1
volli vedere
l'aiuto divino
2
ne
trassi durevole giovamento
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qualcosa mi
cadde in bocca una specie
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di
sugna rognosa che intriglia il mento
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e
perdio mi dissi con dio in dio
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non
certo pane e non credevo vino
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di
pezzi fessi di carne il mio
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mi
saltava in bocca come una prece
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tozza che
cercava fame sentivo
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una
falena batteva alla porta
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ero
dentro all'angelo c'era un testo
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di
sintassi viva lettera morta
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radici quadre
ad esponente zero
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di
quelle forme scure m'irretivo
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nel
libro c'era un santo e un cane nero
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un
segno ed una sillaba d'un gesto
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vuoto attorno
vidi anche due punti
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che
da distante non davano niente
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c'era qualcosa
dove andare un tempio
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di
carne mantenuta malamente
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che
danno in danno chiudeva le porte
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bagnati gli
stipiti ad olio unti
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di
macchie sporche e di pelli morte
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che
era il mio corpo pulito ed empio
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visto da fuori
privo di bellezza
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sembravo uno
che facesse cose
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da
distante due parti ritrovate
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ma
di lingue venose ed arteriose
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da
dentro l'angelo avevo visto il testo
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e
me ne era restata l'amarezza
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l'avevo letto
bene gli avevo chiesto
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cose
dimenticate
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rispose il
libro ed io non mi ricordo
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niente. Quando
mi alzai di primo matti-
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no
vidi da lontano il cherubino
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ed
io perdevo la parola e gli atti
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e
buttato a pregare mi trovai
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in
ginocchio a terra e con voce mordo
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l'aria e sento
freddo e mi rigirai
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contro l'erba,
il mio corpo vicino
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al
corpo mio che detestavo in piedi
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stavo e correvo
non credendo dove
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andare dovevo
tornare indietro
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dall'angelo era
finito nuove
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figure
s'avvicinavano incontro
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a
me con una parola "ti siedi"
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mi
disse il primo cercandomi in scontro
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dei
delitti e delle pene in retro-
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spettiva tutto
si stava perdendo
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"da
oggi gli anni non conterai dalla
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nascita ma a
scalare dal finale
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presunto" dice
e con mano m'installa
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qualcosa nella
nuca una placca
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che
ragliai a terra caddi soffrendo
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che
dei denti un respiro mi s'attacca
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che
risento da un controllo labiale
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la
voce sua dire con la mia cose
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che
mi presi sapendo di peccare
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ma
molto più perché peccando finsi
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di
togliere la cosa ad infilare
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per
diritto il rovescio dei miei gesti
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peccai con
pensieri opere e prose
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alla voglio ma
non posso e celesti
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voci e mie
citazioni non distinsi
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"il
nostro giudizio è inappellabile
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ed
è già stato scritto a posteriori"
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diceva uno e
prendeva appunti
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"ho
sempre conosciuto i miei dolori"
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e
mi volevo scusare quell'uomo
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non
capiva la sofferenza è amabile
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scadenza d'ogni
passaggio un sintomo
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di
mali invisibili e presunti (e)
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cercavo di
pregare per iscritto
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portavo una
spina sotto la lingua
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d'osso di pesca
guardando lontani
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pezzi di fumo
"perché vi distingua
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l'aria ed il
vapore": e mi fermavo
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volendo stare
dritto
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fremevo per le
ginocchia tremavo
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e
mi tenevo sveglio con le mani
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-accapo e otto
lettere maiuscole
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"una forma di
conoscenza" dissi
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ed
intendevo il male dove male
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dopo male è
tutto il vuoto che scrissi
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giorno dopo
giorno incastonato a voce
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girandosi
vedere minuscole
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parti e quello
è tutto: non una croce
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non
un rinascimento ma un male
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-che dà
sapienza di freddo e perdite
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d'orine, denti,
memoria, eccetera
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partiti in
corsa senza alcun arrivo
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oh
qual dramma il vivere eccetera
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dicendo il vero
volevo scherzare
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il
secondo giudicò che mentivo
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"voi la vostra
salvezza interdite"
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non
avevo accenti per continuare
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adesso mi
fecero delle domande
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di
come ne parlerò all'oggetto
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l'avevo fatta
grande
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la
cosa mi iniziava a interessare
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così mi misi a
tacere di getto.