23/02/08 19:04 |
cose che mi sono quasi
successe davvvero
Quando ho iniziato a scrivere si scriveva bianco su
nero, o verde o ambra, su un fondo nero e incerto,
non si poteva passare di finestra perché non c'erano
finestre, c'era solo uno schermo e un cursore che
lampeggiava e il futuro, l'elettronica,
l'informatica, erano tutti in quello schermo eterno,
in quelle parole a 40 colonne. Allora andava tutto
bene perché non c'era stato ancora niente e tutto
questo era prodigoso. Eravamo felici, diciamo così
non era proprio che eravamo felici, eravamo
emozionati.
Non ho fatto il sessantotto, ho fatto gli ottanta, ho fatto ezio greggio, ho fatto boy george, ho fatto ronald regan, ho fatto wargames e centipede: credo di essere stato un ottimo alunno, mi sono applicato con tutto me stesso. Quello che è successo dopo mi è passato sopra in un attimo e oggi tutto mi sembra virtuale, la voce delle persone, quello che dicono, tutto mi sembra una riproduzione, un rendering globale.
Oggi ci sono programmi che permettono di scrivere come negli anni ottanta, premi un tasto e tutto lo schermo diventa nero, e tu scrivi bianco su nero, senza finestre, senza niente, se ci sono programmi che lo fanno significa che c'è gente che li ha chiesti.
Ora sto scrivendo così, in questa parodia della tecnologia anni '80, dove tutto sembra non avere bordi né limiti, oltre alla scrittura ci sono solo cifre e simboli sconosciuti. Negli anni ottanta scrivevo con un programma che si chiamava applewriter, premendo la freccia a sinistra si cancellava quello che c'era, premendo quella a destra si facevano riapparire le cose cancellate. Ogni tanto provavo a premere la freccia a destra senza avere prima cancellato niente, e lo stesso apparivano cose, quadrati bianchi, lettere rivoltate, cursori lampeggianti: era un magma misterioso che veniva dalle viscere del computer. Era il niente, il linguaggio macchina, era la cieca stupidità binaria di una macchina che mandava un odore tostato che non posso dimenticare nemmeno adesso.
Ho fatto gli anni ottanta e mi sono sembrati una cosa così miserabile; eppure li rivedo in questi giorni, per la prima volta nella mia vita sono abbastanza lontano da rivederli e di permettermi anche il lusso di fare esercizio di malinconia.
Non ho fatto il sessantotto, ho fatto gli ottanta, ho fatto ezio greggio, ho fatto boy george, ho fatto ronald regan, ho fatto wargames e centipede: credo di essere stato un ottimo alunno, mi sono applicato con tutto me stesso. Quello che è successo dopo mi è passato sopra in un attimo e oggi tutto mi sembra virtuale, la voce delle persone, quello che dicono, tutto mi sembra una riproduzione, un rendering globale.
Oggi ci sono programmi che permettono di scrivere come negli anni ottanta, premi un tasto e tutto lo schermo diventa nero, e tu scrivi bianco su nero, senza finestre, senza niente, se ci sono programmi che lo fanno significa che c'è gente che li ha chiesti.
Ora sto scrivendo così, in questa parodia della tecnologia anni '80, dove tutto sembra non avere bordi né limiti, oltre alla scrittura ci sono solo cifre e simboli sconosciuti. Negli anni ottanta scrivevo con un programma che si chiamava applewriter, premendo la freccia a sinistra si cancellava quello che c'era, premendo quella a destra si facevano riapparire le cose cancellate. Ogni tanto provavo a premere la freccia a destra senza avere prima cancellato niente, e lo stesso apparivano cose, quadrati bianchi, lettere rivoltate, cursori lampeggianti: era un magma misterioso che veniva dalle viscere del computer. Era il niente, il linguaggio macchina, era la cieca stupidità binaria di una macchina che mandava un odore tostato che non posso dimenticare nemmeno adesso.
Ho fatto gli anni ottanta e mi sono sembrati una cosa così miserabile; eppure li rivedo in questi giorni, per la prima volta nella mia vita sono abbastanza lontano da rivederli e di permettermi anche il lusso di fare esercizio di malinconia.
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