cose che mi sono quasi successe davvvero
finito
DSCI0186
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Dopo una serata passata a rimettere in sesto e riaccordare la ferrarotti ferma da un decennio buono, posso affermare che la mia scelta di non abbracciare la carriera concertistica è stata a dir poco lungimirante. Dopo un ora che tentavo di approcciare 'il panorama di betlemme' ho sentito che bussavano alla porta e sono andato ad aprire temendo che fosse il vicino di sopra che si lamentava per il rumore. Invece, apro la porta, c'è de gregori che non dice niente ha in mano una testa di agnello, me la porge e in cambio si prende la ferrarotti; poi esce da casa mia mentre la luna passa veloce davanti ai rami degli alberi mostrando e non mostrando francesco ingobbito scendere verso il cimitero.
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nella mia via abita un genio
pugni
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stranam
altra cosa su vecchioni è che di stranamore gli unici versi che salvavo di una canzone che altrimenti avevo sempre considerato un po' retorica erano quelli che dicevano che i fascisti picchiavano vecchioni e lui ogni pugno che gli arrivava la paura non bastava fargli dire dire basta, o una cosa del genere, ecco, quel pezzo di canzone non c'è più, l'ha tolto. siccome so che vecchioni legge quasi ogni giorno il mio blog, ecco, no.
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l'ultimo spettacolo
sono appena tornato dal concerto di vecchioni ma potrei anche essermi sognato tutto, uno dei sogni che facevo ogni tanto era di andare a un concerto di prince che nessuno sapeva che ci sarebbe stato e questo concerto si svolgeva in una stanza un po' grande di una casa con delle sedie di plastica e un palco piccolissimo e prince entrava in questo palco piccolissimo e suonava davanti a pochissime persone e faceva musiche strane che non conosceva nessuno e stasera vedendo il palco dentro al palasport di varazze mi sembrava una cosa del genere, tutto molto piccolo, e poi è arrivata la gente e tutti erano innamorati di vecchioni gli urlavano ti amo e lui era sul palco che parlava e ha iniziato con questa canzone vecchissima e difficilissima da fare e cecilia ha anche sorriso e ha detto non avrei mai pensato che l'avrebbe fatta in un concerto

sostanzialmente vecchioni mi è antipatico, mi sembra una spugna imbevuta, ma poi penso che anche lui è un uomo, ha anche fatto la sua storia, ha fatto centinaia di concerti ripetendo per anni, per decenni le stesse cose, chi sono io per giudicare uno che lo pagano per ripetere alla nausea che forse non lo sai ma anche questo è amore? quindi mi sono messo in pieno ascolto senza pregiudizi e va bene, gli anni passano, la cosa peggiore del concerto è che verso la metà mi sono reso conto che qualcuno aveva in passato sciolto qualcosa di estremamente zuccheroso sul mio sedile e oramai i miei pantaloni erano attaccaticci

penso che deve essere una grande fortuna lavorare in una classe con la 052 insegnando greco e latino e poi esci e vai a fare un soundcheck, avere una vita in cui ti sembra di poter fare tutto, ed essere pagato per farlo

alla fine un padre con una bambina sono andati da vecchioni che era ancora sul palco e gli hanno dato un pacchetto e vecchioni si è avvicinato al bordo del palco, lo ha preso ed è tornato sul palco per salutare il pubblico, teneva il pacchetto in mano e salutava ma il padre restava con la figlia sul bordo del palco, sembrava che volesse dire qualcosa ancora a vecchioni e allora il servizio d'ordine si è preoccupato e sono venuti e hanno detto qualcosa al padre e si sono messi tra di lui e il palco e allora il padre se ne è andato con la figlia a sedersi e sembrava triste e alla fine vecchioni è uscito, teneva sempre il pacchetto in mano ed è andato fuori dalle luci, è diventato un'ombra e in lontananza l'ho visto entrare nel retropalco e mi è sembrato che non avesse più il pacchetto della bambina in mano, ma magari mi sbaglio
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Insomma mi metto questo completo intimo boxer attillati e maglietta alla pelle nera, con una striscia grigia che parte dalla maglietta e scende idealmente fino ai boxer, molto sexy e ogni volta che me lo metto tutto così attillato e con la striscia grigia mi guardo allo specchio e mi sento un po' un supereroe marvel.
"Che fai?" chiede cecilia osservandomi dal letto con un certo sospetto.
"Niente ce', è che quando mi metto questo completo intimo mi sento un po' un supereroe"
"Un supereroe"
"Marvel" preciso io e le spiego il fatto dell'aderenza e della righina grigia, sembra davvero una tuta di un supereroe.
"Ah" fa lei, pensandoci un attimo. "Allora quella cosa che usi ogni tanto non è fatta di lattice, è di kryptonite"
"Cosa..." inizio, ma lei ha già cominciato a ridacchiare ed è tornata a leggere il dottor zivago.
Io la fisso socchiudendo gli occhi e provo a usare lo sguardo che incendia le cose, ma non funziona sulle cose non nate sulla terra e cecilia è -sappiate- una specie di supernova. Una stella.

