eventi
voci dal macworld 2008
15/01/08 21:58 |
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per caso quasi contemporaneamente sia prince che la
apple sono riuscite nel 1998 a farmi 'innamorare' dei
loro prodotti musicali e tecnologici, riaccendendo
una passione che era mortissima e sempre prince e la
apple negli ultimi anni sono riusciti non solo a
spegnerla quella passione, ma a seppellirla.
ho trovato questo keynote volgare; volgare vedere una ditta che associavo a una enterprise che produceva idee tecnologiche di avanguardia, vendere gadget che servono essenzialmente per poter acquistare, sempre da apple, mp3 o affittare telefilm americani.
è spiacevole dopo aver seguito per molti anni qualcuno che portava avanti delle idee, vederlo tirare fuori la trombetta e sentire che tutta quella gran musica era solo un playback. più sottile, certo, lo urla la trombetta, e intanto io non trovo una scheda tecnica da scaricare per sapere che tipo di meccanica usano i tasti di questa trombetta così sottile da essere poco più di un rendering. ma noi siamo fuori.
siamo fuori target diceva qualcuno in chat, certo immaginandomi con in mano un iphone o un macbook air l'unica cosa che potrei fare guardandolo è vedere come quel coso non ha niente a che fare con le cose che mi stanno attorno, con la gente che vive con me, con la casa che mi cresce (e crolla) sopra. se avessi un coso del genere tra le mani mi si romperebbe, si sfracellerebbe tra mille manine.
mi sento tanto analogico ultimamente e sento che questa grande rivoluzione, questo grosso digital hub sia un eccesso di potenza dato in mano alle persone sbagliate. cioè ai consumatori.
lo dicevo altrove, o forse lo pensavo solo, forse il think different oggi è in questo ritorno all'analogico, a cose che si rovinano e una volta rovinate continuano ad esistere -rovinate- invece che sparire nel nulla di un digitale corrotto, riproducibile e smarrito.
ho trovato questo keynote volgare; volgare vedere una ditta che associavo a una enterprise che produceva idee tecnologiche di avanguardia, vendere gadget che servono essenzialmente per poter acquistare, sempre da apple, mp3 o affittare telefilm americani.
è spiacevole dopo aver seguito per molti anni qualcuno che portava avanti delle idee, vederlo tirare fuori la trombetta e sentire che tutta quella gran musica era solo un playback. più sottile, certo, lo urla la trombetta, e intanto io non trovo una scheda tecnica da scaricare per sapere che tipo di meccanica usano i tasti di questa trombetta così sottile da essere poco più di un rendering. ma noi siamo fuori.
siamo fuori target diceva qualcuno in chat, certo immaginandomi con in mano un iphone o un macbook air l'unica cosa che potrei fare guardandolo è vedere come quel coso non ha niente a che fare con le cose che mi stanno attorno, con la gente che vive con me, con la casa che mi cresce (e crolla) sopra. se avessi un coso del genere tra le mani mi si romperebbe, si sfracellerebbe tra mille manine.
mi sento tanto analogico ultimamente e sento che questa grande rivoluzione, questo grosso digital hub sia un eccesso di potenza dato in mano alle persone sbagliate. cioè ai consumatori.
lo dicevo altrove, o forse lo pensavo solo, forse il think different oggi è in questo ritorno all'analogico, a cose che si rovinano e una volta rovinate continuano ad esistere -rovinate- invece che sparire nel nulla di un digitale corrotto, riproducibile e smarrito.
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la penultima avventura del signor bonaventura e i
giovani surrealisti canadesi
07/12/07 21:22 |
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il mai troppo lodato (anche perché nessuno lo ha
letto) romanzo del signor venerandi intitolato
l'ultima avventura del signor bonaventura (non
cliccate non succede niente) ampiamente previsto per
fine del duemila e sette esce nel duemila e otto.
dopo un vivace colloquio venerandi - coniglio è
venuto fuori che la carta con cui sono state stampate
le oltre ventimila copie del romanzo puzza.
[pezzo della sbobinatura della telefonata autore-editore]
- come puzza? di cosa?
- eh... puzza
- ma puzza di cosa?
- roba sgradevole
- ah
- dannata roba sgradevole
- capisco
Impossibile darlo alle librerie e quindi tutti i libri sono stati mandati al macero un po' come il black album di prince, i favolosi anni ottanta rivivono di nuovo.
