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questo non è un
luogo adatto a pregare
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gli
dei pensavo mi attaccavo ad ogni
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cosa ero
entrato non c'era alcuno
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dentro alla
sala vidi cose perse
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di
sette lati ogni lato una scala
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c'ero già stato
mancava la prima
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adesso tornavo
ancora a salire
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non
avevo idee non vedevo sogni
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una
valeva l'altra salii uno
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scalino e poi
un altro ancora
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la
sala aveva splendidi arazzi
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senza figura io
credevo di essere
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alla frutta di
non avere più forza
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vedevo in sogno
due che scopa
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vano e mi
smembrarono bestie io
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mi
sentivo una bestia particolare
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mi
ero seduto su di uno scalino
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vedevo vibrare
dei pezzi di pietra
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ero
caduto d'in piedi e cercavo
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credevo di
potere cambiare
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da
dieci farne dodecasillabi io
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ero
lucido mi vedevo cadere la ca
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duta era un
colpo per capire
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gli
scalini erano fatti a due a due
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capivo le cose
ne vedevo la forma
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mi
facevo le mie filosofie ero
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sulla
quarantina e mi dicevo adesso
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facciamo delle
grandi divisioni fac-
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ciamo della
prosa ecco partiamo
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così mi dissi e
cercai della base
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il
primo ramo che si stimasse divisibile
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per
due parti uguali forse
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non
è detto non andiamo troppo oltre
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due
parti di cui la seconda
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non
riuscivo a vederne due solo
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una
grossa base era la base dell'uomo
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una
lastra piana era uno scalino
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immenso che
prendeva tutto
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non
potevo dividere niente fuori
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c'era un bosco
di verdi iattanze
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pallide
vincastrizzate marmorellate
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io
vedevo lo scalino ci rigirav'attorno
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dalla divisione
ne nacque una pesca
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che
usciva dalla coscia pensavo mi ri
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cordavo
qualcosa forse questa è
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un
ombra davanti agli occhi un
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ricordo pensavo
con l'altro corpo
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provai una voce
tanto potente che
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non
la vendetti ma decisi di cantarla
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e
vidi uscire dal mio corpo e
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viaggiavo da
uno all'altro non
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è
vero non ho mai cantato niente
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riporto cose
sentite per sentito
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dire non posso
di questa base che
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era
lontana c'era il mio piede sopra
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ero
salito di uno scalino e vedevo gira
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ndomi pezzi di
uomo forse forme
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un
uovo a forma di pesca io
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potevo fare
qualsiasi cosa non ero
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libero per
niente mi ritrovai
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a
terra a schiattare in tocchi e rin
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tanarmi e
mordere questa è la mia
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bella vita e
mordevo la mano che
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mi
accarezzava era la mia mano io
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vedevo la forma
delle cose l'oggetto
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che
tenevo in mano era uno scalino
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indivisibile
una carne profondissima
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se
ne avessi preso sarei morto almeno
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due
volte piansi amare lacrime forse
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non
erano amare magari non
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erano manco
lacrime erano bianche
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e
m'incromai m'accrocchiai e cercai
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di
farmi puzzare per sentirmi a casa
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volli
riconoscermi io non ero le cose
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che
ero stato era passato anche
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quello scalino
fatto di eccetera oppure
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ci
fu chi mi disse le parole intorno
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mi
stavano uomini vestiti
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forse degli
arazzi cosa c'era negli
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feci un vuoto
assoluto non vidi
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niente mi
concentrai mi premetti
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gli
occhi per farne stellette e alla
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fine delle
fiamme eccoci un occhio
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quello era il
mio dio o mio dio sta crol-
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lando ogni cosa
la scala colpita
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crollo per un
attimo mi vedo mi sfra-
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ticello penso e
metto le mani tese
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prendo la forma
del fiore mi concentro
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non
sono niente penso e non penso
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se
crepo crepo urlando se non sono
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non
sono urlando almeno la
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coscienza che
ho una carne che macera
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s'ammalacchia e
s'aggroviglia
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battevo con la
testa, con il piede
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sinistro con il
collo, con l'anca duoden-
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la
coscia, i denti la lingua tra la lingua, sba
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(ttei) la testa
contro la testa mi sciacquai
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la
voce la croce sputai un fiotto
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stoccai contro
alla pietra contro osso
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stetti fermo
per vedere se ero vivo
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non
ero niente non mi ero dimenticato
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ero
caduto ed ero in cima della scala.