io ce e la scimmia
Sono lì che leggo un libro di fantascienza cercando di
ricordare il nome del maledetto che me lo aveva
consigliato, quando sento la voce del mio figlio
primogenito che mi dice guarda papà, grosso! e io senza
alzare la testa dico sì sì, grosso, e lui mi dice di nuovo,
guarda papà: grosso! con svariate sfumature esclamative,
così io finalmente lo guardo e vedo che si è tirato giù
pantaloni e mutande e si ammira estasiato il pisello colto
in una fanciullesca erezione, al che io deglutisco freddo e
gli dico sì sì bravo niccolò stai fermo così che papà va in
cucina a prendere le forbici e te lo taglia. Il niccolotto
mi guarda spaventato, va in bagno e si siede sulla tazza
del cesso e 'cacca' mi dice, coprendosi il pisello con le
mani.
Io mi alzo e vado davvero in cucina dove c'è cecilia che
stira e le dico, dannazione io non sono ancora pronto per i
problemi della pubertà!
"Non preoccuparti -fa cecilia accomodante- prima o poi li
supererai"
"Non i miei. Parlavo di nostro figlio" e le spiego la
faccenda delle erezioni.
"Guarda che è normale che un bambino di tre anni abbia
erezioni" dice cecilia sorridendo e posando il ferro da
stiro.
"Uh? Io non ricordo di aver avuto erezioni a tre anni!"
"Il tuo è un caso particolare. Ma nutro speranze per il
futuro" aggiunge cecilia sospirando, e io le mostro il
pugno perché ho capito che sta facendo dell'ironia, o
almeno spero.
Esco dalla cucina, osservo il coccolotto sulla tazza del
cesso che finge contrazioni tardo intestinali, guardo da
distante il prodigioso libro di fantascienza che già a
pagina trenta si è guadagnato il viaggio interstellare
nello scaffale in alto della libreria, prendo il mio
powerbook 12'', sempre sia lodato, e apro il gioco a cui
sto giocando adesso che si chiama blades of avernum.
Blades of avernum è il tipico gioco di ruolo, molto
semplice, in cui un uomo eroico, una specie di rettile, un
mago e una chierica fica decidono di mettersi assieme e di
intraprendere una serie di missioni come avventurieri
mercenari. La chierica fica si chiama cordelia e veste con
una tunica aderente con una spaccatura che parte dalla
milza, il rettile si chiama ssschach ed ha tutte le
sembianze del viscido rettile antropomorfo, il mago si
chiama mycroft senza la 'so' in mezzo, e l'eroe fico si
chiama aldus e sembra un tedesco che ha sbagliato a
ingoiare i crauti.
Quando non ci gioco non ne sento il bisogno, vivo felice
andando di stanza in stanza con le mani in tasca e
fischiettando motivetti allegri, ma quando inizio a giocare
diventa droga pura droga, dimentico tutti e tutto, sono
capace di saltare interi pasti, di farmi morsicare dalle
zanzare senza neanche fare lo sforzo per schiacciarle,
perché blades of avernum è la versione shareware della
scimmia della dipendenza, e io ne sono completamente
dipendente.
Il problema più grosso è che quando aldus, cordelia,
mycroft e ssschach devono per qualche motivo combattere
contro mostri tipo idre multitesta o lumache giganti, si
separano e combattono ognuno al proprio turno e quando
combattono non si può salvare il gioco, devi andare avanti
nel combattimento e solo quando il combattimento (che può
durate tempi molto lunghi, tipo un ora) arriva alla sua
fine, allora si può salvare.
Questo vuol dire, in soldoni, che durante i combattimenti
io sono completamente dentro al computer, cioé il mio corpo
fisico risiede ancora nel mondo come lo conoscete voi, ma
lo spirito è con i quattro pirla nei sotterranei a
combattere contro le lumache giganti, e in quel momento non
c'è niente di più importante che finire il combattimento
senza perdere nessuno dei quattro avventurieri, e finito il
combattimento salvare il gioco.
E' in quel momento -nel momento topico del combattimento-
che succede quella cosa, cioé che una vocina angelica dice
'papà pulisci?' e la frase papà pulisci viene ripetuta ad
intensità lessicali sempre maggiori finché il papà in
questione abbandona per un attimo l'incantesimo 'frecce di
ghiaccio' (una delle magie più potenti di mycroft, da non
usare contro mostri fatti di ghiaccio o non-morti perché
non ha effetto, l'ho scoperto a mie spese) (come d'altronde
le palle di fuoco non fanno nulla ai mostri fatti di fuoco,
diavolo di un programmatore), dicevo, il padre alza la
testa, e vede il niccolotto di inizio racconto seduto sul
cesso che ripete ancora papà pulisci e aggiunge 'fatta
cacca'.
