Siamo al supermercato della coop a fare la spesa, cecilia
con niccolò abbracciato al collo, io con il powerbook a
tracolla, da quando ho il powerbook lo porto dappertutto,
non tanto perché mi serva effettivamente, ma perché nessun
posto mi sembra abbastanza sicuro per il powerbook, ho
sempre il terrore che torno a casa e scopro un buco nella
parete e il mio powerbook è sparito e io faccio una cosa
tipo l'urlo muto di munch e crollo a terra tendendo le mani
verso la scrivania in un crescendo drammatico cui cecilia
parteciperebbe parzialmente immaginandosi 1600 euro che si
vaporizzano nell'invisibile, una cosa da vera paranoia così
lo porto sempre con me, in ufficio, al bagno, a fare la
spesa, all'asilo di niccolò lo tengo sempre molto aderente
al mio corpo così se capita un incidente moriamo assieme e
nessuno soffrirà per la mancanza dell'altro, deve essere un
particolare senso di affetto, lo faccio anche con cecilia
infatti stiamo sempre a braccetto quando camminiamo.
Comunque: siamo alla coop e mentre stiamo entrando vediamo
un sacco di consumatori che lasciano scatolami, pasta, riso
e beni commestibili vari a persone che segnano tutto e
preparano degli scatoloni per i poveri dell'africa, in
pratica la gente entra dentro e mentre fa la spesa compra
qualcosa anche per i poveri dell'africa e quando esce la dà
a questa gente che inscatola tutto e spedisce.
"Uh- dallo sfruttato al produttore, dal produttore al
consumatore, dal consumatore allo sfruttato" dico io e
cecilia dice che sono cinico e stringe niccolò, mentre io
protesto e dico che invece è una cosa molto bella, sembra
il tao. "La prossima volta lo faccio anche alla FNAC, mi
compero un joystick e lo mando ai bambini poveri della
thailandia" e rido senza pensieri, sono occidentale.
Cecilia prende il carrello e non mi risponde neppure,
iniziamo a fare la spesa.
Fare la spesa con la propria famiglia è un incrocio tra uno
psicodramma e una reclame televisiva riuscita male,
all'inizio vedi la coppia che entra nella coop tutta
sorridente, con il carrello vuoto e il peso infinitesimale
della carta di credito ad altezza cuore, e poi dopo
mezz'ora vedi la stessa coppia con il carrello pieno, con
la faccia scura, non si parlano nemmeno, hanno tutta la
gestualità dello scontro, uscendo si mandano affanculo
senza nessun pudore di fronte alle altre coppie sorridenti
che stanno entrando in quel momento alla coop e guardano la
coppia di litiganti come se fossero dei poveri stronzi,
gente che non si ama, e non sanno che anche loro stanno per
entrare nel meccanismo che poco dopo li ridurrà nello
stesso stato.
Io e cecilia di solito iniziamo a incazzarci già quando
facciamo la lista della spesa, così entriamo nella coop più
preparati, infatti dopo mezz'ora di discussioni sul fatto
che fosse o meno necessario il latte di soia, abbiamo
deciso di fare due liste della spesa separate e ognuno
segue la sua.
Appena entrati io tiro fuori la summenzionata lista della
spesa, lista da me stilata e che non ha ovviamente avuto il
beneplacito della mia consorte, lei tira fuori la sua, come
per controllare che quello che compro io sia segnato anche
nella sua, quindi decido di iniziare con beni di prima
necessità in modo che non ci sia da subito motivo di
litigio. "Olio!" dico con fare da capofamiglia e "olio!"
ripete niccolò dalla sua postazione a quattro ruote. "Olio"
dice cecilia annuendo spingendo il carrello verso lo
scaffale dell'olio e io mi avvicino e ne prendo una
bottiglia da un litro.
Appena lo prendo in mano sento una voce alle mie spalle.
"Non quello"
"Come non questo?" chiedo io girandomi e tenendo in mano
l'olio extravergine di oliva marca coop. "E' coop che vuol
dire grande famiglia dei consumatori, è extravergine che
vuol dire extra buono, che gli manca?"
"Prendi quello nello scaffale più in basso"
Abbasso lo sguardo giusto per vedere una bottiglia di olio
simile a quella che ho appena preso, olio extravergine
coop, ma la bottiglia è più piccola e costa tanto quella
grossa.
"Ma è sempre olio extravergine coop e ce ne è meno!"
protesto.
"E' bio" dice cecilia e in effetti vedo che sulla scatola
c'è scritto bio e la mia visuale si allarga faccio un passo
indietro e vedo che accanto ad ogni prodotto coop ce ne è
uno identico che costa qualche euro in più, e sopra c'è
scritto bio: bio-biscotti, bio-uova, bio-pasta,
bio-mozzarella, bio-succo.
"Bio" dico io. "E questo cosa è? Non-bio?" chiedo a cecilia
mostrando l'olio extravergine normale che avevo preso.