Il giorno dopo scendo alle sei del mattino provando a non svegliare nessuno, cammino a stento come un vecchio che cerchi di scendere per un marciapiede genovese senza calpestare una merda, e quando finalmente arrivo in cucina c'è figlio numero uno seduto a tavola, immerso nel buio del mattino.
"Uh, figlio numero uno, che ci fai..."
"Papà che succederebbe se nello spazio ci fosse l'ossigeno e il mondo cascasse?"
"Non... forse sto ancora sognando, forse..."
"Voglio dire, se il mondo galleggia perché nello spazio non c'è ossigeno, se ci fosse ossigeno il mondo cadrebbe. E allora cosa succederebbe se il mondo cascasse?"
Pausa.
"È già successo una volta ed è nata la mamma" dico io con voce grave.
Figlio numero uno mugula qualcosa, io metto su il caffè e penso che adesso è tutta in discesa.

La terza cosa è che figlio numero due, che a stento parla e -per inciso- è bello come la mamma ma inizia a balbettare come papà, il che significa che quando cecilia mi dice 'guarda lascia stare lascia fare a me che se fai qualcosa tu la rovini' ha sostanzialmente ragione, soprattutto per quel che riguarda il DNA, dicevo il figlio numero due che a stento balbetta frasi di una lunghezza spropositata e senza nessun significato di certa comprensione, ecco lui usa i condizionali. I condizionali, aiuto alcuni di voi lettori, sono dei modi del verbo che tutti sanno capire ma nessuno sa usare, un po' come l'inglese per chi gira su internet, e quindi figlio numero due, quando il Padre Autoritario gli intima un per nulla convinto "è ora di andare a letto!", ecco, figlio numero due non piange urlando 'non voglio!', ma piange urlando 'non vorrei!' il che rende comicissima la sua protesta eventuale e condizionale.
"Non vorresti, ma..." gli dico io cercando di aiutarlo. "Finisci la frase, se usi un condizionale devi metterci una principale o una subordinata, non puoi lasciarlo lì solo" faccio io e lui continua a piangere e poi ripete che non vorrebbe e va avanti così e poi inizia a balbettare, nonvo nonvo nonvo e io gli accarezzo la testa, sta venendo su benissimo.
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quasi la torre
a niccolò non diciamo niente sono le undici di mattina e partiamo in auto, genova si sta stropicciando, lui è distratto, simone gioca con due aereoplanini e alla fine niccolò inizia a chiederci dove stiamo andando e noi gli diciamo da qualche parte, e lui chiede da qualche parte dove e noi gli diciamo facciamo così, quando scendi guardi e devi indovinare dove siamo e ridiamo e facciamo questo viaggio e poi posteggiamo e niccolò si guarda intorno e cerca di indovinare e io e cecilia ridiamo e ad un certo punto giriamo un vicolo e c'è un sole abbagliante e il bianco della cattedrale e ci precipita addosso quasi la torre di pisa e niccolò la guarda e ride, 'hai capito dove siamo?' gli chiediamo e lui annuisce, dice e ride, e siamo per un attimo brevissimo felici tutti e quattro e simone da sotto ci avverte che quella torre cade

dalle bancarelle c'era questa offerta tre ciddì al prezzo di due e io ho preso calypsos e pezzi di de gregori che quando l'ho visto al concerto mi sentivo quasi in colpa che non conoscevo le ultime cose che aveva fatto e quindi avendo preso due cd potevo prendere il terzo cd omaggio e ci stavo malissimo, ho perso quasi un'ora, è sempre così, quando mi regalano qualcosa di cui non ho proprio proprio bisogno mi sento quasi in colpa, e il mercato lo fa spessissimo delle offerte speciali per le quali puoi prendere cose che non vuoi ma che schifo schifo non fanno, ho preso miramare

