Il depliant apple per la linea powerbook ha una dimensione
di undici centimetri per sedici centimetri virgola cinque,
è in elegante carta patinata, ed è composto da sei pagine
con pinzatura centrale. Tra le frasi chiave del depliant
cito "intelligente connubio di eccellenti funzionalità",
"prestazioni a dir poco fenomenali" e anche "godetevi i
frutti del vostro lavoro" che fa molto chiesa avventista
del settimo giorno. A pagine tre c'è una grossa foto del
piccolo powerbook 12'', e attorno alla foto delle tracce di
saliva rappresa.
Fossimo sul telefilm di CSI scena del delitto, un semplice
esame del DNA mostrerebbe inequivocabilmente che la saliva
è la mia, che il depliant in questione è in bella mostra
sulla mia scrivania da sei mesi, e che -sì- quei fiori e
quell'incenso posati tutti i giorni attorno alla foto del
powerbook 12'' assieme a doni votivi in frutta candita,
sono tutti assolutamente miei, perché il powerbook 12'' è
la mia massima aspirazione, a volte mi metto lungamente a
pensare al powerbook 12'' e a come cambierebbe la mia vita
se fossi un possessore di un powerbook 12'', mi vedo in
situazioni particolari tipo sto facendo un lunghissimo
viaggio in treno di ore ed ore e tutti stanno usando i loro
portatili windows e io tiro fuori il mio powerbook 12'' e
inizio a scrivere o a giocare e intanto tutti gli altri
windows si scaricano, mentre il mio powerbook 12'' continua
a funzionare per tutto il viaggio come l'orsetto della
pubblicità della duracell.
Si tratta evidentemente di pensieri del tutto immaginari,
non solo perché non ho un powerbook 12'', ma anche perché
non prendo mai il treno, vado solo in macchina e sto
ingrassando.
E quindi niente, sono lì in ufficio a fissare lo schermo
grigiastro di windows e a cercare di interpretare un
funesto The device, \Device\ScsiPort2, did not respond
within the timeout period e poi a fissare la foto del
powerbook 12'' e poi di nuovo la finestra windows, e poi il
powerbook 12'', quando squilla il telefono è cecilia.
"Sai quante cose devo fare oggi?" mi chiede senza
salutarmi.
"Uh. Dieci?" azzardo.
"No. Tremila. Oggi ho tremila cose da fare e per farle ho
bisogno della macchina"
Mi gratto il mento perplesso. "Guarda che io ho preso la
moto stamattina" dico.
"Le chiavi"
"Chiavi" faccio io senza capire.
"Le chiavi della macchina" specifica meglio lei. "Non le
trovo"
Io inizio a capire il disegno macchiavellico di quella
donna, ha di nuovo infilato le chiavi nella sua borsa e
adesso non le trova, la borsa di cecilia è una specie di
gioco del sensi, in questo caso il tatto, devi infilare la
mano dentro e indovinare cosa c'è dentro, il più delle
volte sono forme di centinaia di oggetti inesplicabili,
roba che nessuno sa come sia finita lì dentro, tappi di
metallo di succhi di frutta antidiluviani, pinze,
adattatori bluetooth guasti, supposte di tachipirina
scadutissime, numerose monetine in lire, e soprattutto pile
delle più diverse dimensioni chimicamente morte e
sgocciolanti acide interiora.
"Hai guardato nella tua borsa? Perché devi dare subito a me
la colpa?" faccio io un po' risentito e lei mi dice che
ieri ho chiuso io la macchina di guardare nelle tasche e mi
infilo una mano in tasca e sento la forma longilinea del
portachiavi delle chiavi della macchina, è una lunga
striscia di gomma con scritto DESTROY, un dono di mia
suocera.
Cazzo dico io, cazzo ho io le chiavi, mi sono restate in
tasca e poi dico ancora cazzo scusa, davvero scusa. Ci sono
rimasto male ho tirato fuori le chiavi e le guardo come
fossero un oggetto estraneo e dico ancora davvero scusa
cecilia scusa.
"Sai quale è una cosa che veramente mi fa incazzare?" mi
chiede lei dopo qualche secondo di silenzio.
"Uh, una a caso?"
"No, una specifica per questa telefonata"
"Mh... uno che ti prende le chiavi della macchina quando
devi fare tremila cose?"
"Non solo. Quello che odio maggiormente sono quelli che
chiedono scusa, tipo i serial killer che poi chiedono scusa
alle vittime, mi fanno davvero incazzare".
"Hai ragione. Scusa" dico automaticamente e lei sta zitta,
sento che digrigna i denti e poi butta giù il telefono e
non posso neppure restarci male perché sono in torto.
Non tanto per la questione delle chiavi, ma perché la via
per il cuore di un uomo passa per il powerbook 12'' e la
via per il powerbook 12'' passa per il portafogli e il
portafogli in casa nostra lo tiene cecilia, a me ne ha dato
uno finto di plastica con le monetine per il caffé. E se
cecilia è di cattivo umore il mio powerbook 12'' si
allontana inesorabilmente, e io ho davvero bisogno del mio
powerbook 12'' perché il mio imac dv tangerine inizia ad
odorare di bestiolina morta.
Telefono a francesco, tecnico ansaldo e poderoso
conoscitore del sesso femminile, e gli racconto tutto, lui
mi ascolta in silenzio e poi dice mandagli un sms.
"Uh. E che ci scrivo? Scusa?"