Tornerà? Beh, come al solito dipende dai dannati cinesini, minestro ne sa qualcosa, ma in questa onda densa che da un certo tempo sembra avvolgere le avventure letterarie del venerandi emerge almeno la testa compiaciuta dei surrealisti canadesi e quella di una affascinante ragazza-lasciva chiamata Lulu: anche venerandi infatti approda a Lulu, a quel candore femminile cartaceo che sottende a ogni sano bisogno di globalizzazione vista dal basso (che come ogni cosa vista dal basso fa un po' senso), non come autore (scherziamo?) ma come curatore di una favolosa raccolta intitolata GIOVANI SURREALISTI CANADESI che raggruma il peggio del peggio della narrativa surrealista canadese di giovani adolescenti con calzini di spugna bianchi che girano in anfiteatri canadesi con grosse racchette da tennis in mano: la prefazione è di antonio koch, mica crostini al latte. mazzetti, come al solito, presiede sornione con le solite poetesse scosciate e delle fette di pane e salame. Insomma, come non esserci.
[pezzo della sbobinatura della telefonata autore-editore]
- come puzza? di cosa?
- eh... puzza
- ma puzza di cosa?
- roba sgradevole
- ah
- dannata roba sgradevole
- capisco
Impossibile darlo alle librerie e quindi tutti i libri sono stati mandati al macero un po' come il black album di prince, i favolosi anni ottanta rivivono di nuovo.
Tornerà? Beh, come al solito dipende dai dannati cinesini, minestro ne sa qualcosa, ma in questa onda densa che da un certo tempo sembra avvolgere le avventure letterarie del venerandi emerge almeno la testa compiaciuta dei surrealisti canadesi e quella di una affascinante ragazza-lasciva chiamata Lulu: anche venerandi infatti approda a Lulu, a quel candore femminile cartaceo che sottende a ogni sano bisogno di globalizzazione vista dal basso (che come ogni cosa vista dal basso fa un po' senso), non come autore (scherziamo?) ma come curatore di una favolosa raccolta intitolata GIOVANI SURREALISTI CANADESI che raggruma il peggio del peggio della narrativa surrealista canadese di giovani adolescenti con calzini di spugna bianchi che girano in anfiteatri canadesi con grosse racchette da tennis in mano: la prefazione è di antonio koch, mica crostini al latte. mazzetti, come al solito, presiede sornione con le solite poetesse scosciate e delle fette di pane e salame. Insomma, come non esserci.
la Ragion Totale
24/10/07 06:28 |
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Venerdì 26 Ottobre ore 18 a Genova, Bookinthecasba,
libreria in via di Pre 137 rosso, angolo trogoli di
Santa Brigida, si presenta la Ragion Totale, ultimo
volume in versi di Paolo Gentiluomo. Chi ci sarà
potrà raccontarlo ai suoi figli, gli altri saranno
destinati ad una vita post-mortem sospesa a
correggere macro di excel commentate in tedesco
arcaico. Io sarò mescolato nel pubblico e mi
riconoscerete per la tortina salmonata che mi guizza
via dalla bocca.
Missing
31/05/07 10:30 |
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Ieri hanno rubato la
bici elettrica di cecilia, essenziale per portare
simone fino all'asilo. Ci siamo rimasti male.
La bici era questa, era legata a un palo nei pressi di via XX settembre, zona feltrinelli.
La rivoglio. Datevi da fare.
La bici era questa, era legata a un palo nei pressi di via XX settembre, zona feltrinelli.
La rivoglio. Datevi da fare.
Ecco cappuccetto rosso!
13/05/07 21:31 |
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Cappuccetto rosso persa in un percorso a bivi per
arrivare fino alla nonna, tra maniaci, lupi bastonati
e nonne infuocate. Ecco finalmente la storia a bivi
del laboratorio Storie che cambiano 2007!
fiera del libro di torino II
13/05/07 16:55 |
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il controllo del titolo
di viaggio ticketless crea sempre un silenzio
imbarazzante tra gli altri viaggiatori che si
chiedono -senza avere il coraggio di chiederlo- che
cazzo stia facendo.
- mi dia la penultima lettera del suo codice
- g
- legga qua, questo è il suo nome?
