Il videogioco che niccolò preferisce del mio cellulare è
pitfall the lost expedition-caves, e devo dire che quando
si mette lì a giocare a pitfall the lost expedition-caves e
io da dietro le spalle vedo apparire il logo storico della
ACTIVISION, ecco, in quel momento il mio cuoricino si apre
e fa un battito in più, per affetto, quando tornano a galla
tutta una serie di nomi e di logo come ACTIVISION, DATA
EAST, BR0DERBUND, EPYX il mio cuore quarantenne fa un
battito in più, e per me pitfall the lost expedition-caves
non è soltanto il ricordo di un periodo in cui ero un
ragazzino pieno di floppy da cinque e un quarto, infinite
liste di giochi cracked by qualche nome esotico e una
facilità alle erezioni ai limiti dell’imbarazzante, non
solo questo dicevo, ma per me pitfall the lost
expedition-caves della activision è anche il fatto che
posso immaginarmi che sia esistito un mondo parallelo dove
dopo gli anni ottanta ci siano stati altri anni ottanta e
poi ancora altri anni ottanta, un mondo parallelo dove non
c’è mai stata lara croft, niente playstation con
acceleratori gpu, dove il platform 2d ha dominato per
trent’anni e dove david crane continua a scrivere nuove
avventure per harry pitfall, un po’ come fa camilleri con
montalbano.
E così, mentre guido verso genova con cecilia al mio
fianco, guardo con un certo orgoglio dallo specchietto
retrovisore mio figlio niccolò che -seienne- porta in giro
harry pitfall con lo stesso impegno con cui io lo portavo a
spasso nel 1987 usando lo sfortunato joystick a
potenziometri dell’apple II. Mio figlio gioca nei sedili
dietro a pitfall, alla radio c’è un cd di de gregori e io
ho una involontaria erezione osservando le cosce
semiscoperte di cecilia: potrei davvero credere di essere
negli anni ‘80, di essere tornato a quegli anni pieni di
odori forti e di speranze al silicio.
In quel momento de gregori fa una pausa e inizia a cantare
“l’uccisione di babbo natale”. Niccolò si ferma e smette di
giocare a piftall, si mette ad ascoltare la canzone, una
delle sue preferite, in cui si narra di due ragazzini che
ammazzano babbo natale, una canzone che -secondo me- de
gregori ha scritto dopo essersi bevuto qualcosa di molto
molto forte e che invece secondo cecilia è una raffinata e
complessa allegoria del mondo della dipendenza da droghe.
Niccolò lascia passare tutta la canzone e alla fine dice,
ma mamma cosa vuol dire questa canzone e prima che io possa
anticipare cecilia dicendo che non vuole dire niente, che
era de gregori che in quel periodo era fuori di testa,
cecilia dice che è un allegoria sulla droga.
“Cosa vuol dire allegoria?” chiede il nostro delfino e
cecilia si inerpica in una faticosa spiegazione di cosa sia
una allegoria, che però sembra convincere il primogenito.
“E cosa vuol dire droga?” chiede giustamente il niccolò.
“E’ una cosa che tu prendi e sembra che ti fa stare bene.
Ti senti felice, ti senti forte e alla fine però succede
che diventi triste, ti rendi conto che non sei felice per
niente e anzi la droga ti fa stare male e quando finisci di
prenderla ne vuoi ancora di più e poi sempre di più e non
riesci mai a fermarti e ti fa stare sempre più male. E’ una
cosa che non va mai neppure provata” spiega cecilia con
toni apocalittici, tirando fuori una sigaretta e cercando
un accendino.
Niccolò sta zitto per un po’, guarda lo schermo del
cellulare dove harry pitfall continua a consumare la poca
batteria residua dello z1010, e poi alza lo sguardo verso
cecilia e dice: “Come le sigarette. Allora le sigarette
sono una droga”.
Cecilia sbarra gli occhi. Non dice niente e osserva la
sigaretta che già le ballava tra le dita e poi sospira, la
butta nel posacenere ancora spenta e dice, eh sì, giusto
niccolò, esattamente come le sigarette.
