Sto cercando di lavarmi i denti usando quella parte di dentifricio secco che naturalmente resta attaccata ai dentini dello spazzolino se lo si lava male, quando sento dei rumori fuori dal bagno e poi si spalanca la porta e sbuca la testa di cecilia poi il corpo e il pancione gravido. E' appena tornata dall'ecografia e mi guarda con la faccia tesa e poi mi dice.
"E' finito il liquido amniotico"
"Uh, anche il dentifricio" faccio io indicando il tubetto stremato ma cecilia affila gli occhi, biascica una maledizione sottovoce, e cerca suo figlio, quello già uscito dalla pancia.
Io resto da solo a fissarmi allo specchio e vi lascio immaginare il volto di un trentacinquenne che aveva mille porte aperte poi ha fatto un figlio e -come nel famoso romanzo di wilde- ha iniziato a invecchiare davvero e le porte hanno iniziato a chiudersi e poi se le riaprivi dietro c'erano solo degli appendiabiti.
Insomma puoi fare mille cose ma man mano che gli anni passano e non le fai ti rendi conto che è come quando comperi un computer che ti dicono che ci puoi fare di tutto e dopo cinque anni che lo usi per due o tre cazzate, la stessa persona che ti diceva che ci potevi fare di tutto ti dice che ormai -scherzi?- è obsoleto, è una merda di computer che ne devi comprare uno nuovo. Solo che certe cose non si possono ricomperare, escono di mercato, diventano antiquariato e l'essere umano come antiquariato non è un gran che perché dopo qualche anno inizia a puzzare.
Infatti puzzo anche io e guardo senza pensare a niente in particolare alle scheggette di saponetta lasciate a dormire sul lavabo.
Appena mi arrischio ad uscire dal bagno vengo assalito da mio figlio che mi abbraccia le gambe, alza le mani verso il cielo e fa gli occhioni teneri teneri dicendo 'prendi braccio' che non capisco mai bene se è una preghiera o un ordine, comunque lo prendo in braccio e lui inizia a darmi dei baci sulla guancia e a dirmi che mi vuole bene, che sono bravo e io penso cazzo. Per capire bene è meglio dire che di solito mio figlio non mi saluta manco quando torno a casa, specie se sta guardando la carica dei cento e uno, mi fa capire che mi vuole bene giusto perché mi chiede di pulirlo dopo la cacca o perché mi sveglia nel cuore della notte perché ci sono le bisce, tipo:
- papà ci sono bisce nel letto
- ...tre di notte... sono le tre di notte niccolò dormi
- non posso ci sono bisce nel letto
- non ci sono bisce
- ci sono le sento con le gambe
- (dubbioso) non credo ci siano bisce. e poi le bisce non mordono
- le bisce mordono hanno i denti
- magari mordono anche ma non hanno veleno. non muori. buonanotte
- non posso dormire mi mordono mi fanno male con i denti
- (sospirando) evvabene vieni a dormire con papà e mamma basta che mi fai dormire
- ...
- niccolò?
- sì papa
- sei seduto sulla mia pancia devi metterti sotto le coperte
- non posso
- e perché?
- ci sono le bisce anche qua
- ...
- ...

insomma, cose del genere e invece adesso mi sta dicendo che mi vuole bene con lo stile telefilm americano abbracci e baci e frasette tenere, io guardo la madre e cecilia mi dice in inglese che ha appena spiegato a niccolò che il fratellino sta finalmente per uscire dalla pancia così niccolò fa la gelosia preventiva. L'inglese è la lingua con cui io e cecilia ci diciamo le cose che niccolò non deve capire, in pratica l'incontrario del dialetto, appena berlusconi introdurrà l'inglese nelle elementari in maniera più massiccia saremo finiti, dovremo imparare il genovese.
"Allora c'era veramente un bambino" dico io indicando la pancia della mia compagna e lei sospira, io faccio come quei supereroi americani anni '70 e guardo la pelle tirata di cecilia e attraverso la pelle vedo il bambino con gli occhi serrati, ranicchiato con le zampe, le cartilagini, le ossa schiacciate dentro al corpo di cecilia che mi guarda come se niente fosse, come se non avesse un cristiano nella pancia a soffocare acqua vitale, arrivato all'ultimo spasimo in cui o esce e tira una boccata di fiato (giusta per il primo di una lunga serie di urli) o dovrebbe mangiarsi cecilia divorarla dall'interno, si fa per dire, in alcuni animali o insetti scommetto che hanno anche di queste sfighe.
