli occhi sbarrati, guardo adesso cecilia, adesso niccolò che come se niente fosse sta addentando una mela e io dico ma come fa a saperlo? leone terzo, capisci come fa a saperlo?
“Cultura generale, l’hai appena detto no?” fa cecilia un po’ rassegnata.
“Sì, ma un conto è stefano secondo, un conto è leone terzo!”
“Uh? Sai qualcosa sul papato che io non so?”
Io non rispondo, guardo con occhi cattivi tutti quelli che sono presenti nella stanza e mi sento come tom cruise in uno qualsiasi dei suoi film in cui scopre che c’è un grande complotto alle sue spalle, che lui pensava di essere un fico più furbo degli altri e invece viene fuori che è solo una pedina, anche un po’ una merda.
(continua)