stavamo tornando indietro e io stavo malissimo perché cecilia aveva visto questo quadro di questa bambina con la fichetta e tutta la faccia incazzata e aveva detto 'sono io' e io non glielo avevo comprato perché mi era sembrato un po' caro e più mi allontanavo da pisa più mi sentivo una merda che quel quadro era perfetto per cecilia, anche la pittrice era una tipa simpatica e io invece avevo preso quei cazzo di cd di de gregori che avrei potuto comprare anche tra mille anni in qualunque posto, mentre quel piccolo quadretto era perso per sempre e in fondo il quadro non sarebbe stato così caro se non avessi preso i stramaledetti cd di de gregori e così eravamo quasi all'autostrada e io metto la freccia e torno indietro e cecilia dice sei impazzito e io le dico ti prendo il quadro e le dico sono uno stronzo, perché non ti ho preso subito quel quadro e lei dice ma sei pazzo è buio quella se ne è andata e io dico no c'è ancora ha detto che restava fino alle otto e dico perché sono così stronzo perché mi distraggo, perché mi sono messo a vedere quei ciddì del cazzo e batto la mano sul volante, e sono sincero eh, mi sento uno stronzo che poteva fare una sola cosa giusta e perfetta e invece di nuovo aveva ragionato con la sua testa da moscerino e torno indietro parcheggio e corro verso la pittrice che quando mi vede lì tutto sudato ride e mi dice, ti faccio uno sconticino eh, e rido anche io, le dico pensa che ero quasi in autostrada, e lei mi dice ma di dove sei

poi il quadro è in effetti perfetto e cecilia lo guarda in auto e mi bacia come se gli fosse scappata una cosa fortuita sulla mia bocca e in autostrada c'è una coda stralunghissima, per fortuna abbiamo tre cd di de gregori da sentire
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tre
sono andato a vedere de gregori, erano decenni che non lo vedevo e ho voluto fare una sorpresa a cecilia che infatti era contenta e anche io, eravamo contenti, sono riuscito anche a farmi un americano prima di entrare e poi dentro questo teatro fichissimo, tutti vestiti bene e cecilia che si sedeva ed eravamo tutti circondati da gente sopra i quaranta e alcuni figli di quelli sopra i quaranta e io mi sono sentito improvvisamente uno che stava invecchiando e poi hanno spento le luci ed è entrato de gregori, e ho notato che anche de gregori era invecchiato, era vestito tipo da cameriere e faceva proprio anche i gesti da cameriere, il pubblico era entusiasta e mentre de gregori cantava io sentivo dentro la mia testa la mia testa che anticipava o ripeteva quei testi che conoscevo a memoria e mi sentivo imbarazzato a conoscere a memoria quei testi che adesso a me sembravano anche un po' ridicoli, e in quel momento de gregori mi è sembrato piccolino, un omino piccolino che cantava il suo modo di aver fatto musica e che qualcosa nel passato aveva ingrandito a dismisura, mentre era solo un omino che stava invecchiando circondato da persone che invecchiavano come lui e che esplodevano in un boato urlando francesco e lui faceva degli inchini goffi e indicava con il dito i suoi musicisti e

dopo aver letto un parzialmente interessante articolo sulla storia del palatino sto provando ad usare il font palazzooriginal che è un font gratis più simile al vero palatino e anche se voi non lo vedete sappiate che adesso sto scrivendo con palazzooriginal che mi ricorda certi sellerio con i caratteri che marchiavano la pagina anche in profondità, i libri sellerio sono i macintosh dei libri, anzi di più, comunque scrivere ultimamente gli dedico poco tempo, perché tutta l'attività della scrittura, il fatto di pubblicare mi sembra sempre di più una cosa così poco rilevante, adesso che faccio questo lavoro di insegnare italiano in una scuola, ecco mi sembra che andare e leggere carver a ragazzi che se potessero mi ucciderebbero con il loro cellulare usato come strumento di offesa, ecco leggere montale e sentirsi dire che montale *non serve*, sia più appagante che girare come un appestato con un manoscritto in mano a mendicare una pubblicazione da qualche casa editrice del