Così faccio il padre al cento per cento, tengo il niccolotto al collo e mi avvicino e dò un bacio a cecilia, bacio che rimbalza un po' per il corpo e per rimbalzi arriverà anche al piccolo nascituro che -non ancora uscito- sta già cominciando ad invecchiare inconsapevolmente, ha già più di nove mesi il fuoritermine.

Comunque la nostra giornata continua normalmente, io metto il portatile collegato a internet e giro a portata di orecchio per sentire se c'è qualche ding che segnala l'arrivo di un nuovo messaggio e allora mi avvicino per vedere se è un maledetto messaggio di qualche inutile mailing list oppure un messaggio di gente che veramente mi vuole parlare, così lo segnalo come 'importante' e me lo dimentico, non rispondo mai alle e-mail, dopo un po' si accumulano tutti questi 'importante' e a me vengono i sensi di colpa, e alla fine le cancello, non ho molto amici.
Alle dieci di sera metto a letto niccolò, esco dalla sua stanza e arriva cecilia con lo sguardo sbarrato, è senza pantaloni e mi dice cosa facciamo.
"Uh? Spiegati meglio, non vorrei fraintendere" dico io, infatti in fase gravidanza tutto il magico mondo del sesso riceve un moto confusionale che è un ottimo deterrente alla vita di coppia.
"Si sono rotte le acque" dice lei e mi guarda e manda un sorriso doloroso, un sorriso che le donne fanno due o tre volte nella vita e io dico rotte le acque e lei annuisce e dice rotte le acque e io dico innanzitutto dobbiamo restare calmi e lei annuisce di nuovo e io ripeto calmi molto calmi, e lei annuisce e dice che abbiamo ancora tempo cioè rotte le acque non vuol dire mica che nasce subito, l'ultima volta sono passate cinque ore prima della nascita, e io dico certo cinque ore, e poi lei aggiunge mentre mia sorella solo due ore, e io dico restare calmi ho detto restare calmi, e mentre lo dico accendo la luce in camera di niccolò che stava per addormentarsi, mi metto a battere la mani e lui si alza si strofina gli occhi e io grido 'andiamo dalla nonna!', e lo ripeto 'andiamo dalla nonna!' con l'aria da jack nickolson, direi anche 'il mattino ha l'oro in bocca!', ma sono le dieci di sera, non mi sembra il caso, niccolò fa la faccia felice come se fosse una sorpresa e non sa che stiamo finendo la compilazione di caino, povero niccolò, lo vestiamo mettendogli una tuta sopra al pigiama, diciamo qualcosa di confuso a tobbia e usciamo di corsa per mollare niccolò dalla nonna e portare cecilia all'ospedale.
In auto mi comporto come nei film quando c'è qualche inseguimento, cecilia ride dice che mica deve partorire in macchina ma poi aggiunge che comunque le contrazioni stanno aumentando, stringe i denti ogni tre minuti e dice che fino alla mattina le aveva ogni venti minuti e ora ogni tre minuti cazzo stanno aumentando e ride con i denti stretti dice che fanno male e niccolò dietro è emozionato anche se non sa bene perché.
Molliamo niccolò alla nonna, e corriamo all'ospedale, ci fanno entrare, l'ospedale vuoto di notte ha tutte le fattezze di un mostro addormentato, un luogo di prodigio che si carica di energia per le medicazioni di domani, e appena arriviamo la visitano, dicono c'è ancora tempo, dicono ancora solo quattro centimetri, poi misurano le contrazioni e ci conducono in una sala detta 'sala travaglio' luci soft, stereo con musica, e ci dicono che adesso bisogna solo aspettare, cecilia si regge a tutto quello che incontra, adesso sta proprio male i nostri occhi si incontrano e vedo che lei trasale.
"Fabrizio" mi dice con voce cupa, "da ora in poi c'è il copyright" e mi trapassa con gli occhi socchiusi.
"Il copy..."
"Il copyright. Quello che succederà in questa sala travaglio è una cosa personale mia, tua e delle ostetriche"
"Non capisco"
"Niente 'io cecilia e le doglie', o 'io e cecilia e il secondogenito', come coprotagonista esigo il copyright su quello che succederà in questa sala parto. Niente macworld, niente blog, niente libri di narrativa giovane. Questo è un fatto privato"
Deglutisco e cerco con gli occhi il mio powerbook, non c'è, nella fretta l'ho dimenticato a casa.
"Ma il pubblico vuole sapere!" protesto debolmente e cecilia mi risponde una cosa che non posso ripetere per iscritto e così capisco che il copyright è iniziato e che non posso dire più niente.