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c'erano delle
luci e delle ombre
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in
quella stanza e la controluce faceva
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vedere le cose
che non si potevano
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ma
ero caduto da poco ai piedi
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questo
personaggio che mi stava di fronte
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mi
teneva testa con infinita pazienza
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"ho
rifiutato" dissi "di fare le prove
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col
pane ed ora giaccio" ma lui -capii-
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era
un angelo caduto ed aveva le braccia
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spezzate nel
punto dei gomiti "mio Dio"
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diceva perché
lo aveva abbandonato
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io
non c'ero perché altri dissero
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non
ero io quello e non provavo dal vero
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sarei voluto
uscire da quel posto
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ma
quell'immagine io mi ricordai
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di
un gioco dove ero in un luogo
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ricreavo con
vettori quelle cose che
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la
terza dimensione era la seconda
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messa per
storto e mi stordiva tutto
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per
dire: rivivevo per finta cose
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già
provate in immaginazione
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ricordavo punti
virtuali mai stati
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e
ripetevo riannodando l'angelo
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sembrava
soffrire tra il gomito
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e
il cielo era invisibile tinto tutto
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nero e chiesi
come me ne vado
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da
dove chiese ed io piansi per lui
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per
mezz'oretta ma poi diceva
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i
salmi e lo lasciavo guardavo
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intorno se
vedevo la roccia
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sono così
libero di fare qualsiasi
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non
mi sembrava che ci fosse fine
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andando
d'intorno trovavo
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dei
pezzi di tempo in forma di chiave
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che
scostavo cercando un singolo passo
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io
c'ero stato in forma di donna
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che
lara mi chiamavo e correvo
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l'angelo disse
che avevo male al pensiero
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l'angelo
rispose che sarei stato punito
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"c'è un posto
dove è in attesa un giudizio
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per
te" e volevo rifinire il verso
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se
ne scrivessi una riga al giorno
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questa è la
riga di quest'altro giorno
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non
avevo il pensiero di nessuno
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che
tanto mi accorsi d'essere
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l'angelo da
diversi punti di vista
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che
era lui la statua, la costruzione
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su
cui saltando salivo assetato
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di
sapere la cosa più lunga che c'era
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la
corda per la tangente tagliata
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la
sala solinga e l'angelo enorme
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di
pietra su cui correvo tendendo
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c'era un odore
di bestiolina morta
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'non finirò mai
questo canto 'pensai
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c'era nell'aria
il sapore di chiuso
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nel
centro dell'angelo c'era una luce
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e
dentro un mandala o un mandelbrot
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che
si rigenerava in giri di corda
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e
dentro l'isola c'era l'isola e dentro
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l'isola ancora
l'altra e poi ancora
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che
l'isola era grande come prima
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ed
ognuna identica a ognuna ma
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di
differenti particolari piena
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adesso il mio
discorso si fa duro
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ma
questo era il centro di quando cadevo
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per
ore sentivo il distacco del dire
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di
tutto sentivo soltanto un rumore
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un
suono ma fatto di luci danzanti
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di
luci ma fatte di puro pensiero
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un
puro pensiero fondato sull'aria
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che
tutto adombrava per giri fecondi
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che
tutto credevo capace di dire
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tutto e mi
sbagliai e caddi a terra
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e
di nuovo ai piedi dell'angelo e
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piangeva mentre
m'alzavo e "niente
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ho
imparato" gli dicevo formattando
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che
quello mi malediva e m'allonta-
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nava con il
piede che sotto vi vidi
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l'uscita: per
salvarsi bisognava
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peccare e
peccando essere puniti
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ed
offendere se stessi degni
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d'essere amati
sopra ogni cosa che
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schifezza
questa parlata bestiale
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e
l'angelo non mi spiaceva non
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ostante
l'inganno del piede qui
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non
si vendono indulgenze mi disse
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ed
io peccai due volte di mano ed
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una
di bocca e tanto feci che l'agnolo
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mi
vedesse di diverso aspetto e mi
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buttasse
d'angolo e mi tenesse e
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tirasse testa
contro testa mi lanciasse
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in
aria tre volte lo colpii dormendo
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tra
le braccia tratto mi stringesse tutto
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e
gli ferivo l'isola infinita
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che
mi vergognai della spada
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della coscienza
e della retorica
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e
tutto lasciavo ma quello alzava
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il
piede per punirmi sotto di sé
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e
mostrandosi il foro nel tallone
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ne
feci salto senza punizione
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senza
redenzione e senza cena.