"Pazzo. Non ti meriti quella donna. Scrivi: io ho le chiavi
dell'auto, ma tu hai quelle del mio cuore"
Resto in silenzio, osservo la cornetta del telefono e poi
il filo che lentamente si annoda verso la parte centrale
dell'apparecchio e poi gli confesso che non tutte le donne
sono uguali, dopo una frase del genere cecilia cambierebbe
la serratura di casa e la sim del telefonino.
"Ah" fa lui. Allora ammette che cecilia fa parte delle
donne che non sono di sua competenza, si scusa molto ma
esistono ben precise categorie di donne e purtroppo cecilia
è in quella a lui ostile.
Sospiro: anche lui: e ci buttiamo giù i telefoni.
Torno ad osservare il mio server windows che continua a
implodere con laconici messaggi in inglese, quando suona di
nuovo il telefono e alzo la cornetta con voce informale
chiedo pronto chi parla e una agitata voce femminile mi
chiede se sono io fabrizio venerandi e io faccio tempo a
dire sì puntini di sospensione che vengo informato che mio
figlio ha la febbre! è all'asilo con trentotto di febbre!
dannazione! venga subito!
"La febbre sta salendo sempre di più, abbiamo bisogno di
lei!" aggiunge la donna con fare drammatico.
"Guardi che non sono un medico" faccio io tenendo la
cornetta tra collo e orecchio e cercando la giacca con le
mani.
"La tachipirina, deve comprare della tachipirina prima di
venire all'asilo e metterla a suo figlio!"
"Uh? Non potevate metterne una voi?" chiedo io ingenuamente
e la ragazza mi dice di no, che loro in quanto maestre non
ne possono mettere per legge, non sono abilitate a dare
farmaci ai bambini.
"E io sì?"
"Certo lei è il padre!"
'La legge ha troppa fiducia nei genitori' penso e corro a
cercare una farmacia.
La sera a niccolò la febbre è scesa ed ora è davanti
all'imac tangerino che guarda le scene finali di alla
ricerca del pesciolino nemo, sguardo perso nel vuoto, un
po' per l'imbottitura di tachipirina, un po' per quella
multimediale.
Cecilia lo tiene in braccio e gli misura la febbre con il
termometro di vetro, di solito niccolò si lamenta per il
freddo del vetro, questa volta è cotto e subisce con
qualche vago mugugno.
"E' tutto rotto" dice cecilia a voce bassa, dando un bacio
alla testa del piccolo e io decido di prendere la palla al
balzo e dico, eh come il mio imac e indico ampie sfumature
magenta nel mare del piccolo nemo, causate non da virtuale
inquinamento marino, bensì dal monitor in fase di
premorienza.
"Non vorrai di nuovo tirare fuori la storia del powerbook
12''?" mi fulmina cecilia, e dice che l'imac va benissimo.
Tossisco.
"Cecilia, il mio imac è malato, come niccolotto. Si è
beccato un fulmine; si è bruciata la scheda ethernet; ha
solo una porta usb perchè l'altra è fulminata; e da quando
niccolò ci si è addormentato *sopra* guardando un film, lo
schermo ha virato radicalmente al magenta. E' malato. Come
te, niccolotto" concludo parlando direttamente a mio figlio
e accarezzando il caldo case di plastica arancione.
Niccolò empatizza in silenzio.
Cecilia non dice niente, fissa il piccolo nemo che ritrova
il padre e si abbracciano con le pinne, nel film. Poi si
alza, posa il niccolò da solo davanti all'imac e se na va
in cucina a fumare.
Io esco con il cane, passeggio nel buio serale ed osservo
le stelle.
Quando torno a casa c'è cecilia con il volto colpevole e
niccolò che le piange in braccio e cecilia mi guarda e dice
che è successa una cosa grave.
"E' salita la febbre?" chiedo preoccupato toccando la
fronte di mio figlio.
Cecilia scuote la testa e mi dice che niccolò sta
benissimo, abbastanza. Si sposta di lato e mi indica il
tavolo dell'imac, e io mi avvicino all'imac e vedo davanti
all'imac il termometro a pezzi.
"Si è rotto il termometro?" chiedo perplesso e lei scuote
la testa, dice di guardare bene, e io guardo bene e vedo
che pezzi di termometro sono in effetti davanti al
computer, ma altri sono spezzati dentro alla feritoia di
inserimento del cd dell'imac.
Mi siedo, mi metto la testa fra le mani.
Cecilia si avvicina, mi mette una mano sulla spalla e mi
spiega che -siccome avevo detto al niccolò che l'imac era
malato- la nostra prole aveva ben pensato di misurare la
febbre anche al computer, e aveva sforzato in termometro
dentro alla feritoia finché non si era spezzato.
"Vabbè -dico- aspirerò tutto via dalla feritoia, anche se
qualche pezzetto di vetro finisce dentro non può fare
niente di male".
Cecilia scuote di nuovo la testa e dice mercurio.
"Uh? Il famoso dio greco?" chiedo senza capire.
"No, quello è ermes. Io parlo di mercurio materiale
chimico, corrosivo, liquido, conduttore, contenuto nei
termometri ed ora liberamente sparso i microgranuli
all'interno del tuo imac" mi spiega cecilia in un crescendo
di orrore panico.
Lei mi stringe la mano più forte, io la stringo a lei,
niccolò ci guarda con viso di chi ha fatto grande danno e
ora cerca compassione con labbroni e occhioni umidi, io
torno a fissare il video e rido dentro e penso che il
powerbook 12'' val bene un imac.