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e
correvo allora nel labirinto
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ed
andavo da una parte alla stessa
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parte che
risultava poi la specu-
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lare immagine
(di) d'altro sé
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o
di altra broda salvifica
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che
portava il tormento o la confu-
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sione del luogo
tutt'intorno cinto
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di
alta mura e grossa e spessa
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che
tonda mi correva in circolare
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e
per quanto camminassi in tre
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percorsi
differenti una magnifica
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razza mi
appariva in inversione.
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Ed
era una donna che tanto amai
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un
donna che mi prese per cane,
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una
donna che non ricordo i linea-
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menti, e la
voce sua usciva dal volto
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e
mi diceva 'bagna' e 'latra' ma io
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non
la capivo e mi scusavo (con la)
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con
la mano mi scusavo e tornavo
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indietro ma di
nuovo la re-incontravo
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le
facevo l'epilogo e lei continuava
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con
quel modo d'abbaiare e sembrava
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bella e malata
ed io mi scusavo
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senza suono me
ne andavo alla fontana
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che
stava nel centro del cerchio
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e
riprovavo da una terza e da una seconda
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che
tutto riportava al primo incontro
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e
forse mi prendeva da piangere
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che
una donna per la quale tanto
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sperma persi da
ragazzo, adesso
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mi
restasse addosso senza faccia
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e
mi ricordavo con sentimento
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del
muso del mio cane che mi guarda
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masturbarmi
nell'immaginazione
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di
quel bel viso adesso cancellato
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che
forse con quelle due parole
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vuole portarmi
al senso del ricordo
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e
negli occhi da bestia che guardano
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mi
vidi -da fuori- bestia che fottevo
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l'aria et i
pensieri e l'idea stessa
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di
una bellezza che segue le stagioni
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a
modo suo, inarcandosi voglio
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dire e lottando
per ricevere
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quella parte di
sole atta a soprav-
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vivere fino
alla bruna serale
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e
disperdere spore e respiri
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in
quella parte più densa della notte
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dove le leggi
di mercato o di ragione
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danno spazio
acre alla paura
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dell'inconsistente
o dello sconosciuto.
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'Sei la seconda
persona che incontro'
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le
dissi 'in questo posto' e lei tacque
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per
poi rispondermi con bagna e latra
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ed
io compresi che la funzione era finita
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nel
senso che feci alcuni segni
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e
me ne tornai e me ne stetti:
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e
tra la memoria e la memoria
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della stessa
c'è la labile diffe-
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renza che porta
una possibile
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osmosi tra ciò
che è già trascorso
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e
l'improponibile invenzione
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e
l'altro io che media tutto in calma
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e
fa diventare le rocce pianeti
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ed
i pianeti rocce di un proprio
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empireo
personale nel quale
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ma
chi credo di prendere in giro
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nel
quale il pianeta modificando
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l'asse possa
riportare l'eventuale
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queste sono
soltanto delle parole
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l'eventuale
percorso che la roccia
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fece sbattendo
contro l'acqua
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quotidianamente.
E proprio nel mezzo
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della fontana
dov'ero tornato
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vi
trovai quel rumore veloce che
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precipitevolissimevolmente
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formava tra i
flutti dei gorghi improvvisi
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dai
quali scorgevo a tratti sorrisi
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di
spazi profondi stellati di nero
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che
cerchi formava di vetro e d'in mente
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dai
quali sommavo dei pezzi di vero
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e
-per farla breve- -tanto per dire-
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mi
ci buttai a pesce e cascando mi
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ci
ficcai a tonfo, sfasciando acqua
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tutt'in tondo
mi strascinai fin sul fondo
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e
vi trovai un passaggio lieve
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che
m'ingannava alla vista sporgendo
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con
concave e flesse convesse parti
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vi
stavo giravo attorno in ricerca
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di
quella chiave che apre la porta
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dietro la quale
c'è la chiave che apre
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la
porta dietro la quale la chiave
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che
apre l'altra porta per l'altra chiave.
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E
studiando la grammatica delle
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forme, la
metrica degli oggetti
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cercavo delle
chiuse o delle maniglie
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che
mi facilitassero l'entrata
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e
l'uscita di queste meraviglie
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tra
cui ottagoni cerchiati e faville
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natanti o altre
invenzioni di lingua
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in
cui provare un respiro all'incontrario
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un
vomito caro dei polmoni.