Vivo come un rabdomante da quando ho scoperto che la airport che è dentro al mio powerbook 12" può captare le onde radio delle reti wireless sparse per genova e quindi voglio provare il brivido di collegarmi a internet girando per genova, in pratica vago con il pb in mano, lo sguardo corrucciato, e dirigo il pb nelle più disparate direzioni in cerca di benigne onde radio con il dhcp aperto, la gente mi guarda strano prima o poi mi arresteranno.
Comunque. Camminando così arrivo in piazza piccapietra, di fronte alla sede del Secolo XIX, il quotidiano locale su cui scrive il famoso scrittore Maurizio Maggiani, articoli che ritaglio per ricattarlo negli anni della sua vecchiaia, e di fronte alla sede del Secolo XIX ignota mano fascista ha disegnato una grossa svastica e l’imperiosa scritta GIORNALISTI TERROSTI, e io rimango con il powerbook in mano a fissare la scritta in questione e poi faccio un bel sorriso sbarazzino, perché mi immagino il fascista che di notte agita il suo spray nero per scrivere la grossa scritta GIORNALISTI TERROSTI, poi la svastica, e poi me lo vedo che si allontana dalla grossa scritta per leggerla tutta insieme e la sua anima di fascista si rende conto anche lei che c’è qualcosa che non va, perplesso si gratta la crapa pelata e rilegge GIORNALISTI TERROSTI e poi capisce, intuisce il RI mancante, e capisce anche che non può più aggiungerlo, che fare la piccola V tra la O e la S con sopra il RI mancante sarebbe poco fascista, insomma resta lì per un po’ a leggere GIORNALISTI TERROSTI e poi se ne va, pensando che -vaffanculo- il messaggio politico sarà passato lo stesso, e io penso che è vero, quel GIORNALISTI TERROSTI è chiarissimo: in piazza piccapietra c'è tutta un'atmosfera gravida di comunicazione.
Tra cui le onde radio, capto diversi uffici dai nomi molto americani e rido come un bimbo con un giocattolo in mano, mi sembra una cosa divertentissima girare per genova e vedere i network wireless che spandono benigni i loro raggi scalda-cervello sui passanti intenti alle compere, ad aspettare l'autobus. Mi aspetto da un momento all'altro che si apra una finestrella e venga fuori la scritta buongiorno professor falken, vuole giocare alla guerra termonucleare globale?, insomma la solita meraviglia dell'elettronica, la mia infanzia.
E mentre cammino lancio decine di applicazioni capta onde, tracciatori di chissà che cosa, programmi di comunicazione con icone di diavoletti sbarazzini e alla fine il mio powerbook soffre, inizia a rallentare, il poveretto soffre perché ha ancora i 256mb di dotazione base che sarebbero sufficienti per fare le cose normali che servono a me, ma adesso che ho un powerbook che può andare a 1,33 ghz mi rendo conto che c'erano tutta una miriade di cose che credevo inutilissime, tipo usare garageband per fare musichette che poi non so bene perché le ho fatte, oppure giocare a demo di giochi in treddì che rendono rovente l'alluminium del mio pb, cose che avevo sempre creduto del tutto insignificanti e che adesso acquistano un nuovo significato, cioé continuano ad essere assolutamente inutili, ma il solo fatto che il mio powerbook *potrebbe* farle vuol dire che *è un mio diritto* che il mio powerbook le faccia, insomma è un modo come un altro per ammortizzare l'acquisto, almeno credo.
Basta, chiudo il portatile che sta rallentando poco misericordiosamente, ha troppa poca ram, e torno a casa in cerca di chi tiene le braghe in casa mia, vado da cecilia. E' in cucina.
“Cecilia, ho bisogno di più memoria” dico.
Lei posa la pentola a pressione, mi guarda stancamente e si appoggia al lavandino.
“Fabrizio. Hai trentacinque anni. Non credo tu abbia più slot disponibili”
“Il portatile. Intendevo il portatile” faccio io abbassando lo sguardo.
“Ah” fa lei e poi dice che le ram costano troppo. "Prova con il fosforo" e ride beffarda mentre io agito il pugno e digrigno i denti.

La mattina dopo sono in ufficio, appoggio il mio pb sulla scrivania, ci collego il monitor esterno e poi lo riaccendo, è bello veloce e poi faccio partire neooffice, e mentre neooffice parte il pb si accascia, nel senso che neooffice è un pacchetto talmente avido di ram che quando lo uso anche i computer delle stanze vicino rallentano, è un paradosso non è vero, rallenta solo il mio.
Così io resto a guardare quella cosa di alluminio che arranca e si scalda, come un marinetti frustrato avrebbe osservato una locomotiva ansimare stanca su di una salita imperiosa.