terza cosa, ho preso da a ad a di morgan con il testo di mazzetti e stasera lo sentivo con il cellulare e ragazzi mica male eh, chi lo avrebbe detto che morgan, io ricordo che una volta sono stato a praga con due ragazze di cui mi ero innamorato credo e che ho frequentato per anni, una delle due mi scriveva dei grossi fogli con scritto ti voglio bene!!!! e poi una serie di cuoricini, dopo quell'esperienza diffido da chiunque esprima i propri sentimenti con qualcosa più grosso di un font 10 punti per pollice, comunque, queste due ragazze mi raccontavano di questo loro amico che si chiamava morgan e che tutti lo prendevano in giro chiamandolo morgan the organ, con chiare allusioni sessuali, la stessa vacanza uno di napoli voleva che io andassi con lui per fare del sesso con due spagnole mi pare spagnole, o polacche diceva che era una cosa sicura, e in effetti lo era perché eravamo a praga e noi eravamo italiani, quindi ragazzi che sapevano tutto dell'amore e invece io ero assolutamente terrorizzato e trovai qualche scusa, andai fuori ad aspettare che qualcuno mi raggiungesse, passai la notte a fissare il cielo di praha e alla fine le ragazze ce le avevano fregate e il napoletano mi guardava con rabbia e io gli dicevo, ma dài che ti ho salvato ma non sapevo precisamente da cosa
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mertens e la zennità
sto ascoltando sin embargo di wim mertens, tutt'altro che grazioso dono di galiazzo, sin embargo è un cd con un cane magro e ricco in copertina, e ascoltando sembra il cd di uno che pensa cibo zen o fiori zen mentre sta accordando una chitarra prima di rivenderla per evidente incapacità di utilizzo della stessa e alla fine si accorge che mentre l'accordava ha lasciato acceso il registratore e tra sé e sé pensa 'perché no?'

la seconda cosa che rende la zennità di mertens poco verisimile è che si spande in una casa che trasuda infecondità zen, caos viscerale e soprattutto legno che si contorce come anguilla, la cosa del legno è legata a qualche certo influsso maya, si vede che dalla parte opposta del mondo ci deve essere un santuario maya che manda cariche attraverso il nucleo della terra fino al mio appartamento e più precisamente fino agli scalini di massello faggio comprati in un posto vicino alla madonna della guardia, non è bastato manco questo avvicinamento messianico-religioso, una volta posizionati dal vostro eclettico venerandi gli scalini hanno iniziato a piegarsi e contorcersi staccandosi dal suolo ove io li avevo amorosamente incollati e in alcuni casi si sono verificati fenomeni di lievitamento di quasi sette centimetri

roba maya, ne ho portati due indietro già pronto a inanellare una selva di ecchecazzo! e invece me li hanno rifatti subito, hanno detto cazzo venerandi ogni tanto capita, il legno è nervoso, deve spandere bene la colla, non darla a chiazze, altrimenti il legno si piega, siete stati sfortunati e mi aspettavo che mi dicessero che il piegarsi del legno è nella normale tolleranza della loro falegnameria, e invece mi hanno ridato due scalini nuovi di zecca, li ho messi su ieri sera, ho preso una cosa speciale per dare bene la colla uniforme e non a chiazze, un lavoro da manuale, ho preso la colla non a base acqua, roba chimica fatta apposta, il meglio del meglio, e oggi si sono già staccati e strisciano per il pavimento della sala torcendosi come vermi bastardi

ogni tanto penso che dovrei trasformarmi un super-sayan di terzo livello e prendere le cose che mi circondano e tirarle come un fazzoletto per vedere le cose vere che stanno dietro a questa quinta, e credo che siano forme di insetti simili a formiche, rami che si muovono e alcune dichiarazioni dei redditi annata 90-91 che non so mai se davvero ho fatto bene buttare via o se qualcuno -nei miei anni della vecchiaia- verrà a contestarmi che non c'è più la fattura della apple stylewriter, con la quale una volta ho schizzato il mio soffitto di infinite stelle nere
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wikipedia in casa venerandi
Discutendo con i figli
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le cose escono
le cose escono dagli scatoloni che gocciolano una umidità sepolcrale, la grossa differenza tra i libri e internet è che i libri deperiscono e puzzano, mentre internet sparisce nel nulla, i libri hanno almenoil coraggio di lasciare in giro i propri cadaveri, altra differenza è che non si può avere nostalgia in internet, tutto muta sotto i tuoi occhi, nuova veste grafica, nuovo sito, nuovo indirizzo, tutto nuovo e in quel momento ti rendi conto che avresti bisogno del vecchio, della sua forma e della sua morte, su internet è tutto giovane, tutto adesso, tutto con un nuovo motore

