Torno a casa con la nuova stampante è una nuova lexmark z12 appena la vede cecilia si incazza ma è anche affascinata cose nuove. "Ma ne avevamo proprio bisogno?" chiede toccando la scatola con tutti i simbolini e io dico certo, eppoi è un affare costa 49 euro. "Beh 49 euro per una stampante sono relativamente poco" ammette, anche se in relazione al nostro conto in banca sono una follia ci escono due buone spese alla basko con 49 euro, insomma la montiamo e l'attacchiamo all'ibook facciamo partire i driver e stampa subito un'ottima macchina penso e stampo un mio racconto e vedo che ci mette mezz'ora a stamparlo è lentissima. "Ma li legge prima di stamparli?" chiede cecilia accendendosi una sigaretta e studiando la stampante che sputacchia fuori il foglio centimetro dopo centimetro. Mi gratto la testa due o tre volte poi smetto, ho sempre paura che mi venga il vizio e poi di impazzire e socchiudo lo sportellino per vedere che cavolo sta facendo e vedo che sta stampando in tricromia.
"Cazzo -dico- sta stampando in tricromia! "
Cecilia mi osserva, osserva la stampante, osserva la punta della sigaretta e poi dice cioè? tricromia cioè? e io le dico che vuol dire che per stampare il nero sovrappone il giallo il magenta e il ciano e viene fuori il nero e quindi per fare una riga deve fare tre passate sovrapposte e cecilia dice perché non fa subito il nero e io le dico che evidentemente non c'è la cartuccia del nero e mi metto a leggere con cura la scatola e scopro che cazzo in dotazione c'è solo la cartuccia del colore, quindi si stampa solo in tricromia e alla fine il foglio ci vuole mezz'ora che esce e poi la tricromia dovrebbe dare il nero ma in realtà viene fuori un grigetto tutto sfocato è per questo che la tecnologia ha fatto la quadricromia e poi l'esacromia perché la tecnologia fa le cose migliori per l'uomo.
"La morale è che dobbiamo comprarci la cartuccia del nero?" fa cecilia con lo sguardo accusatorio.
"Non la chiamerei morale"
"Etica?"
"Direi piuttosto ricatto"
"Uh"
"Uh"
Scendo dal venditore e dico salve ho appena comperato da lei una stampante lexmark z12 e mi servirebbe una cartuccia per il nero e lui sorride e dice benissimo sono cinquantacinque euro.
"Ci siamo capiti male -faccio io scuotendo la testa- non voglio una stampante nuova, ma una cartuccia nero" e lui dice che ha capito benissimo che la cartuccia del nero costa 55 euro.
"E la stampante costa 49 euro?"
"Esatto"
"Uh, un furto! "
"Direi piuttosto un incauto acquisto"
"Beh io la sua cartuccia non la compero: mi dia un'altra stampante" cazzo mica sono cretino, costa meno, ma mentre penso che non sono cretino vengo assalito da un sospetto e decido di parlarne prima con cecilia, esco torno a casa e relaziono.
"Ce' la cartuccia costa 55 euro" confesso, toccandomi il capo con le dita.
"Sei un cretino" dice lei ma ride e dice che fa lo stesso, abbiamo trovato un estimatore della lexmark z12, non ci servono più le cartucce e vedo che vicino alla lexmark c'è il niccolotto felicissimo che guarda il tasto verde della lexmark, lo preme e sente il rumore della testina e scappa perché ha paura e torna subito e vede che si è accesa la lucina verde ed è felicissimo e preme la lucina che si è accesa per un po', poi rinuncia e preme il tasto grigio e la stampante sputa fuori un foglio e lui lo prende e lo accartoccia, si rialza barcollando e ripreme il verde, riscappa, ripreme il verde, riscappa, preme la lucina per un po' e poi il grigio, si prende il foglio lo accartoccia, e vedo che è già a metà risma un lavoro meticolosissimo, continua ad andare su e giù premere tasti, lucine e distruggere fogli e io gli accarezzo la testa e penso che la tecnologia davvero aiuta l'uomo.

Il giorno dopo arriva a casa nostra un amico architetto perché ci sono delle crepe, ci dà il suo punto di vista, si beve un po' di cafernet, facciamo finta di ricordare i bei tempi, poi dice che vuole dare un'occhiata alla casa anche dall'altra parte e gli facciamo vedere le belle piastrelle di ardesia colorata che coprono due pareti esterne dell'intero caseggiato e lui le guarda bene, ci chiede di quanto l'abbiamo fatto il mutuo, e poi ci dice di sederci e ci rivela che quelle belle piastrelle che ci proteggono del sole e dall'umidità non sono di ardesia colorata.
- E allora cosa è?
- E' eternit.
- Uh. E' configurabile?
- No, è tossico.
Insomma non dobbiamo preoccuparci, ma mentre lo racconta cerca in tasca un fazzoletto per coprirsi la bocca, che non si sa mai.
Cecilia non dice niente, prende il niccolotto, maledice il nostro notaio e la banca e il tipo dell'immobiliare, ma tutte queste maledizioni le fa senza dire niente, muove soltanto le braccia ad afferrare il niccolotto e dice andiamo dai nonni, quali nonni chiedo io, tutti risponde lei.
