Mio figlio ha ormai due anni, non ha imparato una parola che una, ma sa fare questa cosa: entra nello studio, controlla che io padre sia di fronte all'imac arancione a fissare lo schermo e va verso il duodock sull'altra scrivania, mette la manina dentro al duodock per assicurarsi che dentro ci sia effettivamente il portatile powerbook duo, altrimenti il duodock non si accende, afferra una sedia, la trascina fino alla scrivania dove c'è il duodock, ci sale sopra, avvicina le sue ditina al tasto di accensione del duodock e lo preme, sente il *dong* del computer che si è acceso, si gira verso di me sorridendo, io faccio finta di niente, lui resta ad aspettare che si carichi il system e poi inizia a giuggiolare, muove a fatica il mouse sull'icona del serpente di sammy's science house, è un programma educativo, nel senso che è roba che a giocarci tu adulto ti annoi, e mio figlio preme due volte il pulsante del mouse e allora parte sammy's science house e niccolotto balla con la testa mentre c'è la musichetta e poi mette la sua manina sul mouse con grande difficoltà clicca sulla immagine della cinepresa e vengono fuori dei pezzi di film spezzato da rimontare, e lui, niccolotto duenne, si mette lì e li monta, sposta il mouse e li monta, e quando ha fatto un film va sul coniglio, c'è un coniglio con la voce da pedofilo che dice "hollywood arriviamo!" con tono scazzato, e parte il film e lui se lo guarda e alla fine applaude e riparte dall'inizio, insomma ha due anni mio figlio è una macro vivente.
Cecilia di norma osserva questa scena con fare preoccupato. "Non gli fa bene stare così tanto davanti al computer, alla sua età!" mi dice e io le rispondo che ha ragione, non è bene, e mentre lo dico sono tutto orgoglioso di mio figlio e gli passo una mano sui capelli biondi, per fare quello che fa lui a due anni, io ne ho dovuto aspettare una ventina.
E una lacrima appare al bordo di uno dei miei due occhi, quanto ho dovuto lottare perché tu avessi questo figlio mio, mi viene da dire, quante cose ho dovuto soffrire, e qui abbiamo la telecamera che fa un carrello in avanti e poi zoomma sul mio volto con lo sguardo perso nel video di sammy's science house e abbiamo una dissolvenza, da ora in poi le cose che vi immaginate sono a duecentocinquantasei livelli di grigio: è un flashback.
E adesso ci vediamo il venerandi quattordicenne, che sgambetta nella mica tanto ridente cittadina di manesseno, contornata da stabilimenti tubolari ruttanti tecnologia fumosa nella peraltro verdeggiante campagna del santolcesino genovese. Sgambetta il venerandi e fischietta ed è nel pieno di turbolenze e di scoperte per particolari brividi del cervello e indicibili umidità del corpo: l'adolescenza in due parole.
Sgambetta il venerandi andando verso la scuola media statale, e fischietta, alle sette e mezzo del mattino, e mentre sgambetta passa davanti all'edicola e si ferma a fischiettare, forte delle mille lire generosamente date dalla madre per la focaccia e che il venerandi quattordicenne usualmente si sputtana in appassionate partite a centipede negli scarni locali della croce verde ivi locata.
Fischietta il venerandi davanti all'edicola, stringendo con la mano nella tasca della giacca le mille lire tutte appallottolate, e il suo sguardo cade sulle riviste colorate per adolescenti tipo cioé, oppure il monello o cose più ardite come skorpio o starter, e mentre stringe le mille lire il venerandi pondera il suo potere d'acquisto, quando gli occhi cadono distanti da questi prodotti di cui il venerandi quattordicenne era target naturale, per cadere sulla rivista MCmicrocomputer, sul cui reticolo rosso il venerandi legge parole come 'basic', 'futuro', 'programmazione' e il venerandi molla le mille lire nella tasca e inizia a sfogliare la suddetta rivista e vede la recensione di the hobbit della melbourn house, vede codici numerici che cadono gli uni sopra gli altri in metriche compilabili, e il venerandi quattordicenne chiude gli occhi e salta quattro focaccie e mezzo di seguito e lo vediamo quattro giorni dopo più smunto in viso che legge avidamente la sua rivista MCmicrocomputer e non fischietta più, ha la verità nel cuore il venerandi e cinquecento lire di focaccia nella bocca che mastica bovina.
Fine del flashback, ritornano i colori, sono di nuovo di fronte a mia figlio che clicca nel vuoto, e cecilia che scuote la testa, questa è la mia famiglia penso, sangue del mio sangue, penso e poi penso gente che è nata mangiando con i computer che sa cosa vogliono dire, penso e non è sempre così non per tutti, basti pensare ai miei colleghi d'ufficio, diciamo così.
