pezzi in cui si vede quanto bene scrive certa gente anche in raccordi secondari
Si fermò alla postazione delle infermiere. Una di loro era sedu-
ta dietro al bancone e si spazzolava i capelli, sbadigliando.
"C'era un ragazzo nero in sala operatoria stanotte" , disse Ann.
"Si chiamava Franklin. La famiglia era di là in sala d'attesa. Vor-
rei qualche informazione sulle sue condizioni".
Un'altra infermiera, seduta a una scrivania dietro al bancone,
alzò lo sguardo da una tabella che stava consultando. Il telefono
ronzò e lei rispose, ma tenne gli occhi fissi su Ann.
"Non ce l'ha fatta", disse l'infermiera al bancone. Tenne alza-
ta la spazzola e guardò fissa Ann. "Lei è un'amica di famiglia?"
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altea - viaggio all'inferno
Una delle altee aveva preso l'abitudine di prepararmi il caffè alla mattina. Era una altea bionda ed era diversa dalle altre altee anche per l'odore che era più pungente e selvatico. Fu lei a rivelarmi che molte delle altre altee in realtà non esistevano, ma apparivano e sparivano per via di una serie di specchi messi negli angoli della casa.
Il caffè aveva lo stesso odore di questa altea che lo preparava e il gusto era salato ma non del tutto sgradevole. Dopo che avevo finito il caffè altea mi si sedeva sulle gambe e -avvicinate le sue labbra alle mie- lentamente spingeva la sua lingua dentro la mia bocca, e poi leccava internamente, arrotolandosi di tanto in tanto con la mia lingua. Lo faceva tenendo le mani in grembo e tenendo gli occhi chiusi e in una di queste occasioni capii che mi ero innamorato o qualcosa del genere.
Questa altea aveva preso a volersi differenziare dalle altre altee e quindi si era fatta delle piccole incisioni alla base del collo. Dopo aver fatto l'incisione teneva la ferita aperta con l'unghia e la allargava per metterci dentro dei piccoli oggetti. Lo faceva per fare colpo su di me, perché io non mi dimenticassi di lei o non la confondessi con le altre altee. Aveva anche cominciato a cambiare il suo odore, per farlo simile a quello delle volpi.
"Altrimenti mi confonderesti con una delle altre altee, o con una di quelle uscite dagli specchi" mi disse una volta.
"Gli specchi di cui mi hai parlato. Perché non riflettono anche la mia immagine?"
Altea rise. "Certo che la riflettono, solo che producono altre altee, più maschili. Le altee maschili sono riconoscibili perché hanno un piccolo pene a curva. Sono molto gentili, ma alla lunga annoiano"
"Non ho mai incontrato una altea con il pene" dissi.
Altea fece spallucce.
"Perché quelle non le facciamo uscire dallo specchio. Di solito le ammazziamo per non confonderci con le altee originali"
"Quindi si può entrare dentro agli specchi"
"Sì. Ma non è un bel posto"
"E' pericoloso?"
"Questo non lo so. Ma non è un bel posto. E' umido. Molto umido"
"Come è fatto questo posto?"
"Sono gallerie. Con delle stanze ogni tanto. E polveroso, i muri sono tutti a pezzi. C'è una luce fioca. Perché invece non scappiamo insieme al mare? Io non ho mai visto il mare"
"Ci sono mostri nelle gallerie?"
"Non lo so, c'è cattivo odore. Ma perché non mi porti a vedere il mare? Mi butterei fra le onde"
"La salsedine uccide le altee" le spiegai. "Le consuma agli snodi degli arti, tipo le spalle o i ginocchi"
Altea ci rimase male e disse che non lo sapeva. "Vale la pena morire per buttarsi nel mare?" chiese dopo averci pensato un po'.
"Non credo. Di solito l'acqua è fredda, e dentro ci sono delle cose che si muovono, roba viva. Alcune uccidono. E' più bello immaginarselo che farlo davvero".
Altea mise su il broncio. Lì vicino si era seduta per terra una giovane altea dai capelli rossi che ci guardava con sospetto, cercava di sentire quello che ci dicevamo. Ombre di altre altee venivano e sparivano dalle porte del giardino.
"Allora -mormorò l'altea che amavo- andiamo dentro allo specchio. Sempre meglio che niente"
"Bene" dissi io sorridendo e provai a stringerla contro di me, finché non sentii quel rumore. Lei si era buttata su di me e aveva avvicinato la bocca al mio orecchio per farmi sentire i suoni dei gatti, e io sapevo che era il suo rumore di quando godeva e soffriva nello stesso tempo.

Gli specchi non erano facilmente visibili anche perché non riflettevano la luce, erano dei cerchi di metallo inchiodati nella parte bassa della parete, vicino agli angoli. Osservandoli non si pensava a uno specchio, ma a coperchi appesi al muro.
Altea aveva una piccola chiave che infilò nel centro dello specchio, aprendolo.
