Stiamo camminando e niccolò si lamenta lancia urli nella
sera genovese mentre io e cecilia cerchiamo di ricordare
dove abbiamo posteggiato, il primogenito si sta lamentando
perché abbiamo lasciato la casa della zia dopo aver
mangiato le pizze con le cuginette e posso anche capirlo le
due cuginette se lo coccolano come se fosse un bel
pezzettino di carne e tutto sommato la casa della zia è
molto calda e accogliente a differenza della nostra che
essendo sul bordo del cimitero è molto umida e quindi il
niccolotto urla tutto il suo disappunto e noi non gli
badiamo tanto siamo tutti concentrati a cercare
l'automobile, finché niccolò fa due passi davanti a noi, si
gira per guardarci bene in faccia e con tutta la forza
concessagli dalla sua voce da quattrenne urla, cito
testualmente:
"Questa non è la mia vita!"
"Uh" faccio io fermandomi e aggrappandomi al braccio di
cecilia.
"E di chi?" chiede cecilia.
"La tua!" urla niccolò e scoppia in lacrime.
Io e cecilia ci guardiamo negli occhi non abbiamo il
coraggio di dire niente, non ci viene nemmeno da sorridere.
In macchina il niccolotto si mette a dormire e io dico a
cecilia che se a quattro anni è così a diciassette ci
ammazza nel sonno e lei dice che è probabile ma che per
quell'epoca ci saremo già separati, secondo le statistiche
del telegiornale il nostro rapporto di coppia non potrà
durare così a lungo.
"Uh. Non darmi false illusioni" dico io e lei fa un gesto
vago per aria gravido di significati. "Comunque che c'entra
se ci separiamo? Dici che la nostra separazione aiuterà la
formazione educativa del piccolo?" aggiungo.
"Marginalmente. Ma quello che volevo dire è che da separati
vivremo in case diverse"
"E' probabile"
"Quindi non potrà ammazzare tutti e due"
"Ah"
"Al massimo potrà ucciderne uno per volta e il secondo avrà
il tempo per mettersi in salvo"
"Quindi l'affido di nostro figlio dopo la separazione sarà
in pratica una roulette russa"
"Esatto"
Restiamo in silenzio per un po' e poi ci guardiamo e
scoppiamo a ridere, spero che quelli dei servizi sociali
usino windows e leggano pcworld, niente di personale
ragazzi.
Comunque il giorno dopo -è sabato- cecilia va in ufficio mi
molla simone e niccolotto dormienti e mi dice che oggi
potrei fare il bravo padre e portare i bambini da qualche
parte.
"Pensavo di andare alla fnac a vedere i prezzi degli
scatolotti esterni per hard disk" ammetto e cecilia
digrigna i denti e dice che non intendeva quello, che fare
il bravo padre non è portare i propri figli alla fnac a
vedere gli scatolotti degli hard disk esterni per hard
disk.
"Uh. Dici che è meglio mediaworld?"
"No, dico che per una volta devi pensare alla loro vita e
non alla tua, portali ai giardini, a fare una gita, al
museo!" e così dicendo esce di casa sbattendo la porta così
simone inizia a frignare, cecilia tutte le volte che deve
lavorare di mattina e io no si vendica uscendo facendo più
rumore possibile in modo che uno dei due figli si svegli e
io non possa stare a letto a dormire senza di lei: è amore
credo.
Tiro su simone, e prima di fargli il biberon, ancora con
gli occhi semichiusi prendo il powerbook e lo apro per
vedere se qualcuno mi ha scritto di notte e mentre sono lì
che tento di mettere a fuoco i luminescenti puntini
dell'lcd sento il famigliare fuuuuip, si apre la
finestrella di ichat e vedo il volto digitale di francesco
che dice ciao e poi aggiunge che ha saputo che sono senza
cecilia tutto il giorno, che possiamo fare le cose da
maschi.
"L'ultima volta che ho fatto 'le cose da maschi' con te ho
imparato i nomi di due nuove malattie virali"
"Erano due mie amiche. Non erano malattie virali"
"Viste da vicino sembravano due malattie virali"
"Comunque lascia perdere. Non parlo di quelle cose da
maschi. Parlo di cose serie"
"Macintosh?"
"Bingo"
"Ho i figli"
"Ah. Peccato. Hanno aperto il primo museo apple sopra
savona, a quiliano..."
"Hai detto 'museo'?"
"Sì"
"Bingo" scrivo e stabiliamo un appuntamento mentre io penso
che cecilia ha detto che devo portare i bambini al museo,
mica ha specificato quale museo che forse niccolò si
diverte anche al museo dei computer apple e insomma vesto i
figli salgo in macchina raccolgo francesco e si parte alla
volta di savona.
Io e francesco ci guardiamo negli occhi fischiettiamo e ci
diamo delle grandi pacche sulle gambe, niccolò dice che ha
fame, simone si è addormentato.
