mood
beh certo tu fai il fico e parli di mood ma quelli che vuoi veramente dire non è mood ma è karma, tu parli del mood ma intendi il karma, il buon vecchio caro karma, e chi sono io per mettermi contro il tuo karma koch, sembra quasi un avvertimento, karma koch, non fare casini koch, sta andando tutto bene koch, io non so se sta andando bene koch, qui ci sono dei casini koch e vuoi sapere a cosa sono legati koch, beh koch se non sono legati all'amore a cosa vuoi che siano legati sono legati ai soldi, ci sono dei casini per i soldi quindi ci sono dei casini per l'amore perché ricordiamoci che i soldi sono strettamente legati all'amore, alla mercificazione di quei rapporti sociali che ci tengono in vita, e quindi niente non posso dire di stare male non posso veramente lamentarmi, va tutto bene, koch io sento la vita che mi sfugge koch, io sono ridotto a scrivere con macchine per ufficio koch, sembra che sia tutto normale che sia tutto naturale e invece sto diventando un fottuto isterico koch, forse lo sono sempre stato koch, anzi posso dire che un po’ isterico lo sono sempre stato, siamo tutti isterici in modo diverso koch, non credo che ci sia niente di male a essere dei fottuti isterici, è un hobby come un altro, niente che non possa venire via con un buon cacciavite e dello sputo copioso, sai di cosa sto parlando koch

altra cosa koch è che ho deciso di imparare di scrivere con dieci dita koch e devo dire che benché io capisca che è la cosa giusta koch, perché mi rendo conto inconsciamente di star facendo la cosa giusta che scrivere con sei dita è da stronzi, io questo lo capisco non sono mica un fottuto isterico, ecco nonostante tutto questo io sto procedendo con una lentezza che ha dell'esasperante koch, scrivo pochissimo perché scrivere con dieci dita per ora mi rallenta da morire anche il fatto di dover usare lo stesso dito per la e e la c mi crea dei problemi perché io la c la associo automaticamente all'indice e invece devo usarla con il medio il che mi sembra innaturale perché io la c l'ho sempre scritta con l'indice e quindi devo proprio fare uno sforzo per usare quel fottuto medio, e tipo se scrivo ecco devo muovere il medio come se fosse impazzito, però nello stesso tempo trovo la cosa eccitante perché mi prefiguro di quanto sarò veloce quando scriverò con dieci dita e fotterò tutti con il fatto di scrivere con dieci dita e farò il fico con le mie dieci dita e

ma io sono sicuro che riuscirò a farcela perché sono una persona molto determinata e se ho deciso di scrivere con dieci dita io riuscirò a scrivere con dieci dita anche se questo vorrà dire che per un po’ non potrò scrivere perché la cosa di scrivere è diventata una cosa davvero troppo faticosa e frustrante, perché scrivere con dieci dita è come diventare di nuovo vergini significa ricominciare tutto dall’inizio, significa ripartire dalla base koch come se esistesse un mondo alternativo fatto da coloro che sanno scrivere con dieci dita e si sono tramandati questa antica arte di scrivere con dieci dita e di dominare così il mondo attraverso questa loro qualità di scrivere con dieci dita potendo nel frattempo guardarsi attorno o ridere fissando quelli che con due dita sono costretti a stare con la testa sulla tastiera a vedere quello che stanno scrivendo i tasti che devono premere mentre loro sono dei privilegiati che possono scrivere e nel frattempo spiare le cose del mondo o mettersi a pensare a cose personali e sconosciute

altra cosa importante di scrivere con dieci dita è che capisci a cosa servono i segnetti sulle effe e sulle jei, i segnetti sulle effe e sulle jei sono il centro del mondo, sono la base sulla quale si deve costruire tutta la grande impalcatura della parola perché senza quei segnetti la mia mano sarebbe come spersa e butterebbe fuori segni senza senso senza nessun significato, ecco la grande verità koch, che anche per scrivere abbiamo bisogno di un punto di partenza e questo punto di partenza è l’umiltà koch, l’umiltà di mettersi nelle mani di coloro che hanno conosciuto la volontà delle parole prima di noi e che adesso ci guidano nella composizione della nostra parola, anche se non li vediamo anche se non sappiamo neppure chi sono, noi sappiamo che loro esistono e tornano a farci visita quando vediamo le nostre dita piegarsi in punti apparentemente innaturali da cui scaturiscono poi le parole dei gesti mostruosi delle nostre mani
|