Dall'altra parte c'era una specie di cantina, dai soffitti bassi. Il pavimento era di terra battuta e sia le pareti che il soffitto erano di mattoni consumati e rotti. Sul fondo si vedevano due altee sedute per terra e ancora più dietro dei fori neri che capivo essere le aperture dei corridoi. Una lampadina pendeva dal soffitto mandando una luce fioca.
"Non è un bel posto in effetti" dissi ad altea quando fummo dall'altra parte.
Lei non mi rispose e indicò i passaggi dei corridoi. "Conviene che ci spicciamo" mi sussurrò.
Passammo vicino alle due altee sedute per terra. Erano morte. Coperte da ematomi, erano legate a un paletto di legno infilato per terra, per questo sembravano sedute.
"Erano altee maschio?" chiesi ad Altea.
"No, erano antipatiche" rispose.
Non dissi niente, sapevo che le altee erano fatte così, non bisogna mai immischiarsi troppo. Ci infilammo in uno dei corridoi e lo percorremmo a tentoni al buio fino ad arrivare a una stanza deserta, molto simile alla precedente ma con il pavimento coperto da pozze d'acqua.
"E ora?" chiese Altea. Tremava leggermente e l'odore di volpe si era fatto più forte e pungente.
"Andiamo avanti"
Ci infilammo di nuovo in uno dei corridoi e ancora una volta finimmo in una stanza simile alle precedenti. Era per buona parte immersa in una larga pozza d'acqua e dietro alla pozza c'era un cunicolo che sprofondava sotto terra. Dal foro scuro usciva un fumo denso e continuo.
In alto non si vedeva il soffitto, il fumo saliva e si perdeva nel buio sopra di noi. Le pareti di roccia erano bagnate e c'era una forte umidità, molto più di quella che avevamo incontrato nelle stanze precedenti.
"Nessuna delle ragazze è mai arrivata qua" disse Altea con tono orgoglioso. Si toccava i tagli alla base del collo, infilandoci dentro l'unghia. Mi piaceva quando lo faceva, sapevo che lo faceva per me, per farmi capire che solo lei era la mia altea. La abbracciai da dietro e le diedi un colpo con la bocca alla base dell'orecchio e lei si buttò completamente contro di me.
"Cosa è quel foro?" le sussurrai all'orecchio e lei rispose che era l'ingresso dell'inferno, aveva già letto qualcosa al riguardo di quel foro, non era la prima volta che lo incontrava.
"Ma non ero mai entrata, ero da sola, avevo paura" aggiunse girandosi verso di me e perdendo del tempo ad osservarmi come se mi vedesse solo in quel momento; lo faceva perché era innamorata di me, ma ogni tanto doveva guardarmi per ricordarsi come ero fatto e perché si fosse innamorata di me, le altee erano molto passionali e testarde, ma avevano poca memoria e tendevano a dimenticarsi le motivazioni per le quali avevano deciso di soffrire per qualcuno.
"Non so se sia una buona idea entrare lì dentro" commentai poco convinto.
"Io non sono mai stata all'inferno"
"C'è molto fumo"
"Ci sono dei proverbi che dicono che l'inferno non è così brutto come lo si dipinge. Magari il fumo poi smette"
"Potrebbero essere proverbi messi in giro da quelli che stanno all'inferno per attirare i curiosi"
Altea mise su il solito broncio e si strinse le braccia contro il petto, stava guardandomi come se la avessi tradita. "Io voglio andare all'inferno" disse poi. "Con te o senza di te" aggiunse dandomi le spalle e iniziando a camminare lentamente verso l'apertura del passaggio sotterraneo.
"Altea, aspetta!" dissi io e ridendo la raggiunsi prendendola per un braccio. Lei si girò bruscamente, come se la avessi strattonata e mi chiese con voce tremante cosa cazzo volessi. Continuava a tenersi le braccia strette contro il petto. "Andiamo di sotto" le dissi.
Allora lei fece un mezzo sorriso e mi abbracciò, senza aggiungere altro mi strinse debolmente, infilò una delle sue manine fredde dentro la mia giacca fino alla pelle e poi la sentii guizzare in basso sotto ai pantaloni. "Lo sapevo" mi sussurrò all'orecchio, adesso ero di nuovo il suo complice.

Circumnavigammo il piccolo laghetto, era di acqua immobile, torbida e ne veniva un odore di salmastro e di marcio. Lentamente ci avvicinammo all'apertura dell'inferno e cercammo di osservare dentro: si vedeva soltanto la coltre di fumo uscire continua e perdersi nel buio in alto.
"Sei proprio sicura?" chiesi ad Altea e lei per tutta risposta entrò dentro. La seguii e subito ci trovammo immersi in questo fumo denso e aspro. Sentivo davanti a me Altea camminare con difficoltà e tossire con i suoi piccoli polmoni acquatici.
"Altea, è meglio se torniamo indietro!" urlai tossendo e cercando con la mano di afferrarla, ma lei continuava a camminare, era poco più di una macchia davanti a me, tossiva così forte che ero sicuro che la avrei persa per sempre lì dentro.
