Una delle altee aveva preso l'abitudine di prepararmi il
caffè alla mattina. Era una altea bionda ed era diversa
dalle altre altee anche per l'odore che era più pungente e
selvatico. Fu lei a rivelarmi che molte delle altre altee
in realtà non esistevano, ma apparivano e sparivano per via
di una serie di specchi messi negli angoli della casa.
Il caffè aveva lo stesso odore di questa altea che lo
preparava e il gusto era salato ma non del tutto
sgradevole. Dopo che avevo finito il caffè altea mi si
sedeva sulle gambe e -avvicinate le sue labbra alle mie-
lentamente spingeva la sua lingua dentro la mia bocca, e
poi leccava internamente, arrotolandosi di tanto in tanto
con la mia lingua. Lo faceva tenendo le mani in grembo e
tenendo gli occhi chiusi e in una di queste occasioni capii
che mi ero innamorato o qualcosa del genere.
Questa altea aveva preso a volersi differenziare dalle
altre altee e quindi si era fatta delle piccole incisioni
alla base del collo. Dopo aver fatto l'incisione teneva la
ferita aperta con l'unghia e la allargava per metterci
dentro dei piccoli oggetti. Lo faceva per fare colpo su di
me, perché io non mi dimenticassi di lei o non la
confondessi con le altre altee. Aveva anche cominciato a
cambiare il suo odore, per farlo simile a quello delle
volpi.
"Altrimenti mi confonderesti con una delle altre altee, o
con una di quelle uscite dagli specchi" mi disse una volta.
"Gli specchi di cui mi hai parlato. Perché non riflettono
anche la mia immagine?"
Altea rise. "Certo che la riflettono, solo che producono
altre altee, più maschili. Le altee maschili sono
riconoscibili perché hanno un piccolo pene a curva. Sono
molto gentili, ma alla lunga annoiano"
"Non ho mai incontrato una altea con il pene" dissi.
Altea fece spallucce.
"Perché quelle non le facciamo uscire dallo specchio. Di
solito le ammazziamo per non confonderci con le altee
originali"
"Quindi si può entrare dentro agli specchi"
"Sì. Ma non è un bel posto"
"E' pericoloso?"
"Questo non lo so. Ma non è un bel posto. E' umido. Molto
umido"
"Come è fatto questo posto?"
"Sono gallerie. Con delle stanze ogni tanto. E polveroso, i
muri sono tutti a pezzi. C'è una luce fioca. Perché invece
non scappiamo insieme al mare? Io non ho mai visto il mare"
"Ci sono mostri nelle gallerie?"
"Non lo so, c'è cattivo odore. Ma perché non mi porti a
vedere il mare? Mi butterei fra le onde"
"La salsedine uccide le altee" le spiegai. "Le consuma agli
snodi degli arti, tipo le spalle o i ginocchi"
Altea ci rimase male e disse che non lo sapeva. "Vale la
pena morire per buttarsi nel mare?" chiese dopo averci
pensato un po'.
"Non credo. Di solito l'acqua è fredda, e dentro ci sono
delle cose che si muovono, roba viva. Alcune uccidono. E'
più bello immaginarselo che farlo davvero".
Altea mise su il broncio. Lì vicino si era seduta per terra
una giovane altea dai capelli rossi che ci guardava con
sospetto, cercava di sentire quello che ci dicevamo. Ombre
di altre altee venivano e sparivano dalle porte del
giardino.
"Allora -mormorò l'altea che amavo- andiamo dentro allo
specchio. Sempre meglio che niente"
"Bene" dissi io sorridendo e provai a stringerla contro di
me, finché non sentii quel rumore. Lei si era buttata su di
me e aveva avvicinato la bocca al mio orecchio per farmi
sentire i suoni dei gatti, e io sapevo che era il suo
rumore di quando godeva e soffriva nello stesso tempo.
Gli specchi non erano facilmente visibili anche perché non
riflettevano la luce, erano dei cerchi di metallo
inchiodati nella parte bassa della parete, vicino agli
angoli. Osservandoli non si pensava a uno specchio, ma a
coperchi appesi al muro.
