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salendo le
scale vidi le scale
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diverse per
forma e per dim
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ensione
contenevano scale al loro
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interno e ogni
scala andava dichi-
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arata c'erano
scale locali il cui
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valore si
perdeva salendo e scale
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globali che
portavano in luoghi
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sempre uguali
da qualsiasi luogo
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si
fosse partite le scale dal mede
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simo luogo e
nello stesso finite
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le
scale io camminai per due ore
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scalino sopra
scalino ed era sempre
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lo
stesso che tornava tutta una scala
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infinita fatta
dello stesso scalino
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da
cui avrei potuto trarre info
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rmazioni
tramite una richiesta
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fatta a partire
da una selezione
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delle fonti e
delle parti composte
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delle fonti
secondo un criterio
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ed
un ordine inferiore che potevo
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impostare
legando tra sé parti
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di
parole in cui si celavano valori
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tra
di loro segreti e innamorati
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ed
ogni legame portava un ordine
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terreno delle
scale che modifica
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ndo
la loro sequenza segnavano
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la
parte intercostale della mia
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scrittura
interna quel giro di sé
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gmenti vibranti
che nello spazio
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si
torcevano in un senso umano
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ed
intoccabile come filari carnali
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odori della
creazione umana per
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dire che
salendo o scendendo sarei
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arrivato nello
stesso posto una
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stanza umida e
saporita sotto
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terra una
alcova buia e bagnata
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con
lampadari immersi nelle pi
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etre un
silenzio pesante e mate
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rno
come i resti del mondo fuori
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dall'acqua,
quella era la ragione
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prima della
scala e la sua fine na-
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turale, domande
c'erano uscite
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dalla stanza,
c'erano fori nelle pare
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ti,
domanda dove portavano i fori
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i
fori portavano in altre stanze ide
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ntiche e vuote,
domanda che si pote
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va
fare nella stanza, che domanda
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esercizi, si
potevano fare esercizi, do
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manda esercizi
dell'anima o del cor
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po,
di riscaldamento esercizi di riscal-
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damento nella
stanza non c'è tempe
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ratura, a stare
fermo nella scala
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vidi l'infinito
ripetuto davanti e
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quello dietro n
volte dove n era
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la
parte di infinito concessami in do
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no
quindi > trentasei e < di una v
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ariabile
improvvisa e muta: nel
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mezzo della
scala mi dissi la vena
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anche se la
vena fosse finita o chiusa
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colpito e
ferito sanguinerei parole
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è
nella natura della bestia perdere
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umori o grida,
cosa ci fa un uomo
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finito nel
mezzo di una scala infinita
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chiesi, calcola
la distanza tra scali
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no
e scalino risposi, cosa fa un uomo
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con
una macchina da ufficio fa
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il
frastuono dell'anima o dell'anima
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le
risposi, cosa fa un uomo finito
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chiesi ancora,
continua a trascinarsi
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risposi e così
dicendo feci il primo passo
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e
saltando mi mossi di scalino in scali
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no
ed ero sempre nello stesso punto della
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scala che da
distante era immobile e imme-
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nsa
da vicino mobile e silenziosa e io
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pensavo che
andare o tornare non sarebbe
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cambiato nulla
la forza era tutta
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nell'essere
comunque vivo in mezzo
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a
questo squadernamento a quadretti
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e
da distante non vedevo nient'altro che
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l'ombra della
fine del tutto personale qui
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ndi
un segmento inscritto nella retta qui
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ndi
un niente in prospettiva nel mezzo
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del
cammino eccetera vedevo la fine come
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la
stanchezza nucleare dell'uomo
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quel suo
tentativo di farsi forma
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quando una luce
-accesa- nell'acqua
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tremava come
tremano le migliaia
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di
invisibili respiri ansimati
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in
quella successione necessaria
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per
farne una cieca scala animale
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dove ogni
scalino è identico all'altro
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scalino e ogni
passo non ha un altro
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inferno che il
crollo dell'animale
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svuotato dalla
polpa necessaria
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a
cacare a vomitare ansimati
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piccoli dolori
aperti in migliaia
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di
ragli di strilla di merda d'acqua
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gastrica che
spancia e si perde in forma
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di
coso di cane-stella di uomo
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che
-vedi- si alza e prende la parola (e)
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la
tiene rabbiosa tra i denti nudi.