Cecilia si guarda il pancione è al quinto mese, lo tocca e tastando cerca di capire dove sia finito il prossimo figlio che invaderà quel poco che restava del mio tempo libero. Lo trova, è rassicurata, poi si butta contro i cuscini del divano e dice cazzo ancora quattro mesi, ancora quattro mesi e dice che cazzo perché ci vuole tutto questo tempo per fare un figlio.
"La gravidanza è una tecnologia obsoleta" ammetto io per farmi partecipe. "Ma va ancora per la maggiore perché è a basso costo, come i vhs".
Cecilia si gira verso di me e dopo un istante di indecisione mi sorride; o ringhia a volte la sfumatura è davvero sottile.
Io taccio, sospiro e guardo il pancione di cecilia, poi chiudo gli occhi, li riapro il pancione è ancora lì, sospiro ancora, taccio e penso al bel fibroma che fu.
"Dobbiamo spostare il divano" dice finalmente cecilia osservando la caotica disposizione della nostra sala.
"Dove?" faccio io presagendo pericolo con il mio senso di ragno.
"Là" e indica la caterba di librerie billy ikea accatastate le une sulle altre contro una delle pareti.
Annuisco con rassegnazione. Poi indico la parete opposta a quella dei billy, dove una serie di travi in legno s'incrocia sbilenca a suggerire la forma di una incompleta libreria in costruzione. "Se vuoi spostare il divano al posto dei billy, devi prima finire di costruire la tua libreria, così spostiamo i libri dai billy alla libreria nuova, e possiamo gettare i billy all'inferno da cui sono venuti".
"Come in sokoban" mormora cecilia pensierosa.
"Tutta la vita è un enorme sokoban" ammetto io pensando alle cose che devo fare per avere quel foglio annerito all'esterno chiamato 'busta paga'.
Cecilia guarda la libreria che si è piccata di voler costruire, valuta quanto le manca per finirla, e poi si guarda la pancia e l'impaccio che questo le dà, poi alza ancora gli occhi verso di me mentre il mio senso di ragno è a mille e dice le fatidiche parole che sono, però adesso che sono incinta devi darmi una mano a finirla e io crollo il volto nelle mani, il fatto è che io e la falegnameria siamo distanti anni luce, così anche come il bricolage in genere, il problema del bricolage è che manca il mela zeta e questo -in pratica- porta a galla tutta una serie di insicurezze comportamentali latenti che di norma sono zittite dal prestigio datomi dal fatto di potermi fregiare di sostantivi quali 'padre', 'lavoro', 'mantenimento', 'titolo di studio' eccetera, che quando prendi un trapano in mano e un tassello di plastica grigia cadono come pere cotte, i sostantivi dico, seguiti di norma dal tassello suddetto e da ampi pezzi di intonaco della casa.
Cecilia no, lei guarda una parete e dice qua ci starebbe bene una libreria fatta apposta per i libri, e si mette lì prende le misure, calcola, trova originali soluzioni per la distribuzione del peso degli scaffali, poi prende la carta di credito e sparisce nei meandri del bricolage, tornando con la macchina carica di pezzi di legno che il venerandi sottoscritto deve portare fino a casa, affinché la summenzionata compagna della mia vita inizi a tagliare e inchiodare furiosamente assi su assi.