Altea aveva una piccola chiave che infilò nel centro dello
specchio, aprendolo.
Dall'altra parte c'era una specie di cantina, dai soffitti
bassi. Il pavimento era di terra battuta e sia le pareti
che il soffitto erano di mattoni consumati e rotti. Sul
fondo si vedevano due altee sedute per terra e ancora più
dietro dei fori neri che capivo essere le aperture dei
corridoi. Una lampadina pendeva dal soffitto mandando una
luce fioca.
"Non è un bel posto in effetti" dissi ad altea quando fummo
dall'altra parte.
Lei non mi rispose e indicò i passaggi dei corridoi.
"Conviene che ci spicciamo" mi sussurrò.
Passammo vicino alle due altee sedute per terra. Erano
morte. Coperte da ematomi, erano legate a un paletto di
legno infilato per terra, per questo sembravano sedute.
"Erano altee maschio?" chiesi ad Altea.
"No, erano antipatiche" rispose.
Non dissi niente, sapevo che le altee erano fatte così, non
bisogna mai immischiarsi troppo. Ci infilammo in uno dei
corridoi e lo percorremmo a tentoni al buio fino ad
arrivare a una stanza deserta, molto simile alla precedente
ma con il pavimento coperto da pozze d'acqua.
"E ora?" chiese Altea. Tremava leggermente e l'odore di
volpe si era fatto più forte e pungente.
"Andiamo avanti"
Ci infilammo di nuovo in uno dei corridoi e ancora una
volta finimmo in una stanza simile alle precedenti. Era per
buona parte immersa in una larga pozza d'acqua e dietro
alla pozza c'era un cunicolo che sprofondava sotto terra.
Dal foro scuro usciva un fumo denso e continuo.
In alto non si vedeva il soffitto, il fumo saliva e si
perdeva nel buio sopra di noi. Le pareti di roccia erano
bagnate e c'era una forte umidità, molto più di quella che
avevamo incontrato nelle stanze precedenti.
"Nessuna delle ragazze è mai arrivata qua" disse Altea con
tono orgoglioso. Si toccava i tagli alla base del collo,
infilandoci dentro l'unghia. Mi piaceva quando lo faceva,
sapevo che lo faceva per me, per farmi capire che solo lei
era la mia altea. La abbracciai da dietro e le diedi un
colpo con la bocca alla base dell'orecchio e lei si buttò
completamente contro di me.
"Cosa è quel foro?" le sussurrai all'orecchio e lei rispose
che era l'ingresso dell'inferno, aveva già letto qualcosa
al riguardo di quel foro, non era la prima volta che lo
incontrava.
"Ma non ero mai entrata, ero da sola, avevo paura" aggiunse
girandosi verso di me e perdendo del tempo ad osservarmi
come se mi vedesse solo in quel momento; lo faceva perché
era innamorata di me, ma ogni tanto doveva guardarmi per
ricordarsi come ero fatto e perché si fosse innamorata di
me, le altee erano molto passionali e testarde, ma avevano
poca memoria e tendevano a dimenticarsi le motivazioni per
le quali avevano deciso di soffrire per qualcuno.
"Non so se sia una buona idea entrare lì dentro" commentai
poco convinto.
"Io non sono mai stata all'inferno"
"C'è molto fumo"
"Ci sono dei proverbi che dicono che l'inferno non è così
brutto come lo si dipinge. Magari il fumo poi smette"
"Potrebbero essere proverbi messi in giro da quelli che
stanno all'inferno per attirare i curiosi"
Altea mise su il solito broncio e si strinse le braccia
contro il petto, stava guardandomi come se la avessi
tradita. "Io voglio andare all'inferno" disse poi. "Con te
o senza di te" aggiunse dandomi le spalle e iniziando a
camminare lentamente verso l'apertura del passaggio
sotterraneo.