Volevo raggiungerla e andavo avanti, e più scendevo in profondità, più il fumo si faceva pesante e tossico, finché crollai in ginocchio. "Altea, torniamo indietro" mormorai, ormai non vedevo più niente, avevo gli occhi bruciati, non capivo dove fossimo finiti e ogni respiro lo stomaco mandava dei conati di aria spenta.
Da qualche parte sentii tossire e poi la voce distante di Altea che urlava che magari eravamo quasi arrivati, magari bastava camminare anche cento metri e il fumo sarebbe sparito e saremmo arrivati finalmente all'inferno con i suoi gironi, con le grandi vallate scure piene di dannati che soffrono e spingono pietre tra fiamme accese e venti roventi. "Magari bastano ancora" disse e poi basta, sentii solo un rumore, un rantolio.
"Cosa" sussurrai e mi alzai in piedi cercando di camminare verso di lei, gli occhi erano bagnati e gonfiati, non si aprivano più.
Altea mi finì addosso con tutta la sua forza, sentii le sue mani tastarmi e poi spingermi e tirarmi, non parlava più, mi tirava e mi spingeva nello stesso tempo, io afferrai una delle sue mani e iniziai a correre assieme a lei, pensavo di essermi girato verso l'entrata, non vedevo niente, ogni tanto cadevo, tutto per terra era liscio e levigato. Correvo verso l'uscita, poi Altea mi strattonò e mi tirò di nuovo verso l'inferno. "No" dissi. "No" ripetei e cercai di trattenerla, ma quella sembrava impazzita mi stava tirando con una forza inaspettata verso il fondo. "No" dissi per la terza volta e urlai che di lì si tornava sotto, che saremmo morti, che non avremmo mai raggiunto l'inferno. Ma Altea non mi mollava e all'improvviso sentii un vento freddo e poi caddi nell'acqua gelida.
Altea mi lasciò la mano, io non riuscivo ad aprire gli occhi, stavo bevendo un'acqua amara e nauseante, annaspavo con le braccia senza riuscire a stare a galla, ero completamente immerso nell'acqua.
Poi arrivò di nuovo la mano di Altea a mi sentii portare fuori dall'acqua.
Mi sdraiai tossendo sul pavimento e piano piano cercai di aprire gli occhi.

Ero di nuovo nella stanza di prima. Era successo che Altea mi aveva portato fuori e, uscendo di corsa dall'apertura dell'inferno, eravamo finiti nel laghetto. Potevo tenere gli occhi aperti per poco, poi dovevo richiuderli, arrivavano immagini sfuocate di quello che avevo attorno.
"Pensavo che mi stessi portando di nuovo dentro l'inferno" dissi.
Altea non mi rispose, non la vedevo, non sentivo nessun rumore, non la sentivo tossire.
"Altea?" chiesi.
"Ci sono" disse qualcuno. Se era Altea, la sua voce era completamente cambiata.
"Non riesco ad aprire gli occhi"
"Lasciali chiusi" rispose quella voce.
Poi sentii un corpo che si posava sul mio e puzzava di fumo, aveva l'odore dell'inferno e mugolava con un rumore metallico e poi sentivo che mi metteva le dita vicino alla bocca per forzarmi la mandibola ad aprirla e quando ci riusciva, la sua lingua piccola e secca mi entrava dentro e io la stringevo ed era quello che rimaneva di Altea.

Quando mi risvegliai Altea era sdraiata sopra di me, rotolava nel sonno.
Avrei voluto spostarla per alzarmi, ma ero senza forze. C'era un rumore di ventole, in lontananza.
"Altea" dissi.
Così sdraiato potevo solo vedere il soffitto di pietra della stanza. Vedevo il fumo con la coda dell'occhio. Saliva fino alla volta e lì stagnava creando una nuvola scura e densa.
"Altea" ripetei. "Alzati"
Altea prese a tossire, il suo corpo vibrava tutto, come se si stesse per spezzare da un momento all'altro. Doveva avere gli organi pieni di fumo.
I polmoni di Altea erano polmoni acquatici, un tipo di polmone che può respirare anche acqua e ha bisogno di una frequente umidificazione per evitare che si secchi.
Magari -pensai- dandogli dell'acqua Altea tornerà a essere bella.
"Cristo" mormorò altea e mi strinse più forte.
Rimasi così per un po', sentendo le unghie di altea che mi forzavano la pelle e il suo respiro, di solito così profumato di carne, adesso puzzava di fumo, rotto dai colpi di tosse. "Ti amo altea" le dissi, e dalla mia bocca non uscì nessun suono, solo un alito.
La nuvola sopra la nostra testa mutava forma, era torbida, adesso sembrava un muso di capra, adesso un volto inespressivo. Chiusi gli occhi.

Quando mi svegliai per la seconda volta Altea era seduta per terra e fissava davanti a sé. "Sto male" disse senza guardarmi.
Eravamo di nuovo nella stanza con il lago, dall'acqua proveniva un odore di marcio irrespirabile. Dietro al lago si vedeva la caverna da cui usciva continuamente il fumo, lento e denso.