tutto questo per dire che sto tirando fuori dagli scatoloni una pacco di vecchie riviste che stanno (a stento) sopravvivendo a una serie di traslochi da brivido: "futura, rivista di scienza e fantascienza" anni ottanta, con il faccino ridente di david crane, il numero di mc-microcomputer con la prima recensione di un macintosh, con un intero paragrafo che spiega *cosa* è un mouse, e poco dopo la recensione di 'the hobbit' della melbourne house: tutta roba che è ancora qua a dirmi qualcosa a più di vent'anni di distanza, altro che google
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Quando ho iniziato a scrivere si scriveva bianco su nero, o verde o ambra, su un fondo nero e incerto, non si poteva passare di finestra perché non c'erano finestre, c'era solo uno schermo e un cursore che lampeggiava e il futuro, l'elettronica, l'informatica, erano tutti in quello schermo eterno, in quelle parole a 40 colonne. Allora andava tutto bene perché non c'era stato ancora niente e tutto questo era prodigoso. Eravamo felici, diciamo così non era proprio che eravamo felici, eravamo emozionati.
Non ho fatto il sessantotto, ho fatto gli ottanta, ho fatto ezio greggio, ho fatto boy george, ho fatto ronald regan, ho fatto wargames e centipede: credo di essere stato un ottimo alunno, mi sono applicato con tutto me stesso. Quello che è successo dopo mi è passato sopra in un attimo e oggi tutto mi sembra virtuale, la voce delle persone, quello che dicono, tutto mi sembra una riproduzione, un rendering globale.
Oggi ci sono programmi che permettono di scrivere come negli anni ottanta, premi un tasto e tutto lo schermo diventa nero, e tu scrivi bianco su nero, senza finestre, senza niente, se ci sono programmi che lo fanno significa che c'è gente che li ha chiesti.
Ora sto scrivendo così, in questa parodia della tecnologia anni '80, dove tutto sembra non avere bordi né limiti, oltre alla scrittura ci sono solo cifre e simboli sconosciuti. Negli anni ottanta scrivevo con un programma che si chiamava applewriter, premendo la freccia a sinistra si cancellava quello che c'era, premendo quella a destra si facevano riapparire le cose cancellate. Ogni tanto provavo a premere la freccia a destra senza avere prima cancellato niente, e lo stesso apparivano cose, quadrati bianchi, lettere rivoltate, cursori lampeggianti: era un magma misterioso che veniva dalle viscere del computer. Era il niente, il linguaggio macchina, era la cieca stupidità binaria di una macchina che mandava un odore tostato che non posso dimenticare nemmeno adesso.
Ho fatto gli anni ottanta e mi sono sembrati una cosa così miserabile; eppure li rivedo in questi giorni, per la prima volta nella mia vita sono abbastanza lontano da rivederli e di permettermi anche il lusso di fare esercizio di malinconia.
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lingue morte
Egr. Signore,
Le confermiamo che il cd allegato al Castiglione Mariotti è solo per Windows e purtroppo siamo spiacenti, ma non esiste, e al momento non è prevista, alcuna versione per Macintosch.