"Altea, aspetta!" dissi io e ridendo la raggiunsi
prendendola per un braccio. Lei si girò bruscamente, come
se la avessi strattonata e mi chiese con voce tremante cosa
cazzo volessi. Continuava a tenersi le braccia strette
contro il petto. "Andiamo di sotto" le dissi.
Allora lei fece un mezzo sorriso e mi abbracciò, senza
aggiungere altro mi strinse debolmente, infilò una delle
sue manine fredde dentro la mia giacca fino alla pelle e
poi la sentii guizzare in basso sotto ai pantaloni. "Lo
sapevo" mi sussurrò all'orecchio, adesso ero di nuovo il
suo complice.
Circumnavigammo il piccolo laghetto, era di acqua immobile,
torbida e ne veniva un odore di salmastro e di marcio.
Lentamente ci avvicinammo all'apertura dell'inferno e
cercammo di osservare dentro: si vedeva soltanto la coltre
di fumo uscire continua e perdersi nel buio in alto.
"Sei proprio sicura?" chiesi ad Altea e lei per tutta
risposta entrò dentro. La seguii e subito ci trovammo
immersi in questo fumo denso e aspro. Sentivo davanti a me
Altea camminare con difficoltà e tossire con i suoi piccoli
polmoni acquatici.
"Altea, è meglio se torniamo indietro!" urlai tossendo e
cercando con la mano di afferrarla, ma lei continuava a
camminare, era poco più di una macchia davanti a me,
tossiva così forte che ero sicuro che la avrei persa per
sempre lì dentro.
Volevo raggiungerla e andavo avanti, e più scendevo in
profondità, più il fumo si faceva pesante e tossico, finché
crollai in ginocchio. "Altea, torniamo indietro" mormorai,
ormai non vedevo più niente, avevo gli occhi bruciati, non
capivo dove fossimo finiti e ogni respiro lo stomaco
mandava dei conati di aria spenta.
Da qualche parte sentii tossire e poi la voce distante di
Altea che urlava che magari eravamo quasi arrivati, magari
bastava camminare anche cento metri e il fumo sarebbe
sparito e saremmo arrivati finalmente all'inferno con i
suoi gironi, con le grandi vallate scure piene di dannati
che soffrono e spingono pietre tra fiamme accese e venti
roventi. "Magari bastano ancora" disse e poi basta, sentii
solo un rumore, un rantolio.
"Cosa" sussurrai e mi alzai in piedi cercando di camminare
verso di lei, gli occhi erano bagnati e gonfiati, non si
aprivano più.
Altea mi finì addosso con tutta la sua forza, sentii le sue
mani tastarmi e poi spingermi e tirarmi, non parlava più,
mi tirava e mi spingeva nello stesso tempo, io afferrai una
delle sue mani e iniziai a correre assieme a lei, pensavo
di essermi girato verso l'entrata, non vedevo niente, ogni
tanto cadevo, tutto per terra era liscio e levigato.
Correvo verso l'uscita, poi Altea mi strattonò e mi tirò di
nuovo verso l'inferno. "No" dissi. "No" ripetei e cercai di
trattenerla, ma quella sembrava impazzita mi stava tirando
con una forza inaspettata verso il fondo. "No" dissi per la
terza volta e urlai che di lì si tornava sotto, che saremmo
morti, che non avremmo mai raggiunto l'inferno. Ma Altea
non mi mollava e all'improvviso sentii un vento freddo e
poi caddi nell'acqua gelida.
Altea mi lasciò la mano, io non riuscivo ad aprire gli
occhi, stavo bevendo un'acqua amara e nauseante, annaspavo
con le braccia senza riuscire a stare a galla, ero
completamente immerso nell'acqua.
Poi arrivò di nuovo la mano di Altea a mi sentii portare
fuori dall'acqua.
Mi sdraiai tossendo sul pavimento e piano piano cercai di
aprire gli occhi.
Ero di nuovo nella stanza di prima. Era successo che Altea
mi aveva portato fuori e, uscendo di corsa dall'apertura
dell'inferno, eravamo finiti nel laghetto. Potevo tenere
gli occhi aperti per poco, poi dovevo richiuderli,
arrivavano immagini sfuocate di quello che avevo attorno.