Niccolò è felice di avere rielaborato il concetto materno e
si mette a fissare fuori dal finestrino e poi inizia a fare
un discorso dicendo “ma allora, adesso dico una cosa che
penso io da solo che magari è sbagliata, allora se è come
dici tu mamma, allora anche i soldi sono una droga. E’ una
cosa che se li hai sei felice, che ne vuoi sempre di più, e
poi quando li hai sei lo stesso triste”
E cecilia mi lancia uno sguardo fiero, come dire ‘che
bestia di figlio!’ e io mi schiarisco la voce e rispondo eh
sì chicco in un certo senso anche i soldi sono una droga.
“Per fortuna noi abbiamo smesso” aggiungo e cecilia mi
fulmina con lo sguardo e digrigna i denti.
Allora niccolò ride ancora e continua il suo ragionamento,
guarda harry pitfall che attonito dentro al cellulare
osserva la scena, poi conclude la sua confutazione. “Ma
allora papà, in fondo anche la felicità è una droga. Tutti
vogliono essere felici, vogliono essere sempre più felici e
più vogliono essere felici più diventano tristi perché non
ci riescono e stanno male” e a questo punto io e cecilia ci
fissiamo con un certo spavento negli occhi vuoti, poi io
metto la freccia e accosto, ci giriamo verso di lui che
-come se niente fosse- ha ripreso a giocare a pitfall the
lost expedition-caves con un sorriso sulle labbra, e visto
così dà anche l’illusione di essere un bambino normale e
soddisfatto.
“Direi che possiamo già prendere i moduli di iscrizione a
filosofia” mi sussurra cecilia mentre riparto.
Annnuisco. “Basta che non faccia teologia. Potrebbe far
soffrire qualcuno”.
Alla sera vado nel letto di niccolò per raccontargli la
favola e decido di raccontargli la favola di harry pitfall
II che deve salvare un suo amico, mi pare che fosse una
donna e per salvare questa donna che è in pratica al piano
sotto di lui, deve fare un giro lunghissimo in un mondo
sotterraneo affrontando serpenti, anguille elettriche,
uccelli assassini e rane.
“Rane?” chiede niccolò perplesso.
“Non chiedere. Erano rane assassine”
“Ah. Pericolose?”
“Mortali. Comunque nel fare questo percorso, harry pitfall
II trova oro e soldi”
“Ed è felice?”
“Ecco, è qua il punto. No. Per quanto harry pitfall II
accumuli soldi e tesori, lui non è mai felice, ma non
perché ne voglia di più, ma perché lui ha capito che lo
scopo della sua vita è un altro”
“Salvare la donna”
“Bravo. Salvare la donna è la sua droga, lui magari si è
anche dimenticato, si è messo a inseguire strani passaggi
per prendere oro e soldi, ma non sarà mai felice perché la
sua droga è salvare la donna”
“E cosa succede quando salva la donna?”
“Salta”
“In che senso salta?”
“Con le gambe. Ho giocato per tre mesi a quel dannato gioco
e quando harry pitfall II ha raggiunto la donna, si messo a
saltare, per ore, finché non ho spento il computer perché
non riuscivo a resettarlo”
“E’ una allegoria?”
“Non è certo. Alcuni pitfalliani credono che significhi che
quando raggiungi quello che ti eri prefissato devi saltare
dalla gioia perché ci sei riuscito, sei un mito, devi
goderti la vita e le poche soddisfazioni che questa
dispensa. Altri pitfalliani hanno una meno interessante
teoria che parla di taglio del budget e di mancanza di ram
per una schermata di vittoria finale”
“Papà”
“Eh”
“Mi racconti quella dei porcellini e del lupo che mi piace
di più”
E io sospiro, gli dò un bacio sulla testa e inizio a
raccontargli di questi porcellini attaccati da una serie di
lupi, e di questo porcellino molto coraggioso chiamato
pooyan che cerca di proteggere gli altri porcellini salendo
su di una carrucola da cui può lanciare frecce ai lupi che
scendono verso il porcile tenendosi aggrappati a piccoli
palloncini colorati, e niccolò si attacca tutto a me e al
mio respiro e dopo un po’ sento che dorme, e nel sonno la
mia voce canticchia che gli anni ottanta era tanto tempo
fa.