Inizio a scrivere e parte il rumore della morte il rumore
della morte è quella stramaledetta ventolina che la apple
ha avuto la bella idea di ficcare dentro a quello che
dall'esterno sembrerebbe un comptuter new age anche un po'
new tech e invece dopo dieci minuti che scrivi parte la
ventolina che è la cosa più old age e old tech che penso si
possa ficcare in un computer, guardi capitan jobs che
questa cosa che abbiamo fatto ci si può cuocere le uova da
quanto scalda, non vi preoccupate fedeli dipendenti,
togliete un po' di circuiteria e piazzateci una ventolina
di quelle variabili che all'inizio fa un rumorino tipo
vrrrrrr, e poi man mano che il calore aumenta lei fa un
rantolio sempre più deciso finché alla fine vibra tutto il
portatile sembra che stia per esplodere e così acquirente
capisce che è l'ora di chiudere il portatile e lasciarlo
riposare, il succo è che i nostri portatili hanno bisogno
di rilassarsi al fresco, sono come i cristiani.
E io infatti capisco e chiudo il powerbookino e lo alzo e
inizio a tastare le varie parti del pb per capire cosa
cazzo è che sente il dovere di scaldare così tanto mentre
uso un word processor, mi sento un medico, misuro la
temperatura con le applicazioni che interrogano i sensori,
massaggio la parte sotto il processore grafico, soffio
nelle porte usb per aumentare la circolazione dell'aria e
mentre faccio tutte queste cose appare niccolò che mi
guarda con gli occhi sbarrati e il pallone supertele blu a
righe nere in mano e io mi rendo conto che è lì fisso a
guardarmi e gli chiedo cosa vuole e lui mi dice che voleva
giocare un po' a palla assieme che glielo avevo promesso e
io scuoto la testa, alzo gli occhi al cielo e gli dico no
niccolotto, non vedi che papà sta scrivendo al computer? e
torno a soffiare nella porta usb e a tastare sotto la
pancia del powerbook. E lui, il niccolotto, mostra
intelligenza, esce di casa e inizia a tirare calci al
pallone facendolo rimbalzare contro la parete della casa,
delle bordate rancorose e ogni pallonata mi manda uno
sguardo imbronciato, e poi tira ancora il pallone contro la
parete che sicuramente si starà sbriciolando, è di ethernit
moriremo tutti per evidente conflitto generazionale.
Comunque alla fine decido che non può essere solo colpa
della apple, voglio dire sono in california quei maledetti
della apple, l'immagine che associo alla california sono
delle tette rette da bikini umidi, del surf e caldo un
fottutissimo caldo e quindi si sarebbero ben accorti che la
ventola si accende più del dovuto, deve esserci qualche
altro fattore che accelera l'accensione della ventola e
guardo la scrivania di legno la tocco e sento che è
naturalmente non-fredda, insomma è legno e penso che potrei
mettere tra il powerbook e il legno qualche materiale
freddo freddo che possa fare da dissipatore, ecco una bella
idea, un qualcosa di freddo freddo e penso a cosa ci potrei
mettere di freddo freddo e mentre lo penso guardo fuori
dalla finestra i loculi del cimitero, e i cipressi che ad
alte schiere eccetera e penso alla morte, a come siamo
fragili, a come i nostri desideri siano pallide ombre della
verità e mentre faccio questi pensieri vado in cucina dove
c'è cecilia che legge e simone sul seggiolone e mi
schiarisco la voce.
"Cecilia, voglio farmi tagliare un pezzo di marmo
dimensione powerbook".
"Uh. Per la lapide?"
"No, per la dissipazione" e le spiego la mia teoria della
california delle tette e del marmo che di lì a pochi minuti
sarei uscito a comperare dei marmisti del cimitero.
Cecilia mi guarda, sospira e sta per farmi la sua filippica
sul tempo che perdo eccetera eccetera invece di eccetera
eccetera, che se avesse saputo eccetera eccetera quando -in
quel preciso momento- simone lancia un piccolo urlo e
crolla con la testa sul petto.
"Uh" dice cecilia bloccandosi.
Mi avvicino al seggiolone e dico simone? simone? e lo tiro
su e quello è mollissimo, ha gli occhi chiusi e tutto il
corpo come se fosse un bambolotto spento, simone? dico
ancora e gli metto una mano sulla pancia e sento che
respira. "Respira" dico a cecilia che ha mollato tutto
quello che aveva in mano e me lo strappa quasi di mano e
dice simone? simone bimbo bello? che hai simone? e lui è
mollo non dà segni di vita, sembra crollato nel sonno, e in
effetti tecnicamente dorme ma siamo perplessissimi, cecilia
dice che dobbiamo andare al pronto soccorso di corsa e io
le dico che sì, ma che gli diciamo, che si è addormentato?
