io niccolò e l'orsacchiotto
Mi telefona con la linea interna questo collega che
amichevolmente chiamo scabbia perché è una di quelle
persone che ti rimane dentro, ma non troppo, giusto sotto
pelle, e il collega scabbia mi dice che gli sta succedendo
una cosa stranissima! con il computer! una cosa
incredibile! e devo dire che a lui succedono spesso cose
spaventose, file che mutano forma, bande colorate che
attraversano lo schermo, scanner che scannerizzano immagini
non presenti dentro allo scanner e altro ancora, e poi io
mi siedo vicino a lui che dice guarda, guarda e rifà tutte
le operazioni e tutto funziona normalmente, io abbozzo un
sorriso imbarazzato e allora il mio collega mi fulmina con
lo sguardo e dice ecco, vedi, quando ci sei tu non lo fa.
Prima ha fatto diverso.
Anche questa volta mi chiama e mi dice che il suo computer
non gli vuole cancellare una pagina di Xpress, lui la
cancella e Xpress la ricrea subito, davvero!
"Scendo" sospiro e lui dice di no, che se scendo di sotto
il computer inizia a funzionare e lui ci fa la figura del
cretino. "Devi aggiustarmelo per telefono" aggiunge.
"Facciamo così; perché non mi assumi con il compito di
orsetto portafortuna?"
"Orsetto..."
"Io ci starei. Tu mi paghi millecinquecento euro al mese
per stare seduto su uno sgabello nei pressi del tuo
computer. Io mi porto un libro, leggo mi faccio una cultura
che ne ho tanto bisogno dopo tre anni di vita da impiegato
contabile e tu hai il computer che funziona sempre.
Pensaci, il computer che funziona sempre".
Silenzio. Sta valutando davvero la cosa.
"Nessuno qua ha un orsetto portafortuna" mi dice dopo un
po' con voce dubbiosa, la cosa che lega assieme buona parte
del mondo impiegatizio è un comando non scritto che recita:
"se devi fare una cosa che non hai mai fatto prima,
controlla se la fanno anche gli altri impiegati: se la
fanno, allora falla anche tu, se invece saresti l'unico a
farla non ci pensare nemmeno, ti gambizzano, muori a colpi
di mobbing" tipo una volta un collega ha iniziato a usare
la carta gialla per i fax in entrata in modo che poi
distingui subito a colpo d'occhio i fax, era una bella idea
adesso credo faccia il rappresentante di rubinetti nel
basso tortonese.
"Nessuno lo ammette" sussurro nella cornetta, "ma tutti
hanno un orsetto portafortuna per far funzionare il
computer. La tecnologia non basta!".
Dall'altra parte della cornetta il silenzio e poi sento che
scabbia butta giù e io ridacchio.
Mi giro verso il mac-mini strofinandomi le mani e poi
inizio a inserire un po' di dati quando di colpo si apre la
porta del mio ufficio e entra uno degli impiegati
dell'ufficio di scabbia, entra e mi guarda con gli occhi
rossi. Di solito non lo fa.
"Come facevi a saperlo?" sibila chiudendo la porta dietro
di sé e facendo un passo verso di me.
Io inizio a fare mente locale di tutte le cose che non
dovrei sapere, dalla non-esistenza di Dio alle fatture
scomparse, e cerco di capire se qualcuna di queste cose
possa riguardare il collega dell'economato che intanto si
avvicina ancora e mi dice che comunque, anche se ero venuto
a saperlo, proprio a scabbia dovevo andarlo a dire?
Deglutisco.
"Ma di cosa stiamo parlando precisamente?"
Allora il collega dell'economato sospira e si mette una
mano sotto la giacca, si guarda furtivo attorno e poi tira
fuori un orsacchiottino.
Sospira ancora e spiega che sta parlando dell'orsacchiotto
portafortuna per far funzionare i computer. "Sono due anni
che lo tengo nascosto nella giacca e nessuno lo ha mai
visto, come facevi a saperlo?" sussurra avvicinando molto
la sua faccia alla mia.
Mi aggiusto gli occhiali con un dito e poi dico intuito.
"Quando passavi nel mio ufficio il mio computer funzionava
meglio. Prima pensavo potesse essere un caso, poi due
volte, tre volte, eccetera, alla fine ho capito che avevi
con te un orsacchiottino portafortuna". Sto mentendo, lui
lo capisce e si ritrae, rimette l'orsachiottino sotto la
giacca, fa gli occhi a fessura e mi dice bada bene
venerandi, e niente altro, bada bene venerandi e io
annuisco, cerco di non pensare a niente, inespressivo,
inespressivo.
Quando torno a casa vengo accolto dal tripudio di figli, la
cosa bella di essere un padre è puoi essere una persona
anche mediocre e nonostante questo c'è gente che ti aspetta
e ti vuole confusamente bene, e io vengo accolto
specialmente dal niccolotto che abbracciandomi mi dice oh
finalmente papà, prendi la carta di credito!
