Il tennis Strindberg e l'elefante
Il tennis strindberg e l’elefante di lars gustafsson è un libro che mi perseguitava da tempo, un fuori catalogo di guida editore, e adesso sono riuscito a trovarlo grazie al remainder on line di libribook. Il libro ha un centinaio di pagine, è un racconto lungo non particolarmente significativo, ma ovviamente immancabile sulla scrivania di ogni strindbeghiano che si rispetti.
Il pretesto della narrazione è il ricordo di un periodo felice, l’ultima giovinezza dell’io narrante, quando era insegnante di letteratura nordeuropea in un college texano, ma il ricordo diventa un veloce e brillante affresco storico sempre sul punto di diventare un romanzo vero e proprio, ma che poi sceglie un'uscita dimessa, smontando i meccanismi narrativi che erano stati attivati con grazia. Si parla di tennis, dell’arte della battuta, della nascita del frisbee, dello scout paramilitare che sul tetto del collage spara con un fucile di precisione uccidendo studenti a caso, di computer della difesa militare usati in tempo di pace da geniali studenti rivoluzionari in terapia psicanalitica, di giovani studentesse texane che sanno tutto di nietzche e che si battono contro ricchi possidenti locali per poter cantare l’oro del reno di wagner, e soprattutto della scomoda scoperta di un oscuro libro di chimica del polacco pietziewzskoczsky in cui si rivela che le mistiche potenze che complottavano contro strindberg descritte in Inferno, erano in realtà gli effetti di un complotto reale attuato da un gruppo di chimici polacchi per ottenere oro tramite la pietra filosofale ricercata dal folle drammaturgo svedese.
Un foster wallace del nord europa? No, piuttosto un libro scanzonato e 'colto’ che gioca con la scrittura e che ha lo scopo di divertire il lettore con una narrazione di intrattenimento piacevole e leggera. Si sente l’amore nostalgico per un’epoca solare della propria vita, passata in un’America che mostra i suoi muscoli tecnologici e contemporaneamente scopre di essere primitiva e rozza.
Peccato che dopo i tre quarti del libro, l’autore sgonfi le trame costruite e scelga di concludere il libro senza sviluppare una serie di temi che avrebbero da soli retto una narrazione sofisticata di più ampio respiro.
Per chi ha letto strindberg, un must have semplice e leggero, un vinello bianco dopo il nero fermo di inferno.
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