io ce e l'inverno
E' inverno è arrivato l'inverno e con l'inverno è arrivato
il freddo, silenzioso è entrato nella mia casa e si è messo
dentro gli oggetti lo trovo in tutte le cose è nelle
maniglie delle porte, sulle piastrelle del pavimento, nelle
coperte del letto, dentro all'acqua, nella tavoletta del
cesso, nei polpastrelli delle dita e soprattutto è dentro
ai caloriferi. Spenti.
Quest'ultimo stato dei caloriferi mi spinge ad entrare in
cucina dove c'è cecilia in camicetta estiva che fuma seduta
davanti alla finestra spalancata, guardando il cielo nero
di gennaio.
"Cecilia" dico e appena lo dico una nuvoletta si crea per
un attimo davanti alla mia bocca e poi sparisce nell'aria
gelida della cucina.
La compagna della mia vita si volta verso di me con fare
interrogativo e io le dico che c'è oggettivamente freddo,
intendo per gli esseri a sangue caldo, e che bisognerebbe
accendere i caloriferi. "Non fosse altro per ammortizzare
la spesa che abbiamo sostenuto per fare l'impianto"
aggiungo con poca speranza e cecilia fa no-no con la testa
e dice che i caloriferi restano spenti. "Sai cara la mia
cicala quanto ci costa una giornata con i caloriferi
accesi?" mi chiede.
"La parte del mio cervello preposta ai calcoli matematici
temo sia congelata" mormoro debolmente e cecilia dice
molto, cara la mia cicala, ci costa molto e noi dobbiamo
risparmiare, se hai freddo mettiti un maglione.
"Ne ho già due" protesto goffamente e cecilia dice, bravo,
poi sono io che devo lavarli e scuote la testa.
"Se non per me, pensa ai nostri figli! Hanno freddo!"
imploro con fare drammatico.
"Se avessero freddo me lo direbbero"
"Hanno paura a dirtelo che gli metti un altro maglione"
simone sembra l'omino della michelin, non riesce a piegare
i gomiti e i ginocchi, rotola per la stanza invece che
muoversi. "Ma hanno freddo, hanno le labbra blu!"
Cecilia sorride. "Non è il freddo, è il sangue: nobili come
la mamma" fa orgogliosa e io crollo il capo ed esco dalla
cucina richiudendo la porta.
Fuori c'è niccolò che tiene in braccio simone, sembra
affetto fraterno ma lo fa per scaldarsi.
"Allora?" chiede.
"Niente caloriferi" dico e niccolò fa per piangere.
"Vieni andiamo ad accendere lo scanner" dico e vedo che
niccolò guarda il powerbook sulla scrivania, e poi lo
scanner spento e vedo che non capisce e io gli passo una
mano sui capelli.
"I driver epson dello scanner"
"Eh?"
"Basta accendere lo scanner e attaccare lo scanner al
computer di papà che immediatamente i driver epson fanno
salire la temperatura della cpu di cinque sei gradi. Sembra
un miracolo invece è solo cattiva programmazione"
Niccolò non dice niente anche perché non sa esattamente
cosa siano i gradi o i driver e io accendo lo scanner che
si stira la schiena con i suoi rumori da scanner, lo
attacco al powerbook e poi io e niccolò mettiamo le mani a
destra e sinistra della trackpad e ci godiamo il tepore
dell'alluminio cupertiniano.
Per simone non c'è spazio e io sospiro e penso che prima o
poi dovrò prendermi un 15 pollici così ci sarà spazio anche
per le sue manine, sono un padre così premuroso.
La mattina dopo ci si sveglia e da sotto le trapunte io e
niccolò ci guardiamo negli occhi siamo felici perché
sappiamo che tra poco saremo rispettivamente in ufficio e
all'asilo e la cosa che ci rende felici è che lì c'è il
riscaldamento.
Veloci lasciamo i freddi muri di casa venerandi per
raggiungere il bengodi della civiltà occidentale, nel mio
caso la mia scrivania con a fianco il piccolo calorifero.
La cosa bella di fare vita d'ufficio come dipendente è che
ogni tanto puoi pensare di non esistere, sei lì che immetti
dati nel computer, tipo dieci pagine di bonifici bancari
che in fondo sono numeri e tu mentre lì metti sei tutto
impegnato a non sbagliare e quindi fondamentalmente non
pensi a nulla, sei un tramite tra dato stampato e quello
catalogato e la cosa che ti rende invece un essere umano
vero è che dopo due ore di questo lavoro ti rendi conto che
hai bisogno fisico di un caffè. Caldo.
Il tuo corpo si rilassa e ti fa capire che ha bisogno di
caffeina e che se tu gli dessi della caffeina, oh beh
ragazzi, il tuo corpo sarebbe un perfetto corpo da
impiegato se poi prendessi anche un cannellone alla crema
la pancetta da quarantenne assumerebbe lo stato di
perfezione parmenidea, ma per me il cannellone è un di più,
il caffè va benissimo lo stesso è anche più zen.
Allora metto via i bonifici, apro ichat e cerco se c'è
francesco, tecnico industriale milanese, e se c'è gli dico
oh francesco è l'ora del caffè e lui dice buon per te, fra
un po' vado anche io, e io gli ricordo che l'ultima volta
che ci eravamo visti a genova glielo avevo offerto io.
