I figli piangono. Tutti e due. Nessuna ventola può competere con la rompitura d'anima di due figli che piangono contemporaneamente per motivi diversi. Figlio numero uno piange perché padre crudele non gli ha concesso di vedere la carta igienica sporca delle sue nefandezze umane prima di tirare la catena, figlio numero due piange perché ha tre mesi, a tre mesi i figli piangono in generale.
Davanti a me il powerbook 12'' mi guarda sconsolato con i pezzi di romanzo che scrivo per einaudi costina gialla a sua insaputa, adesso figlio numero uno si vede che mi ha perdonato perché mentre scrivo mi è salito sulle spalle e mi soffia nell'orecchio "cosa fai cosa scrivi?" e poi si arrampica attaccandosi alle braccia fin sulle ginocchia e da lì mi si struscia sulle gambe e dice dai fammi vedere e nel mentre figlio numero due lancia urli che sembra che padre crudele gli abbia spezzato gambette e braccine e quindi mollo figlio numero uno per terra e vado a prendere figlio numero due e me lo siedo sulle gambe mentre riprovo a scrivere qualcosa ma -attenzione- figlio numero uno comprende subito come questo mio gesto sia una chiara preferenza verso figlio numero due e quindi mi si riattacca al collo e poi prova a scorrere sul mio corpo passando tra collo e spalla, verso la testa ignara e pulsante di figlio numero due, insomma dopo pochi minuti il venerandi sembra la famosa statua del laomedonte, braccia figliali che mi si avvinghiano al corpo mentre le mie braccia si tendono a loro volta verso il powerbook che dice orrore orrore orrore.
"Basta!" esclamo. "Papà deve scrivere!" annuncio con fare patriarcale e mi alzo e faccio scendere figlio numero uno, e metto figlio numero due sulla seggiolina per neonati, e questo punto si ritorna ad inizio di racconto, figlio numero uno si offende tremendamente e lancia urli da vittima sacrificale guardandomi con viso torvissimo, mentre figlio due piange nel suo modo più cosmico, un pianto leopardiano tipo, padre padre che m'hai fatto nascere/ora mi cedi a matrigna natura, qualcosa del genere.
Allora nel casino più completo io mi alzo vado allo stereo e metto su un disco di steve reich, quando non capisco più un cazzo per il pianto dei figli c'è sempre un disco di steve reich pronto per l'uso. Steve reich è un musicista che fa una musica di quindici secondi e poi fa un copia e incolla per venti minuti degli stessi venti secondi, è ottimo per le suonerie dei cellulari o per mandare via gli ospiti quando iniziano a puzzare. Oppure, in questo caso, per raggiungere lo zen.
La sua musica seriale inizia a spandersi per la sala e si integra perfettamente con gli urli dei due figli, il din din din din sempre identico dei sei pianoforti trova una risonanza nell'urlo di questi due piccoli esseri umani che con le loro strida affermano il loro diritto a sudare a gridare a rigurgitare a buttarsi addosso al padre venerandi e morsicarlo, riderselo, strapparlo.
Sospiro, guardo il powerbook, lo chiudo. Lui capisce e inizia il suo respiro luminoso.
Mi prendo figlio numero due in braccia, dico a figlio numero uno di salire sul treno indicando le mie spalle, tolgo steve reich e metto musica barocca con l'organo e cammino per casa mia dicendo tuuu tuuu, e adesso smettono tutti e due di piangere, ridono le loro bellezze interne e io faccio da server a quelle due periferiche accalorate.
Quanto torna cecilia con la roba cinese nel sacchetto vede il powerbook chiuso e mi chiede, uh non hai scritto? e io le dico che ho dovuto mettere una patch al mio rapporto figliale.
Mangiamo, ci mostriamo i denti, mastichiamo, in silenzio ci divoriamo le cose nel piatto.
Dopo cena cecilia torna a leggere i suoi libri, i figli dormono le loro cose.
"Perché, perché sto leggendo questo romanzo?" mi chiede cecilia osservando la copertina di un romanzo di franzen e sbuffando cosi di fumo che si spandono all'interno della cucina.
"Perché tua madre me lo ha regalato, e quindi devi leggerlo e spiegarmi di cosa parla, nel caso mi chiedesse se mi è piaciuto" faccio io.
"Cioé -prosegue cecilia senza neppure ascoltarmi- questo tipo che è il figlio di due vecchi, a pagina cinque del libro entra in un taxi e mentre sta andando dall'aereoporto alla casa dei suoi vecchi pensa tra sé e sé un flashback colossale di venti pagine in cui praticamente c'è il succo della sua vita e dei suoi dissapori con i suoi vecchi. Capisci? E' assurdo, uno quando va in taxi non pensa a queste cose. Non così tante".
Annuisco. Io di solito in taxi guardo con orrore i numerini luminosi del tempo che passa e cerco di capire di quanto verrò dissanguato.
Cecilia riprende a leggere, e io metto il powerbook sul tavolo.
"Guarda che metto la musica" la avverto. Devo lavare i piatti, e quando lavo i piatti ascolto la musica.
Cecilia alza le spalle e io faccio partire madrid 2 chicago di prince.
