1 passando per il cerchio mi ritrovai
2 in una finestra di specchi d'acqua (ch)e
3 cercavano tutti i punti di fuga
4 verso i quali ritornare scrosciando
5 aria ed io dall'uno all'altro ritentai
6 di rifluire tra alghe e scuri acqua-
7 tici mostri il cui fiato m'asciuga-
8 va dal vento e risalii scendendo.
9 Al di fuori uscii dal bordo della
10 fontana e tutt'intorno vidi un giardino
11 di siepi e di raggiri e di contorti
12 rami che mi tenevano distante
13 da una rocca disegnata e bella
14 alla cui base stavano dei corti
15 segni, un'allegoria sorprendente
16 d'immagini del primordiale fino
17 a quando tutto si spezza in parti
18 ed io non distinguevo una cosa da
19 una cosa e tutto mi sembrava e non
20 appariva come la somma delle
21 singole immagini messe in sequenza
22 e dalla forma del sole non vedevo
23 il sole, ma il suo fotogramma nero
24 portato in differenza dal livello
25 primario a quello dei suoi derivati
26 cromatici tra cui il ciano il giallo il
27 magenta, e così considerato
28 quel globo non vibra non arroventa;
29 così mattino, pomeriggio e sera
30 restano staccati attratti da sé
31 ed ogni loro parte si frantuma
32 in frazioni di corpo scatti netti
33 di fascia che riportano a galla
34 l'apparire chimico di diversi
35 personaggi che sono io che scrivo
36 che cado e che riporto il risultato
37 in colonna e non ne trovo l'arrivo.
38 "Il giardino era un laberinto dalle
39 mille strade tortuose dove fatto
40 il primo passo si restava smarriti"
41 diceva il testo ed io le proporzioni
42 riconducevo al fatto che stavo bene
43 e che oggi avevo voglia di giocare
44 e che me ne fottevo di ieri del fatto
45 che stetti male che soffrivo io
46 e che tu dondolando gemesti per tutta
47 la notte e che dopodomani è il giorno
48 in cui tutto cade: l'accento il respiro
49 la tua giovinezza non c'è mai stata
50 questo l'inganno della stampa della
51 memoria la tua giovinezza non
52 era altro che una linea a togliere
53 dalla carne alla carne per la carne
54 uno di quelli che, di quelle cose che,
55 tutta questa didascalia da dizionari
56 questo fraseggiare da teatranti,
57 attraverso cui, fu in quel momento che,
58 in quel giardino il dono originale
59 della dimenticanza abbandonai
60 per prendere l'acre versione della
61 perdita e muovevo il corpo a scatti
62 a tratti m'immergevo tra le siepi
63 compenetrando tra ramo e ramo
64 facendomi parte delle parti
65 e girando queste ultime cose
66 ricavavo comunque il senso modulare
67 del danno, della pioggia, delle cose
68 di senso e mi ritrovai d'improvviso
69 davanti a quell'altare dove un cerchio
70 vuoto cadeva sopra c'era una stella
71 da cui si vedeva il cielo e il quadrato
72 sotto chiudeva c'era poi il triangolo
73 aveva poi il suo pieno ed una stella
74 da cui si vedeva la rocca e il cerchio
75 e punte equilattere del triangolo
76 di pietra ed un cuore come il quadrato
77 e linee vedevo e non triangolo
78 e che spezzai con forza sul quadrato
79 che presi in mano premendo sul cerchio
80 inutilmente sforzai sulla stella
81 di righe e di forme piane il quadrato
82 adesso brillava come un triangolo
83 così infilai ripensando la stella
84 così quadrato vedevo di cerchio
85 ed entrando passai tutto il cancello
86 e mi pentivo di quanto avevo
87 scritto il fatto del dondolio del male
88 la confusione che mi ritrovavo
89 delle persone il linguaggio parlato
90 quello sillabico o quello normale
91 scoprivo uguale e dimenticato.
92 ("Dall'altra parte dell'apertura"
93 dicevo e mi rassegnavo a salire
94 per quella parte della strada verso
95 cui tendevo, dalla quale mi sarei
96 meravigliato per via del cammino
97 l'ingannare lieve della scoperta
98 di cose già presenti per se stesse
99 che portano ad un ordine degli spazi:
100 un semplice rilassarsi degli occhi).