Cordiali saluti
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io chicco l'infinito e oltre
in pratica sono in auto con simone e niccolò che stanno comunicando tra di loro con una passione ammirevole da un certo punto di vista, ma che nello stesso tempo sta per crearmi un buco nel cervello, la felicità di un minorenne ha grosse ripercussioni negative nei maggiorenni che si trovano per sfortuna nella zona di interesse del minorenne, in questo caso fanno urli, dicono cose incomprensibili, si mortificano piangendo e poi scalciano, si alleano, si ripercuotono gli uni contro gli altri e tutto questo senza alzarsi dal sedilino dell'auto, ma usando principalmente gli arti superiori e inferiori e un tono della voce settato fuori dalla gamma concessa per legge a un ipod, figurati a un essere vivente, comunque io ad un certo punto non ce la faccio più e accendo l'autoradio, metto l'ultimo album di battiato e alzo il volume finché non sento più il cicaliccio infantile della mia prole ma solo la voce assoluta di battiato che dice niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale, e io sono felice e sorrido anche mentre battiato continua, anzi continuerebbe ma da dietro arriva la voce di niccolò che dice 'ehi papà, ma lo sai che questa canzone mi piace?' e io sorrido, lo guardo dallo specchietto retrovisore, abbasso un po' la musica e gli rispondo 'certo niccolò, lo so, per questo ti ho concesso di venire al mondo' e ridacchio, lui ridacchia e guarda simone che non ha capito niente, ma per non stare a fare da terzo incomodo apre la bocca treenne e inizia a cantare una canzone senza senso, lo fa con un entusiasmo esemplare e gioioso tanto che spengo del tutto l'autoradio, mi giro indietro e gli dico 'simone, sei felice, eh?' e lui a queste mie parole si ferma e mi fissa con uno sguardo serissimo e mi dice "papà! io sto cantando!" e lo dice con un tono come dire che cazzo stai dicendo papà, come se il fatto di cantare e di essere felici non avessero nessun nesso tra di loro e poi sta zitto un attimo e riapre le bocca e ricomincia a cantare e io mi giro verso niccolò che non dice niente guarda il fratello un po' preoccupato e poi sento che si rivolge direttamente a suo fratello e gli chiede con voce supplichevole, "ma simone, sei anche un po' felice?", nella nostra famiglia c'è questa continua ansia di controllare di essere circondati da persone felici e infatti siamo sempre molto agitati.
Simone si ferma una seconda volta, e di nuovo dice "ma chicco io sto cantando!", e ora il suo tono è francamente incazzato e quindi sia io che niccolò lasciamo perdere e guardiamo fuori dal finestrino il panorama che passa e piomba nel buio della sera.
Quando arriviamo a casa tutti facciamo finta di non conoscerci, una specie di liberi tutti e io vado in cucina a provare a mettere sul fuoco del cibo, il motivo primario per il quale io preparo da mangiare ai miei figli è che di tanto in tanto mi viene fame e quindi per empatia faccio da mangiare anche per loro, la paternità per alcuni aspetti è un ampliamento spontaneo del proprio istinto di sopravvivenza, comunque, sono lì che mi metto a fare il soffritto quando ecco che vedo che niccolò si siede e si mette a scrivere su di un foglio quadrettato, e lo fa con una concentrazione che mi mette tenerezza e anche un po' di curiosità, così abbandono il mio soffritto e mi avvicino alle spalle per vedere cosa stia scrivendo e vedo che sta scrivendo dei numeri, molti numeri, in ogni quadratino c'è un numero e vedo che in alto a sinistra c'è il numero 1 e poi 2 e così via e ora lui è a tre quarti del foglio e sta scrivendo il numero 563.
"Uh" dico. "Cosa stai scrivendo?"
"Numeri"
"Vedo, sono impressionato"
Allora niccolò abbandona la penna e si gira verso di me con lo sguardo raggiante e mi dice che adesso ha capito il trucco. "Adesso so come fare, c'era un trucco basta andare avanti di uno e poi metti lo zero, capito?"
"Certo" faccio io sorridendo e accarezzandogli la testa. "Ma cosa succederà quando arriverai all'ultimo numero?"
Niccolò mi guarda, e non fa lo sguardo panico che speravo, ma fa uno sguardo furbetto e mi dice eh no papà, non scherzare, ho capito il trucco adesso! adesso posso arrivare fino a infinito! Non c'è l'ultimo numero! Vado avanti fino a infinito! E senza aggiungere altro si gira, riprende a scrivere va avanti verso la mèta dei 600.
"Ma quando ti fermerai?" chiedo guardando con una certa preoccupazione il soffritto.
"Me lo porto a letto. Mi fermerò quando mi viene troppo sonno o quando arrivo a infinito" dice lui senza alzare la testa dal foglio e continuando a scrivere.