"Non-bio" dice cecilia annuendo. "Non-bio" conferma niccolò
e io deglustisco e decido di tenere profilo basso, rimetto
la bottiglia al suo posto e prendo l'olio extravergine bio
coop e lo infilo nel carrello, non commento e fingo di aver
disimparato la percezione dei numeri arabi che ballonzolano
prima del simbolo dell'euro nell'etichetta del prezzo.
Andiamo avanti nella lista e dico "caffe!" e niccolò dice
"caffe!" e cecilia dice "caffe" e andiamo fino al carrello
del caffe, siamo molto coreografici quando facciamo la
spesa dovrebbero assumerci.
Memore dell'insegnamento di poco prima scarto il normale
caffé coop, evidentemente non-bio, e cerco senza molto
successo quello coop bio ma -non trovandolo- ripiego di
nuovo su quello non-bio e sto per metterlo nel carrello
quando una voce nota alle mie spalle sospira e dice non
quello.
"Non quello" dice la dolce voce di cecilia.
"Come non questo! Guarda che quello bio non esiste!"
protesto alzando la voce.
Cecilia scuote la testa. "Non è solidale"
"Solid..."
"Solidale. Non vorrai sfruttare i poveri terzomondisti? Il
caffè si compera solidale. E' una scelta etica"
Mi giro di nuovo verso lo scaffale e vedo che in effetti
c'è un caffè coop solidale, ci sono dei disegni che mi
dovrebbero indurre alla solidarietà finché non guardo il
prezzo il caffé solidale costa più di quello normale.
"Solidale" dico tra me e me e prendo il pacchetto e poi
sorrido e dico, sì vabbé, è solidale. "Ma non è bio!"
esclamo mostrando il pacchetto a cecilia.
Cecilia sbianca.
In effetti il pacchetto di caffè solidale coop non è bio,
se sei solidale sei non-bio.
"Sei sicuro non esista un caffè solidale non-bio coop e un
caffè solidale bio coop?"
Scuoto la testa. "Esiste un caffé non solidale non-bio
coop, ma non un caffè non solidale bio coop, di contro c'è
un caffé solidale non-bio coop, ma non un caffé solidale
bio coop. Mi spiace" concludo con un sorriso luciferino
sulle labbra.
Cecilia fa gli occhi fiammeggianti e mi guarda come se
fossi un commesso coop che le ha rigato la macchina. Mi si
avvicina, mi strappa dalle mani il caffè coop solidale,
afferra un lavazza gusto oro e lo getta con rabbia nel
carrello.
Da quel momento smettiamo di parlare e ognuno infila nel
carrello le cose che ha scritto sulla propria lista della
spesa, alla fine abbiamo tipo otto litri di latte e
decidiamo di fare i sensibili verso i problemi dell'africa
e di donare qualcosa che abbiamo comprato doppio.
Ma anche niccolotto vuole partecipare, inizia a fare
domande e insomma cecilia spiega la sua versione edulcorata
a niccolò che è entusiasta e vuole aiutare anche lui i
bambini poveri e gira per il supermercato alla ricerca di
qualcosa per i bambini poveri dell'africa finché lo sguardo
gli si illumina e torna con una grossa scatola di
ghiaccioli ai quattro gusti della motta.
"Uh" dico io.
Cecilia scuote la testa e appena inizia a spiegare a
niccolò che no, i ghiaccioli non sono una buona idea per
aiutare i bambini dell'africa, il niccolotto la prende sul
personalissimo e scoppia in un pianto da palcoscenico,
stringe la scatola di ghiaccioli e dice che li vuole
regalare ai bambini, li vuole regalare ai bambini, li vuole
regalare ai bambini ad libitum.
Ci guardiamo. Facciamo buon viso a cattiva sorte, teniamo i
ghiaccioli, speriamo che si dimentichi, e invece quando
siamo all'uscita niccolò prende la sua scatola di
ghiaccioli e corre verso i volontari che raccolgono il cibo
per i poveri e con il sorriso sulle labbra dona la sua
scatola di ghiaccioli: i volontari alzano la testa
perplessi, incrociano il nostro sguardo, cercano di capire
se siamo degli imbecilli, capiscono, ci sorridono e
ringraziano niccolò.
Lui è felice, certe volte guardando un bambino ti viene
malinconia di quel tipo di felicità che -dopo i trenta- non
esiste più.
Tranne quando si apre la scatola di qualcosa prodotto da
cupertino, ovviamente.
Carichiamo tutto in macchina e mentre torniamo a casa
chiedo a cecilia di fermarsi un attimo alla FNAC che voglio
vedere il prezzo di una tastiera wireless esterna per il
mio powerbook. Cecilia mi aspetta in auto e io entro dentro
la FNAC, vado da un commesso e gli spiego che ho un
powerbook e vorrei una tastiera esterna wireless e lui mi
mostra una logitech e mi dice che costa 39 euro e c'è anche
il mouse e mentre lui parla io vedo quella della apple e
gli chiedo quanto costa quella.
"158 euro, mouse e tastiera".
"Uh. E' bio?"
"No, è apple" e sorride mettendomi una mano sulla spalla.