"Ho bisogno di acqua" disse altea girandosi verso di me. "Per i polmoni" aggiunse.
"Questa non puoi berla" le risposi cercando di mettermi in piedi e indicando la pozza che stava davanti a noi.
Altea scosse la testa. Adesso aveva il viso imbronciato. "Tutta questa strada per bere l'acqua di una pozza putrida".
Sospirai. "Non dovrai bere quest'acqua. Fa schifo. Adesso torniamo indietro nella casa e lì ci riposiamo. In casa abbiamo l'acqua diretta dell'acquedotto, è molto fresca e abbiamo anche messo dei filtri per tenere lontano il gusto delle bestioline che si infilano nei tubi e poi ci annegano dentro. Potrai bere tutta l'acqua che vorrai e vedrai che poi tutto andrà meglio. Quando ci saremo rimessi, potremo tornare nello specchio e cercare una strada diversa, senza andare ad infilarci di nuovo in questa maledetta grotta".
Altea annui. Tra sé e sé disse che andare dentro alla grotta di fumo non era stata una buona idea. "Però ero così curiosa di vedere come era fatto l'inferno"
"Forse non era la strada giusta" dissi avvicinandomi a lei.
Tesi la mano per aiutarla ad alzarsi e poco dopo camminavamo appoggiandoci l'uno contro l'altro.
Tornando indietro capii che non eravamo soli, c'erano altre altee che sbucavano e sparivano dai fori delle pareti. Non riuscivo a vederle, erano come ombre rapide, appena voltavo la testa erano sparite nella cavità scura dei passaggi. Anche il loro odore sembrava diverso?
"Qualcuno ci sta seguendo" dissi.
"Sono solo delle tue fantasie"
"Vedo delle ombre, saranno delle altre altee"

Quando uscimmo dallo specchio ci ritrovammo nella casa di Altea. Tutto sembrava abbandonato, c'era sporcizia per terra, le finestre erano chiuse, non si vedeva nessuno in giro. L'odore che sentivo nell'aria non aveva niente a che fare con quello che conoscevo di quella casa, era un odore nello stesso tempo umido e rancido, di qualcosa di vivo e di morto.
"Non è come me la ricordavo" diceva altea camminando per le stanze. Ogni tanto si fermava per tossire, appoggiava una mano a una parete e tossiva finché non le tornava il respiro. Poi tornava a camminare. Era sempre bella, ma credevo che sarebbe morta, era troppo sofferente.
Le camere da letto erano invase dal rumore dei topi, i letti bucati, la lana sparsa per il pavimento assieme a piccole macchiette nere. Si sentiva un rumore venire da dietro ai mobili, come di legni che si spezzano. Bestie comunque non se ne vedevano. Nei bagni e nella cucina i rubinetti erano aperti, ma non usciva niente. Si sentiva un suono venire dai tubi, come il rumore di un fuoco acceso.
"Qui è successo un casino" mormorò altea.
"Eppure non siamo stati via così tanto"
"Non è colpa nostra" disse altea.
Si avvicinò a una delle finestre cercò di aprire la serranda, non si riusciva. "E' chiusa" si lamentò. Mi avvicinai e ci provai anche io.
"Non si apre" dissi.
Provammo da un altra finestra con lo stesso risultato.
"Non possiamo vedere quello che c'è fuori" disse altea.
"Cosa dovrebbe esserci fuori? Ci saranno le solite cose"
Altea scosse la testa.
"Secondo me non c'è niente fuori" disse prendendomi la mano.
La paura di Altea adesso era di non riuscire a rientrare nello specchio. Mi trascinava verso quello da cui eravamo passati poco prima, continuando a tossire e toccandosi il taglio alla base del collo, come se le facesse male o le desse fastidio. Andavamo avanti e indietro per le stanze dell'appartamento, anche la disposizione era cambiata e mi ritrovavo a seguire altea per stanze che non avevamo mai visto prima.
Ad un certo punto vedemmo lo specchio da cui eravamo entrati, o uno identico. Davanti allo specchio c'era una altea nera. Era brutta, la più brutta Altea che avessi mai visto.
"Non è una altea" mormorò la mia altea mettendosi dietro di me e infilando le sue dita sotto alla mia maglietta. Erano così fredde.
"Ciao" disse la altea nera e la voce le usciva dal petto, la bocca era immobile.
"L'hanno fatta sbagliata" disse sottovoce la mia altea. Aveva un tono quasi vittorioso, come di chi si prende una piccola soddisfazione.
L'altea nera era immobile, i vestiti erano di carne, anche i capelli, era una altea fatta tutta di carne, era bagnata. La pelle sembrava del macinato. Ad un certo punto si mosse verso di noi, ma senza camminare, la carne si piegò e poi ritornò rigida un po' più in là.
"Ciao" disse di nuovo.
"Dobbiamo andarcene nello specchio" fece la mia altea, era terrorizzata.
"Ma perché?"
"Dobbiamo tornare di sopra"
"Di sopra dove?"
