Insomma vado a letto inizio a fare due carezze a cecilia quella si gira e mi dice guarda fabrizio che niente sesso.
"Uh. Perché?"
"Per i punti"
"Guarda che da quel punto di vista ti ho sempre dato il massimo del punteggio!"
"Cretino. I punti che mi hanno dato dopo che è nato simone. I punti nel senso filo nella carne"
"Ah. Quelli"
"Quelli"
Cala il silenzio e io scivolo fuori dalla stanza, fare carezze non a fine di sesso è sostanzialmente una fidelizzazione a fondo perduto, e credo anche che cecilia abbia già da tempo deciso che non si fidelizza più, in casa sarebbe necessario un upgrade.
Vado in sala e mi appoggio al powerbook, e poi mi siedo e poi inizio a cliccare, a volte credo che la gente stia davanti al proprio computer senza nessuno scopo, solo per vedere la macchina che risponde ai comandi, comunque clicco e penso già che sono davanti a questo prodigio cosa potrei fare, cosa potrei fare e cliccando cliccando apro blades of avernum, ne ho già parlato, è un gioco che ci sto giocando da svariati mesi, è un po' di tempo che non ci gioco e mi dico, ma dai sì, è tanto che non vado avanti, giochiamo un po' a blades of avernum e mi si apre la schermata dell'ultimo salvataggio e qui viene fuori la cosa che non mi ricordo dove sono e perché, tipico difetto di questi giochi quando non ci giochi continuamente, mi trovo in una zona sotterranea circondato da un gruppo di uomini urticanti e mi ricordo, vagamente, che avevo preso un tunnel e ero finito lì, ma non so da dove ero arrivato e soprattutto non mi ricordo più il perché, ho dimenticato lo scopo finale della missione, muovo gli avventurieri avanti e indietro senza sapere bene cosa fare, e qui viene fuori che mi sento in colpa, ho un profondo senso di colpa per avere cominciato una cosa e per non averla portata in fondo, ho un vero e proprio senso di panico, cerco di ricordare ma non ci riesco e dico ma cazzo, ma cazzo e scuoto la testa, mi sembra di essere stato derubato di un ricordo, di avere un pezzo di vita in meno e mi butto indietro contro lo schienale e mentre sono lì gelido a fissare lo schermo arriva cecilia per prendere il suo ibook, e mentre lo prende butta un'occhiata al mio powerbook e dice ah sei sempre dai quei mostri urticanti, non hai ancora trovato la città dei non morti e se ne va sul divano come se niente fosse, mentre a me si apre un piccolo mondo e mi ricordo che ero in quel posto per la città dei non morti, cazzo come avevo fatto a dimenticarlo, i non morti, ho le lacrime agli occhi. Mi giro verso cecilia e le lancio uno sguardo carico di tenerezza, le dico 'i non morti' e le sorrido triste e lei mi guarda, fraintende, e si nasconde dietro lo schermo dell'ibook.
Io torno al powerbook con lo sguardo di chi ha avuto un'illuminazione e in quel momento entra in scena niccolò.
Il mio figlio numero uno, carne della mia carne, guarda me, vede che sono davanti al powerbook, guarda la mamma, vede che la mamma è davanti all'ibook, noi restiamo a fissare i nostri rispettivi schermi, cecilia mi chiede se siamo collegati che deve usare l'adsl, io le dico che siamo collegati, allora il niccolotto torna in camera sua e dopo qualche secondo sentiamo il botto, e poi il pianto.
Io e cecilia ci fissiamo, molliamo i due portatili e corriamo in camera giusto per vedere nostro figlio in lacrime e il suo imac tangerine a terra, con le prese usb e della corrente ancora attaccate alla scrivania, come braccia che si tendono inutilmente verso la propria creatura crollata sul pavimento.
"Ma... ma..." faccio io con gli occhi sbarrati indicando il tangerine pancia a terra.
Niccolò non riesce nemmeno a chiedere scusa, mugola muco e lacrime e ci lancia le braccia addosso e ci abbraccia, vuole essere consolato prima di essere sgridato.
"Ma..." dico ancora io, e con la voce neutra gli chiedo perché hai buttato il computer per terra.
E lui, vocina bianca rotta dai singhiozzi, dice che io (padre) ero davanti al computer, lei (madre) era davanti al computer, noi (padre e madre) eravamo collegati, così anche lui ha preso il suo computer per stare con noi! Per collegarsi! Ma pesava troppo! Ed è caduto!
Ulteriori lacrime.
Cecilia gli passa una mano sui capelli e dice con voce dolce, che tenero, io mi giro attorno perché sento l'odore degli assistenti sociali. Cioè noi sappiamo di essere genitori fantastici, ma vista dall'esterno la vicenda nel suo complesso è un po' preoccupante.
Comunque.