"Eh"
"Quindi ora tocca a te offrire"
"Fabrizio sono a milano, tu sei a genova. Appena ci vediamo
giuro che mi sdebito. Non sapevo a cosa andavo incontro
quando ho accettato"
"Non è il caso di aspettare. Ho aperto un acconto paypal"
"Un..."
"Un acconto paypal. Quando stai per scendere al bar mi fai
un versamento di un euro con la carta di credito, a me
viene notificato immediatamente da paypal e allora scendo
anche io al bar e prendo un caffè e mentre bevo il caffè ti
penso intensamente e penso alle cose che ti vorrei dire se
tu fossi lì e quando torno in ufficio te le scrivo via
ichat."
"Fabrizio, sai perché tu non hai amici?"
"Sono molto selettivo?"
"Acqua"
"L'alito?"
"Non solo. Tu non hai amici perché pensi solo a te stesso,
sei un freddo egoista"
Sospiro. "E' colpa dei caloriferi" gli dico e poi spiego
tutta la faccenda del riscaldamento, e alla fine del
racconto lui dice vabbè non avevo bisogno di altre
conferme, tu e cecilia siete una coppia perfetta e la chat
si chiude da sola, credo.
Tornando a casa in moto inizia a piovere, prima un po' per
prova e poi con fredda determinazione e allora sento
niccolò che da dietro mi urla che speriamo che la mamma
stia facendo la lavatrice e io sospiro e dico speriamo, il
fatto è che se si mette a piovere e cecilia sta facendo la
lavatrice allora lei diventa pazza si mette dalla finestra
e dice ah ecco proprio ora dovevi piovere! lo dice
direttamente al cielo è una cosa che fa anche impressione e
poi quando la lavatrice finisce le viene questa paranoia
che deve stendere immediatamente altrimenti la roba bagnata
poi puzza e -per farla breve- accende tutti i caloriferi al
massimo e li avvolge completamente con la roba bagnata
tirata fuori dalla lavatrice, la qual cosa crea un clima
umido/tropicale con farfalle e insetti ingannati
dall'afrore che escono fuori dal letargo, girano per la
casa sbattendo le loro ali umide contro i vetri delle
finestre e osservano poi con orrore il clima invernale
all'esterno finché capiscono di essere fregati e in pratica
si suicidano contro qualche fonte di calore o di luce, ma
questo clima benché chiaramente malsano per tutti, ha il
vantaggio di alzare notevolmente la temperatura generale
della casa aumentando le possibilità di vita della mia
progenie.
Quindi arrivati in casa non ci togliamo neppure le giacche
bagnate e tendiamo l'orecchio per sentire se la lavatrice
sta rantolando in cucina: niente, si sente solo tossire, un
tossire roco, spaventoso e subito spunta dalla cucina
cecilia con il simone in braccio che sta tossendo come un
disperato, ha la faccia bianca barcolla contro le tette
della mamma.
"Ha la febbre" dice cecilia e dicendolo non mi guarda negli
occhi e io dico cazzo ci credo che ha la febbre sono tre
settimane che viviamo al gelo e dico che basta che come
padre ho delle responsabilità che bisogna accendere i
caloriferi e inizio anche la falcata verso la cucina per
accendere la calderina ma a questo punto cecilia mi blocca
la strada e dice che -scherzi?- non senti che tipo di tosse
ha simone?
"Incurabile?"
"Ascolta bene, ha la tosse secca"
"Secca"
"Vuol dire che l'aria è secca. Se accendi i caloriferi
peggiorerebbe perché il caldo dei caloriferi renderebbe
l'aria ancora più secca e lui tossirebbe ancora di più" e
me lo dice con una certa convinzione e io qui me ne sto
perché mi viene il dubbio che nel magico mondo della
biofisica ci sia qualche legge che gestisce la secchezza
dell'aria in relazione all'irradiamento dei termosifoni e
la mia cultura derivante dalle lezioni di fisica e biologia
ascoltate ai tempi del liceo si riduce al temine
'mesmerizzazione' che non so assolutamente cosa voglia
dire, il resto se c'è mai stato è stato cancellato da una
immediatamente successiva pubertà e vari difficoltosi
scarichi di feromoni nei posti e nei momenti più sbagliati.
Resto indeciso, guardo simone tutto mollo, guardo niccolò
con la giacca bagnata addosso, guardo cecilia che adesso li
abbraccia tutti e due e sospiro e prendo la confezione
sinuosa del perlana e la porgo a cecilia.
"Uh? Non è meglio uno sciroppo?"
"Voglio dire metti su una lavatrice" e spiego che facciamo
un compromesso, mettiamo su una lavatrice così poi siccome
piove mettiamo i panni sui caloriferi e i polmoncini secchi
del simone s'inzupperanno d'aria umida e detersivo in
offerta speciale.
"Ma così anche noi ci scaldiamo un po'" concludo e sorrido
e anche cecilia sorride e anche niccolò e a modo suo anche
simone manda un sorriso e facciamo questo finale alla
mulino bianco che fa tanto nucleo familiare.