"Non siamo usciti da dove eravamo entrati. Quando siamo entrati nella grotta, dico. Siamo scesi"
"All'inferno?"
"Un posto del genere" disse Altea fissando la sua sosia di carne nera.
"Ciao" ripeté la altea nera e fece un nuovo movimento verso di noi.
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Mi chiede Molesini (con risposta)
Ho notato, Venerandi, anche in seguito a tuoi precedenti interventi "redazionali" su absolute, quanto tu tenga al processo di "restituzione del suono", mi vien da dire, e quanto lavoro, tuo, concerna questo samson c01u e software garageband di cui parli.
Questo mi fa pensare al fatto che quello che ti importa, soprattutto, nel tuo procedere anche artistico, se posso dire, è la dimensione sperimentale-acustica. In questo caso (?) sembri cercare una sorta di sostituto della voce, o suo amplificatore, o suo trasformatore in declinazione pensiero-voluta (perdona quando abbozzo). Me ne parleresti, se ne hai voglia.

Io credo che banalmente si tratti di una valutazione del testo come materiale, quando questo viene utilizzato per una qualunque finalità che vada al di là della normale lettura individuale. Nel momento in cui io prendo un testo di un autore e decido di farne una performance pubblica, il testo diventa per me un materiale che -nella finalità della performance- ha lo stesso valore dell'acustica del posto dove sono o della mia manovrabilità del mixer. Molte delle migliori letture fatte con il collettivo bib(h)icante negli anni novanta, partivano da testi poeticamente poco significativi, ma estremamente funzionali per l'idea che stava dietro alla performance, nell'uso delle voci e dei cori. Di contro alcune letture -con testi molto più dignitosi- fatte in posti sbagliati o disattendendo le regole minime del rispetto del pubblico, vanificano il valore del testo stesso: questo spesso non è capito o è trascurato dagli stessi poeti convinti che quando si legge un testo di poesia, il valore del testo dia una autorevolezza 'autonoma' alla lettura stessa. Io non credo che sia così e ricordo ancora adesso -come monito- una lettura pubblica (grazie al cielo non nostra) organizzata in un locale fichetto, su un palco improvvisato dietro alla macchina che frantumava il ghiaccio per gli aperitivi. Lascio immaginare che brandelli.
A corollario: non ho io, né ne ha oggi il bib(h)icante ahimè, il tempo e il lusso di affrontare un discorso serio sulla performance pubblica e sui rapporti tra declamazione e azione teatrale. Durante le nostre letture negli anni '90 siamo arrivati a onesti livelli di dilettantismo, e ci siamo chiesti più volte se valeva la pena fare un salto ulteriore per approfondire tecniche di dizione o di teatralizzazione e concludere un discorso che -a nostro parere- partiva dalla performance poetica come luogo di 'confine', per arrivare alla performance come drammatizzazione consapevole. Non lo abbiamo fatto, dobbiamo campare, abbiamo figli e mutui, fare poesia oggi (ma in generale fare letteratura) è ancora un lusso che non tutti possono o vogliono permettersi.
Alla fine andare a leggere a Bazzano da Ansuini o a qualche slam poetry nei rari inviti che mi arrivano, è un costo che a volte affronto solo per fare stare meglio me, perché leggere le mie cose mi fa terapeuticamente bene e cerco di farlo dilettantescamente meglio possibile.
Lo stesso discorso, e ho finito, per le registrazioni su microfono: mi piace usare il mio microfono, mi piace sfruttarlo e mi piace pensare che sto lavorando per un prodotto dignitoso quanto onestamente improvvisato. Se volessi fare una lettura professionale andrei in uno studio di registrazione, magari accompagnandomi da qualcuno che possa insegnarmi qualcosa.
Ma oggi e qui, fare poesia e fare suono con la poesia è un piacere personale che grazie, diciamo così, a questo magico mondo digitale, possiamo condividere suggerendoci forse a vicenda modi e strumenti per stare attorno a questo economico e immortale media poetico.
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giovani surrealisti canadesi: the making of:
qui un esclusivo video che testimonia la durissima selezione che mi è toccato fare per aiutare la lett. ita.
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letture liguri
parte (in modalità provvisoria) letture liguri, osservatorio sulla scrittura e sull'editoria in liguria.
tenetelo sott'occhio...
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L'onorevole scipioni
Il palazzo era un casermone di inizio novecento, forse costruito prima della guerra mondiale, una delle due. La prima. Il portone di ingresso era rotto, la chiave si infilava a fatica, e poi bisognava lavorarci per fare scattare la serratura. Sul portone un foglio invitava a richiudere il prima possibile. Tre scalini in marmo portavano alle cassette della posta, dove una scritta su un foglio attaccato con lo scotch avvertiva: NO PUBBLICITA' NELLE CASSETTE, e sotto più grande e sottolineato: NON SONO GRADITE!!!!!
Cinque punti esclamativi, contò Mattia osservando la scritta e ascoltando i lontani rumori dell'ascensore che arrancava verso il basso.
Vicino c'era un ragazzo che Mattia non aveva mai visto prima.
