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vidi una luce
entrato nella rocca
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e
quella luce sembrava non volere
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parlare ma
stava muta ad ascoltare
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quello che non
volevo dire il mio
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silenzio
profondo da dilettante del
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rumore ed io
spostavo assi e cartografie
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per
ritrovare me stesso poi sperso
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in
quell'androne con quel blasone
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che
recitava 'non sai che anche tu
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t'avvicini a
quella fonte che -bevuto-
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un
sorso...' e poi continuava a lungo
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narrando di
quelle promesse che
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mantenute non
infondono gioia
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né
perdòno ed in lingua d'uso
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cercai di
vedere che da quella scala
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ne
dipartivano altre otto nelle
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otto direzioni
la rosa dei venti
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l'ipotalamo
delle mie contraddizioni
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tanto che
restavo ad aspettare che
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quella luce mi
dicesse di andare
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di
muovermi gesticolando invece
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quella luce era
un uomo ed era Ernesto
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il
fedele compagno che aveva vuote
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le
orbite e restava buttato come
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delle linee
trasversali sul piano
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di
mezzeria che morte da sciocco
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pensavo il
rumore lo scricchiolio
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dei
sassi dentro la pelle che si spezza
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e
non ne esce niente e adesso ciao
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mi
saluta lento con l'oro in bocca
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questo è il
rituale dei catecumeni
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questo è il
sacro furore l'erbetta
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che
tutto mi bruco in preghiera
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ecco il
trasumanare la transu-
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manza da mucche
da macello che
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tu
chiami ancora rimasticare
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l'esofago nel
quale stanno i sentimenti:
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ciao mi disse e
non proferì altra
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non
credo che desiderasse altro
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raccolse le
mani e indicò la scale
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ed
ogni scala si divideva in cinque
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e
per ogni passaggio avrei potuto
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spezzare le mie
cose le cose che a-
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vevo che niente
sarebbe cambia-
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to
se non l'aspetto del mio volto la
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calamita della
mia coscienza che
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s'attaccava ad
ogni menata quale
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le
venisse in mente dagli altarini
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per
le allodole al canto da cigno
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delle chiaviche
da fornaio che Ernesto
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mi
disse bambino quando nascosti
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mi
sussurrava all'orecchio quei segreti
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serali che
tutti ci cercavano e lui con
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la
mano spiegava le scoperte che
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gli
altri gridavano fiasco che ci
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dissero che non
vale abbandonarsi
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a
due a due ed io me lo stringevo
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contro ed ora
dovrei confessare
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che
non c'è, che non baciai, mai nessuna
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tragedia
personale vissi in questo
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che
sono sempre le solite cose
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della testa, la
mania di farsi
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salire dei
personaggi voglio dire
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una
trama alla buona una parte
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di
me che non viene da nessun luogo
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che
non sia quel nostro nascondiglio
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nel
quale all'orecchio sentii la sua voce
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e
vidi la sua mano fare quelle cose:
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e
non mi venne da piangere e nem-
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meno paura
quando lo vidi
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spegnersi con
un raggio, con una
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luce s'illumino
tanto da fare
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vedere che le
scale per otto
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salivano ad
ogni piano della rocca
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c'era un salone
molto bello ed io
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girando cercavo
di riconoscermi
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e
sentivo dei suoni venire dall'alto
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ma
più mi avvicinavo più distante
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e
più m'allontanavo più vicina
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così presi a
continuare a casaccio
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e
pur aspettando ancora a scegliere
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la
scala che delle otto mi portasse
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in
qualche luogo, comunque mi trovavo
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a
passare di stanza in stanza di piano
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in
piano, ed il mio compagno illuminò
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il
mobilio astraendosi in forma
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d'arazzo ed io
ne osservai la scritta
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e
vi trovai grosso l'errore di gram-
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matica che per
quanto lo leggessi non
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coglievo il
punto in cui fosse e stavo
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a
vedere e non vedere come chi
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chiuse gli
occhi per aspettare e
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quando li aprii
mi ritrovai davanti
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a
quello che senza vista ciao disse
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ed
io ancora non capii che l'appetito
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vien eccetera
ed ero confuso di
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quell'apprendistato
di maniera
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'vorrei sapere'
dissi, ed altre cose
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ma
quello che non potevo che ero
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ancora al primo
verso e la prima scelsi.