E qui il padre venerandi, seduto sul divanetto con il
powerbook 12'' sulle gambe a mo' di coperta termica, resta
a bocca aperta a vedere: -con lo spirito il suo
combattimento giunto nel momento topico; -con il corpo il
figlio anche lui giunto nel suo momento topico. Ognuno ha
il suo momento topico, e il padre venerandi direbbe certo
figlio, salvo e arrivo, ma non può, non può salvare e
quindi abbassa lo sguardo in questo momento drammatico in
cui la forza magia di mycroft e cordelia è su livelli molto
bassi, ma di contro la lumaca gigante ha dato motivo di
credere di essere sul punto di criccare e lasciare questo
crudele mondo di lacrime.
"L'hai fatta tutta?" chiede allora il padre.
"Tutta, finito" dice niccolò. "Pulisci?" soggiunge.
In teoria il padre potrebbe mollare il pb 12'' su un
ripiano abbastanza alto in modo da essere ben sicuro che
nessuno possa premere inavvertitamente alcun tasto, oppure,
ancora meglio, metterlo in stop. Ma questo, il fatto di
metterlo in stop, al padre pare di ricordare che sia
sconsigliato dall'autore del gioco, perché talvolta al
risveglio dello stop tutto lo schermo diventa bianco,
obbligando ad uscire senza salvare, e inoltre, al di là del
mero problema tecnico, abbandonare un combattimento a metà,
significa abbandonare quell'aura invisibile che unisce il
giocatore al giocato, e che dà forza ai vari cordelia e
ssschach, e quindi al ritorno dalla pulitura della cacca
del figlio il combattimento non sarebbe più lo stesso, la
connessione giocatore-gioco si sarebbe indebolita e la
battaglia si tramuterebbe in cocente sconfitta in poche
mosse.
Allora il padre in questione inizia a pensare alla serie di
scuse più improbabili per ritardare la pulitura della cacca
del proprio figliuolo cercando il metodo più intelligente
per deviare il fastidioso rimbalzo figlio-->padre, a
quello più rassicurante figlio-->madre, quando -fissando
la propria progenie negli occhi- il padre vede una parte di
se stesso, un piccolo venerandi che corre in un enorme
campo di calcio abbandonato tirando calci a cose che non
esistono e rincorrendo giochi luminosi e senza parole, e
allora il padre venerandi vuole bene a quel piccolo
venerandi che salta e ride negli occhi treenni del figlio e
allora pensa ci possa essere empatia tra due generazioni
così lontane, che non è il caso di mentire a qualcosa che
conosce bene l'importanza di giocare, e allora il padre
scuote la testa sorridendo e dice che papà non può venire:
perché sta giocando.
Il niccolotto rimane immobile per un attimo a questa
riposta, quasi ne considerasse le implicazioni. Poi, come
se fosse la cosa più normale di questo mondo, dice
"vedere!".
Siamo a fine di racconto, entro nel bagno e mi metto in
ginocchio a fianco della tazza del cesso e continuo il
combattimento contro la lumaca gigante, spiegando a
niccolotto le varie fasi della battaglia, e lui sorride poi
si fa concentrato, cerca di capire il gioco di papà e poi
cerca di partecipare, dice che la lumaca gigante è brutta.
"Ci credo, è un mostro" faccio io. "E' cattiva"
"Anche questo è brutto" aggiunge poco perspicace il
niccolotto indicando ssschach.
"In questo caso è brutto, ma buono, mi aiuta a uccidere la
lumaca" spiego didascalico, e continuo a lanciare frecce, a
menare colpi di spada, per un tempo abbastanza lungo, tipo
una mezz'oretta, chiuso nel bagno con il mio bimbo che dopo
un po' si distrae e comincia a giocare con la carta
igienica a srotolarne interi nastri, cose che di solito lo
sgriderei, ma adesso sono nel combattimento non posso, ho
la scimmia della battaglia, ogni tanto il niccolotto mi
ricorda che però poi devo pulirlo, e io faccio sì sì con la
testa senza sentire quello che mi dice, ho la scimmia
dentro che mi danza e proprio mentre la lumaca gigante sta
per mandare il suo rantolo di morte più estremo, si apre la
porta del bagno e entra cecilia, che guarda niccolò sul
cesso avvolto dalla carta igienica tipo mummia, poi guarda
me in ginocchio con il pb e lo sguardo tipo tobbia quando
piscia sul tappeto, e aggrotta le sopracciglia senza
capire.
"Papà finisce gioco, poi pulisce cacca" spiega subito
niccolò alla propria mamma, da sotto la coltre di carta
igienica.
"Perdono!" imploro io con la voce da chierichetto.
Cecilia non mi risponde neppure: fa un passo indietro, alza
le braccia e -con occhi di fuoco- lancia la magia dei
fulmini scarlatti che mi becca in pieno, prima che riesca a
salvare.