"Pensavo che mi stessi portando di nuovo dentro l'inferno"
dissi.
Altea non mi rispose, non la vedevo, non sentivo nessun
rumore, non la sentivo tossire.
"Altea?" chiesi.
"Ci sono" disse qualcuno. Se era Altea, la sua voce era
completamente cambiata.
"Non riesco ad aprire gli occhi"
"Lasciali chiusi" rispose quella voce.
Poi sentii un corpo che si posava sul mio e puzzava di
fumo, aveva l'odore dell'inferno e mugolava con un rumore
metallico e poi sentivo che mi metteva le dita vicino alla
bocca per forzarmi la mandibola ad aprirla e quando ci
riusciva, la sua lingua piccola e secca mi entrava dentro e
io la stringevo ed era quello che rimaneva di Altea.
Quando mi risvegliai Altea era sdraiata sopra di me,
rotolava nel sonno.
Avrei voluto spostarla per alzarmi, ma ero senza forze.
C'era un rumore di ventole, in lontananza.
"Altea" dissi.
Così sdraiato potevo solo vedere il soffitto di pietra
della stanza. Vedevo il fumo con la coda dell'occhio.
Saliva fino alla volta e lì stagnava creando una nuvola
scura e densa.
"Altea" ripetei. "Alzati"
Altea prese a tossire, il suo corpo vibrava tutto, come se
si stesse per spezzare da un momento all'altro. Doveva
avere gli organi pieni di fumo.
I polmoni di Altea erano polmoni acquatici, un tipo di
polmone che può respirare anche acqua e ha bisogno di una
frequente umidificazione per evitare che si secchi.
Magari -pensai- dandogli dell'acqua Altea tornerà a essere
bella.
"Cristo" mormorò altea e mi strinse più forte.
Rimasi così per un po', sentendo le unghie di altea che mi
forzavano la pelle e il suo respiro, di solito così
profumato di carne, adesso puzzava di fumo, rotto dai colpi
di tosse. "Ti amo altea" le dissi, e dalla mia bocca non
uscì nessun suono, solo un alito.
La nuvola sopra la nostra testa mutava forma, era torbida,
adesso sembrava un muso di capra, adesso un volto
inespressivo. Chiusi gli occhi.
Quando mi svegliai per la seconda volta Altea era seduta
per terra e fissava davanti a sé. "Sto male" disse senza
guardarmi.
Eravamo di nuovo nella stanza con il lago, dall'acqua
proveniva un odore di marcio irrespirabile. Dietro al lago
si vedeva la caverna da cui usciva continuamente il fumo,
lento e denso.
"Ho bisogno di acqua" disse altea girandosi verso di me.
"Per i polmoni" aggiunse.
"Questa non puoi berla" le risposi cercando di mettermi in
piedi e indicando la pozza che stava davanti a noi.
Altea scosse la testa. Adesso aveva il viso imbronciato.
"Tutta questa strada per bere l'acqua di una pozza
putrida".
Sospirai. "Non dovrai bere quest'acqua. Fa schifo. Adesso
torniamo indietro nella casa e lì ci riposiamo. In casa
abbiamo l'acqua diretta dell'acquedotto, è molto fresca e
abbiamo anche messo dei filtri per tenere lontano il gusto
delle bestioline che si infilano nei tubi e poi ci annegano
dentro. Potrai bere tutta l'acqua che vorrai e vedrai che
poi tutto andrà meglio. Quando ci saremo rimessi, potremo
tornare nello specchio e cercare una strada diversa, senza
andare ad infilarci di nuovo in questa maledetta grotta".
Altea annui. Tra sé e sé disse che andare dentro alla
grotta di fumo non era stata una buona idea. "Però ero così
curiosa di vedere come era fatto l'inferno"
"Forse non era la strada giusta" dissi avvicinandomi a lei.
Tesi la mano per aiutarla ad alzarsi e poco dopo
camminavamo appoggiandoci l'uno contro l'altro.