"Mi dispiace" disse Mattia.
Il ragazzo alzò le spalle e non disse niente. In mano teneva una valigetta di plastica nera.
Aspettarono ancora finché non arrivò l'ascensore. Si sentì uno scatto come di meccanismi che si rilasciano, poi un raspare e le porte si aprirono. Il volto da salamandra di una signora apparve dalle due porticine e poi -a terra- la figura ringhiosa di un barboncino bianco. Mattia non sapeva se il cane fosse davvero un barboncino, ma se non lo era, se lo sarebbe meritato.
"Buono, buono" disse la signora senza uscire dall'ascensore. "Dove andate?" chiese poi, restando con la testa in mezzo alle porticine, come se fossero i teloni di una quinta teatrale da non scoprire.
Il ragazzo con la valigetta si girò verso Mattia che rimase a fissare la donna per un po' di tempo. Poi disse che andavano all'ultimo piano, dall'onorevole scipioni.
Il barboncino continuava a ringhiare e a questo punto mandò qualche fastioso latrato. Sembrava che abbaiasse in falsetto.
"L'onorevole è morto" disse la signora.
"Lo sappiamo" disse Mattia.
La signora rimase ancora un poco tra le due porte dell'ascensore, poi con lentezza iniziò ad aprirne una e poi l'altra, sempre dicendo buono, buono al barboncino che continuava a ringhiare e abbaiare azzardando qualche balzello animale che una sofferente pinguitudine rendeva più un'intenzione che un vero e proprio salto.

(potrebbe continuare)
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pezzi di film
Il gioco che io e niccolò facciamo adesso è quello di dire dei pezzi di film e l’altro deve indovinare di che film si tratta, è un giochino semplice che risolve anche gli imbarazzanti silenzi che vengono fuori quando tento un dialogo generazionale più sofisticato e quindi siamo a tavola che ci facciamo questi quiz mentre cecilia sparecchia, lei non gioca perché odia divertirsi.

A un certo punto squilla il telefono e la mia del tutto consorte esce dalla stanza per andare a rispondere e io mi avvicino con la testa a niccolò e gli dico sottovoce, appena torna la mamma io ti domando ‘chi ha incoronato pipino il breve?’ e tu devi rispondere ‘stefano secondo’, hai capito?
“Stefano secondo”
“Bravo, ci devi pensare un attimo e poi dire tranquillo stefano secondo”
“Ok”
E mi ributto sulla sedia e sorrido a niccolò che mi sorride, siamo due complici stronzetti, ci freghiamo le mani e poi quando sentiamo che cecilia ha finito la telefonata facciamo finta che stiamo ancora giocando e quando cecilia torna a tavola e si siede io mi schiarisco la voce e dico, ora te ne faccio una difficile niccolò, ora che vai in prima elementare dovresti saper rispondere anche a questa, chi ha incoronato pipino il breve?
E niccolò ci pensa un attimo e dice stefano secondo, lo fa con una naturalezza un po’ rigida ma comunque se la cava bene tanto che cecilia fa gli occhi grossi e dice ma, ma, ma come, e io la anticipo e le dico eh sai, cultura generale.
“Ma che cultura generale, stefano secondo non è cultura generale”
“Beh alla sua età io lo sapevo”

E lei resta con la faccia perplessissima a fissare niccolò, poi scuote la testa e dice, boh, magari può essere che in prima elementare il programma sia più avanzato, non so, e lo guarda mentre niccolò se la ride e mi fissa di sottecchi e poi cecilia si butta contro lo schienale della sedia e resta zitta come se stesse fumando e poi alla fine dice, ma senti niccolò, e invece chi è che ha incoronato carlo magno?
E niccolò ci pensa un attimo, ha uno sguardo panico e poi dice leone terzo.
“Beh giusto” dice cecilia e si alza per andare a lavare i piatti e io le afferro la mano, ho gli occhi sbarrati, guardo adesso cecilia, adesso niccolò che come se niente fosse sta addentando una mela e io dico ma come fa a saperlo? leone terzo, capisci come fa a saperlo?
“Cultura generale, l’hai appena detto no?” fa cecilia un po’ rassegnata.
“Sì, ma un conto è stefano secondo, un conto è leone terzo!”
“Uh? Sai qualcosa sul papato che io non so?”
Io non rispondo, guardo con occhi cattivi tutti quelli che sono presenti nella stanza e mi sento come tom cruise in uno qualsiasi dei suoi film in cui scopre che c’è un grande complotto alle sue spalle, che lui pensava di essere un fico più furbo degli altri e invece viene fuori che è solo una pedina, anche un po’ una merda.