"Beh, almeno non è quello di prima" fa cecilia sentendo che è prince.
"Uh? Quale quello di prima?"
"Quello che sentivi prima quando sono tornata a casa. L'organetto"
"Org..."
"Quello che sembrava un organetto suonato da una scimmia"
"Buxtehude"
"Non so come si chiami, sembrava un organetto suonato da una scimmia"
"Dietrich Bextehude. Uno dei più importanti compositori d'organo del 1600"
Cecilia ride. "Dovevo capirlo che era uno morto. Da come suonava, voglio dire" e ride ancora.
Io abbasso gli occhi verso l'etichetta luminosa di clever lavapiatti concentrato al limone e spero che dall'alto dei cieli buxtehude ci perdoni, dal paradiso o purgatorio in cui si trovi, sempre che ci fosse il purgatorio nel 1600, ricordo che per un certo periodo l'avevano tolto.
Continuo a lavare i piatti ascoltando prince che fa i suoi gorgoglii in lingua di nazione esportatrice di democrazia, poi dico a cecilia che oggi è venuto da me un mio collega.
"Uh. E perché me lo dici?" fa lei alzando la testa dal libro.
"Per fare conversazione. Ricordati che siamo una famiglia" spiego io agitando la mano piena di schiuma, "comunque -dico- è venuto questo collega che mi ha detto che dovevo aiutarlo che aveva un problema con la posta elettronica, e io gli ho chiesto che problema, e lui mi ha detto sai la rubrica di outlook? e io gli ho detto no, non uso outlook, e lui ha fatto ah, e mi ha detto ma allora non usi la posta elettronica, e io gli ho detto sì che la uso ma non uso outlook, e lui ha fatto di nuovo ah, e poi ha aggiunto, vabbè ma sai la rubrica di outlook? e io gli ho detto di nuovo no, non uso outlook, ma adesso me la immagino".
"Un dialogo appassionante" dice cecilia con faccia perplessa. "Franzen sta per soccombere".
"Spetta, non ho finito, vado dal suo computer e lui mi apre la rubrica di outlook, e nella sua rubrica ci sono cinque indirizzi e-mail"
"Cinque"
"Cinque"
"Aveva proprio bisogno di una rubrica" ride cecilia e io dico di non scherzare che ho pena per quei cinque. "Comunque -continuo- mi fa vedere che seleziona uno dei cinque, preme il pulsante A: e viene fuori la finestra del messaggio con l'indirizzo scritto in rosso, e a questo punto il mio collega mi chiede perché in rosso?"
"Perché in rosso?"
"Io gli rispondo boh, che non lo so, non uso outlook, ma che te frega se il messaggio parte e faccio invio e viene fuori una finestra che dice che non può spedire il messaggio perché non c'è nessun indirizzo a cui spedirlo"
"Ahi. L'anima di windows emerge"
"Infatti, tu cosa avresti fatto se fossi stato il mio collega?"
Cecilia ci pensa e dice che conoscendo la psicologia dei miei colleghi d'ufficio lei avrebbe cercato una palette per colorare il testo da rosso a nero, forse è il rosso che impedisce a outlook di far partire i messaggi, e mentre me lo dice inizia a sghignazzare e io con lei, il fatto è che io e cecilia ci crediamo più intelligenti di molta gente che ci sta intorno, non è vero, ma il problema è che molta gente fa di tutto per farcelo credere.
"Sei entrata nel personaggio" ammetto ammirato. "Comunque no, la faccio breve, seleziono l'indirizzo e-mail, faccio proprietà e viene fuori che il mio collega aveva messo l'indirizzo internet nel posto del nome e aveva lasciato vuoto dove andava scritto l'indirizzo internet. Allora glielo spiego e gli dico che deve mettere l'indirizzo nello spazio per l'indirizzo e non nel nome, gli faccio spostare l'indirizzo, gli faccio scrivere il nome, poi faccio invio e il messaggio parte"
"Uh. Un happy ending in ufficio? Devo lanciare petali di rosa e confetti in aria?"
"Aspetta. Appena ho fatto questo il mio collega clicca sul secondo nome dell'indirizzario e clicca su A: e viene fuori l'indirizzo in rosso e il mio collega si gira verso di me e dice, eh ma venerandi vedi lo fa ancora, anche con gli altri! Non lo hai aggiustato!"
"Orrore" dice cecilia dopo un minuto di silenzio gelido, in cui solo prince parla e dice you on my mind you on my mind, e poi cecilia riprende franzen in mano e dice che io in quell'ufficio ci morirò, e io le rispondo che è solo un problema di procedura, che i miei colleghi ragionano come windows, non capiscono dove è il problema ma lo risolvono mettendo delle patch, quando il computer fa una cosa che non capiscono mettono una patch che serva a superare quel problema particolare solo ed esclusivamente in quel momento, e non problemi simili in momenti differenti.
"Un po' come i nostri rapporti sessuali" chiosa cecilia, sono dieci anni che quando serve ci mettiamo una patch e io dico che non intendevo quello, vaffanculo, lei ride.
Come sempre bellissima.
Poi lei chiude il libro, prince smette di cantare, itunes resta muto a guardarci mentre metto a posto l'ultimo piatto.