Magari era solo stanco e poi lo tengono una settimana per
controlli e ce lo danno indietro facendoci sentire pure in
colpa per avergli fatto perdere del tempo, e in effetti
anche cecilia non è convinta convinta, simone dorme
profondamente, è già successo che mentre giocava si metteva
giù e si addormentava, eh ma non così di colpo e inizia
urlargli simone sveglia! simone sveglia! e lui muove un po'
la testa ma non si sveglia, allora decidiamo di chiamare il
pediatra, anche se è domenica prima di correre come dei
pazzi chiamiamo il pediatra siamo tutti e due in paranoia
dubbiosa, e io tengo simone che dorme e cecilia telefona e
sento che lascia un messaggio nella segreteria. "Non c'è"
mi dice e io gli tocco la fronte ed è un po' caldo, mi
sembra caldo ma è caldo in generale, anche io sono caldo e
mentre gli tocco la fronte vorrei sentire la ventolina,
ecco in quel momento vorrei sentire la ventolina che gli si
accende dentro e butta fuori dalla testolina di simone
l'aria calda che lo ha fatto crollare in quella maniera
strana e poi vedere simone che riapre gli occhi e lancia i
suoi odiosi urletti da bambino sanissimo e noi che ci
diciamo che genitori fessi che siamo a preoccuparci, tanto
c'è la ventolina e ci mettiamo a ridere, c'è la ventolina!,
ecco vorrei una cosa del genere e invece nel mondo normale
cecilia è disperata ormai è passato un quarto d'ora e il
medico non ci risponde, anche il cellulare è spento e
allora decidiamo di partire, poso simone nel suo lettino e
vado a prendere la patente e a questo punto non troviamo le
chiavi della macchina, iniziamo ad urlarci di tutto dove
cazzo hai messo le chiavi, guarda che sei tu l'ultima che
ha usato la macchina, siamo fuori di testa, adesso siamo
davvero in paranoia per tutto il tempo che sta passando in
accumulo a quello già fatto passare per la nostra
incertezza di genitori inadeguati, anche niccolò ha capito
che c'è qualcosa di strano e gira tra di noi chiedendo che
succede, perché urliamo, e alla fine le chiavi vengono
fuori, non era colpa di nessuno, le chiavi erano finite
sotto ai cuscini del divano, saranno passati altri dieci
minuti per questa storia delle chiavi e allora io entro
nella cameretta di simone per prenderlo e correre al pronto
soccorso e quello è in piedi nel lettino che si strofina
gli occhi e quando mi vede mi manda un sorriso e tira uno
di quei suoni monosillabici a lui tanto congeniali.
"Cecilia fermati: si è svegliato. Sta benissimo" dico e
cecilia appare alle mie spalle, si ferma a sorridergli e
poi mi abbraccia e dice cazzo un paio di volte e io
annuisco, cazzo cazzo.
Poi suona il telefono e lei va a parlare, è il pediatra. Io
la aspetto con simone in braccio che adesso sembra il
bambino più sano e tranquillo del mondo sembra anche
riposato, cecilia parla fitto fitto e poi dice grazie
grazie e butta giù.
Sospira, si avvicina alla finestra e si accende una
sigaretta.
"Ho spiegato tutto al pediatra. Dice che probabilmente ha
avuto un piccolo collasso"
"Ah"
"Probabilmente per il caldo"
"Ah"
"Potrebbe essere una cosa eccezionale. Per ora non mi
preoccupo"
"Beh, neppure io, simone ha solo sei mesi. Fino a marzo
siamo in garanzia"
Cecilia mi risponde con un gesto irripetibile, si riprende
il frugolotto e lo tiene fra le braccia come se fosse
ancora un pezzo del suo corpo e io -guardando la sua
tranquillità di adesso- penso che questa cosa succede
spesso, si passa da essere una famiglia da format
televisivo, che si preoccupa di avere il latte i biscotti
la carta igienica sempre pronti, a una famiglia in crisi
per il caso che ha colpito come un pazzo cieco, ecco perché
la cronaca nera ci interessa tanto, la cronaca nera è
quello che potremmo essere da domani se qualcosa accadesse,
magari senza nessuna colpa da parte nostra: un camion che
sbanda e centra l'auto che andava nella carreggiata
opposta, il fulmine che becca quello che correva verso
casa, la calderina appena controllata che ammazza nella
notte.
Una cosa che cede e che ci mostra il retro della grande
parata quotidiana.
Così guardo il powerbook e sua ventolina affannata che
sembra volermi dire non ti preoccupare finché ci sono io, a
te e al tuo powerbook non può succedere niente di male,
andrete avanti in eterno, ecco cosa mi dice la ventolina
con il suo roteare meccanico finché un giorno qualcosa si
spezzerà e quella rimarrà immobile a sentire l'inferno
crescerle attorno.