"Ah" dico io e lo guardo con un misto di ammirazione e di sconforto, ammirazione perché io l'infinito l'ho capito una ventina d'anni dopo di lui e anzi sto cercando di dimenticarlo perché mi fa paura; e di sconforto perché penso che adesso mio figlio è nel suo massimo splendore, è più intelligente di me e di cecilia messi assieme, ha un fottuto radioso futuro di fronte e in pratica siamo tutti pieni di ammirazione per lui, e il destino che invece gli è dato in sorte è quello di iniziare a uniformarsi e rincoglionire, a imparare quello che imparano gli altri e finire con l'essere un normale adulto che normalmente deve fare cose normali senza che più nessuno si sbalordisca per le sue uscite geniali o per le sue visioni -a questo punto- inutili e infantili. Adesso niccolò può creare il mondo ma da domani, giorno dopo giorno, si trasformerà in un impiegato anonimo, o un operatore in un call center o in qualcosa del genere, qualcosa in fondo che mi rassomiglia e per la quale mi posso solo sentire in colpa, ma che contemporaneamente contribuisce al mio unico 2008.
"Se raggiungi l'infinito dimmelo che serve anche a me" gli dico a voce bassa e mi giro verso il soffritto che con una folgore si getta verso il soffitto.
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eee
Il giorno dopo decido di andare alla fnac perché mi hanno detto che è arrivato il nuovo asus eee che è un portatile di cui tutti oggi parlano e in pratica è un piccolo portatile lento che costa 300 euro con poca ram ma che pesa poco e che tutti dicono che se lo vogliono comprare, che è sicuramente il futuro dell'informatica e che avere l'eee è il massimo della vita e così io decido di affrontare il viaggio fino alla fnac, non perché io davvero desideri avere l'eee che secondo me è una merda, ma perché voglio farmi una foto con il cellulare mentre uso l'eee e poi metterla in rete per dire, anche questa volta cari giovani ragazzi neo-info, venerandi c'era, e anche perché sono curioso in generale di vedere come è fatto e quindi faccio questo complesso viaggio di corsissima alla fnac e entro di corsa e subito inizio a sudare, mi succede spesso questa cosa che quando entro alla fnac inizio a sudare ancora non ho capito se è un fatto di clima o di ansia di spendere soldi per cose che si rompono con una facilità imbarazzante, comunque vado sudando nel settore informatica e inizio a cercare l'eee che aruba mi ha assicurato che c'è e lo cerco e alla fine non c'è un cazzo di eee e vado dalla commessa che ha la faccia di una che fino a una settimana prima faceva come mestiere la vendita formaggi all'interno dei supermercati basko, oh niente contro chi vende formaggi all'interno dei supermercati basko massimo rispetto, solo che mentre mi avvicino a lei mi viene quasi da chiederle se ha dei tomini da fare alla piastra, non ci posso fare nulla è più forte di me e mentre sono lì che mi trattengo a fatica per non fare questa figura certamente spiacevole uno mi passa davanti e va dalla commessa e le chiede qualcosa di informatica e questa cosa che chiede alla commessa è 'ma senta io vorrei prendere un hard disk per fare bakcup e pensavo questo da 320 giga, ma non pensa che siano troppi?' che già come domanda non è proprio un passe-partout per il mensa, e lei comunque resta professionale e dice no, non direi, e lui continua e inizia a dire che lui lo avrebbe preso più piccolo ma non c'era, e lei lo guarda e comunque resta tranquilla e ripete eh quello è il taglio che abbiamo e il tipo continua e dice eh ma io non so se prenderlo, e io da dietro inizio a sudare sempre di più e lei dice ma guardi che è un disco capiente e lui dice eh lo so ma non vorrei fosse troppo capiente e lì in quel momento di sudore io capisco che l'errore è stato iniziare a fare gli home computer nel 1980, che si doveva continuare ad avere mainframe grossi come stanze con bobine, diodi e tutto il resto dell'olimpo perché genericamente l'umanità non è ancora pronta per approdare all'informatica e il tipo continua ancora a parlare per un po' dicendo cose formalmente sempre più imbarazzanti e poi alla fine ringrazia e se ne va perplesso verso le casse con un hard disk che spero abbia qualche grave difetto di fabbricazione, io comunque sospiro e mi avvicino alla ragazza del bancone formaggio che a questo punto gode di tutto il mio intimo rispetto e le chiedo ma scusi è già arrivato l'eee? e lei mi fissa e non dice niente e dopo un po' apre la bocca e dice, aperte virgolette, no, no, l'asus eee che monta linux (e qui si ferma per circa dieci secondi fissandomi negli occhi aspettandosi un mio commento del tipo oh no cazzo! linux?? la merda di linux?? ma non c'è windows??? (commento che io non le