In quel momento di massimo sconforto entra in scena un mio collega di cui preferisco non fare il nome perché ho paura che mi appaia all'improvviso, ha di questi poteri come gli spiriti del demonio che se li chiami vengono. Lui uguale, ma anche se non lo chiami, anzi.
"Venerandi -mi apostrofa- il computer mi fa una cosa strana"
"Segno che è intelligente. Si vendica"
"Non scherzare venerandi vieni un attimo nel mio ufficio"
"Non ho tempo, devo cliccare sul fondo della mia scrivania, fare un quadrato e poi lasciare, in modo che scompaia. Vedi?" e gli mostro quello che è in effetti il mio maggiore impegno lavorativo.
"Dài venerandi, è questione di un minuto!"
Sospiro. "In informatica un minuto dura almeno tre quarti d'ora. In pratica è l'opposto del sesso" gli spiego.
Lui sorride, non ha capito e si appoggia alla porta del mio ufficio. "Allora, mi succede questa cosa strana" inizia a raccontarmi senza ritegno. "Giù di sotto mi hanno chiesto di mettere su computer questi moduli -e così dicendo mi mostra due fogli- e io li ho messi su computer e glieli ho dati. E ora mi hanno telefonato dicendo che non riescono a modificarli".
"Con cosa li hai fatti?"
"Col computer"
"Apprezzo il tuo spirito pratico. Intendevo dire, con che programma?"
"Nessun programma" dice e mi sorride con la stessa espressione beffarda di una scimmia cinese.
"Nessun programma" mormoro io.
"Nessuno. Ho usato lo scanner"
Tossisco. "Vuoi dire che hai scannerizzato le immagini e le hai messe su un cd?"
"Non sono immagini. E' testo, vedi sono dei moduli" fa lui con voce accondiscendente e me li mette di nuovo sotto al naso.
Scuoto la testa. "Per il computer è come se fossero immagini. Non sono modificabili".
"Non posso fare copia e incolla dal modulo a word?"
"No"
Lui rimane immobile, terreo. "Stupidi computer" sussurra. "E non c'è altro modo per farli entrare dentro al computer?" mi chiede ancora sventolando i due fogli che tiene in mano.
"Beh, sì, mettere il modulo vicino vicino vicino alla tastiera e poi leggere cosa c'è scritto sul modulo e intanto riscriverlo battendo i tasti, tac tac tac" faccio io, imitando con le dita nell'aria uno che scrive a macchina.
Lui torna a farsi pensoso e scuote la testa facendo no, no, no. Poi fa un sorriso strano. "C'è una cosa che tu non sai" mi dice e io inizio ad avere paura, leggo una strana follia nei suoi occhi.
"Sì?"
"Mi hanno detto che su internet, c'è un programma che si chiama CORE" e rimane a fissarmi con il sorrisino strano, come se quella rivelazione fosse uno strizzare d'occhi, eh eh caro venerandi c'era il programma CORE nascosto su internet e tu non volevi dirmelo.
"CORE" ripeto io con voce inespressiva.
"CORE" dice lui e mi spiega che c'è un sito che ha questo programma CORE che trasforma le cose messe nello scanner in documenti di word. CORE, glielo hanno detto gli elettricisti.
'Elettricisti bastardi' penso io, ma poi capisco e sorrido al mio collega e penso che sto sbagliando tutto, sono anni che è nel mio ufficio e continuo a sbagliare, non devo cercare di farlo rientrare nella mia logica, gli elettricisti hanno capito tutto, sono io che devo entrare nella sua logica, combattere il sistema dall'interno, e gli dico che non si chiama CORE. Non si chiama CORE e rido. "I programmi che fanno questa cosa si chiamano OGM"
"OGM?" fa lui perplesso e io annuisco solennemente.
"OGM sta per Optical Graphic Manipulator, e serve appunto per convertire i testi scannerizzati in documenti di word. Purtroppo gli OGM esistono solo per macintosh" dico scuotendo la testa e osservando il mio povero powerbook sotto il giogo di neooffice.
"Beh, lo puoi fare con il tuo" dice lui.
"Ram. Non ho abbastanza ram. Dovremmo comperarne un po', ma i soldi dovrebbe metterli l'ufficio se la ram è usata per l'OGM"
Il collega mi mette una mano sulla spalla.
"Non è un problema venerandi. Vado in contabilità e spiego che c'è da comprare della ram per il tuo macintosh. Gli spiegherò che mi serve a me per l'OGM" sussurra con voce complice.
Poso la mano sulla sua che è ancora poggiata sulla mia spalla e gli dico grazie. Davvero grazie. La sua mano è fredda.

Esce dal mio ufficio fischiettando e io so che non vedrò mai quella ram, ma che ne sarà valsa la pena, piccolo powerbook color argento, ne sarà valsa davvero la pena.