Andiamo prima dai miei genitori, casa proletaria, trionfo dell'ikea, soprammobili imitazione murano, televisione sempre accesa sintonizzata su un varietà di canale cinque: appena entrati mi chiedono se mi sono laureato e io gli dico che ormai la mia laurea potrebbe servirmi solo come scacciamosche. Scuotono la testa, come al solito e poi guardano niccolò e scuotono la testa di nuovo: somiglia tutto a cecilia che alla fine dei conti mica è figlia loro.
Ma niccolò è bello, ride, fa il ruffiano, se li intorta come al solito e si mette a giocare con i lego, sembra davvero bravo e i miei genitori lo guardano con tenerezza e dicono guarda com'è bravo con i lego, da grande farà il muratore e io e cecilia ci tocchiamo negli occhi.
Oddio a ben vedere un muratore ci farebbe anche comodo.
Gli spieghiamo dell'eternit e mio padre, da buon operaio ansaldo, dice che l'eternit tutto sommato non è male, voglio dire a piccole dosi ci racconta di quell'imperatore che ogni giorno eccetera. Scampoli umanistici.
Andiamo poi dai genitori di cecilia, casa post nobiliare, quadri veri alle pareti, enorme biblioteca matriarcale, mobili tarlati accuratamente mantenuti in vita. La mamma di cecilia le chiede se si è laureata e cecilia sbuffa, dice che con niccolò adesso è un casino, anzi quei soldi per la baby sitter che le aveva promesso... La madre di cecilia scuote la testa, guarda il suo blocchetto degli assegni, scuote la testa, poi guarda niccolò e scuote la testa un nipotino tanto bello in mano di due sconsiderati sopratutto il padre, ma questo non lo dice.
E niccolò tutto bello sorrisoni si mette a giocare con i lego e la mamma di cecilia lo guarda con tenerezza e dice, quanto è bravo con i lego da grande farà l'architetto e io e cecilia ci guardiamo e poi guardiamo il niccolotto.
Da domani solo meccano, penso.
Le diciamo dell'eternit e lei non ci risponde neppure, prende il blocchetto degli assegni e ci mostra tutti i tagliandini strappati. "Sto invecchiando" aggiunge soltanto e ci indica la porta da lontano. Come dire, per lo smaltimento sono un po' cazzi vostri.
Alla sera, a casa, niccolò si addormenta e noi ci arrischiamo ad uscire fuori, al buio della notte che si avvicina: c'è quel fresco che fa sempre bene dopo una giornata afosa e calda. Ci sentiamo malinconici, guardiamo le luci baluginare e ci immaginiamo che siano stelle, ma sono i lumini del cimitero, casa nostra è di fronte al cimitero perché costava meno.
"Ci sono scelte che ci portano in posti da cui non si può ritornare" dice cecilia facendo la profonda.
"Uh, parli del mutuo?"
"No, del culo. Ogni volta che mi alzo da una sedia sento una fitta al culo" La osservo lontana al di là delle coltri grigie che coprono ogni cosa; vedo la sua sigaretta incandescente a illuminarle una parte del viso, il neo vicino alla bocca. Cecilia scuote la testa, mi spiega è colpa dell'epidurale. Era uno dei possibili effetti collaterali. Ed ora per sempre si porterà dietro quel dolore.
"Io ho un'unghia incarnita" le dico per farmi prossimo nella sofferenza, ma lei dice che sono un cretino, che non è la stessa cosa.
Torniamo ad osservare il cielo, sento il fumo della sua sigaretta, l'ombra lontana dell'eternit, il respiro affannato di mio figlio e vedo anche i miei trentacinque anni, la reclame alla televisione, le batterie dei portatili, e tutte le parole che da anni vado spargendo in giro, come granaglia ai polli, per far finta che quei segni, quelle voci, siano dei miei pezzi, pezzi di venerandi.
"Andiamo a dormire" dice cecilia quando le finisce la sigaretta e io dico che porto fuori tobbia e la raggiungo.
Per strada penso cosa resterà di me dopo la mia morte e ad un certo punto tobbia punta le zampe in avanti, tira il culo indietro, inarca la gobba della schiena e fa una terribile scarica, una cosa puzzolente tutta sciolta, copre completamente il sentierino, il disgusto con dentro dell'orzo perlato, e io mi chiedo chi cazzo ha dato al cane dell'orzo perlato, vicini di merda, ho anche il powerbook in mano mi vien da schifo pensare di pulire la merda di tobbia con il powerbook in mano, comunque torno a casa a cercare della calce da buttare sopra, ma non la trovo ci butto un disinfettante per lavatrici, bianco è bianco lo stesso, tobbia mi guarda con gli occhi della sofferenza e io mi siedo, con la scatola colorata in mano e dico tobbia tu sei come l'uccellino nelle miniere.
Poi mi giro, guardo l'eternit immerso nelle tenebre e penso che la tecnologia aiuta davvero l'uomo.