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eravamo
arrivati al somnium scipio-
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nis
dicevi da sotto la terra ti vedevo
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scavato nel
volto dicevi parole
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credevi di dire
cose importanti
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ti
eri incazzato non ti stavo a senti
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re
e invece eri solo quello che sei
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soltanto il
lettore che pensa e che
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ha
appena il potere di smettere di
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leggere capire
o scommettere su
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chiudere il
libro o il periodo mette
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rsi
su un caffé e vedersi cadere, dico,
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dicevi, da
sotto alla terra mi stavi
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parlando, con
gli occhi sbarrati dice
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vi
cose che non potevo sentire avevo
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la
bocca aperta e dicevo -io- framme
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nti
di discorsi per farti star zitto
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non
credere che non avessi capito
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che
non volevi dire niente stavi solo
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a
leggermi con la tua bocca eri quello
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che
consiglia la battuta nel silenzio
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del
teatro ma dopo che l'avevo detta
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tutta dove
siamo ti chiesi e tu brucavi
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l'aria e dove
siamo mi rispondevi in ri
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torno ed io ti
dicevo nella torre a sei lati
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e
tu dicevi la torre ha sei lati e io la
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cui
base per altezza è uguale alla base
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e
all'altezza e tu alla base e all'altezza
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dei
lati quindi dissi io è un cubo e tu
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dicesti sei
lati uguali quindi un cubo
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dicevi e io ti
rispondevo a memoria se
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moltiplichiamo
l'area di uno dei lati per
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l'altezza
allora otteniamo una forma
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dicevi tu area
moltiplichiamo e forma
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che
non è la base non è l'altezza non
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è
la base e non è l'altezza ripetevi non
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è
l'area e non è neppure il cubo non è
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una
cosa inesistente data dal lato dicevi
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dalla base e
dall'area e dall'altezza quindi
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una
forma di fede nella forma e nelle sue
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radici quadrate
e cubiche nel caso specifico
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dicevi e io
stavo zitto ero riuscito a farti
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dire quella
dell'uva tu continuavi a cazze
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ggiare leggero
raccontavi quello che non
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eri
una macchina a parole che non si sarebbe
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fermata finché
una sola parola parti
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colare si fosse
spezzata come l'osso dei p
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olli in due
frammenti omogenei che si sarebbe
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ro
inoculati tra lingua e palato in quella specia
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le
parte di carne da cui nasce la parola stessa
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e
tu avresti tossito stupito ti saresti lasciato
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sfuggire parole
sporcate di sangue e saliva e
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silenzio
saresti caduto in piedi dentro al foro
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scuro della tua
bocca nera, scivolato nel
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rumore di chi
non può dire non può sentire
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non
può respirare e non può vomitare
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ci
sono persone che hanno un pozzo al posto
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della voce e di
notte se ne sente il gorgo
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glio profondo e
spesso come certe anime
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fanno messe
sotto grossi sassi in notti
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nere e lente e
tu così sparivi al rallen-
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tatore e mi
lasciavi solo nella rocca che
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aveva cinque
lati e per ogni lato una bocca
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che
parlava il tuo linguaggio e ti ricordava
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come eri stato
bello e sano e la tua
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parola con te
era stata cortese e gene
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rosa le bocche
erano cinque una
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per
lato e ogni bocca poteva essere
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moltiplicata
per la sua stessa bocca
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dando come
risultato l'aria che molti
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plicata per la
bocca dava il tuo respiro
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che
rimbombava per la rocca eri quello
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che
aveva letto ogni cosa avessi scritto
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prima della mia
scrittura ed ora mi recitavi
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gli
inediti futuri tutto quello che avrei
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scritto da quel
momento in poi e sentii
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niente di
pazzesco erano parole come tante
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altre erano le
mie non le conoscevo ancora
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le
avrei imparate non volevo sentirle cerca
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vo
di tappare le bocche con le mani
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ma
tre continuavano a dire i miei racconti
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futuri i miei
versi della vecchiaia e così
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chiusi le mie
orecchie che fischiarono per
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il
dolore era sparita l'ispirazione ed io espi
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ravo il tuo
sospiro e le tue bocche espi
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avano i miei
peccati finali recitavano il rekiem
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e
le glosse finali i ringraziamenti e fina
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lmente tacevano
e cominciavano dall'inizio
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i
miei vagiti le urla di un incosciente la mia
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messa al mondo
e al bando e avrebbero rifatto
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tutto dal
principio e per sempre io
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sarei anche
morto ma le mie parole mi avrebbero
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ucciso in
eterno quando vidi una delle bocche
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che
riprendeva fiato presi lo slancio
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e
mi ci tuffai con quell'urlo senza suono
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che
diceva oh mio lettore accogli questa
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mia
canzone che priva d'ornamento
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viene a
chiederti alloggio e riposo
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con
grave saggezza e discernimento
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si
dona come moglie, figlio e sposo
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(ma
mento -vedi- e avanzo a ritroso)