La prima cosa che imparo di savona è che sopra savona non
c'è niente una sorta di terra desolata priva delle più
normali tecniche di indicazione veicolari nel senso che
dopo due minuti ci siamo persi, abbiamo usato quei dannati
siti web che ti suggeriscono la 'strada più corta' o 'la
strada più veloce' per andare da un posto all'altro
seguendo precise regole matematiche, e quando sei per
strada capisci che per matematiche intendevano l'algebra o
le dimostrazioni per assurdo o qualcosa di ugualmente privo
di relazioni con la vita quotidiana dell'automobilista
medio.
"Qui dice che dobbiamo entrare in 'strada di scorrimento'
per 450 metri" mormora francesco.
"Strada di scorrimento? Cosa vuol dire strada di
scorrimento?" chiedo io guardandomi attorno smarrito ci
sono solo alberi e francesco impreca e accartoccia il
foglio con la stampa del percorso.
"Appena vedi una persona fermati che chiediamo, dannazione
te e i tuoi percorsi via web!"
La seconda cosa che imparo di savona è che il termine
'appena vedi una persona' sta a significare un tempo
variabile dalla mezz'ora ai tre quarti d'ora e infatti
giriamo senza trovare nessuno niccolò inizia ad aggiungere
un lamentoso 'papà ho sete' al già di per sé fastidioso
'papà ho fame', il biberon di simone è drammaticamente
vuoto e simone lo guarda con misto di orrore e
sbalordimento e io e francesco ci stiamo urlando di tutto
quando vediamo l'insegna che siamo a quiliano, qualcuno ci
ha guidato fino alla meta.
Il museo apple è gestito da due persone che appena li
guardiamo negli occhi vediamo che sono macintosh come noi,
senza dire una parola ci abbracciamo anche se non ci siamo
mai visti prima, in pratica avere un macintosh è tipo far
parte di una loggia massonica solo che non diventi
presidente del consiglio, il che -visti i risultati- è
anche un vantaggio.
Insomma entriamo tirandoci dietro niccolò e simone in
questo museo apple con le lacrime di commozione agli occhi
e appena varchiamo la soglia succede una cosa tipo dante
che la parola non gli basta per endecasillabare le cose che
ha visto, una luce fortissima ci abbaglia e da qui in poi
ricordo solo delle immagini: vedo l'apple III, lo annuso e
sento che odora ancora di sconfitta; vedo il lisa e lo
abbraccio finché il responsabile dell'apple museum inizia a
tossire e tirarmi per il maglioncino; vedo niccolò che
corre con un taglierino in mano e una teoria di padri che
si gettano per fermarlo; vedo il next di steve jobs e
sembra che rida e dica mi credevate morto eh mi credevate
morto; sento simone che piange ma come se non lo avessi
nello zainetto sulle spalle ma fosse una cosa distantissima
nel tempo e nello spazio; mi trovo davanti al 20th
anniversary macintosh e capisco che dio esiste e fa il
designer. E in tutto questo tempo i minuti diventano anni e
le ore minuti, le tecnologie si accalcano al palcoscenico
del proprio monitor per farci vedere come sono state
bravine, conservate per la futura invasione aliena che
avverrà tra qualche migliaio di anni dopo l'estinzione
della razza umana un cosa del tipo - guarda zqbert avevano
già scoperto il macintosh! - ah, allora non erano così
primitivi come credevamo!
"Francesco siamo in paradiso" mormoro e francesco dice che
è più un purgatorio, possiamo solo guardarli non li
possiamo portare a casa.
"Beh anche il purgatorio non è male" faccio io e in quel
momento mi rendo conto che si avvicina l'inferno, sento il
rantolo e poi dallo zainetto alle mie spalle parte un urlo
straziatissimo, è simone. E poi un secondo urlo che supera
il tripudio di ventole apple accese tutt'intorno e un terzo
e tutti si girano verso di lui e io mi ricordo che simone
tecnicamente dovrebbe aver fatto merenda diciamo, tiro
fuori l'orologio, diciamo tre ore fa.
"Francesco -dannazione- siamo entrati qua da tre ore!"
esclamo, non mi sembrava fossero passati più di venti
minuti e il mio compagno dice che in certi luoghi il tempo
scorre in maniera diversa rispetto al tempo del mondo
normale, per noi sono passati pochi minuti mentre la fuori
sono passate ore e questo è un mistero e io riconosco che è
vero, ma i miei figli sembrano non tenerne conto e questo
mi rende un padre perlomeno miserabile mentre vedo niccolò
stravolto dalla stanchezza che ha guardato i macintosh
senza vederci la fiammella magica dentro, simone che ha
fame e che probabilmente non mangerà fino a casa perché
ormai i rari locali di ristorazione di quiliano saranno
chiusi per coprifuoco, e mi sento in colpa, mi giro verso i
macintosh e poi verso i figli e capisco che ad un certo
punto bisogna fare delle scelte e che arriva un momento nel
racconto in cui l'aggiornamento software interno dice che
lo scaricamento è terminato ed è arrivata l'ora di
installare. E che adesso posso riavviare, tipo, e vado alla
ricerca di un autogrill.