(continua)
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giovani surrealisti canadesi (aspettando bonaventura)
mentre coniglio sta portando alla luce quell’indiscusso capolavoro narrativo del terzo millennio che sarà l’ultima avventura del signor bonaventura, i giovani lettori del sottoscritto venerandi potranno gustarsi l’antologia che ho da poco finito di assemblare per i figlibelli di mazzetti, “giovani surrealisti canadesi”.
il testo, che sarà a breve disponibile a caro prezzo su lulu, raccoglie una serie di racconti di giovani ma promettenti scrittori canadesi, conosciuti durante il mio ultimo viaggio nelle regioni dei laghi, raccolti assieme a pezzi di alcuni italiani che erano in canada con me e anche di un ragazzo bosniaco che faceva -diceva lui- una specie di erasmus internazionale o qualcosa del genere. gli italiani e il bosniaco li ho messi altrimenti c’erano troppo poche pagine, però in fondo erano anche loro con me in canada, insomma.
il testo sfoggerà forse una bellissima foto di un fotografo italiano di cui non faccio il nome perché forse non mi concede i diritti di pubblicazione quindi me ne sto zitto, ma sembra fatta apposta per il libro.
appena il testo sarà disponibile ve lo dico. stay tuned!
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CONAN THE LAST BATTLE
CONAN: dove è?
GUERRIERO: cosa?
CONAN: il drago io sto cercando...
GUERRIERO: parli del drago
CONAN: sì, sto cercando il drago
GUERRIERO: e dove è il drago?
CONAN: non lo so, lo sto cercando
GUERRIERO: e come fai a sapere che esiste un drago? l'hai mai visto?
CONAN: sì
GUERRIERO: dove?
CONAN: in battaglia
GUERRIERO: e come era fatto questo drago?
CONAN: era fatto come un drago
GUERRIERO: non ho mai visto un drago. non so come sia fatto
CONAN: un drago è grosso
GUERRIERO: grosso, bene questo è un dato importante
CONAN: è fatto come un'ombra
GUERRIERO: ha la forma di un'ombra
CONAN: e sputa fuoco
GUERRIERO: e tu lo hai visto sputare fuoco?
CONAN: no
GUERRIERO: e allora come fai a dire che sputa fuoco?
CONAN: me lo hanno detto
GUERRIERO: allora bisogna distinguere
CONAN: cosa?
GUERRIERO: le cose che hai visto da quelle che ti hanno detto
CONAN: tutti sanno che i draghi sputano fuoco! non c'è bisogno di vederlo
GUERRIERO: tutti sanno vuol dire che nessuno sa
CONAN: mi stai solo facendo perdere tempo
GUERRIERO: può darsi, ma ora dimmi quello che sai tu del drago, non quello che ti hanno detto
CONAN: quello che so io del drago
GUERRIERO: esatto, è quello che mi interessa
CONAN: so che...
GUERRIERO: che è grosso
CONAN: no, quello me lo hanno detto
GUERRIERO: ah. ma allora tu cosa sai del drago?
CONAN: che è come un'ombra
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nel sogno che ho fatto c’era ansuini che mi invitava a leggere da qualche parte e io ci andavo con cecilia, arrivavo in questo posto dove tutti ci abbracciavamo anche se non ci eravamo mai visti, sembrava un pub notturno e a un certo punto spunta fuori lindo ferretti giovanni e tutti lo abbracciano e lui sorride con quel suo sorriso un po’ macabro e alla fine io vado da lui e lo saluto e vedo che ha il tatuaggio con scritto ‘no ancora babilonia’ che era il gruppo che avremmo dovuto fare io e lui dopo i pgr, e vedo che ha anche il tatuaggio sbagliato perché il nome giusto era ‘non ancora babilonia’, ma io penso che è lindo ferretti può fare quello che cazzo gli pare e gli dico, eh lindo, brutta fine i nab eh, e lui mi fa il suo sguardo mistico e dice eh ragazzi mi avete lasciato solo, e io penso che è vero gli avevo promesso che gli avrei scritto dei testi e poi non gli avevo mai scritto un cazzo e gli dò una pacca sulla spalla e gli dico eh è difficile scrivere testi se li devi scrivere per mazzetti, e lindo ferretti mi guarda come dire che cazzo stai dicendo e io mi rendo conto che ho fatto una figura di merda, che volevo dire è difficile scrivere testi se li devi scrivere per ferretti, che era anche un complimento, nel senso che ferretti è già abbastanza bravo da solo a scrivere testi, invece ho detto per mazzetti quindi sembra che non mi ricordo il suo nome e gli dico scusa che figura di merda, non volevo dire mazzetti, volevo dire... e non mi viene in mente il suo nome e faccio un gesto vago, lo abbraccio e ferretti resta immobile a guardare davanti a sé e dopo un po’ gli dico oh sai che mazzetti ha scritto i testi per morgan? e ferretti dice ‘sì’ e non aggiunge altro e io inizio a essere genato, speravo ch
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leshmaniosi