- sì
- buon viaggio
qualcuno delle ferrovie mi spieghi per quale oscura ragione gli intercity con i vagoni in via di rifacimento, si chiamano intercity plus invece che intercity minus. il biglietto costa meno, i vagoni sono i sopravvissuti di dieci anni fa, ma si chiamano plus.
i miei compagni di scompartimento hanno una dialettica che mi impedisce di continuare a leggere female male della russ. parlano di materie fiscali. potrei facilmente scrivere tutto quello che dicono. io non mi farei consigliare dalla laura. amici amici però. io nei momento delicati sul lavoro, con fabrizio che eravamo amici amici, che mi dava anche più affidabilità di laura... però...
il top è quando lei dice a lui, ho portato una mela anche per te, e lui dice una cosa? e lei una mela, e lui ma io non mangio le mele, e lei ma per il dopo pranzo, dopo il toast ci mangiamo una mela, e lui ma io non mangio mele mi sono portato le daygum protex, e lei le daycosa? e lui le daygum protex sono le stesse gomme che uso in ufficio, e lei ride è anche caruccia, e lui non ride e dice guarda che è prodotto professionale.
in treno le persone che parlano degli assenti ne parlano: o educatamente male, o male. i miei compagni di viaggio hanno mancato la pentola dell’acqua bollente da piccoli, scendo. scendono anche loro vanno alla fiera del libro.
ogni anno c’è qualche scrittore che dopo essere stato alla fiera del libro fa il pezzo in cui spara a zero sulla fiera del libro, fa caustici commenti su questo e quello eccetera, la verità è che parlare male della fiera del libro è un po’ come sparare sulla croce rossa, ok una croce rossa piena zeppa di persone, ma pur sempre una croce rossa. quello che invece pensavo mentre camminavo tra le case editrici, tra quelle fichissime che pubblicano solo gente-dea e quelle in cui è scritto a grosse lettere che siamo TUTTIAUTORI (tutto attaccato), è che i libri sono tantissimi. migliaia e migliaia di volumi che io, anche se ci fosse un mio libro, vuol dire che in quel magazzino di roba edita , il mio libro rappresenterebbe uno zero virgola zero zero zero zero uno di tutta la produzione presentata lì dentro. anche se ci fosse un mio libro, voglio dire, sarebbe percentualmente talmente irrilevante da non esistere, un po’ come pisciare in mare e pensare di essere oceano. la fiera del libro ti dà l’esatta misura di internet: tutti possono pubblicare, tutti sono autori, tutti sono editori, c’è spazio per ogni cosa.
tutti hanno diritto al loro 17x10x2 cm.
la verità è che girare per la fiera del libro mi deprime, arrivo anche di buon umore, poi dopo tre corridoi vorrei fuggire fuori, lontanissimo, andare a fare delle cose.
ascoltare renato zero. dovrei fare come la tipa seduta di fronte in questa fornace di localaccio. ascolta renato zero e guarda fuori. il problema di non-scrivere è che poi finisci così, in un locale torino-genova a ascoltare renato zero guardando fuori dal finestrino.
uscendo dalla fiera del libro passo sotto un cartello con scritto ATTENZIONE BARRIERA SIAE e sotto, una scritta, mi avverte che sto uscendo dalla barriera siae della fiera del libro che se supero quel cartello il mio biglietto non vale più.
appena fuori dalla barriera siae vengo colpito dai raggi di kryptonite e torno ad essere un povero stronzo.
fuori dalla fiera di torino, verso la stazione, le palazzine sembrano fatte con i lego di simone: arancione brillante e grigio, blu cobalto e bianco, giallo e rosso. alle finestre e ai balconi non si vede nessuno. si vergognano.
ho comprato solo un libro per cecilia, è tutto bianco non c’è scritto niente.
- mi dia la penultima lettera del suo codice
- g
- legga qua, questo è il suo nome?