Il problema è che la mia compagna è nata nella generazione del copia e incolla e del mela zeta, e quindi quando ha trovato una bella soluzione per il primo ripiano, si rende conto che deve ripetere la stessa operazione identica per i venti ripiani rimanenti e questa operazione meccanica non solo non è più artistica, ma il copia e incolla non può essere utilizzato, così chiama il venerandi a ripetere meccanicamente l'avvitamento di tre viti per ogni punti di appoggio dello scaffale, per un totale di circa centosettanta avvitamenti che il venerandi esegue con la solerzia di un bradipo rancoroso per essere stato tirato in mezzo nel momento sbagliato; oppure, una volta terminata la libreria, i due compagni della loro vita trasportano la libreria premontata in sala e la appoggiano alla parete e si vede che gli incastri ad angolo non si incastrano che ci sono tre centimetri di spazio e cecilia spinge e venerandi tira senza capire, e cecilia inizia a bestemmiare finché sfiniti per la fatica non guardano a terra e vedono lo zoccolo e il venerandi dice 'cecilia non hai calcolato lo zoccolo', e cecilia mi guarda con occhi rabbiosi e risponde 'secondo te nel costruire una intera libreria vado a pensare allo zoccolo?', e il venerandi risponde 'se ci devi appoggiare una libreria sopra sarebbe meglio calcolarlo', al che cecilia grida 'vogliamo dire allora chi cazzo ce lo ha messo quel cazzo di zoccolo?', al che il venerandi fa gli occhi grossi perché -sì- la messa dello zoccolo nella sala era stato uno dei suoi rarissimi lavori casalinghi del quale non si era ancora del tutto pentito. La scena comunque si risolve con cecilia che esce dalla sala e ritorna poco dopo con una specie di piccola sega elettrica portatile (che cecilia chiama 'seghetto alternativo' che fa tanto centro sociale) con la quale (la sega elettrica portatile) incide live quattro mezzelune alla base della libreria stessa che trema per il terrore e per le vibrazioni.
Normalmente durante queste operazioni niccolò sta a debitissima distanza e ci guarda con sguardo compassionevole e allarmato nello stesso tempo. Segno che è furbo e che qualche scampolo del mio dna deve essere finito nel suo, nonostante il colino materno.
Comunque ho tutto l'interesse che cecilia finisca la sua libreria, non solo perché trovare un libro nei billy accatastati è diventata un'impresa che scoraggerebbe un archivista finito, ma anche perché nel progetto globale della libreria è compreso un piano ligneo che cecilia definisce ottimisticamente 'la mia scrivania', e 'la mia scrivania' significa avere un posto dove computer e periferiche possano finalmente trovare un ristoro dopo aver viaggiato di tavolo in tavolo, una sorta di terra promessa.
E pensando a questo mio vantaggio logistico butto un'occhiata al powerbook 12'', attualmente poggiato su di un scomodissimo tavolo simil-orientale, e legato ad una serie di cavi filamentosi di usb, ethernet, hub, modem, mouse, prolunghe contorte le une nelle altre con neri alimentatori annessi e connessi, tutto in bella vista, l'equivalente feng shui dell'inferno.
Tutto questo oltre al piattino del latte.
Notando il mio sguardo perso nel powerbook 12'', cecilia muove il braccio verso il piattino posato accanto al powerbook e mi dice che sono due settimane che ha notato che dimentico un piattino con del latte e un biscotto vicino al powerbook, che lei butta via perché inacidisce e poi ce lo ritrova.
Scuoto la testa. "Non è per me il latte" spiego, è per gli spiriti.
"Spiriti?" fa cecilia aggrottando le sopracciglia.
"Contro i crash" aggiungo e le racconto con il powerbook 12'' continuavo ad avere strani crash sporadici, e allora ho provato a riformattare, a reinstallare, a creare un nuovo utente, a riparare i privilegi, a riparare il disco, ma il computer continuava ad avere crash sporadici e non ripetibili, così uno di it.comp.macintosh mi ha detto che secondo lui erano spiritelli, che a volte capitava anche a lui e che si poteva lasciare un piattino con del latte e un biscotto così gli spiritelli mangiavano e lasciavano stare il computer.
"Stregoneria?" chiede cecilia perplessa.
"Unix" rispondo io e aggiungo che il problema vero è che adesso funziona, non ho più avuto crash di sistema. "Comunque questa cosa che mi buttavi via il latte inacidito mi sconvolge un po'" dico a bassa voce.
"Cosa dovevo fare? Lasciarlo marcire e impuzzare la casa?"
"No, no, non per quello". Tossisco. "Ogni mattina quando non trovavo la ciotolina di latte, ero convinto che fossero stati gli spiriti che di notte se lo erano bevuto" confesso a voce sempre più bassa.
Cecilia non mi risponde. Mi fissa bene negli occhi e dice che forse non ha davvero bisogno del mio aiuto per finire la libreria, che forse è meglio che la finisca lei con le sue sole forze e io penso che allora gli spiritelli stanno continuando ad aiutarmi davvero, e penso che da domani due biscotti.