Io resto gelato dall'abbraccio poi ricordo che avevo
promesso di comprare un gioco per macintosh fatto da un
cecoslovacco che narra di un cane che vive con il padrone
su di un asteroide e alieni venuti a rubargli le mele
rapiscono il cane, e il padrone che è un omino con un
pigiama bianco li insegue con il suo razzo spaziale, non mi
credete ma esiste davvero si chiama samorost 2, e una volta
io e niccolò ci abbiamo giocato e abbiamo finito il demo,
così visto che costava poco abbiamo deciso di comperarlo,
ma per fare in modo che niccolò crescesse con il terrore di
perdere quello che reputa bello abbiamo fatto un foglio con
cinque quadratini e ogni volta che niccolò faceva una cosa
educativamente corretta si riempiva un quadratino e con
cinque quadratini riempiti si poteva comperare il gioco, e
niccolò si è adeguato e ci ha mostrato di saper essere
collaborativo e quindi papà oggi devi usare la carta di
credito! Il gioco del cane!
Insomma scarichiamo il gioco e andiamo avanti nella storia
finché (spoiler) ci troviamo ad essere dentro ad un faro
spaziale e in cima al faro c'è la fiamma per le astronavi
che non vadano a sbattere e sotto c'è un uomo che dorme e
che noi dobbiamo svegliare. Ci sono cinque bottiglie e una
pentola con dell'acqua. "Ecco" dico a niccolò "per
svegliare l'uomo dobbiamo capire cosa gli piace, metterlo
nel pentolino e farglielo bere" e lui annuisce e dice
mettici questa e indica una bottiglia a caso e io la verso
nel pentolino, poi gliela ficco e in bocca e lui sempre
dormendo la sputa. "No -dice niccolò- prova questa" e
rifaccio tutto e l'omino la sputa di nuovo e andiamo avanti
così per un tempo abbastanza lungo finché io non inizio a
innervosirmi e dico, no guarda dobbiamo fare uno schema e
mi metto giù e faccio uno schema, prima con le cinque
bottiglie singole, poi con sedici combinazioni di coppie di
bottiglie mescolate, poi con cinque combinazioni di quattro
bottiglie mescolate, e poi con le combinazioni di tre
bottiglie mescolate e più vado avanti più mi incazzo perché
l'omino continua a sputare tutto e niccolò ogni tanto
prende il mouse e fa due o tre cose anche lui, cose
sbagliate che mi confondono i conti e allora gli dico
niccolò lascia stare adesso siamo in un punto che può fare
solo papà e in pratica niccolò sta zitto a guardare con la
faccia triste mentre io seguo il mio schema per una
mezz'ora buona finché nel mezzo dello schema delle tre
bottiglie mescolate niccolò mi chiede posso fare una cosa
io papà e io mi giro verso di lui e gli dico non vedi che
sto cercando di passare questo punto difficile, se non vuoi
più giocare basta dirlo e in quel momento vedo che si è
fatto tardi e gli dico, è anche tardi continuiamo domani, e
chiudo il portatile e niccolò ci resta malissimo e mi tiene
il broncio per tutta la cena, e io mi sentirei anche in
colpa un pochino, ma sono troppo incazzato perché il
computer non fa quello che voglio io.
Alla sera metto il pigiama a niccolò e lui mi dice sai papà
ho avuto una idea per il gioco, ho capito perché l'omino
sputa la cosa da bere!
"Ah sì" faccio io con un sorriso paterno.
"Sì!" fa lui con l'entusiasmo negli occhi, gli brillano
proprio. "Lui sputa perché è fredda! Dobbiamo scaldarla!"
Io lo abbraccio perché mi piace quando è così fantasioso e
con il tono di padre comprensivo di fronte alle follie del
proprio figlio gli dico, eh bella idea ma nel gioco non c'è
niente per scaldare il pentolino, e allora lui si divincola
e mi spinge via per fissarmi negli occhi, e adesso sono
spaventato perché sono occhi di bambino profondissimi.
"Sì papà! Ci ho pensato: lo scaldiamo mettendolo sul fuoco
del faro!"
"Sul fuoco..."
"Sì papà, sopra il faro c'è il fuoco che fa luce me lo
ricordo!" e io rimango un attimo zitto e poi sento la mia
voce che dice eh bravo una bella idea e resto con le mani
congelate a tenere il pigiama, perché dentro di me ho
capito che -cazzo- è vero, mentre io ero come un coglione a
fare schemi matematici mio figlio è entrato dentro il gioco
e ci ha danzato dentro, era davvero in quel faro come io
non ci potevo più entrare.
A passi silenziosi siamo tornati in sala, abbiamo aperto il
powerbook che ha mandato la sua luce notturna, e niccolò ha
messo il pentolino sulla fiamma e io da dietro sono rimasto
immobile a vedere l'acqua che bolliva e ho pensato che non
avevo più bisogno dell'orsacchiottino portafortuna, perché
era lì davanti a me, era mio figlio.
Così stamattina ho tolto piggy dalla tasca della camicia
prima di venire in ufficio, speriamo bene.