concedo facendo una faccia tipo triglia di chi non sta capendo nulla ma che sta sudando scosciatamente e non vuole protrarre oltre un dialogo che si fa secondo dopo secondo sempre più sentitamente umido)) e dopo la pausa riprende e dice comuuuunque no, arriverà per marzo, ah dico io, eh fa lei, ma marzo marzo? chiedo io, eh marzo, fa lei, e a questo punto avevo quattro possibilità a) provarci e dire una frase del tipo beh mentre aspettiamo marzo marzo, lei cosa fa questa sera? (ma 1- non era assolutamente il mio tipo; 2- non mi metterei mai con una che lavora alla fnac, mica per altro, ma ho i feromoni contati; 3- c'era odore di taleggio nell'aria e sentivo che sotto sotto l'intimo della tipa era verde con la scritta rossa BASKO, il che mi avrebbe mosciato ogni residuo speme, nel senso di speranza maschile; 4- le frasi chiavi di rimorchio mi vengono in mente di solito alla terza-quarta revisione della mia vita rivista nelle ore serali quando porto fuori tobbia) , b) creare una situazione di panico con una frase del tipo 'ma mysql è preinstallato?', frasi che se le dici alla fnac scatta l'antincendio e iniziano a piovere coriandoli sulla folla impazzita che esce urlando e agitando ipod color vagina; c) uscire mestamente e correre a prendere i figli pensando che un altro giorno era passato inutilmente e che avevo rischiato l'ennesima multa posteggiando in un posteggio segnato con colori dal significato incomprensibile e dalla forma leggermente mandalica, su cui capeggiava una scritta che diceva HAPPY DRIVE CITY che ormai non so più cosa significhi quando ero bambino c'erano solo le striscie bianche per le auto gialle per i bus, ormai genova sembra un quadro di klee con tonalità di parcheggio e di tassazione che fai prima a prendere la multa, alla fine spendi meno e quindi niente l'eee ancora non l'ho visto ma per il resto
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niccolò e simone fanno arte penumatica
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in pratica sono in auto con simone e niccolò che stanno comunicando tra di loro con una passione ammirevole da un certo punto di vista, ma che nello stesso tempo sta per crearmi un buco nel cervello, la felicità di un minorenne ha grosse ripercussioni negative nei maggiorenni che si trovano per sfortuna nella zona di interesse del minorenne, in questo caso fanno urli, dicono cose incomprensibili, si mortificano piangendo e poi scalciano, si alleano, si ripercuotono gli uni contro gli altri e tutto questo senza alzarsi dal sedilino dell'auto, ma usando principalmente gli arti superiori e inferiori e un tono della voce settato fuori dalla gamma concessa per legge a un ipod, figurati a un essere vivente, comunque io ad un certo punto non ce la faccio più e accendo l'autoradio, metto l'ultimo album di battiato e alzo il volume finché non sento più il cicaliccio infantile della mia prole ma solo la voce assoluta di battiato che dice niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale, e io sono felice e sorrido anche mentre battiato continua, anzi continuerebbe ma da dietro arriva la voce di niccolò che dice 'ehi papà, ma lo sai che questa canzone mi piace?' e io sorrido, lo guardo dallo specchietto retrovisore, abbasso un po' la musica e gli rispondo 'certo niccolò, lo so, per questo ti ho concesso di venire al mondo' e ridacchio, lui ridacchia e guarda simone che non ha capito niente, ma per non stare a fare da terzo incomodo apre la bocca treenne e inizia a cantare una canzone senza senso, lo fa con un entusiasmo esemplare e gioioso tanto che spengo del tutto l'autoradio, mi giro indietro e gli dico 'simone, sei felice, eh?' e lui a queste mie parole si ferma e mi fissa con uno sguardo serissimo e mi dice "papà! io sto cantando!" e lo dice con un tono come dire che cazzo stai dicendo papà, come se il fatto di cantare e di essere felici non avessero nessun nesso tra di loro e poi sta zitto un attimo e riapre le bocca e ricomincia a cantare e io mi giro verso niccolò che non dice niente guarda il fratello un po' preoccupato e poi sento che si rivolge direttamente a suo fratello e gli chiede con voce supplichevole, "ma simone, sei anche un po' felice?", nella nostra famiglia c'è questa continua ansia di controllare di essere circondati da persone felici e infatti siamo sempre molto agitati.
Simone si ferma una seconda volta, e di nuovo dice "ma chicco io sto cantando!", e ora il suo tono è francamente incazzato e quindi sia io che niccolò lasciamo perdere e guardiamo fuori dal finestrino il panorama che passa e piomba nel buio della sera.
(continua)
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