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alle falde
dell'eptaedro presi
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una
rincorsa con le mani io
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credevo di
dover dire di me
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c'era una donna
di nuovo marta
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che
tanto amai e che mi disse
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parole lunghe
almeno tre anni
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di
frasi concatenate in sussurri
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e
che adesso vendeva gelati ovvero
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pisciava bella
dalla bocca e dicev
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una
volta le risposi scrissi
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stavo zitto
ridevo dopo dieci anni
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lei
rideva mi mostrava il marito
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io
il mento il figlio le menzog
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utta una moglie
e le zanza
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l'eptaedro
adesso brillava davvero
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marta mi
piaceva da sempre aveva
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non
le avrei messo una mano ma
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neanche con un
bastone con un
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carezzarle la
fica con un dito se
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mi
venne male allo stomaco io
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dovevo vomitare
su nell'ordine
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mia
moglie mio figlio marta la
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mia
mano il mio dito il mio bast-
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destino che
parola del (...) dest-
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dovevo dirle
che tanto l'amai ma
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lei
mi diceva già che lo sapeva di
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si
scusava di avere dei soldi mi sa-
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della casa dei
soldi ed io dicevo
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una
comunista piena di soldi ed io
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che
era si scusava una comunista
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ed
io pensavo che era ricca che
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uo
marito era pieno di soldi e sorr
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avevo il cuore
pieno d'amore ebbi
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pietà di tutti
ma l'eptagono diceva
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marta stasera
era tanto bella che
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spantegate rime
per lei le riversai
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accanto al viso
che mirava la (...)
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quelle luci che
di sera mi mostra-
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vano delle
parti del mio corpo del
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erano lampioni
nuovi di zecca amo
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quel posto in
cui l'incontrai e le dissi
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le
parlavo con la voce di dieci anni
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prima e mia
moglie mi disse ma che
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con
che voce le parlavo con l'unica
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che
avevo un'unica voce per marta
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le
parlavo con la voce di marta che
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c'è
di male e vidi quel pianeta rosso
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da
quella sera era venere ed era
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il
mio collegamento astrale ecco l'ho
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detta e
raccontando queste cose io
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vedevo
l'eptagono farsi vero e
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di
marta non mi è rimasto niente che
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quella poesia
che scrissi nel novanta
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he
diceva nel punto in cui recitav
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in
rime nove ti canterei ancora io
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l'eptagono
paziente m'aspettava men
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ormiva ormai
nell'asfalto col suo
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e
col suo uomo il suo matrimonio in
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comune il suo
figlio la faccia da tren-
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non
dicevo più niente non ricevevo
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erano prove non
direi adesso non c'era
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nessuno non
c'era mia moglie non av
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gli
(..) delle linee sulla terra come cada
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vere righe
curve che s'univano in forme
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in
circo li davi in cose che mi posi
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questioni di
poetica e di prosa adesso nel
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dire le cose
che vidi che non mi basta
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voglio dire
questa cosa di marta / potevo
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tenermela
addentro come in ricordo
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imembri ancor
quando ti dissi e l'alito
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tutto mi stava
attorno al collo e m'
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incollasti
parole a tal punto dell'anima
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le
che spurio facevo spore et aporie d
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ero
e davvero mi dico se del ricordo
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-dicevo- non mi
posso fare basta da sé
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senza farne
sensali per quel pubblico
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non
mi bastano le mie pietanze senza
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doverne
macinare con l'esofago acidi
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metallurgici in
chiosa di marta che non
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c'era nessuno
non c'era mia moglie no
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una
forma davvero sull'erba un cerchio
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i
segmenti rotti dell'assassinio che
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slabbrata ne
sentivo l'odore
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ancora
nell'aria intanto
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partivano
strade ad arrivare
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in
quel posto che era una
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cosa a sette
lati una porta
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d'ogni cosa che
infilata nel buco
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nel
mezzo della faccia un foro pieno
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per
volerne o doverne fare gastrici
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versi
d'arrimare con brevi e lunghe
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che
segno e con apostrofo manduco
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agglutino e
deglutisco con meno
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-mi
sono perso- eccetera e basta
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questi sono i
miei figli queste
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le
rime in -astrici e -unghe dissi
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non
ricordai il nome della donna/am
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(...)ata da
giovane poesia e aprii
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la
porta c'erano soltanto visti da terra
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astri e
losanghe e una sala vasta.