Tornando indietro capii che non eravamo soli, c'erano altre
altee che sbucavano e sparivano dai fori delle pareti. Non
riuscivo a vederle, erano come ombre rapide, appena voltavo
la testa erano sparite nella cavità scura dei passaggi.
Anche il loro odore sembrava diverso?
"Qualcuno ci sta seguendo" dissi.
"Sono solo delle tue fantasie"
"Vedo delle ombre, saranno delle altre altee"
Quando uscimmo dallo specchio ci ritrovammo nella casa di
Altea. Tutto sembrava abbandonato, c'era sporcizia per
terra, le finestre erano chiuse, non si vedeva nessuno in
giro. L'odore che sentivo nell'aria non aveva niente a che
fare con quello che conoscevo di quella casa, era un odore
nello stesso tempo umido e rancido, di qualcosa di vivo e
di morto.
"Non è come me la ricordavo" diceva altea camminando per le
stanze. Ogni tanto si fermava per tossire, appoggiava una
mano a una parete e tossiva finché non le tornava il
respiro. Poi tornava a camminare. Era sempre bella, ma
credevo che sarebbe morta, era troppo sofferente.
Le camere da letto erano invase dal rumore dei topi, i
letti bucati, la lana sparsa per il pavimento assieme a
piccole macchiette nere. Si sentiva un rumore venire da
dietro ai mobili, come di legni che si spezzano. Bestie
comunque non se ne vedevano. Nei bagni e nella cucina i
rubinetti erano aperti, ma non usciva niente. Si sentiva un
suono venire dai tubi, come il rumore di un fuoco acceso.
"Qui è successo un casino" mormorò altea.
"Eppure non siamo stati via così tanto"
"Non è colpa nostra" disse altea.
Si avvicinò a una delle finestre cercò di aprire la
serranda, non si riusciva. "E' chiusa" si lamentò. Mi
avvicinai e ci provai anche io.
"Non si apre" dissi.
Provammo da un altra finestra con lo stesso risultato.
"Non possiamo vedere quello che c'è fuori" disse altea.
"Cosa dovrebbe esserci fuori? Ci saranno le solite cose"
Altea scosse la testa.
"Secondo me non c'è niente fuori" disse prendendomi la
mano.
La paura di Altea adesso era di non riuscire a rientrare
nello specchio. Mi trascinava verso quello da cui eravamo
passati poco prima, continuando a tossire e toccandosi il
taglio alla base del collo, come se le facesse male o le
desse fastidio. Andavamo avanti e indietro per le stanze
dell'appartamento, anche la disposizione era cambiata e mi
ritrovavo a seguire altea per stanze che non avevamo mai
visto prima.
Ad un certo punto vedemmo lo specchio da cui eravamo
entrati, o uno identico. Davanti allo specchio c'era una
altea nera. Era brutta, la più brutta Altea che avessi mai
visto.
"Non è una altea" mormorò la mia altea mettendosi dietro di
me e infilando le sue dita sotto alla mia maglietta. Erano
così fredde.
"Ciao" disse la altea nera e la voce le usciva dal petto,
la bocca era immobile.
"L'hanno fatta sbagliata" disse sottovoce la mia altea.
Aveva un tono quasi vittorioso, come di chi si prende una
piccola soddisfazione.
L'altea nera era immobile, i vestiti erano di carne, anche
i capelli, era una altea fatta tutta di carne, era bagnata.
La pelle sembrava del macinato. Ad un certo punto si mosse
verso di noi, ma senza camminare, la carne si piegò e poi
ritornò rigida un po' più in là.
"Ciao" disse di nuovo.
"Dobbiamo andarcene nello specchio" fece la mia altea, era
terrorizzata.
"Ma perché?"
"Dobbiamo tornare di sopra"
"Di sopra dove?"
"Non siamo usciti da dove eravamo entrati. Quando siamo
entrati nella grotta, dico. Siamo scesi"
"All'inferno?"
"Un posto del genere" disse Altea fissando la sua sosia di
carne nera.
"Ciao" ripeté la altea nera e fece un nuovo movimento verso
di noi.