Tiro su l'imac, lo metto sulla scrivania di niccolò, lo accendo e lui si accende e io penso meno male funziona allora si attiva il monitor e mi mostra una serie di dominanti magenta e verde che attraversano lo schermo, tutti i colori sono sballati, è tutto rotto. Muovendolo sento anche oggettistica che rimbalzicchia all'interno.
"E' rotto" dico ad alta voce con fare professionale.
Niccolò riprende il suo pianto, dice "no", ripete "no", con la convinzione nervosa di chi si trova davanti ad una tragedia irreparabile la cui portata va oltre le proprie forze, quasi quasi mi commuovo anche io. Poi niccolò alza gli occhi e mi fissa e mi dice implorante "aggiusta!" e continua "con la colla!" e io sento un brivido dentro e prima che io possa dire "non si può aggiustare, l'hai rotto definitivamente" o altre frasi drastiche che avrebbero creato un sano traumetto infantile nel nostro piccolo eroe, cecilia dice che certo papà ci avrebbe provato.
Deglutisco freddo, spero sia saliva.
"Ce' -le sussurro- le mie conoscenze elettrotecniche non vanno oltre il cambio di lampadina bruciata e anche lì ho delle preoccupanti lacune", una volta con una lampada Ikea mi stavo per ammazzare.
Cecilia alza le spalle e mi dice in inglese, che magari è solo qualcosa di unplugged. "O plugged male" aggiunge e prende in braccio il niccolotto che ora mi guarda con occhi pieni di speranza.
Guardo l'imac, il suo schermo psichedelico di dominanti impazzite e penso che forse faccio prima a metterci un case del flower power, ci sarebbe bene.
Insomma, spengo l'imac, e me lo porto in tavernetta, lo metto sul tavolo, prendo il mio set di cacciaviti e mi volto verso il case color arancione.
Ricordo numerose recensioni di macchine apple, stampate su carta patinata, dove il recensore ad un certo punto parla della pulizia interna delle macchine apple e dove c'è sempre una frase del tipo, pensate che tutto il case è tenuto da una sola vite il resto sono incastri, come dire, guardate che pulizia, che bio-economia della costruzioni, mica come i dos che sono tutte viti, roba da ferramenta ha ha ha.
A chi scrive queste cose -probabilmente- non gli è mai venuto in mente di aprire una cosa costruita con quei fottuti incastri apple, nel senso che io tolgo la vite e seguo passo passo le istruzioni in americano trovate su internet e c'è il disegno di uno che fa pressione in una zona imprecisa del case a fianco di una freccia che indica una parte del margine del foglio che dovrebbe darmi qualche suggerimento relativamente al tipo di pressione da esercitare, e nel disegno dopo il pezzo è tolto, e in mezzo ai due disegni c'è la scritta warning e varie parole che -intuisco- mi dicono di stare attento attento a fare pressione giusta. Io mi metto in posizione vagamente zen e inizio a fare le più diverse pressioni al punto incriminato, con forza crescente, finché non raggiungo il giusto grado di forza e si sente un crack e l'incastro si scastra rilasciando in cambio un piccolo pezzetto di plastica colorata. Per la cronaca di solito i pezzetti di plastica colorata li metto in bocca e li mastico nervosamente mentre provo a scastrare il pezzo dopo, e così via, finché l'imac non è del tutto aperto e io ho la bocca che trabocca di pezzi di apple polverizzati dal nervoso.
Insomma apro l'imac e lo osservo con lo stesso sguardo con cui un ostetrico esamina l'apparato genitale femminile di un riccio di mare, o forse è la bocca non ricordo, i ricci di mare sono un po' genitali in generale.
"Ecco ecco" mi dico e inizio a guardare la massa di fili e circuiti toccandone uno ogni tanto. "Ecco ecco" ripeto e mi rendo conto che l'unica cosa che posso fare è ripetere ecco ecco per un quarto d'ora e poi riprovare ad accenderlo che magari aprendolo si è aggiustato da solo, ci provo e tornano i colori magenta e verdi, è ancora rotto. Rimango ad osservare ancora un pochino la pulizia della costruzione interna dell'imac eccetera e poi stacco la spina, torno in casa e dico a cecilia che -niente- l'imac è proprio rotto, ho veramente fatto di tutto per rimetterlo in sesto ma è proprio rotto. "Soprattutto dopo che l'ho aperto" aggiungo incautamente.
Cecilia non dice niente, niccolò non sa ancora, è in camera sua che gioca con i treni. Beata innocenza.
"Dobbiamo comprargli un computer nuovo" dice cecilia scuotendo la testa.
La scuoto anche io, poi aggiungo che però non voglio quei computer finti per bambini che vendono nei grandi magazzini, quelli che da fuori sembrano computer veri, poi capisci che sono computer finti per bambini, che ci sono solo dei giochini per bambini.
"Sono d'accordo" dice cecilia convinta. "Anche io non voglio macchine windows" aggiunge e ride, meravigliosa donna.
Niccolotto intanto -in camera sua- fa qualcosa con la voce da bambino.