- sì
- buon viaggio
qualcuno delle ferrovie mi spieghi per quale oscura ragione gli intercity con i vagoni in via di rifacimento, si chiamano intercity plus invece che intercity minus. il biglietto costa meno, i vagoni sono i sopravvissuti di dieci anni fa, ma si chiamano plus.
i miei compagni di scompartimento hanno una dialettica che mi impedisce di continuare a leggere female male della russ. parlano di materie fiscali. potrei facilmente scrivere tutto quello che dicono. io non mi farei consigliare dalla laura. amici amici però. io nei momento delicati sul lavoro, con fabrizio che eravamo amici amici, che mi dava anche più affidabilità di laura... però...
il top è quando lei dice a lui, ho portato una mela anche per te, e lui dice una cosa? e lei una mela, e lui ma io non mangio le mele, e lei ma per il dopo pranzo, dopo il toast ci mangiamo una mela, e lui ma io non mangio mele mi sono portato le daygum protex, e lei le daycosa? e lui le daygum protex sono le stesse gomme che uso in ufficio, e lei ride è anche caruccia, e lui non ride e dice guarda che è prodotto professionale.
in treno le persone che parlano degli assenti ne parlano: o educatamente male, o male. i miei compagni di viaggio hanno mancato la pentola dell’acqua bollente da piccoli, scendo. scendono anche loro vanno alla fiera del libro.
ogni anno c’è qualche scrittore che dopo essere stato alla fiera del libro fa il pezzo in cui spara a zero sulla fiera del libro, fa caustici commenti su questo e quello eccetera, la verità è che parlare male della fiera del libro è un po’ come sparare sulla croce rossa, ok una croce rossa piena zeppa di persone, ma pur sempre una croce rossa. quello che invece pensavo mentre camminavo tra le case editrici, tra quelle fichissime che pubblicano solo gente-dea e quelle in cui è scritto a grosse lettere che siamo TUTTIAUTORI (tutto attaccato), è che i libri sono tantissimi. migliaia e migliaia di volumi che io, anche se ci fosse un mio libro, vuol dire che in quel magazzino di roba edita , il mio libro rappresenterebbe uno zero virgola zero zero zero zero uno di tutta la produzione presentata lì dentro. anche se ci fosse un mio libro, voglio dire, sarebbe percentualmente talmente irrilevante da non esistere, un po’ come pisciare in mare e pensare di essere oceano. la fiera del libro ti dà l’esatta misura di internet: tutti possono pubblicare, tutti sono autori, tutti sono editori, c’è spazio per ogni cosa.
tutti hanno diritto al loro 17x10x2 cm.
la verità è che girare per la fiera del libro mi deprime, arrivo anche di buon umore, poi dopo tre corridoi vorrei fuggire fuori, lontanissimo, andare a fare delle cose.
ascoltare renato zero. dovrei fare come la tipa seduta di fronte in questa fornace di localaccio. ascolta renato zero e guarda fuori. il problema di non-scrivere è che poi finisci così, in un locale torino-genova a ascoltare renato zero guardando fuori dal finestrino.
uscendo dalla fiera del libro passo sotto un cartello con scritto ATTENZIONE BARRIERA SIAE e sotto, una scritta, mi avverte che sto uscendo dalla barriera siae della fiera del libro che se supero quel cartello il mio biglietto non vale più.
appena fuori dalla barriera siae vengo colpito dai raggi di kryptonite e torno ad essere un povero stronzo.
fuori dalla fiera di torino, verso la stazione, le palazzine sembrano fatte con i lego di simone: arancione brillante e grigio, blu cobalto e bianco, giallo e rosso. alle finestre e ai balconi non si vede nessuno. si vergognano.
ho comprato solo un libro per cecilia, è tutto bianco non c’è scritto niente.
fiera del libro di torino I
13/05/07 06:54 |
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si parte per la fiera del libro di torino, lo
zainetto di viaggio contiene: powerbook (quindi
*tutto*), male female di johanna russ, e la rivista
retrogamer: zaino leggero per arrivare rapidi rapidi
alla stazione, giusto per vedere il treno che se ne
va (di solito è così: anzi le volte che arrivo in
orario in stazione, mi fermo a fare una veloce
colazione in modo da veder partire il treno a stomaco
pieno. sempre dopo una affannosa e inutile corsa,
anyway).
11/05/07 06:24 |
Permalink
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# Ordine degli Scout del Mondo
# Scuola Nazionale Formazione Scout
# Server Scout
#####################################
#
# Si avvisa che per cambio macchina con una piu' moderna,
#nei prossimi tempi potranno esserci disservizi sui demoni
#web, mail e ircd.
#
#Ivano Venerandi WB
# Ordine degli Scout del Mondo
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# Si avvisa che per cambio macchina con una piu' moderna,
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