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dalla cima
della scala vedevo
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niente c'era un
buio spantegato
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e
camminando dentro al buio
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vidi una donna
seduta per terra
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che
sorrideva e mi teneva il cuore
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e
quella donna aveva un nome
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che
non riuscivo più a pronunciare
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dolce un nome
dolce a dodici
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anni di
distanza era un nome ancora
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dolce ma non lo
era mai stato
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prima e teneva
in mano una
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parte della mia
memoria si
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chiamava
pitfall the mayan
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adventure e lei
stava seduta
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e
lo muoveva con la mano lo
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tirava e
richiamava e io nel letto
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guardavo dolce
beltà di donna
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aspettando il
suo fidanzato l'uomo
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che
strappava le mie lettere le
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mie
cassette di prince le mie poe-
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tutto mi
strappava a pezzi mi
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denudava
dondolando i fili e
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lei
mi dimenticava per forza lei forse
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mi
aveva sognato sopra di lei e
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io
la sognavo sotto e venni da lei
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e
ci tornai e mentre che ricordavo
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e
salvavo lo stato della partita
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lei
non c'era mai stata e richiama
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ndo
mi vidi solo al buio senza
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un
ricordo mi sentivo più solo
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diciamo che mi
feci pena e tanto
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basta mi venne
da piangere l'avevo
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già
fatto al buio dissi 'michela'
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e
aggiunsi 'o federica' non ricorda
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vo
bene non si vedeva io non
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vedevo le cose
antiche per luce
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nuova che mi
bruciava forte gli occhi
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nuova luce
senza fiamma senza
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fretta senza
clemenza oggi l'ho
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perso pensavo
pensando agli
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accenti, alle
cadute, alla rima
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alla scala di
cui in cima
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vedevo questo
panorama di niente
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e
di cose che toccate dagli sguardi
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di
nuovo niente diventavano e
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forse non c'era
buio ma semplice
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niente e cose
pronte a diventare
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niente e io
dicevo toccando
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mi
la barba facciamolo in metri
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ca
e tanto parlavo e tanto perde
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vo
tutto ogni parola una cosa che
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non
mi sarebbe più tornata a galla
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la
mia scrittura ammorbava le cose
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il
corpo mio il suo spazio costretto
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a
farsi idea brillante di dita diaccie
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scrissi con i
guanti sulla tastiera o
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nudo per calore
o gelo improvvisi
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sono quei
lavori che non finiscono
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mai
pensavo quando vidi il gatto
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viola quello
che era morto e moriva
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ogni giorno
sfacendosi in sacche
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bagnato
dall'acqua si sfiaccava
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d'osse profonde
interrato in cozzi
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ed
io ne scrissi per decenni di
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questa morte
profondissima e lieve
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in
quel prato a quel margine di quella
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strada dove il
mio cane sentiva
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il
grigio dell'imbrunire il rintocco di
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campane
distanti e fissava con muso
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il
niente che gli stava di fronte
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e
restammo diversi minuti un'ora
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qualche giorno
forse un mese non
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ci
siamo mai mossi siamo ancora im-
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mobili davanti
al panorama di niente
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e
anche quello bruciavo con la carta
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ho
bruciato tutto con la carta
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senza fiamma
senza luce una nuova
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carta che
scrive della carta e poi
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faremo pezzi di
carta infinita che di
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cono che la
carta è finita e forse
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creperò anche
io ridendo beato
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dei
marziani del ciap ciap delle
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pantofole o
dirò lotta di classe per
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sempre per me
per le cose dette
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in
precedenza data a chi veniva
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da
sinistra o da destra ad un certo
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punto queste
cose che vedo distanti
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questi oggetti
queste memorie non
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finiranno mai
una catalogazione
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pensavo
infinita una trappola
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delle parole
una morte dolcissima
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ma
intanto che lo pensavo non ci
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credevo io
avevo ancora da finire
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la
mia preghiera da dipingere una
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ringhiera che
non c'era mai stata
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un
altro oggetto un salvataggio
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mi
misi a mentire m'inventai un
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ricordo che non
c'era mai stato facevo
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oggetti pensavo
ad oggetti
100
di
cui uno prese a parlarmi.