ma il vero progetto di scrittura è quello che parla di asterisco di questo grande sbarco di navi anche se in relatà non ci sarebbe bisogno di fare questo grande sbarco di navi, ho questa visione di un enorme sbarco di navi e di fare questo finto disco hard rock o folk rock usando garageband e facendo la mia voce rallentata l'idea del disco è che io racconto l'epopea di queste barche che sbarcano e i soldati che scendono a migliaia, ho in mente solo l'inizio, l'idea mi è venuta ascoltanto i sample dell'ultimo disco dei corrent 93, un disco che mi pare pallosissimo con questo qua che racconta tutta una storia almeno dai samples sembrerebbe una cosa del genere, io lo farei uguale solo che invece di cantare io declamerei con la voce deformata e racconterei nei dettagli questo mitico sbarco di soldati, anche se per ora non so da cosa e verso dove questa gente stia sbarcando, so solo che sbarcano da una enorme astronave fatta a forma di asterisco e qua ci potrei mettere un pezzo di mazzetti che mi ha mandato qualche mese fa e che ho solo letto adesso che come al solito è un gran pezzo ragazzi, sono fortunato ad avere vicino mazzetti e koch perché scrivono dei gran bei pezzi, comunque io oggi ho dormito quattro ore e sto crollando già adesso non so se arrivo a stasera non credo davvero e sono pieno di problemi, comunque volevo dire che domani parto per le ferie credo, e quindi non ci saranno aggiornamenti a questo sito per un po’ di tempo e visto che lamerotanti continua a non uscire ecco, possiamo dire che ci saranno problemi per tutti per un bel po’ di tempo, non fraintendetemi, ricordatevi che non ho dormito un cazzo e che sono le sei e mezzo del mattino e sto per andare a fare delle iniezioni a tobbia che pare poco poco poco desideroso di farsi fare delle iniezioni dal sottoscritto, quanta forza che ci vuole per scrivere, soprattutto con questa tastiera, altro problema è che da quando uso una tastiera meccanica esterna non riesco più ad utilizzare nessun altri tipo di tastiera, anche questa tastiera del powerbook che mi era sempre sembrata ottima, adesso mi sembra che mi chieda uno sforzo enorme per premere i tasti insomma mi sono messo a vedere se esistono portatili con tastiera meccanica, esiste di tutto al mondo ragazzi, esistono bocche meccaniche per fare delle fellazio al volo vuoi che non esistano portatili con la tastiera meccanica? eh? e invece non ne ho trovato, solo roba vecchissima, nessuno oggi si mette a fare un portatile con tastiera meccanica e quindi niente, quattro ore sono poche, non ho davvero dormito, il problema è che il mio cane ha la leshmaniosi e la leshmaniosi gli è venuta in una forma non abbastanza forte da ammazzarlo, ma sufficientemente forte da romperci i coglioni e quindi è una settimana che cerco qualcuno che lo tenga mentre io vado in ferie e gli faccia le iniziezioni e non trovo nessuno o tipo mi chiedono cifre che superano il budget delle mie vacanze figuriamoci quelle del cane, e peraltro mi rendo conto che io sono inadatto a fare punture, anche se fosse a un cane e anche se il cane è una sagomaccia repellente come il buon vecchio tobbia, quando entra l'ago nelle pelle del tobbia io inizio a stare male a barcollare anche perché ho dormito solo quattro ore e sono asciutto emaciato e devo fare entrare dentro di me molte cose, tutto un mondo morto allungato per terra un mondo vissuto di cui resta la sagoma assoluta ed eterna di quella eternità che improvvisamente può smettere per un po' di tempo, avevo scritto un pezzo dello scimmiotto che parla dell'eternità, se lo trovo lo incollo, per ora ragazzi baci e carezze, grossi baci e carezze gente.
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Pensieri
Tornato da bazzano sono parecchi i pensieri che mi frullano in testa. Tipo sono andato, ho assistito al dibattito, ho anche detto le mie cose e alla sera ho letto assieme a un'altra quindicina di poeti. Ho letto un canto del rekiem, un poemetto che sto scrivendo, e l'ho letto con un certo trasporto, parla di un tipo che si trova nel mezzo di una scala e non riesce né a salire né a scendere perché la scala è infinita e fatta dello stesso scalino. E gli altri poeti del pubblico hanno battuto le mani, poi alla fine di tutto sono andato da due o tre poeti che mi erano piaciuti e che sapevo più o meno chi erano e cosa facevano e gli ho detto bel pezzo, e loro anche tu bel pezzo, e io gli ho detto beh grazie, ma sai che io ti conosco perché so che hai fatto questo e questo e lui mi ha detto eh sì sì è vero e poi ha aggiunto, ma scusa, come hai detto che ti chiami?
E io sono rimasto un po' così, la cosa si è ripetuta per tre volte, più o meno identica, ora: o il nome venerandi è di quelli che senti una volta e poi te lo dimentichi, o il prodotto che avevo presentato pochi minuti prima non era così importante, non abbastanza da far ricordare il mio nome.
La cosa alla distanza mi ha fatto pensare: io faccio trecento chilometri in auto per leggere cinque minuti, leggo la mia cosa e mi dicono che sono anche bravino che il pezzo non è male, e dopo altri dieci minuti la gente non si ricorda come mi chiamo.
Io non credo che gli altri poeti avessero scarsa memoria, non credo manco fossero degli spocchiosi, era gente simpatica e intelligente, secondo me più semplicemente io non esisto.
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