Il problema con i miei colleghi è che non sono nati a manesseno, non hanno avuto l'idea che esistesse una seconda realtà nascosta dentro alle cose di tutti i giorni e sono peraltro convinti che non esistano le lingue settoriali e quindi hanno l'incresciosa abitudine di spiegarmi i propri problemi tecnici mescolando allegramente un frasario fantasioso ed improbabile, del tipo:

"Venerandi ho aperto windows e adesso ho aperto le icone del mio documento e attorno alle icone viene fuori una serie di stanghette che quando cerco di cambiarle, di dimensione voglio dire, mi si muove la stanghetta e non l'icona".
"Uh. Ci sono dei disturbi. Temo che stia per cadere la linea."
"Se cade la linea vengo su da te"
"Si è stabilizzata. Allora, andiamo passo passo, hai aperto windows cosa vuol dire"
"Aperto windows, il programma che uso per fare il notiziario"
"Parli di Pagemaker"
"Chiamalo come vuoi, io uso windows"
"Il programma che usi si chiama Pagemaker"
"Se vuoi chiamarlo così fai pure, io ho windows"
"Ok, hai aperto Pagemaker e ci sono delle icone?"
"Sì, quelle che faccio io"
"Tu fai icone?"
"Sì, le icone colorate"
"Non lo sapevo. Come fai a fare le icone colorate?"
"Clicco sul simbolo quadrato e poi clicco sul foglio e tengo premuto e quando lascio viene fuori l'icona"
"Un icona quadrata immagino"
"Esatto e poi sopra ci metto i titoli del notiziario"
"Si chiamano box, non icone, quelli sono box"
"Se vuoi chiamarli box sei liberissimo"
"Si chiamano box, tutti li chiamano box"
"Ti dico che non c'è problema, adesso so che tu le icone le chiami box"
"E cosa succede a questi tuoi box?"
"Io li clicco e vengono circondati da una stanghetta"
"La stanghetta è fatta a trattini"
"Sì"
"Hai messo circonda con testo, quella è la distanza del testo dal box"
"Non c'è nessun testo, c'è solo un icona"
"Che icona?"
"Quella che ho fatto!"
"Il box"
"Oh venerandi, se non vuoi aiutarmi e ti appigli alle parole basta dirlo subito che chiamo il servizio assistenza!"
"Giuralo"
"Non si giura mai Gesù non vuole. E poi ho un altro problema. La tastiera è rotta."
"Spaccata?"
"No, rotta dentro. Ora quando scrivo le accentate mi vengono strani simboli"
"Al posto delle accentate?"
"Sì. Invece delle accentate strani simboli"
"Che font usi?"
"Times qualcosa"
"Times new roman?"
"Sì, times new roman qualcosa"
"Qualcosa cosa?"
"Cyrillic"
"Vuoi dire che tu scrivi in times new roman cyrillic?"
"Sì"
"Perché?"
"Mi piace la forma del carattere, è delicato"
"No, dico, perché usi un computer?"

Si offendono, la prendono a male, sono l'incontrario di mio figlio e questa cosa mi lascia perplesso, voglio dire, gente che ha anche il suo bel diploma di ragioneria che boccheggia di fronte a questo micromondo virtuale, mentre mio figlio ha anche capito come mettere in stop, riavviare, aprire itunes e accendere la musica.
"Il problema" dico a cecilia indicando nostro figlio "è che tutta questa tecnologia che gli stiamo dando, fra una decina di anni non sarà più tecnologia".
"E cosa sarà?" chiede cecilia girandosi verso di me.
"Folklore" e gli racconto di me bambinetto che compro MCmicrocomputer, e poi io che compro le riviste apple, che -ragazzino- leggo articoli di tale accomazzi che spiega perché è giusto innamorarsi di un computer, insomma tutto l'armamentario nerd tipico di un genio dei computer. "E adesso? Dopo vent'anni di passione informatica faccio fogli excel per gestione affitti e spese di amministrazione" scuoto la testa e dico a cecilia parole come 'basic', 'programmazione', 'futuro'.
Ma adesso che sono nel futuro, mi vedo il venerandi quattordicenne davanti alla copia di MCmicrocomputer, che fissa il coccolotto perso nelle sue icone colorate quadrate, e allora ci ripensa il venerandi e corre via dall'edicola e entra nel forno e compera quattromila lire di focaccia e la dà tutta al niccolotto che la guarda come se fosse qualcosa di strano, qualcosa di inutilizzabile e distante.
Con una mano il coccolotto la spinge via lontano, e torna a muovere immagini che non esistono, lucine vettoriali.